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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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Perplesso, l’obermun esitò: — Be’, le importazioni riguardano soprattutto i manufatti e i beni voluttuari: il vino e i tessuti, ad esempio. Come si può ben prevedere, le esportazioni includono per la maggior parte prodotti vegetali, quali foraggi e fibre colorate, o sementi e granaglie, oppure piante ornamentali. Ho saputo dai plebei che certe erbe, paragonate dai mercanti al bambù terrestre, sono molto richieste per l’arredamento. Inoltre, alcuni prodotti farmaceutici molto efficaci si ricavano da piante che prosperano soltanto qui. Tutti i commerci sono affidati su licenza a varie ditte plebee, giacché noi bon non abbiamo il tempo né la propensione per occuparci direttamente di simili attività. Non credo che siano molto redditizie, comunque sono sufficienti per mantenere sia le estancia che la città, e ciò torna a nostro vantaggio.

Ricordando i vasti magazzini e le prospere compagnie di spedizione che aveva veduto all’astroporto, Rigo si astenne da ogni commento: — Se ho ben capito, la vegetazione del vostro pianeta non ha alcuna affinità con quella terrestre, vero? Si tratta di piante indigene, oppure sono state importate?

— No, non esiste nessunissima affinità, neppure a livello genetico. Quasi tutte le varietà di piante erano già presenti quando arrivammo. I Frati Verdi hanno creato erbe dalle particolari caratteristiche cromatiche mediante ibridazione. Sapete dei Frati Verdi, vero? — Nel dir questo, l’obermun guardò fuori dal finestrino, con una smorfia di sconforto: sembrava che qualunque argomento di conversazione lo turbasse. Senza attendere risposta, proseguì: — Furono inviati su Grass molto tempo fa per compiere ricerche archeologiche alle rovine arbai e cominciarono a dedicarsi al giardinaggio quasi per svago.

Marjorie fu ben contenta di cambiare argomento: — Non sapevo che vi fosse una città degli Arbai su Grass.

— Oh, sì, è al nord: i Frati Verdi vi lavorano ormai da molto tempo. Ho saputo che è davvero tipica, molto estesa, con le case basse — spiegò bon Haunser, con evidente disinteresse. — Perciò il compito di riportarla alla luce è molto arduo. Personalmente, non l’ho mai veduta.

Di nuovo, Marjorie cambiò argomento: — Oggi avremo occasione di conoscere alcuni membri della vostra famiglia, obermun?

— Della mia…? — Jerril trasalì, sorpreso. — No, no. La Caccia si svolgerà anche questa volta dai bon Damfels, e così sarà per tutto questo periodo, prima che abbia luogo dai bon Maukerden.

— Oh! — sorpresa, Marjorie parlò senza riflettere: — Se non sbaglio, mi avete detto che i bon Damfels sono in lutto.

— Naturalmente — rispose l’obermun, irritato. — Ma questo non può certo interferire con la Caccia.

Fingendo di non accorgersi dell’occhiata ammonitrice del marito, Marjorie insistette con dolcezza: — Altre famiglie parteciperanno alla Caccia assieme ai bon Damfels?

— Di solito, due o tre famiglie cacciano insieme. Oggi, con i bon Damfels, vi saranno i bon Laupmon e i bon Haunser.

— Non la vostra famiglia, però.

— Non mia moglie, né i miei figli. Di solito, le donne e i figli più giovani partecipano soltanto alla Caccia che si svolge nella loro estancia. — Ciò detto, Jerril rimase in silenzio, a mascelle serrate.

Consapevole di aver scelto un altro argomento molto delicato, Marjorie sospirò fra sé e sé, pensando: Quali argomenti non sono molto delicati, su Grass?

— Stiamo per atterrare! — annunciò l’Obermun.

— Siamo già arrivati a Klive?

— Oh, non è possibile andare a Klive con questo aeromobile, lady Marjorie: è tanto rumoroso che turberebbe i veltri. No, da qui proseguiremo in aerostato. Si tratta di velivoli praticamente silenziosi e relativamente lenti, molto adatti per assistere allo svolgimento della Caccia.

Poi, nella cabina di un aerostato ad elica, così lussuosa da sembrare progettata per una funzione del tutto diversa da quella che svolgeva, e fornita di finestrini laterali e inferiori, i viaggiatori proseguirono in silenzio fino ad atterrare su un sentiero secondario di Klive, dove furono accolti da Stavenger, l’obermun bon Damfels, e da Rowena, l’obermum bon Damfels, entrambi abbigliati con completi neri, adorni di cappe e veli purpurei: con tutta evidenza, si trattava di abiti da lutto.

Ai visitatori fu offerto vino. Rowena ne sorseggiò appena, mentre Stavenger se ne astenne. Gli Yrarier osservarono che il tempo era magnifico. Marjorie mormorò poche parole di cordoglio, che Stavenger parve non udire affatto. Rowena aveva gli occhi cerchiati e appariva lontana, smarrita in un dolore troppo intimo e profondo per consentirle di comunicare col mondo esterno. O forse, semplicemente, le condoglianze non usavano. Poco a poco, osservando il comportamento degli aristocratici, Marjorie concluse che era proprio così: nessuno badava al lutto dei bon Damfels.

Poi gli Yrarier furono presentati agli altri membri della famiglia: due figlie e due figli, i cui nomi furono a malapena bisbigliati, tanto che Marjorie non fu sicura di averli ben compresi. Uno dei figli le diede una lunga occhiata, come se volesse prenderle le misure per confezionarle un abito. Oppure un sudario, pensò Marjorie, con un brivido. Nel suo completo nero, il giovane appariva molto pallido e severo, ma non per questo meno bello. In effetti, tutti i bon Damfels erano molto belli.

Poiché ciò le era sempre stato infallibilmente utile nel crearsi nuovi amici, Stella flirtò apertamente, con allegria, ma invano. Soltanto il giovane bon Damfels notato da Marjorie le rispose con poche parole e un mezzo sorriso. Tutti gli altri apparivano distaccati e distratti, come congelati: rispondevano soltanto alle domande dirette, ma non sempre. Alla fine, Stella tacque, confusa e alquanto irata.

D’un tratto squillò una campana. Tutti i bon Damfels, tranne Rowena, si scusarono e scomparvero da un istante all’altro.

— Sono andati a vestirsi per la Caccia — spiegò Rowena, quasi in un sussurro. — Se volete seguirmi, dal terrazzo assisteremo alla partenza dei cacciatori.

Scambiandosi un’occhiata interrogativa, Tony e Marjorie si affiancarono alla padrona di casa. Nulla sembrava prevedibile o familiare: nessuna parola, nessun atteggiamento trasmettevano una qualsiasi emozione che si potesse condividere. Rigo e Stella li seguirono, scrutando attorno con occhi neri, ardenti, e sommamente sprezzanti. Era evidente che detestavano i giardini, l’ospitalità, il lutto e la Caccia che i loro ospiti rifiutavano di condividere. Marjorie rabbrividì, nel sentirli fremere alle proprie spalle per effetto di una ostilità che non era affatto diplomatica: sembrava proprio che le cose si mettessero male.

Il contegno di Rigo e Stella non mutò neppure sul terrazzo, dove furono offerti cibi e bevande: nulla ricordava i ricevimenti che avevano luogo sulla Terra. Per un poco, gli Yrarier rimasero a fissare in silenzio la prima superficie, che era deserta, sorseggiando e masticando lentamente per non tradire il loro vorace appetito, e gettando occhiate oblique alla distratta Rowena.

Più tardi, alcune serve dai lunghi abiti bianchi si recarono alla prima superficie portando vassoi con minuscoli bicchieri fumanti. Poco a poco giunsero i cacciatori. Ad una prima occhiata, costoro sembravano vestiti familiarmente, ma poi ci si accorgeva dei pantaloni imbottiti, simili a calzoni da equitazione troppo gonfi, che li facevano sembrare ridicoli. I loro volti, comunque, non erano affatto divertenti. Ognuno di loro prese un pallido bicchiere fumante e bevve soltanto un paio di sorsi. Pochi, e soltanto fra i più giovani, conversarono.

Al suono del corno, seppure attutito, Marjorie quasi balzò sulla sedia. I cacciatori si volsero al cancello orientale, che lentamente fu aperto. All’arrivo dei veltri, Marjorie rimase a bocca aperta, senza fiato. Si volse a guardare Rowena e notò in lei, con sorpresa, una espressione di odio, di collera frustrata. Di scatto distolse lo sguardo, perché era chiaro che la padrona di casa non voleva essere vista così.

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