Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]

Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:

Escursionisti inter-dimensionali, attenzione: basta imboccare una volta sola il bivio sbagliato del tempo, e la Terra si trasforma in un vero e proprio pianeta-miraggio, sempre elusivo, anche se apparentemente a portata di mano. Si può finire, per esempio, in un mondo dove il famoso presidente americano William Jennings Bryan, la personalità cruciale della Grande Guerra 1912–17, non è stato eletto, con la conseguenza che laggiù l’intera civiltà è arretrata di settant’anni, la tecnologia degli anni Novanta è ancora quella degli anni Venti e i gangster alla Al Capone la fanno da padroni. E i rischi non finiscono qui. Se a questo punto, volendo tornare indietro, si imbocca il bivio giusto e Bryan è stato regolarmente eletto nel 1896, la situazione può addirittura peggiorare, perché quel mondo è dominato da un puritanesimo pettegolo e invadente, e le Chiese Unite per la Decenza ne bandiscono con uguale severità le parolacce e le minigonne, la narrativa d’evasione e i liquori, le sigarette e il baltabarin. Ma forse il bivio giusto non esiste più: muovendo un altro passo, si può finire in un mondo di computer e di stazioni orbitanti o in uno ancora fermo ai carri a cavalli. Oppure si può essere catapultati da una Terra all’altra, senza poter fare nulla per opporsi, costretti a fermarsi per poche ore in ciascuna, a cambiare mondo tutti i giorni, a fare il pendolare tra gli universi. E quanto capita ad Alex Hergensheimer, a partire dal momento in cui, durante una crociera in Polinesia, comincia ad avere il sospetto che qualcosa non quadri: la sua austera motonave è diventata un’allegra Love Boat, gli ultimi novant’anni di storia sono cambiati, e lui stesso ha ora un altro nome, Graham e in tasca un milione di dollari di dubbia provenienza. Che cosa mi è successo? si chiede l’imbarazzatissimo Alex. È finito in un altro universo? Si è spezzato qualcosa nella trama della realtà e il mondo è prossimo alla fine? Qual è il mondo “giusto” e come arrivarci? E, soprattutto, dov’è finito il vero Graham?

Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
1 ... 19 20 21 22 23 24 25 26 27 ... 86
Перейти на страницу:

Poi cominciammo a colpire con forza spaventosa un’onda ogni dieci. Non so come quella macchina riuscisse a resistere.

All’improvviso ci trovammo a cinque metri d’altezza sulla superficie dell’acqua e gli urti cessarono. Le vibrazioni e il frastuono proseguirono. C’innalzammo lungo una ripida traiettoria… e poi ci voltammo e ritornammo a scendere. Per poco non mi schizzò via dallo stomaco il sorso d’acqua che avevo bevuto con tanta soddisfazione.

L’oceano si stendeva davanti a noi come un muro compatto. Il tenente girò la testa e pronunciò alcune parole.

Avrei voluto gridargli di fare attenzione alla guida… ma non lo feci. «Che cosa ha detto?» chiesi.

«Dice di guardare nel punto da lui indicato. Ci porterà su di esso. El tiburón blanco grande… il grande squalo bianco che per poco non ci ha divorati.»

(Ne avrei fatto volentieri a meno.) Ed effettivamente, in mezzo a quella parete d’acqua, c’era uno spettro grigio, con una pinna che tagliava l’acqua. Proprio quando ero ormai certo che stessimo per finirci dentro, il muro azzurro del mare si inclinò e si allontanò da noi, in basso. Venni spinto contro il sedile, mi sentii pulsare le orecchie e mi occorse tutta la forza di volontà per non colpire con uno schizzo d’acqua i miei salvatori.

Poi la macchina si mise a volare orizzontalmente e il viaggio divenne quasi sopportabile, a parte il chiasso e le vibrazioni.

I dirigibili sono molto più eleganti.

La catena montuosa parallela alla costa, così difficile da scorgere dalla nostra zattera di fortuna, divenne chiaramente visibile non appena fummo in volo, e così pure la costa: una serie di bellissime spiagge e la città che era la nostra meta. Il sergente si guardò attorno, indicò la città e pronunciò alcune parole.

«Che cosa dice?»

«Il sergente Roberto dice che arriveremo per l’ora di pranzo. Almuerzo, ha detto, ma ha aggiunto che per noi è la piccola colazione: desayuno.»

Improvvisamente, il mio stomaco decise di stare tranquillo. «Digli che lo chiami pure come vuole: per me va benissimo.»

Margrethe tradusse e i due uomini risero. Poi il tenente abbassò di nuovo la sua macchina verso le onde e si girò a parlare con Margrethe, che continuò a sorridergli come se niente fosse… e che mi piantò le unghie nel palmo della raano destra.

Ci fermammo. Nessuno perse la vita. Ma continuo a preferire i dirigibili.

A pranzo! Tutto andava per il meglio.

10

Mezz’ora dopo il tuffo della macchina volante nelle acque del porto di Mazatlán, io e Margrethe sedevamo con il sergente Dominguez nella mensa dei soldati della Guardia Costiera. Eravamo un po’ in ritardo per il pasto di mezzzogiorno, ma venimmo serviti ugualmente. E mi venne dato un vestito. O, almeno, parte di esso: un paio di calzoni grigio-verdi. Ma la differenza tra la nudità e un paio di calzoni è assai superiore a quella tra un paio di calzoni da fatica e un manto d’ermellino. Provare per credere.

Prima dell’arrivo dei calzoni, una piccola barca venne a prenderci al punto di ormeggio dell’aeroplano; poi dovetti camminare lungo il porto, fino alla caserma della Guardia Costiera, e poi attendere che mi portassero l’indumento; per tutto il tragitto continuai a essere osservato con curiosità da sconosciuti, tra cui varie donne. Ora capisco cosa si prova a essere esposto alla berlina. Orrendo! Non provavo un simile imbarazzo da quando avevo cinque anni e, durante le lezioni di catechismo, mi era successo un incidente analogo, sgradevolissimo.

Ma adesso la cosa era superata, e avevo da mangiare e da bere; per il momento, mi sentivo felice come una pasqua. I piatti non erano quelli a cui ero abituato, ma, come ha detto qualcuno, l’appetito è il miglior condimento. Sottili frittelle di mais e fagioli con un denso sugo, minestra calda, un piatto di pomodori piccoli e gialli, caffè forte e nero… cosa chiedere di più?

(All’inizio ero un po’ irritato dal fatto di dover mangiare nella mensa dei soldati semplici invece di andare con il tenente Sanz a mangiare con gli ufficiali. Successivamente mi venne fatto notare che il mio era un errore di giudizio caratteristico dei civili: un civile privo di esperienza militare tende inconsciamente a uguagliare la propria posizione a quella degli ufficiali, non a quella dei soldati di truppa. Soprattutto in America, dove ciascuno “vale quanto ciascun altro e anche un poco di più”.)

Il sergente Dominguez aveva di nuovo la sua camicia. Mentre cercavano un paio di calzoni per me, una donna — che doveva essere la donna delle pulizie, perché la Guardia Costiera messicana non aveva donne tra i suoi effettivi — della caserma era stata mandata a prendere qualcosa per Margrethe e aveva fatto ritorno con una gonna e una camicetta, entrambe di cotone a colori vivaci. Abiti molto semplici ed economici, ma che indosso a Margrethe facevano un figurone.

Nessuno di noi aveva scarpe, ma la cosa non pareva importante: il clima era caldo e secco. Avevamo mangiato, ci avevano dato dei vestiti, ci avevano salvato… il tutto con una calda ospitalità che mi fece pensare ai messicani come al più gentile popolo della terra.

Dopo la seconda tazza di caffè, dissi: «Cara, come si fa a ringraziare tutti e ad andarcene senza fare la figura dei maleducati? Penso che dovremmo cercare in fretta il console americano».

«Dobbiamo ritornare alla capitaneria.»

«Altre scartoffie?»

«Penso che si possa chiamarle così. Ci devono chiedere nuovi particolari sulla nostra storia. Occorre ammettere che può sembrare alquanto strana.»

«Suppongo di sì.» Il nostro primo colloquio con il comandante del porto non era stato molto soddisfacente. Se fossi stato solo, mi avrebbe dato del bugiardo… ma è difficile, per un uomo gonfio di orgoglio maschile, dire quel genere di cose a Margrethe.

A metterci nei pasticci era stata la nostra fedele Konge Knut.

La nave era affondata, non era mai giunta in porto, non era mai esistita.

La cosa mi aveva sorpreso, ma solo moderatamente. Se si fosse trasformata in un brigantino o in una quinquireme, non mi sarei stupito affatto. Mi ero aspettato un’altra nave con lo stesso nome: pensavo che lo imponessero le regole del gioco. Ma evidentemente non avevo capito le regole. Sempre che ce ne fossero.

A conferma di questo, Margrethe mi aveva detto che la Mazatlán in cui ci trovavamo non era la città da lei conosciuta in precedenza. La nostra era molto più piccola e non era una città turistica: in effetti, nel porto non c’era neppure il lungo molo a cui attraccava abitualmente la Konge Knut. Credo che sia stata questa mancanza, ancor più della macchina volante, a convincere Margrethe che non ero semplicemente affetto da mania di persecuzione. Lei conosceva bene la città; il molo era grosso e robusto, e adesso era sparito. Margrethe era rimasta assai impressionata.

Chi non era rimasto affatto impressionato, invece, era il comandante del porto. Aveva rivolto più domande a Sanz che a noi. E non mi era parso molto soddisfatto di Sanz.

Al momento, c’era un’altra cosa che non capivo, e che mi è sempre rimasta un po’ oscura. Il diretto superiore di Sanz era un “capitano” (o capitán); anche il comandante del porto, però, era un “capitano”, ma il grado non era lo stesso.

La Guardia Costiera aveva adottato ì gradi della Marina. Però, la piccola parte dei suoi effettivi che pilotava le macchine volanti aveva i gradi dell’Esercito: penso che la differenza fosse dovuta a ragioni storiche. In qualsiasi caso, c’era un po’ di insofferenza tra i due corpi: il capitano con quattro strisce (Marina) diffidava abitualmente dei rapporti degli ufficiali volanti.

1 ... 19 20 21 22 23 24 25 26 27 ... 86
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)