Segnali da Giove [Pressure Man - it]
- Автор: Зак Хьюз
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Laura Serra
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Segnali da Giove [Pressure Man - it]». Краткое содержание книги:
Quando tutti i sistemi furono pronti e le migliaia di piccole cose furono controllate, J.J. alzò il pollice nel segnale di okay e Neil premette il bottone che attivava il preriscaldatore. Nella sala macchine, Paul Jensen vide la spia luminosa accendersi e controllò i meccanismi automatici. Il suono del preriscaldatore giungeva alle orecchie di Jensen come un rombo ovattato. Si sentì una piccolissima vibrazione che solo una persona esperta poteva captare. Jensen la sentì attraverso le piante dei piedi.
— Bene, piccola — disse Neil. — Fallo per il vecchio Neil.
Quando la tremenda energia cominciò ad accumularsi, non si sentirono rumori intensi, ma solo un lieve ronzio. Si aveva però la sensazione dell’energia, e qualcosa nell’atmosfera chiusa della nave sembrava assorbirla, prendere vita con essa. C’era come una carica nell’aria, un formicolio che penetrava oltre la superficie e diveniva parte dell’intero sistema sensorio.
A poco a poco l’energia sconfisse l’inerzia. Lentamente, quella mostruosa nave col suo enorme carico si mosse. La forza che alimenta le stelle continuò ad accumularsi e accumularsi, mentre i membri dell’equipaggio controllavano e annunciavano i risultati; e ogni volta era un go.
Dom teneva costantemente d’occhio una serie di strumenti che indicavano la pressione esercitata sullo scafo e sui componenti interni. Ci fu, e fu registrata, una deformazione inerziale mi la nave era stata costruita bene, con amore e con passione, da uomini che pensavano potesse essere l’ultima che mai avrebbero costruito.
L’accelerazione fu dolce e più rapida che nei razzi tradizionali. La gravità della Luna era una forza irrilevante davanti alla tremenda energia della propulsione nucleare.
La Kennedy si mosse dolcemente. Neil la fece accelerare e i membri dell’equipaggio si trovarono di colpo schiacciati contro i loro sedili. Presto sarebbe stata in posizione giusta per virare e assumere assetto e velocità di crociera. L’avrebbe fatto solo con una frazione dell’energia disponibile, come una vera e propria creatura dello spazio, enorme, bella, fiera. L’equipaggio cominciò a tenerla d’occhio.
Benché fosse perfetta nelle manovre e benché si stesse comportando benissimo, Neil Walters non dimenticava che si trattava pur sempre di una nave non collaudata e con un equipaggio a bordo. Sapeva che quello della Kennedy era stato un progetto lampo, e a lui non andava molto di pilotare il prodotto dei progetti lampo. Conosceva bene la storia delle conquiste spaziali. Il primo progetto lampo aveva portato alla produzione dei razzi Vanguard, e Neil aveva visto i vecchi film che mostravano i Vanguard esplodere sulla rampa di lancio. Con programmi troppo affrettati succedeva così. Negli anni Cinquanta, gli Stati Uniti avevano fatto le cose di corsa per mettersi alla pari con i sovietici, che avevano spedito una cagnetta, Laika, nello spazio, con un carico utile totale di più di quattrocentocinquanta chili. Fino ad allora il prestigio degli Stati Uniti aveva riposato su un superlavoro di équipe diretto da Werner von Braun. Aveva usato sputo, rottami, vecchi razzi, un mucchio di volontà e di immaginazione, e avevano messo in orbita quattordici chili di carico utile, col minuscolo Jupiter V.
Von Braun aveva dimostrato che la tecnica lampo non falliva sempre, ma rimanevano sempre i Vanguard, che esplodevano con spettacolare regolarità e provavano come fosse deleterio insistere nei progetti troppo affrettati quando si aveva a che fare con cose complesse come i razzi.
La domanda fondamentale che Neil si poneva era questa: la Kennedy era un prodotto tipo Jupiter, frutto di un lavoro d’ équipe ispirato come quello di von Braun, o era un prodotto tipo Vanguard? Se avesse resistito senza avarie e avesse compiuto la sua missione, gli storici del futuro l’avrebbero definita una miracolo della tecnica. Se fosse saltata in aria o se semplicemente avesse fallito la missione a causa magari del mancato funzionamento di qualche piccolo sistema neanche tanto importante, tutti avrebbero ricominciato a chiamarla come all’inizio: Follia.
Effettuarono il controllo generale. Il computer di Doris confermò che gli automatismi, la rotta, il motore e tutto il resto erano a posto; tutto era go.
Neil sentiva la mancanza del rombo familiare dei razzi, muto nello spazio, forte e assordante dentro la nave. Socchiuse di nuovo gli occhi mentre si preparava a portare la Kennedy a velocità di crociera. La sua voce calma e professionale arrivò all’; equipaggio e, via radio, al Con trailo Luna.
— Tutti i sistemi normali, tutti i sistemi go.
Iniziò il periodo di assestamento, durante il quale Neil doveva cercare di portare la Kennedy a velocità di crociera senza farla saltare in aria. Non era semplice come aprire una valvola; l’operazione, nella sua complessità, era condotta dai computer di bordo, che calibravano; l’energia tenendo conto della pressione. Ogni minima azione era controllata con sistemi elettronici e ottici. La nave continuò a ronzare e si mosse sempre più in fretta, mentre l’accelerazione creava una gravità artificiale che schiacciava i membri dell’equipaggio contro i loro sedili.
La nave non saltò in aria. Neil tenne l’equipaggio al lavoro per parecchie ore, durante il periodo iniziale di accelerazione. La Kennedy raggiunse la velocità di crociera il sessantacinque per cento più in fretta delle navi tradizionali. Viaggiava più veloce di qualunque nave che fosse mai stata costruita, e tutti i sistemi furono controllati e ricontrollati in volo.
Alla fine si sentì soddisfatto.
Cominciarono a fare i turni di guardia, e alcuni membri dell’equipaggio si concessero un pisolino. Ormai la Kennedy aveva dato ampia dimostrazione del proprio funzionamento, ed era come se si fosse sottoposta al più completo dei collaudi in volo.
Neil fece il primo turno di guardia. Dom, che avrebbe dovuto fare il secondo, sapeva che non sarebbe riuscito a dormire. Rimase vicino al suo pannello, controllando costantemente la pressione e il carico. Paul Jensen tenne d’occhio i motori. Solo Doris e Art si ritirarono nelle loro cabine.
Fu J.J. a rispondere alla chiamata di Base Luna. Prima ancora che il messaggio fosse terminato, premette il bottone dell’allarme e per tutta la nave lampeggiarono le spie luminose e suonarono le sirene.
L’equipaggio si precipitò ai posti di emergenza, e J.J. trasmise il messaggio ricevuto attraverso l’altoparlante.
— John F. Kennedy, qui è Controllo Luna.
— Controllo Luna, qui è J.F.K.
— J.F.K., è l’ammiraglio Pinkerton che parla. Mettete in stato d’allarme l’equipaggio, subito. Hanno minacciato di fare esplodere una bomba dentro la Kennedy.
— Ora sono in contatto diretto col Controllo Luna — disse J.J. al suo equipaggio. — Controllo Luna, qui è la Kennedy. I particolari, prego.
— J.F.K., una squadra di terristi ha assunto il controllo della stazione otto-cinque e dei suoi impianti di comunicazione. Riteniamo che i terroristi siano in cinque. Siamo in contatto con loro. Hanno avanzato due richieste. La prima è che la Kennedy ritorni sulla Luna. La seconda è che comunichiate al mondo di essere «colpevoli». Sono parole dei terristi.
J.J. scosse la testa, spazientito. — I particolari sulla bomba, prego.
— Un attimo, J.F.K. Quella che segue è la registrazione di ciò che hanno detto i terristi impradonendosi della stazione otto-cinque.
Si sentì un clic, poi una voce concitata di giovane disse: «Controllo Luna, Controllo Luna, questa è la voce della libertà. Ascoltate bene. Ci siamo impadroniti della stazione otto-cinque. Siamo armati fino ai denti, e in grado di resistere a qualsiasi attacco. Ascoltate bene. La follia dell’imperialismo, quella nave che chiamate John F. Kennedy, verrà distrutta, a meno che non soddisfiate le seguenti richieste. Uno, dovete ordinare alla Kennedy di tornare immediatamente sulla Luna. Due, dovete diffondere in tutto il mondo un messaggio, in cui vi scuserete umilmente per essere stati così dissennati da aver usato i soldi e i materiali che sarebbero serviti a nutrire milioni di persone affamate, e per avere perpetrato così un grave crimine ai danni dell’umanità. Tre, metterete a disposizione di questo gruppo di combattenti per la libertà una nave Explorer che li conduca in un porto libero della Terra».