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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Questa è colpa sua» disse Takai, ancora con l’aria imbronciata. «Il Car’a’carn avrebbe potuto condurci alla gloria, ma ci ha abbandonato.»

«Colpa sua?» disse Ladalin, capendo — forse per la prima volta — che quell’affermazione era sbagliata. «No. Gli Aiel si prendono le proprie responsabilità. Questa è colpa nostra e non del mio lontano antenato. Abbiamo dimenticato la nostra identità. Siamo senza onore.»

«Il nostro onore ci è stato tolto» disse Takai, sospirando mentre si alzava in piedi. «Popolo del Drago davvero. A che giova essere il suo popolo? Siamo stati fatti per essere una lancia, dicono le leggende, forgiata nella Terra delle Tre Piegature. Lui ci ha usato e poi ci ha gettato via. Cosa deve fare una lancia scartata se non andare in guerra?»

Cosa davvero, pensò Ladalin. Il Drago aveva chiesto pace, pensando che avrebbe portato felicità agli Aiel. Ma come potevano essere felici quando quei maledettissimi Seanchan erano su quella terra? Il suo odio per gli invasori scorreva profondo.

Forse quell’odio aveva distrutto gli Aiel. Ladalin ascoltò il vento fischiare mentre Takai usciva dalla tenda. Al mattino gli Aiel sarebbero tornati alla Terra delle Tre Piegature. Se non avessero accettato loro stessi la pace, pareva che sarebbe stata loro imposta.

Aviendha fece un altro passo avanti. Aveva quasi raggiunto il centro stesso delle colonne e frammenti di luce scintillavano attorno a lei.

Ora le sue lacrime scorrevano copiose. Si sentiva come una bambina. Essere Ladalin era stato peggio delle altre, poiché in lei Aviendha aveva visto accenni delle vere usanze aiel, ma corrotti, come per scherno. La donna aveva pensato alla guerra e l’aveva associata all’onore, ma non aveva capito cosa fosse l’onore. Niente gai’shain? Ritirata? Non era stato menzionato il toh. Questa era una battaglia spogliata completamente di scopo o ragione.

Perché combattere? Per Ladalin tutto girava attorno all’odio per i Seanchan. C’era guerra perché c’era sempre stata guerra.

Come? Com’era accaduto questo agli Aiel?

Aviendha fece un passo avanti.

Lei era Oncala, Fanciulla della Lancia. Prima o poi avrebbe abbandonato la lancia e si sarebbe sposata, proprio come avevano fatto sua madre e la madre di sua madre prima di lei. Ma ora era tempo di combattere.

Avanzò attraverso le strade di Caemlyn, la sua quasi-sorella portava lo stendardo del Drago per annunciare la sua stirpe. Accanto a Oncala c’era l’uomo per cui lei probabilmente avrebbe abbandonato le sue lance. Hehyal, Corridore dell’Alba, aveva ucciso più Seanchan di chiunque della sua società, ottenendo molto ji. Gli era stato dato il permesso di viaggiare al Rhuidean l’anno prima per diventare capoclan.

Il Rhuidean. La città era assediata dai Seanchan. Oncala sogghignò. I Seanchan non avevano onore. Era stato detto loro che il Rhuidean era un luogo di pace. Gli Aiel non assaltavano il palazzo a Ebou Dar. I Seanchan non avrebbero dovuto attaccare il Rhuidean.

Erano lucertole. Era fonte di costante frustrazione che, dopo decenni di guerra, i fronti di battaglia rimanessero quasi gli stessi di come era stato dopo che il suo antenato era andato a Shayol Ghul.

Lei e Hehyal erano accompagnati da duemila lance come scorta. La regina Talana sapeva di aspettarli e così i cancelli del palazzo andorano erano aperti. Hehyal fece cenno a cinquanta lance già selezionate di camminare con loro per gli eleganti corridoi. Il lusso abbondava qui nel palazzo. Ogni arazzo, ogni vaso, ogni cornice dorata pareva un insulto a Oncala. Quarant’anni di guerra e l’Andor non era stato toccato. Se ne stava al sicuro, crogiolandosi nella protezione che la difesa degli Aiel forniva loro.

Be’, l’Andor avrebbe visto. Gli Aiel erano diventati più forti grazie alle loro battaglie. Una volta la loro maestria era stata leggendaria. Ora lo era ancora di più! Quando gli Aiel avessero distrutto i Seanchan, il mondo avrebbe visto cosa avevano imparato. I governanti delle terre bagnate avrebbero desiderato essere stati più generosi.

Le porte della sala del trono erano aperte; Oncala e Hehyal entrarono, lasciando la loro scorta. Anche qui sventolava lo stendardo del Drago, un promemoria che anche la dinastia reale andorana aveva in sé la discendenza del Car’a’carn. Una ragione in più per Oncala per odiarli. I nobili andorani si ritenevano pari a lei.

La regina Talana era una donna di mezza età con capelli di un rosso intenso e lucente. Non molto graziosa, ma molto regale. Stava parlando piano con uno dei suoi consiglieri e fece cenno agli Aiel di aspettare. Un insulto, intenzionale. Oncala ribolliva di rabbia.

Finalmente vennero convocati e si avvicinarono al Trono del Leone. Il fratello di Talana, il suo protettore, era in piedi davanti a lei vestito con abiti di corte — un farsetto e una giacca — con la mano sulla spada. Oncala avrebbe potuto ucciderlo senza versare neanche una goccia di sudore.

«Ah» disse la regina Talana. «Di nuovo gli Aiel Taardad. Porti ancora la lancia, Oncala?»

Oncala incrociò le braccia ma non disse nulla. Era conscia di non saperci fare con la gente. Quando parlava, gli insulti erano fin troppo comuni. Meglio lasciar parlare il capoclan.

«Suppongo che siate qui per implorare aiuto di nuovo» disse Talana.

Hehyal arrossì e Oncala desiderò — solo per un momento — non aver lasciato fuori la sua lancia.

«Abbiamo qualcosa per te» disse Hehyal, tirando fuori un borsello di cuoio e porgendolo a una delle guardie della regina. L’uomo lo aprì, esaminando le carte all’interno. Un altro insulto. Dovevano essere trattati come assassini? A Oncala non piaceva la regina, vero, ma la sua famiglia e quella di Talana si dovevano reciproca fiducia per via delle loro nonne, che erano state sorelle-prime.

Il soldato porse le carte alla regina. Talana le esaminò, il suo volto che diventava preoccupato e pensieroso.

Talana, come buona parte dei governanti sotto la Pace del Drago, era preoccupata per i Seanchan. Le tecniche e le capacità dell’impero del Corvo nel dar forma all’Unico Potere stavano crescendo. Gli Aiel li tenevano in uno stallo, per ora. Cosa sarebbe successo se i Seanchan avessero vinto? Si sarebbero attenuti ai loro giuramenti?

Quanto ci si poteva fidare dei Seanchan? Gli agenti di Hehyal avevano trascorso parecchio tempo nel corso dell’ultimo decennio insinuando quella stessa domanda fra le grandi corti del mondo. Era un uomo saggio. Perfino prima di essere diventato capo, si era reso conto che questa guerra non poteva essere vinta dagli Aiel da soli. Avevano bisogno di questi molli abitanti delle terre bagnate.

E quello era il motivo ultimo per cui Oncala li odiava.

«Dove avete preso questi?» domandò Talana.

«Dal palazzo dei Seanchan» disse Hehyal. «Non avrebbero dovuto attaccare il Rhuidean. Secondo l’onore, questo ci ha permesso di contraccambiare, anche se il nostro attacco per recuperarli è stato fatto in modo silenzioso. Per lungo tempo ho avuto sospetti sulla loro ubicazione, e solo il mio onore nel non violare il sacro palazzo dei Seanchan mi aveva trattenuto.»

Il volto di Talana si indurì. «Sei certo che questi siano autentici?»

«Dubiti forse di me?» chiese Hehyal.

La regina Talana scosse il capo con aria turbata. Sapeva che gli Aiel non mentivano.

«Siamo stati pazienti con te» disse Hehyal. «Siamo venuti da te a spiegarti cosa succederà se non riusciamo a trattenere i Seanchan.»

«La Pace del Drago...»

«Cosa conta per loro il Drago?» chiese Hehyal. «Sono invasori che lo hanno costretto a inchinarsi alla loro imperatrice. Lei è considerata al di sopra di lui. Non manterranno delle promesse fatte a un inferiore.»

La regina Talana abbassò di nuovo lo sguardo. I documenti erano piani seanchan per attaccare l’Andor, assieme a un complotto dettagliato per l’assassinio della regina. Sotto c’erano piani simili per occuparsi dei governanti di Tear, dei Fiumi Gemelli e di Illian.

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