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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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«Non mi disobbedirai più di una volta, Aes Sedai o no» intervenne Sorilea, ma con una nota di simpatia che bilanciava l’espressione torva del volto rugoso. La frustrazione era chiara sul volto di Egwene. «Almeno io sto abbastanza bene per fare quello che va fatto» aggiunse Aviendha. Per la verità non sembrava meno stanca di Egwene, ma riuscì a rivolgere uno sguardo di sfida a Rand, aspettandosi chiaramente una discussione. Poi si rese conto che le Sapienti la stavano guardando. «Sto bene» mormorò.

«Ma certo» rispose Rand ironico.

«Sto bene» insisté Aviendha, rivolgendosi a lui. Evitava con cura di incontrare lo sguardo delle Sapienti. «Lanfear mi ha tenuta un momento meno di Egwene. Questo è bastato per fare la differenza fra noi due. Ho un toh nei tuoi confronti, Rand al’Thor. Non credevo che saremmo sopravvissuti. Era molo forte.» Gli occhi scattarono verso il carro in fiamme. Quelle feroci si erano già ridotte a carboni informi che salivano nella ciminiera. Il ter’angreal di granito ormai non era più visibile. «Non ho visto tutto quello che è accaduto.»

«Loro sono...» Rand si schiarì la gola. «Sono andate entrambe. Lanfear è morta. E anche Moiraine.» Egwene iniziò a piangere, scossa dai singhiozzi fra le braccia di Aviendha, che appoggiò la testa sulla spalla dell’altra donna come se anche lei fosse sull’orlo del pianto.

«Sei uno sciocco, Rand al’Thor» disse Amys, in piedi. Quel volto sorprendentemente giovane sotto alla fascia che legava i capelli bianchi era duro come la pietra. «Riguardo a questo e a molte altre cose, sei uno sciocco.»

Rand distolse lo sguardo dall’accusa negli occhi della donna.

Moiraine era morta. Perché lui non era stato in grado di uccidere una dei Reietti. Rand non sapeva se aveva voglia di piangere o ridere selvaggiamente. Se avesse cominciato, non sarebbe più stato capace di fermarsi. La parte del molo che stava svuotandosi quando aveva creato la cupola era di nuovo piena, anche se pochi si avvicinavano al punto dove era sorta la nebbia grigia. Le Sapienti stavano aiutando gli ustionati e confortavano i moribondi, assistite dai gai’shain vestiti di bianco e dagli uomini in cadin’sor. I lamenti e le grida lo colpirono. Non era stato abbastanza veloce. Moiraine era morta, nemmeno la guarigione per i feriti gravi. Perché lui... Non potevo. Che la Luce mi aiuti, non potevo! si disse.

Altri Aiel lo guardavano, alcuni stavano abbassando il velo solo ora. Ancora non vedeva le Fanciulle. Non solo gli Aiel erano presenti. Dobraine, a capo nudo in groppa a un castrone, non distoglieva gli occhi da Rand e non lontano Talmanes, Nalesean e Daerid stavano a cavallo mentre osservavano Mat quasi con la stessa attenzione di Rand. La gente era allineata in cima alle mura della città, in ombra per via del sole nascente con altre persone appresso. Due di queste sagome in ombra si voltarono quando Rand guardò in alto, le vide a soli venti passi di distanza una dall’altra, e parvero indietreggiare. Avrebbe scommesso che si trattava di Meilan e Maringil.

Lan era ritornato con i cavalli dietro l’ultima fila di carri e carezzava il muso bianco di Aldieb. La giumenta di Moiraine.

Rand andò da lui. «Mi dispiace, Lan. Se fossi stato più veloce, se io...» sospirò gravemente. Non potevo uccidere l’una, per cui ho ucciso l’altra, si disse. Che la Luce mi accechi! Se fosse accaduto in quel momento, non gli sarebbe importato.

«La Ruota tesse.» Lan andò da Mandarb, dandosi da fare per controllare il sottopancia dello stallone. «Era un soldato, una guerriera a modo suo, come me. Sarebbe potuto accadere duecento volte in questi ultimi vent’anni. Lei lo sapeva, come anche io. Un buon giorno per morire.» La voce di Lan era dura come non era mai stata, ma quegli occhi freddi e azzurri erano striati di rosso.

«Mi dispiace comunque, avrei dovuto...» L’uomo non avrebbe tratto conforto da queste parole, e faceva male all’anima di Rand. «Spero che tu possa ancora essere mio amico, Lan, dopo... ho sempre tenuto in alta considerazione il tuo consiglio e l’addestramento nella scherma, avrò bisogno di entrambi nei giorni a venire.»

«Sono tuo amico, Rand, ma non posso rimanere.» Lan montò in sella. «Moiraine mi ha fatto qualcosa che non è stato fatto per centinaia di anni, non da quando le Aes Sedai legavano i Custodi che lo volessero o meno. Ha alterato il mio legame per passarlo a un’altra al momento della sua morte. Adesso devo trovare l’altra Aes Sedai e diventare uno dei suoi Custodi. Lo sono già. Posso percepirla debolmente, da qualche parte a ovest e lei può percepire me. Devo andare, Rand. È parte di quello che ha fatto Moiraine. Aveva detto che non mi avrebbe permesso di morire nel tentativo di vendicarla.» Afferrò le redini come per mantenere Mandarb, come se volesse evitare di affondare i talloni nei fianchi dell’animale. «Se mai rivedrai Nynaeve dille...» Per un istante quel volto di pietra fu attraversato dall’angoscia, un istante, per tornare immediatamente a essere di granito. Mormorò, ma Rand sentì ugualmente. «Una ferita pulita guarisce prima e fa meno male.» Ad alta voce aggiunse: «Dille che ho trovato un’altra. Le Sorelle Verdi a volte sono molto vicine ai loro Custodi, come le donne ai mariti. In tutti i modi. Dille che sono diventato l’amante di una Sorella Verde, come anche la sua spada. Queste cose accadono. È passato molto tempo da quando l’ho vista l’ultima volta.»

«Le dirò quello che vuoi, Lan, ma non so se mi crederà.»

Lan si inchinò in avanti per afferrare una spalla di Rand. Rand si era ricordato di aver definito l’uomo un lupo parzialmente domato; quegli occhi adesso sembravano quelli di un cagnolino. «Siamo simili in molti modi, tu e io. C’è qualcosa di oscuro in noi. Oscurità, dolore, morte. Irradiano da noi. Se mai amerai una donna, Rand, lasciala e permettile di trovare un altro uomo. Sarà il più bel regalo che potrai farle.» Tirandosi su sollevò una mano. «Che la pace favorisca la tua spada. Tai’shar Manetheren.» L’antico saluto. Il vero sangue del Manetheren.

Rand sollevò la mano. «Tai’shar, Malkier.»

Lan spronò Mandarb e lo stallone balzò in avanti, sparpagliando Aiel ovunque fuori dal suo cammino, come se stesse portando l’ultimo dei Malkieri ovunque volesse dirigersi, al galoppo per tutta la via.

«L’ultimo abbraccio della madre ti dà il benvenuto, Lan» mormorò Rand, rabbrividendo. Quella frase faceva parte dei servizi funebri nello Shienar, e in altri punti delle Marche di Confine.

Tutti ancora lo guardavano, gli Aiel, la gente sulle mura. La Torre sarebbe venuta a sapere dell’accaduto di oggi non appena un piccione avesse potuto volare da loro. Se Rahvin aveva modo di osservarli — tutto quello che serviva era un corvo in città, un ratto lungo il fiume — certamente oggi non avrebbe avuto nulla da temere. Elaida avrebbe pensato che si era indebolito, forse più malleabile, e Rahvin...

Si rese conto di cosa stava facendo e sobbalzò. Smettila! Almeno per un minuto, smettila e addolorati! si disse. Non voleva tutti quegli occhi puntati su di sé. Gli Aiel si fecero indietro davanti a lui come avevano fatto con Mandarb.

Il riparo dal tetto di ardesia del capitano del molo era un’unica stanza di pietra priva di finestre, piena di scaffali coperti di libri mastri, pergamene e carte varie, illuminato da due lampade su un rozzo tavolo coperto di sigilli per le tasse e timbri della dogana. Rand si chiuse duramente la porta alle spalle per tenere fuori gli sguardi.

Moiraine era morta, Egwene ferita e Lan andato via. Un prezzo alto da pagare per Lanfear.

«Soffri, che tu sia folgorato!» gridò. «Merita almeno questo! Non ti sono rimasti dei sentimenti?» Ma più che altro si sentiva intorpidito. Il corpo doleva, ma sotto al dolore vi era la morte.

Incurvando le spalle infilò la mano in tasca e sentì le lettere di Moiraine. Le estrasse lentamente. Alcune cose sulle quali avrebbe dovuto meditare, gli aveva detto. Rimise a posto quella di Thom, ruppe il sigillo dell’altra. Le pagine erano coperte dall’elegante grafia della donna:

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