Segnali da Giove [Pressure Man - it]
- Автор: Зак Хьюз
- Год: 1982
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Laura Serra
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Segnali da Giove [Pressure Man - it]». Краткое содержание книги:
L’attacco arrivò una domenica mattina, sferrato da una piccola nave da carico che era appena stata sulla Terra per riparazioni. L’incidente dimostrò che l’infiltrazione era arrivata a livelli pericolosissimi, in quanto la piccola bomba nucleare che era a bordo della nave doveva esservi stata collocata a Cape Canaveral.
La nave si avvicinò secondo l’orario previsto alla Base Lunare, si mantenne normalmente in contatto col controllo, e all’ultimo momento cambiò rotta e si diresse verso la Kennedy, per distruggerla in un impatto suicida. Un missile lanciato dalla superficie della Luna colpì la nave da carico quando questa era ancora abbastanza lontana dalla Kennedy da non danneggiarla esplodendo. Il lampo dell’esplosione illuminò la superficie della Luna e accecò alcuni operai che per caso stavano osservando la nave da carico.
Quell’episodio fece venire a Dom un’idea. Sapeva che avrebbe fatto passare a J.J. un brutto momento, ma non volle rischiare di mandare a monte il proprio piano con una comunicazione che poteva essere intercettata. Fece interrompere tutti i viaggi dalla Luna alla Terra e fece diffondere la notizia che terristi radicali avevano distrutto una nave sperimentale, la John F. Kennedy. La notizia fu salutata sulla Terra dagli evviva della gente, ma molti in privato ne furono rattristati. J.J. corse subito sulla Luna, e quando arrivò sembrava di dieci anni più vecchio.
— Quanto è grave la cosa? — disse J.J. quando Dom gli si fece incontro sulla pista d’atterraggio.
— J.J., mi è dispiaciuto moltissimo di averti fatto questo — disse Dom. — La notizia era falsa. La Kennedy è intatta e in perfette condizioni.
J.J. passò in rapida rassegna il repertorio di parolacce imparato in anni e anni di servizio poi, quando si fu sfogato, bevve qualcosa e trasse un sospiro di sollievo. Doveva ammettere che era stata una buona idea. Adesso non ci sarebbero stati più attacchi dalla Terra, e avrebbero dovuto soltanto controllare lo staff sulla Luna. Aspettò un po’ prima di mandare sulla Terra una navetta monoposto per dare l’esatta versione delle cose agli alti funzionari delMINES.
Le comunicazioni radio con la Terra furono interrotte, come pure i viaggi. Marines spaziali piantonarono tutti gli impianti di comunicazione, e i membri di ciascuna squadra venivano cambiati a caso continuamente.
Fu permesso d’atterrare solo alla nave che trasportava i due rimanenti membri dell’equipaggio. Le due persone scelte da Dom erano risultate degne di fiducia. L’ingegnere, Paul Jensen, era bruno, basso, taciturno. Doveva avere cinquantacinque-sessant’anni. Ellen Overman, esperta di sistemi di sopravvivenza, era una donna sui trentacinque, piccola e minuta, ma ben proporzionata. Era bruna, carina, con occhi castani; era molto loquace, ed era emozionata all’idea di partecipare a quell’impresa.
J.J. comunicò alla Terra che i terristi avevano distrutto i rifornimenti di acqua della Luna accumulati in anni e anni e che venivano costantemente riciclati. Arrivò allora una flotta di astro-cisterne, apparentemente per rifornire d’acqua la Luna, in realtà per riempire la stiva della Kennedy. Era davvero assurdo condurre nello spazio una nave non collaudata con un carico pieno ma, come Dom continuava a osservare, o la nave funzionava, o non funzionava, e se non fosse riuscita a trasportare un carico d’acqua non sarebbe riuscita nemmeno a penetrare nell’atmosfera di Giove. L’acqua era in fondo un carico prezioso. Aggiungendo solo pochi giorni al viaggio, dato cheipianeti erano in posizione relativa giusta, si sarebbe recato un gran vantaggio a Marte, sempre a corto di acqua. Il carico della Kennedy avrebbe fornito al pianeta provviste sufficienti per un anno intero.
Neil Walters disse che la Kennedy era pronta, come poteva essere pronta una nave che non aveva avuto un collaudo. Nemmeno a lui andava l’idea di partire con un carico pieno, ma alzò le spalle e disse: — Be’, cavoli, l’importante è che sia in grado di fare il viaggio: se lo è, il peso dell’acqua è una cosa insignificante. — La Kennedy aveva energia sufficiente a sollevare senza sforzo cento volte quel peso. Se avesse fallito, non sarebbe stato per mancanza di energia.
J.J. indisse una riunione nel suo ufficio. Era in alta uniforme e aveva due comete sul colletto.
Dom vide le nuove insegne e disse: — Congratulazioni, ammiraglio.
— Solo un riconoscimento tardivo della mia abilità, Flash — disse J.J. — Quando porteremo a casa l’ufo, vedrò di fare in modo che anche tu ottenga uno di questi gingilli. — Toccò una delle comete sul suo colletto.
— Come sei buono! — disse Dom, ricordando che era stato proprio J.J. a rifiutargli la promozione per punirlo di avere dato un cazzotto a uno stupido e inefficiente ammiraglio da una cometa.
— Nel frattempo, sei promosso a capitano — disse J.J. — Lo meriti tu e lo merita la Kennedy. Bisogna che abbia per Comandante almeno un capitano, no?
A uno a uno, arrivarono anche gli altri. J.J. precisò qual era la catena gerarchica a bordo della nave, anche se lo sapevano già tutti. Dom era il Comandante della nave. Neil era il comandante pilota. J.J. veniva terzo nel comando: era secondo a Neil nelle questioni di volo, e a Dom nelle questioni di sicurezza e in quelle operative. Quando ebbe finito di dare istruzioni, J.J. fece un piccolo discorso. Concluse dicendo che le prospettive sembravano buone.
— Annunceremo la verità quando saremo nello spazio — disse. — Per il momento i radicali credono che i loro schifosi kamikaze abbiano fatto saltare in aria la Kennedy. Abbiamo annunciato grosse riduzioni nel programma spaziale per dare loro un altro contentino, e speriamo che così stiano tranquilli finché non saremo tornati. Abbiamo rimesso nel fondo cassa un miliardo e mezzo di dollari, e questo ha avuto un gran buon effetto sulla gente.
— Così ci tagliamo i ponti alle spalle — disse Doris.
— Esattamente — disse torvo J.J. — O porteremo a casa l’ufo, o dovremo dimenticarci il programma spaziale. Se torneremo senza, dovremo ridurci a fare solo il su e giù Terra-Marte, e non passerà molto tempo che saremo costretti a riportare a casa tutte le navi e a chiudere la base di Marte. Ma bisognava fare così. Abbiamo avuto l’impressione che i radicali fossero sul punto di fare una rivolta armata, e non eravamo sicuri di poterla vincere. Adesso abbiamo versato un po’ d’acqua sul fuoco. I terristi penseranno di avere il gioco facile ora. E noi torneremo con una cosa che li spiazzerà completamente e che ci farà avere tutto il mondo al nostro fianco.
— Vorrei potere essere così fiducioso come te — disse Dom.
— Devo essere fiducioso per forza, Flash — disse J.J. — Se non lo fossi, raccoglierei tutto l’esplosivo al plastico possibile e lo farei saltare in mezzo a un raduno di terristi.
8
Ci sono innumerevoli cose che possono andare male quando si ha a che fare con un insieme di complessi componenti, e la Kennedy era la nave più complessa che fosse mai stata costruita. Tutti i sistemi di bordo erano stati controllati più e più volte, ma mai in attività. Non si sapeva come avrebbe funzionato quando la nave si fosse sollevata nello spazio con la sua enorme massa di metallo e il suo carico d’acqua.
Per uno scrupolo di sicurezza, tutta la faccia nascosta della Luna venne evacuata. Dom disse una preghiera in silenzio, e pensò che anche gli altri stessero facendo lo stesso, mentre Neil, seduto al posto di comando, terminava l’ultimo controllo della lista e guardava J.J. strizzandogli l’occhio. Neil aveva gli occhi azzurri socchiusi e la bocca contratta in un sorriso che non esprimeva certo divertimento, bensì tensione.
Non ci fu conto alla rovescia.