Il silenzio degli innocenti
- Автор: Thomas Harris
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: R. Rambelli
- Жанр: Маньяки
Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:
«Non lo so.» La risposta aveva un tono un po' stridulo. «Non lo so» ripe-té, in tono più smorzato. «Ma lo rifarà appena ne avrà l'occasione.»
«Quindi ci daremo subito da fare» disse Pilcher. «Non abbia paura, siamo in gamba. Non poteva mettersi in mani migliori.» Estrasse dal recipiente l'oggetto bruno con un forcipe sottile e lo posò su un foglio di carta bianca sotto la luce, quindi spostò una lente d'ingrandimento su un braccio flessibile, per vedere meglio.
L'insetto era lungo e sembrava una mummia. Era inguainato in un involucro semitrasparente che seguiva i contorni come un sarcofago. Le appendici erano premute strettamente contro il corpo e sembravano scolpite a bassorilievo. Il muso minuscolo aveva un'espressione saggia.
«In primo luogo, non è un insetto che normalmente infesterebbe un cadavere all'aperto, e non potrebbe trovarsi nell'acqua se non per caso» disse Pilcher. «Non so quanta familiarità abbia con gli insetti e quanto le piaccia sentirne parlare.»
«Diciamo pure che non ne so niente. Voglio che mi diciate tutto quanto.»
«Sta bene. Questa è una pupa, cioè un insetto immaturo, in una crisalide... vale a dire il bozzolo che lo racchiude mentre si trasforma passando dallo stadio di larva a quello adulto» disse Pilcher.
«Una pupa protetta da un involucro chitinoso, Pilch?» Roden arricciò il naso per non lasciar scivolare gli occhiali.
«Sì, direi di sì. Vuoi prendere il testo di Chu sugli insetti immaturi? Bene, è lo stadio di pupa d'un grosso insetto. Quasi tutti gli insetti più elevati hanno lo stadio di pupa. Molti trascorrono l'inverno in questo modo.»
«Vuoi il libro o vuoi guardare, Pilch?» chiese Roden.
«Preferisco guardare.» Pilcher mise l'esemplare sotto un microscopio e si chinò a osservarlo, tenendo nella mano un ferretto da dentista. «Ecco qui: niente organi respiratori distinti nella regione dorsocefaliea, spiracolo nel mesotorace e alcuni addominali. Incominciamo da qui.»
«Uhhhhmmmm» disse Roden mentre sfogliava le pagine di un piccolo manuale. «Mandibole funzionali?» .
«No.»
«Galee appaiate di mascella mesoventrali?»
«Sì, sì.»
«Dove sono le antenne?»
«Adiacenti al margine mediato delle ali. Due paia di ali, e il paio interno è completamente coperto. Sono liberi solo i tre segmenti addominali inferiori. Un piccolo cremastere appuntito... Direi che appartiene ai lepidotteri.»
«È quel che c'è scritto qui» commentò Roden.
«La famiglia che include le farfalle e le falene. Una famiglia molto numerosa» disse Pilcher. .
«Sarà difficile se le ali sono bagnate fradice. Prenderò i testi da consultare» disse Roden. «Immagino sia impossibile impedirvi di parlare di me durante la mia assenza.»
«Penso proprio di no» rispose Pilcher. «Roden è un tipo a posto» spiegò a Clarice appena il collega fu uscito.
«Ne sono sicura.»
«Davvero?» Pilcher aveva l'aria divertita. «Abbiamo frequentato l'università insieme, e abbiamo sgobbato e cercato di ottenere tutte le borse di studio disponibili. Lui ne ha avuta una che lo costringeva a stare in una miniera di carbone ad aspettare il decadimento dei protoni. È rimasto troppo al buio. È un bravo ragazzo. Basta che non gli parli del decadimento dei protoni.»
«Mi sforzerò di evitarlo.»
Pilcher voltò le spalle alla luce intensa. «È una grande famiglia, quella dei lepidotteri. Circa trentamila farfalle e centotrentamila falene. Mi piacerebbe tirar fuori l'insetto dalla crisalide... e dovrò farlo, se vogliamo restringere il campo.»
«D'accordo. Può riuscirci senza mandarlo in pezzi?»
«Credo di sì. Vede, questo aveva cominciato a uscire con le proprie forze prima di morire. Aveva incominciato a produrre una frattura irregolare nella crisalide, proprio qui. A volte ci vuole un po' di tempo.»
Pilcher allargò la fenditura naturale ed estrasse con delicatezza l'insetto. Le ali raggrinzite erano bagnate: allargarle era come lavorare con una velina detergente, umida e gualcita. Non era visibile uno schema.
Roden ritornò con i libri.
«Sei pronto?» chiese Pilcher. «Bene, il femore protoracico è nascosto.»
«E i piliferi?»
«Niente piliferi» rispose Pilcher. «Le dispiace spegnere la luce, agente Starling?»
Clarice attese accanto all'interruttore fino a quando Pilcher accese la lampada tascabile, si scostò dal tavolo e puntò il fascio luminoso sull'insetto. Gli occhi sfaccettati brillarono nell'oscurità riflettendo il raggio.
«Nottuide» disse Roden.
«È probabile, ma quale?» ribatté Pilcher. «Riaccenda la luce, per favore. È un nottuide, agente Starling... una falena notturna. Quante ce ne sono, Roden?»
«Duemilaseicento e... Be', ne sono state descritte circa duemilaseicento.»
«Non molte sono così grosse, però. Bene, vediamo cosa riesci ad accertare, amico mio.»
La testa rossa di Roden coprì il microscopio.
«Ora dobbiamo passare alla chetassia... studiare la pelle dell'insetto, chiamiamola così, per scoprire a quale specie appartiene» disse Pilcher. «In questo, Roden è più abile di me.»
Clarice ebbe la sensazione che una ventata di cortesia fosse passata nella stanza.
Roden reagì iniziando una discussione accanita con Pilcher per decidere se le protuberanze larvali dell'esemplare erano disposte in cerchi oppure no. La controversia continuò a imperversare anche sulla disposizione dei peli sull'addome..
«Erebus odora» sentenziò alla fine Roden.
«Verifichiamo» disse Pilcher.
Presero l'esemplare e con l'ascensore giunsero al piano immediatamente al di sopra del grande elefante imbalsamato, quindi in un enorme corte quadrangolare piena di cassette verde pallido. In passato, quello era un ampio atrio che era stato spartito in due livelli per mezzo di soppalchi per offrire più spazio agli insetti dello Smithsonian. Adesso erano nel settore dei Neotropicali e stavano avanzando tra i Nottuidi. Pilcher consultò il blocco degli appunti e si fermò davanti a una cassetta in un'altissima catasta.
«Bisogna starci attenti, con questi cosi» disse facendo scorrere il pesante sportello metallico della cassetta e posandolo sul pavimento. «Se te ne lasci cadere uno sul piede, poi saltelli per settimane.»
Passò le dita lungo i tiretti, ne scelse uno e lo estrasse.
Nel vassoio, Clarice Starling vide le minuscole uova, il bruco in una provetta piena d'alcol, un bozzolo tolto a un esemplare molto simile al suo, e l'adulto... una grande falena bruno-nera con un'apertura d'ali di una quindicina di centimetri, il corpo peloso e le antenne sottili.
«Erebus odora» disse Pilcher. «La Falena Strega Nera.»
Roden stava già girando le pagine. «"Una specie tropicale che a volte in autunno si spinge fino al Canada"» lesse. «"Le larve si nutrono di acacie, mimose e piante simili. Sono indigene delle Indie Occidentali, degli Stati Uniti meridionali, e sono considerate nocive nelle Hawaii."»
Accidenti, pensò Clarice. «Ma sono proprio dappertutto» disse a voce alta.
«Sì, però non ci sono sempre.» Pilcher aveva abbassato la testa. Si sof-fregò il mento. «Si riproducono due volte l'anno, Roden?»
«Aspetta un secondo... sicuro, nell'estremità meridionale della Florida e del Texas.»
«Quando?»
«In maggio e in agosto.»
«Stavo pensando» disse Pilcher. «Il suo esemplare è un po' più sviluppato di quello che abbiamo noi, ed è fresco. Aveva incominciato a lacerare il bozzolo per uscire. Nelle Indie Occidentali o alle Hawaii magari l'avrei capito. Ma qui è inverno. In questo paese dovrebbe aspettare tre mesi per uscire. A meno che per caso si trovasse in una serra, o che qualcuno l'abbia allevato.»
«Allevato? E come?»
«In una gabbia, in un posto caldo, con qualche foglia d'acacia in modo che le larve si nutrissero fino al momento di chiudersi nei bozzoli. Non è troppo difficile.»