Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Il mago di Earthsea [A Wizard of Earthsea - it]
Il mago di Earthsea [A Wizard of Earthsea - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Il mago di Earthsea [A Wizard of Earthsea - it]

Электронная книга - «Il mago di Earthsea [A Wizard of Earthsea - it]». Краткое содержание книги:

Il mago di Earthsea [A Wizard of Earthsea - it]
1 ... 18 19 20 21 22 23 24 25 26 ... 44
Перейти на страницу:

Subito Ged riprese il suo aspetto e il suo posto sulla barca, poiché era pericoloso conservare quella forma di drago più a lungo del necessario. Le sue mani erano annerite dall’ardente sangue del rettile, e aveva la testa ustionata: ma ora questo non aveva importanza. Attese di aver ripreso fiato e poi gridò: — Sei ne ho visti, cinque ne ho uccisi, dicono che sono nove: venite fuori, vermi!

Per lungo tempo nulla si mosse, nessuna voce risuonò sull’isola: c’era solo il rumore delle onde che battevano sulla riva. Poi Ged si accorse che la torre più alta cambiava lentamente forma, gonfiandosi da un lato come se estroflettesse un braccio. Temeva la magia dei draghi, perché i vecchi draghi sono molto potenti e astuti e usano una magia che è uguale e diversa da quella degli uomini; ma dopo un momento comprese che non era un trucco del drago ma solo uno scherzo della sua vista. Ciò che aveva creduto una parte della torre era la spalla del drago di Pendor, che si snodava e si alzava lentamente.

Quando fu eretto, la sua testa scagliosa, crestata di aculei e munita di una lingua trifida, si levò più alta della torre diroccata, e le zampe anteriori poggiavano sulle macerie della città sottostante. Le scaglie erano nero-grigiastre, e riflettevano la luce del giorno come pietre spezzate. Era scarno come un segugio e immenso come una collina. Ged lo guardò sgomento. Nessun canto, nessuna leggenda poteva preparare la mente a quella vista. Per poco non fissò negli occhi il drago: sarebbe stato perduto, se l’avesse fatto, perché nessuno può guardare un drago negli occhi. Distolse lo sguardo dai verdi occhi oleosi che lo scrutavano, e tenne davanti a sé il bastone che adesso gli sembrava un fuscello.

—  Avevo otto figli, piccolo mago — disse la gran voce asciutta del drago di Pendor. — Cinque sono morti, uno è morente: basta. Non conquisterai il mio tesoro uccidendoli.

—  Non voglio il tuo tesoro.

Fumo giallo uscì sibilando dalle narici del drago: era la sua risata.

—  Non ti piacerebbe venire a riva a vederlo, piccolo mago? Vale la pena di ammirarlo.

—  No, drago. — I draghi sono imparentati col vento e il fuoco, e non combattono volentieri sul mare. Finora quello era stato il vantaggio di Ged, e lui voleva conservarlo; ma la fascia d’acqua tra lui e i grandi artigli grigi non gli sembrava più di grande utilità.

Era difficile non guardare quegli occhi verdi e penetranti.

—  Sei un mago molto giovane — disse il drago. — Non sapevo che gli uomini pervenissero tanto giovani al potere. — Parlava, come Ged, nella Vecchia Favella, che è tuttora la lingua dei draghi. Sebbene l’uso della Vecchia Favella vincoli un uomo alla verità, per i draghi non è così. È la loro lingua, e possono usarla per mentire, distorcendo le parole vere per falsi fini, irretendo l’ascoltatore incauto in un labirinto di parole-specchio, ognuna delle quali riflette la verità e nessuna delle quali conduce a qualcosa. Ged ne era stato avvertito spesso; e quando il drago parlò, lui ascoltò con diffidenza, armato di dubbi. Ma le parole sembravano semplici e chiare: — È per chiedere il mio aiuto che sei venuto qui, piccolo mago?

—  No, drago.

—  Eppure io potrei aiutarti. Presto avrai bisogno d’aiuto, contro ciò che ti dà la caccia nell’oscurità.

Ged restò muto.

—  Cos’è che ti dà la caccia? Dimmi il suo nome.

—  Se potessi dargli un nome… — Ged s’interruppe.

Il fumo giallo si attorse sopra la lunga testa del drago, scaturendo dalle narici che erano due rotondi pozzi di fuoco.

—  Se tu potessi dargli un nome forse potresti dominarlo, piccolo mago. Forse io potrei dirti il suo nome, se lo vedessi da vicino. E verrà vicino, se tu attenderai nei pressi della mia isola. Verrà dovunque tu vada. Se non vuoi che ti si avvicini dovrai fuggire e fuggire e continuare a fuggire. Eppure ti seguirà. Ti piacerebbe conoscere il suo nome?

Ged rimase di nuovo in silenzio. Non sapeva immaginare come il drago sapesse dell’ombra che lui aveva scatenato, né come potesse conoscere il nome dell’ombra. L’arcimago aveva detto che l’ombra non aveva nome. Eppure i draghi hanno la loro sapienza: appartengono a una razza più antica dell’uomo. Pochi uomini possono intuire ciò che un drago sa e come lo sa, e quei pochi sono i signori dei draghi. Per Ged, una cosa sola era vera: anche se poteva darsi che il drago dicesse la verità, anche se poteva darsi che fosse in grado di rivelargli la natura e il nome dell’ombra, così conferendogli il potere su di lei… anche se diceva la verità, lo faceva esclusivamente per i propri fini.

—  Accade molto di rado — disse infine il giovane, — che i draghi chiedano di fare favori agli uomini.

—  Ma accade molto spesso — replicò il drago, — che i gatti giochino col topo prima di ucciderlo.

—  Ma non sono venuto qui per giocare, né perché tu giochi con me. Sono venuto per concludere con te un patto.

Affilata come una spada, ma cinque volte più lunga di una spada, la punta della coda del drago s’inarcò, come quella di uno scorpione, sul dorso corazzato, al di sopra della torre. Seccamente, il drago disse: — Io non concludo patti. Io prendo. Cos’hai da offrirmi che io non possa prenderti quando voglio?

—  La salvezza. La tua salvezza. Giura che non volerai mai a est di Pendor, e io giurerò di non farti del male.

Dalla gola del drago uscì un suono stridente come lo scroscio di una frana lontana, di pietre che precipitano tra le montagne. Il fuoco danzò lungo la lingua trifida. Il drago si sollevò più in alto, giganteggiando sulle rovine. — Tu mi offri la salvezza! Tu mi minacci! Con che cosa?

—  Col tuo nome, Yevaud.

La voce di Ged tremava mentre pronunciava il nome, ma lo pronunciò forte e chiaro. A quel suono il vecchio drago restò immobile, assolutamente immobile. Trascorse un minuto, e poi un altro; e poi Ged, in piedi sulla barchetta ondeggiante, sorrise. Aveva puntato l’esito dell’impresa e la propria vita su un’intuizione tratta dalle vecchie storie dei draghi apprese a Roke, l’intuizione che il drago di Pendor fosse lo stesso che aveva devastato la parte occidentale di Osskil ai tempi di Elfarran e di Morred ed era stato cacciato da Osskil a opera di un mago, Elt, esperto nei nomi. L’intuizione si era rivelata esatta.

—  Siamo pari, Yevaud. Tu hai la tua forza: io ho il tuo nome. Sei disposto a concludere il patto?

Il drago non rispose.

Da molti anni viveva sull’isola, dove corazze d’oro e smeraldi giacevano sparsi tra la polvere e i mattoni e le ossa; aveva visto i suoi figli, simili a enormi lucertole nere, giocare tra le case diroccate e provare le ali lanciandosi dagli strapiombi; aveva dormito a lungo al sole, senza mai essere destato da una voce o da una vela. Adesso era difficile muoversi, fronteggiare quel ragazzo-mago, quel nemico fragile, alla vista del cui bastone Yevaud, il vecchio drago, rabbrividiva.

—  Puoi scegliere nove gemme dal mio tesoro — disse infine, con la voce che gli usciva sibilante e affannosa dalle lunghe fauci. — Le migliori: scegli quelle che vuoi. Poi va’!

—  Non voglio le tue gemme, Yevaud.

1 ... 18 19 20 21 22 23 24 25 26 ... 44
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)