Segnali da Giove [Pressure Man - it]
- Автор: Зак Хьюз
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Laura Serra
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Segnali da Giove [Pressure Man - it]». Краткое содержание книги:
C’era un’altra canzone, adesso, dal ritmo lento. Dom sentì l’autocontrollo vacillare quando lei gli si strinse vicino e cominciò a ballare guancia a guancia, con aria sognante. Stavano perfettamente insieme; lei era alta quasi quanto lui, e tra le sue braccia si sentiva completamente a suo agio. Dom si disse che non doveva lasciarsi andare, che le donne quando ballano non si stringono all’uomo con intenzione. Per lui il ballo lento significava abbracciarsi al suono di una musica. Le donne parevano non attribuire un gran significato erotico al ballo guancia a guancia, mentre per Dom abbracciarsi stretti durante un ballo lento era altrettanto eccitante che abbracciarsi in quel modo in qualsiasi altra circostanza. Era benissimo avere Doris fra le braccia, e quando quella canzone finì e ne cominciò un’altra, Dom non allentò la stretta. Girò leggermente la testa e baciò il collo liscio e tenero di Doris. Lei sospirò.
Successe in modo naturale. Smisero di ballare e si baciarono: un bacio lunghissimo, in cui Dom lesse una promessa. Era da tanto che desiderava quel bacio, da tanto che lo sognava. Da quando le aveva detto addio ed era partito per il suo primo viaggio su Marte.
Giù la testa! La voce di Larry risuonò nella sua mente, e gli tornò davanti agli occhi l’immagine di lui che attivava il detonatore.
Smise di colpo di baciare Doris e la respinse. — Scusa — disse. — Mi sono tornati in mente ricordi della Terra e dell’Accademia.
— Lo so — sussurrò lei, protendendosi verso di lui. — Desideravo che tu mi baciassi.
Dom sentì il cuore battere forte. Le si avvicinò, ma lei gli mise una mano sul petto, respingendolo.
— Non è che voglio dirti di no — disse Doris. Distolse lo sguardo e si morse le labbra. — Voglio essere sicura di dire le cose nel modo giusto. Innanzitutto, era da tanto, tantissimo tempo che non mi baciavi così, e mi è piaciuto moltissimo.
— A me per niente — disse lui, ridendo.
— Però credo che stessi pensando alla stessa cosa cui anch’io non posso fare a meno di pensare, quando mi hai respinto.
— Pensavo a Larry — ammise Dom.
— Infatti — disse lei.
Dom si girò verso l’oblò e vide una jeep di superficie nel punto dove stava guardando. Non poteva fare a meno di pensare a Larry. Cercò di considerare la situazione dal suo punto di vista, come se Larry fosse stato là da qualche parte e in grado di vedere cosa stava succedendo. Il problema era: una giovane vedova. La soluzione era: un uomo, ma non un uomo qualsiasi, un uomo che l’avrebbe amata e adorata. Si girò a guardare Doris.
— Mi riterresti terribilmente stupido se ti dicessi che credo che Larry approverebbe? — disse.
— No — disse lei. — Sapeva di te. Se fu mai geloso del fatto che mi fossi, ehm, data prima a te che a lui, non lo dimostrò mai.
— Vorrei sapere cosa pensi tu — disse Dom.
— Sono stata in intimità con due uomini, nella mia vita — disse Doris. — E un tempo ti ho amato davvero tanto, brutto sciocco.
— Io ti ho amato fin dal primo momento che ti ho visto — disse Dom.
— Ma amavi di più lo spazio.
— Sì, lo so, è stata colpa mia. Adesso sono più vecchio e più maturo. E siamo insieme.
— Bisogna rifletterci su — disse lei. — Abbiamo un lavoro impegnativo davanti a noi. Per mesi saremo a stretto contatto con gli altri.
— Già — disse Dom.
— Non è che sto dicendoti di no — disse Doris.
— Ehi, un attimo — disse Dom. — Potremmo sposarci.
— Potremmo.
— Ma non ne sei del tutto sicura?
Doris sospirò. — Mi sento come un’adolescente sciocca e indecisa.
— Credi di potermi amare ancora?
— Oh, non ho mai smesso di amarti, se è per quello. Ti ho amato come ama una ragazzina tutta presa dal suo primo amore, ti ho amato come può amare una sorella e come può amare un’amica.
— Non era né sorella, né un’ amica quella che mi ha baciato pochi minuti fa — disse Dom.
Lei rise. — Dom, se vuoi fare l’amore con me avrai in me una partner più che disponibile. — Lo guardò dritto negli occhi. — Vuoi farlo?
— Sì. — Dom alzò le spalle. — E va be’, perdio! Devi avermi influenzato con la tua etica da classe media e il tuo senso della responsabilità! Hai terribilmente ragione e ti detesto, femmina saccente!
— Lascia tempo al tempo — disse lei. — Quando torneremo da Giove.
— Anni e anni — disse Dom, dandole un bacio sulla guancia e allontanandola subito da sé.
Nel giro di ventiquattr’ore era sulla nave-spola. Aveva con sé le testimonianze scritte, fatte sotto giuramento, di Art e di Doris. Loro due non potevano assolutamente abbandonare nemmeno per poco tempo il progetto per andare a deporre di persona. Neil stava effettuando prove statiche per verificare il funzionamento dei sistemi elettrici dei motori. Dom era seccato di dover andare via e lasciare il suo staff, ma non poteva farne a meno. Notò che a Cape Canaveral erano raddoppiate le misure di sicurezza, e dal caldo afoso della Florida si recò a Washington con un jet ben protetto.
L’udienza si tenne nel cuore del complesso principale del MINES, fuori della città. Dom rese la sua testimonianza e rispose alle domande. Dai mucchi di carta dei verbali non venne fuori niente di nuovo. Tuttavia Dom ebbe occasione di ricordare come fossero stati abili i terristi nell’infiltrarsi tra le aree più difese del MINES.
Poiché tutti i terristi penetrati all’interno del complesso erano stati uccisi, c’erano molte domande rimaste senza risposta. Era per esempio difficile capire come fosse stato introdotto l’esplosivo nel MINES. Era possibile che l’avessero introdotto i marines traditori, oppure i tecnici che si erano rivelati terristi.
J.J. espresse i suoi dubbi. — Di solito stentiamo ad ammettere che ci sia tra noi gente colpevole di alto tradimento — disse. — Tu e io, Dom, siamo persone abbastanza di buon senso, e sappiamo che per fare infiltrare tanti terristi nel tuo staff ci sarà magari voluto qualcuno più in fluente dei tecnici o dei marines.
— Ma è stato il tuo gabinetto a esaminare l’affidabilità di ciascun membro — disse Dom. Stavano pranzando in un albergo presidiato da uomini della sicurezza, in attesa che Dom prendesse il jet per tornare a Cape Canaveral.
— Il mio gabinetto — disse J.J. — consta di più di una semplice stanza. Ci saranno duecento persone che ci lavorano dentro. Su di loro sono state fatte tutte le indagini possibili e immaginabili, e nonostante questo io sarei pronto a fidarmi ciecamente soltanto di un pugno di persone. Da qualche parte un impiegato di relativa importanza potrebbe avere confuso ad arte i documenti perché passasse all’esame della sicurezza chi non dovevapassare. Qualcuno dotato di maggiore autorità potrebbe avere insistito presso altri perché fosse assunta alMINESPOVuna certa persona. Secondo me, l’attacco condotto contro il computer non può essere stato organizzato senza la complicità di persone appartenenti almeno al livello amministrativo, e questo apre una serie così vasta di possibilità, che non oso iniziare un’ indagine. Una cosa è certa: dovremo essere sicuri al cento per cento di ciascun membro dell’equipaggio della Kennedy.
— Lo spero proprio — disse Dom.
— E sono molto pochi quelli di cui siamo sicuri — disse J.J.
— Io, te, Art, Doris, Neil — disse Dom.
— Siamo sicuri di tutti loro?
— Se non lo fossimo, saremmo talmente nei guai, che tanto varrebbe lasciar perdere tutto — disse Dom. — Ho riflettuto a lungo sull’equipaggio, J.J. Oltre ai cinque che abbiamo detto, c’è bisogno di un cuoco, di un ingegnere nucleare per il motore, di un tecnico dei sistemi di sopravvivenza, e di un medico. Credo però che potremmo ridurre il numero. Per la cucina possiamo fare dei turni. Possiamo anche correre il rischio di non avere un medico a bordo. Abbiamo tutti abbastanza esperienza dello spazio da avere imparato le nozioni mediche fondamentali. Conosciamo le norme del pronto soccorso, e siamo in grado di curare le malattie meno gravi. Se succedesse qualcosa di brutto, un medico potrebbe salvare una vita che noi non sapremmo salvare, ma è un rischio che sono disposto a correre. Così rimarrebbero solo due persone da aggiungere alle cinque: un ingegnere e un tecnico dei sistemi di sopravvivenza.