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Pianeta di caccia [Grass - it]

Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:

Marjorie Westriding Yrarier è stata inviata sul pianeta Grass per rispondere a un misterioso interrogativo: un contagio si sta spargendo fra le stelle, un’epidemia mortale che minaccia di distruggere la razza umana. Nessun pianeta ne è rimasto immune, tranne Grass. Perché?
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
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— Rosa come i fiori — disse Roald ad Eugenie, prendendo appunti. — E un gran mucchio di cuscini soffici.

Quando Roald ritornò a casa, sua moglie, Kinny, lo aspettava, pronta a servire la cena. Da quando Marthamay, dopo aver sposato Alverd Bee, si era trasferita all’altro capo della città, Roald e Kinny rimanevano soli ogni tanto, vale a dire quando non dovevano badare ai nipoti, o quando uno dei figli non tornava da loro dopo un litigio coniugale. Ad ognuno, Roald aveva spiegato che i litigi coniugali erano inevitabili come l’inverno, ma non mettevano affatto a repentaglio la felicità famigliare, purché si avesse l’accortezza di adottare qualche precauzione, come l’abitudine di tornare dai genitori per un giorno o due a ritrovare la calma, quando era necessario, e non insultare, né subìre insulti. Come la primavera succedeva all’inverno, così una miglior comprensione seguiva a un piccolo litigio.

In quel periodo, nessuno dei loro figli era in disaccordo con la moglie o il marito, e nessun nipote era loro affidato, perciò Roald e Kinny avevano tempo per dedicarsi a loro stessi, e ne erano molto contenti, come sempre quando ciò avveniva.

— Ho cucinato oca e cavoli — annunciò Kinny. — Jandra Jellico ha ucciso alcune oche e mi ha chiamata al dimmi per avvertirmi. Sono andata subito a prenderne una bella grassa.

Allora Roald si leccò le labbra, perché l’oca di primavera coi cavoli era uno dei suoi piatti preferiti, e Kinny non aveva rivali nel cucinarla. Era stato proprio a causa dell’oca coi cavoli che si era interessato a lei per la prima volta: lei, con le sue braccine paffute e il visetto rotondo. Da allora, l’oca coi cavoli aveva sempre intercalato felicemente le stagioni della loro esistenza in comune.

Di solito, l’oca coi cavoli accompagnava qualche celebrazione, perciò Roald chiese: — Ebbene, quale bella notizia devi comunicarmi?

— Marthamay è incinta.

— Ma è meraviglioso! Era così preoccupata, da qualche tempo.

— Non è che lo fosse davvero. Semplicemente, le sue sorelle la prendevano un po’ in giro, da quando aveva sposato Alverd, perché il tempo passava, e non succedeva niente.

— Alverd è pronto a mettersi a scavare, eh?

— Marthamay dice di sì — sorrise Kinny, portando una forchettata di cavolo alla bocca rosea. E intanto immaginò l’alto e solerte Alverd Bee che scendeva a scavare una nuova stanza nell’appartamento invernale, come facevano tutti i futuri papà. Entro una settimana o due sarebbe stato probabilmente eletto sindaco del Comune, quindi gli sarebbe rimasto poco tempo per lavori del genere; però i suoi fratelli lo avrebbero aiutato, proprio come lui, a suo tempo, aveva aiutato loro. — Ma adesso raccontami tutto sui nuovi arrivati!

Senza farsi pregare, Roald parlò dell’ambasciatore, di Marjorie, e della signora che abitava il nido che presto sarebbe diventato rosa.

— Ah — commentò Kinny, arricciando il naso. — È davvero triste.

— Ho pensato la stessa cosa. L’ambasciatrice è una bella donna, ma è piuttosto riservata: ha bisogno di essere corteggiata.

— E l’ambasciatore, suppongo, è troppo ardente e impaziente per questo.

Masticando, Roald meditò: Sì, come al solito Kinny ha visto giusto. Roderigo Yrarier è di gran lunga troppo ardente e impaziente: lo è abbastanza da cacciarsi in un mucchio di guai prima che la sua missione sia finita. Poiché questa idea non gli piaceva affatto, Roald cambiò argomento: — Cosa dice Marthamay? Lei e Alverd hanno già deciso come chiamare il bambino?

Due giorni più tardi arrivò a Collina d’Opale l’insegnante di lingue di Marjorie, il quale si presentò come Persun Pollut e sedette accanto a lei in quello che stava per diventare il suo studio, accanto a una grande finestra riscaldata da un sole arancione.

Nel guardare alcuni lavoratori che andavano e venivano dal corridoio portando casse e scatoloni, attrezzi e scale, Marjorie dichiarò che la separazione degli appartamenti invernali da quelli estivi le pareva alquanto strana.

— L’inverno è lungo — spiegò Persun, corrucciato. — È così lungo, che ci si stanca della compagnia di coloro con cui si vive. — Le sue sopracciglia erano peculiarmente lunghe e sinuose. Era giovane, ma non inesperto; gentile, ma non arrendevole; risoluto, ma non inflessibile.

Osservandolo, Marjorie ebbe l’impressione che Roald Few avesse scelto bene, soprattutto perché Persun aveva dimostrato il buon senso di non dichiarare il motivo della sua presenza. Aveva affittato una camera nel vicino villaggio, spiegando di aver avuto l’incarico di intagliare alcuni pannelli per «lo studio privato di Sua Signoria».

Comodamente seduto, Persun continuò a spiegare: — L’inverno è così lungo, che ci stanchiamo di pensarci. Per noi diventa opprimente persino respirare l’aria, che non soltanto è fredda, ma ci sembra anche ostile. Ci nascondiamo sottoterra, come gli Hippae, e attendiamo la primavera. Talvolta desideriamo poter dormire, proprio come gli Hippae.

— Ma allora come passate il tempo? — domandò Marjorie, chiedendosi ancora una volta come sarebbe stato possibile provvedere ai cavalli in inverno, ammesso che la missione si protraesse fino ad allora. Anthony continuava a dire che non sarebbe durata tanto, però non ne conosceva il vero scopo.

— Al Comune ci scambiamo visite, partecipiamo a vari giochi e continuiamo i nostri lavori. Organizziamo rassegne invernali di teatro, poesia e altre attività. Ci dedichiamo alla musica, al canto e alla danza. Accudiamo gli animali nelle stalle e li addestriamo a compiere esibizioni. Nell’università invernale, molti di noi apprendono cose che non potrebbero mai imparare, se non fosse appunto per l’inverno. Talvolta invitiamo anche professori di Semling. Ecco perché, come scoprirete, siamo più istruiti dei bon, anche se non glielo facciamo capire. Sotto la superficie del Comune esistono tante gallerie, tanti magazzini, tante sale di riunione, che vivere in città è come vivere sopra una spugna. Così possiamo recarci ovunque, a nostro piacimento, senza neppure guardare fuori, dove il vento taglia fino alle ossa, e la nebbia gelida grava su ogni cosa, celando le strade ghiacciate e spettrali.

— Tuttavia i bon rimangono nelle loro tenute?

— Là, nelle estancia, non dispongono delle nostre risorse, perciò trascorrono il tempo con minor profitto. In città, siamo alcune migliaia di persone: in inverno la popolazione è maggiore che nelle altre stagioni, perché tutti i villici si trasferiscono nel Comune. L’astroporto rimane aperto per tutto l’anno, quindi riceviamo visitatori anche durante la stagione fredda: l’albergo dispone di appartamenti invernali, collegati all’astroporto mediante gallerie. Una estancia, invece, può contenere soltanto un centinaio di persone, o forse centocinquanta al massimo: è dunque naturale che tutti si stanchino di tutti.

Dopo un breve silenzio, Marjorie domandò, con esitazione: — Avete istituzioni filantropiche, qua su Grass?

— Istituzioni filantropiche?

— Istituti che si occupano di opere benefiche, per aiutare la gente. — Con una scrollata di spalle, Marjorie usò la frase alla quale Rigo ricorreva spesso: — Vedove e orfani, per esempio.

Persun scosse la testa: — Be’, abbiamo alcune vedove, e di quando in quando anche qualche orfano, immagino. Tuttavia non riesco proprio a capire perché dovrebbero aver bisogno della carità altrui. Noi plebei ci aiutiamo a vicenda, ma non per fare carità: ci sembra semplicemente che si tratti di buon senso. Voi vi siete dedicata molto alla filantropia, sul pianeta da cui provenite?

Sobriamente, Marjorie annuì, pensando: Oh, sì, certo: molto. Ma nessuno ha giudicato che fosse un’attività abbastanza importante perché qualcun altro continuasse a svolgerla al posto mio. E spiegò: — Credo che avremo tempo libero in abbondanza. A quanto pare, gli inverni sono molto lunghi.

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