Segnali da Giove [Pressure Man - it]
- Автор: Зак Хьюз
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Laura Serra
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Segnali da Giove [Pressure Man - it]». Краткое содержание книги:
Si sentì di nuovo la voce dell’ammiraglio Pinkerton. — Abbiamo fatto loro ripetere il messaggio. L’hanno scandito parola per parola, come se lo stessero leggendo.
— Controllo Luna, avete chiesto se la bomba si trova a bordo della Kennedy?
Affermativo. Si sono limitati a rileggere il messaggio.
Dom s’intromise nello scambio di comunicazioni. — Ammiraglio, sono Dominic Gordon. Potete mettermi in contatto diretto con i terristi?
— Affermativo, capitano Gordon. Alla stazione otto-cinque hanno le apparecchiature per controllare questo canale.
Dom si stupì di sentirsi chiamare capitano. Non ci era ancora abituato.
— Voglio parlare direttamente con loro, ammiraglio — disse.
— Un attimo. Vi avvertiremo quando si sarà stabilito il contatto.
Mentre Dom aspettava, gli altri si misero subito al lavoro. La! Kennedy era la più complessa nave esistente, ed era possibile controllarne ogni centimetro! con le apposite apparecchiature.
Furono spediti segnali. I servo-meccanismi sondarono e misurarono. Ogni grammo di materiale a bordo della nave fu controllato attentamente dal computer di Doris. Doris lavorò in fretta. Fece controllare proprio! tutto: abiti, effetti personali, approvvigionamenti. Il computer i controllò ogni cosa due volte e non scoprì neanche la più piccola massa estranea.
— Dom — disse Doris. — Non c’è niente di estraneo a bordo di questa nave.
— La bomba potrebbe essere stata incorporata in un elemento strutturale, durante la costruzione — disse Dom.
— Secondo me stanno bluffando — disse J.J.
— È molto probabile, ma possiamo rischiare? — disse Dom.
— Se ci arrendessimo e la riportassimo indietro, la Kennedy non lascerebbe mai più la Luna. E se trasmettessimo quel messaggio al mondo, sarebbe come fare esplodere la nave nello spazio — disse J.J.
— Con una piccola differenza — disse Neil. — Se la riportassimo indietro, rimarremmo vivi.
— Credi poi che ti piacerebbe vivere come una specie di ameba, Neil? — disse J.J.
— No, certo, hai ragione — disse Neil.
— Jensen — disse Dom al microfono del sistema di comunicazione. — Voglio che controlliate la sala macchine in tutti i modi possibili, anche con le mani magari. Noialtri useremo i rivelatori portatili. Sarà meglio sintonizzarli sull’esplosivo al plastico: è il materiale che i terristi usano di più. Ellen, voi controllate le provviste alimentari. Se c’è una bomba a bordo, secondo me dovrebbe essere lì. Se l’hanno incorporata nelle strutture, allora dovrebbero averla messa nella sala macchine, dove provocherebbe il massimo del danno. Doris, risolvimi questo problema. Dimmi cosa ci vuole per far sembrare che la Kennedy deceleri e poi torni verso la Luna. Probabilmente i terristi stanno calcolando la forza delle nostre trasmissioni radio. Bisogna che pensino che stiamo obbedendo ai loro ordini, almeno per un po’.
A Doris occorsero tre minuti per fare i calcoli. — Ho inserito nella radio una curva di potenza automatica. I segnali si faranno leggermente più deboli in rapporto di decelerazione, poi diventeranno più forti.
— J.F. K., qui è Controllo Luna. Pronti al collegamento radio. Dite pure, stazione otto-cinque.
— Gordon — disse la voce giovane e concitata — qui è la voce della libertà.
— Vorrai dire la voce di un teppista — disse Dom. — Voglio che mi ascolti, e che mi ascolti bene. Sappiamo benissimo che il vostro è un bluff. Abbiamo controllato ogni atomo di peso a bordo della nave, e abbiamo scoperto che mentite. Procederemo sulla nostra rotta e continueremo ad accelerare. Volevo solo avere la soddisfazione personale di dirtelo, perché fra circa un minuto ordinerò alle forze di sicurezza della Luna di far saltare in aria la stazione otto-cinque con una piccola bomba atomica. Brucia bene, teppista.
Dal tono della voce il giovane sembrava vicino a una crisi isterica. — Sei tu il teppista, Gordon. Sei tu che stai rapinando la gente. E sei tu quello che salterà in aria, tu e tutti gli altri parassiti che hai a bordo. Possiamo fare esplodere la bomba da qui, e se tu ci butterai addosso un ordigno nucleare, la nostra bomba esploderà quando lo stabilirà il suo timer. In entrambi i casi, per te sarà la morte. Questa che ti offriamo è l’ultima possibilità che hai di tornare indietro. Sarete sottoposti a un giusto processo davanti a un tribunale del popolo.
— Teppista — disse Dom — hai circa un minuto ancora da vivere. Sembra che tu non capisca che vi abbiamo smascherato. Le vostre sono tutte chiacchiere. Voi teppisti non potete avere messo in alcun modo una bomba a bordo della nave. È assolutamente impossibile. Addio, teppa. Controllo Luna, qui è il capitano Gordon. Vi ordino di spedire fra un minuto esatto una piccola testata nucleare contro la stazione otto-cinque. Qui J.F.K., passo e chiudo.
La voce che si sentì un attimo dopo era diversa: calma, fredda, pacata. — Buona fortuna, capitano Gordon — disse. — Noi che amiamo la libertà non crediamo negli inutili spargimenti di sangue, né nello sciupio delle risorse. Se così fosse, premerei io stesso il bottone del detonatore. Ci piacerebbe recuperare la Kennedy e utilizzarneirottami per costruirefabbriche adibite alla produzione di beni di consumo per il popolo.
— Nessuno che riconosca questa voce? — chiese Dom nei circuiti intercom della nave.
— Vi assicuro, Comandante Gordon, che la bomba c’è, e che esploderà nel momento da noi scelto. Vi posso garantire che la Kennedy verrà distrutta completamente.
— Lo riconosco — disse Art nei circuiti di comunicazione interna. — Si chiama Bensen. Ha diretto le operazioni di caricamento dell’acqua.
— La maledetta acqua — disse Dom, togliendosi la cuffia di ascolto. — È nella maledetta acqua. Ha detto che la nave si aprirà come un melone. Una piccola carica non potrebbe spaccare a metà la nave, a meno che l’energia non venisse compressa da un grande volume d’ acqua. Andiamo.
— Comandante Gordon? — disse la voce fredda e pacata.
Dom tornò alla radio. — Dite pure.
— È con piacere che noto come, nonostante le vostre spavalde dichiarazioni, attualmente stiate decelerando.
— Allora avete analizzatori radio — disse Dom.
— Sì. Calcoliamo che vi fermerete e farete l’inversione alle 21,30 ora di Greenwich.
— Un attimo — disse Dom. Lasciò aperto il comunicatore e disse: — Calcolatemi per favore l’ora dell’inversione.
— 21,34 ora di Greenwich — disse Doris.
— Stazione otto-cinque — disse Dom — l’inversione avverrà alle 21,34 ora di Greenwich.
— Bene — disse Bensen. — E adesso l’ammiraglio Pinkerton trasmetterà il suo messaggio alla Terra.
Dom disse: — Il messaggio verrà trasmesso alle 21,34 ora di Greenwich, l’ora in cui la Kennedy farà l’inversione.
Ci fu un attimo di silenzio. Dom immaginò che i terristi si stessero consultando e cercassero di capire perché lui volesse aspettare due ore e quaranta minuti per trasmettere il messaggio. Evidentemente alla fine si convinsero che il rinvio non poteva danneggiare in alcun modo la loro causa, visto che la Kennedy obbediva agli ordini.
— D’accordo — disse Bensen. — Così avremo il tempo di trasmettere al Controllo Luna il testo del messaggio destinato alla popolazione della Terra.
— J.J., occupati tu delle comunicazioni. — Neil, adesso sta a te e me. Abbiamo due ore e trentanove minuti per trovare quella bomba.
— Sono pronto — disse Neil.
Neil infilò la tuta prima di Dom; aveva più pratica. Controllò la riserva di ossigeno di Dom, poi girò le spalle perché Dom controllasse la sua. Dopo meno di cinque minuti entrarono in una camera stagna che dava accesso alla stiva, a quell’enorme spazio che costituiva il principale volume della nave e che era pieno di migliaia di tonnellate di acqua pura.