La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]
- Автор: Пенгборн Эдгар
- Год: 1977
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Franco Storchi
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]». Краткое содержание книги:
— Beh, il sole splende, uomo Demetrios… Voglio dire che splenderebbe se riuscissi a convincere la mia nuova sguattera a lavare le finestre.
— Splende per forza d’abitudine, uomo Paddy, come quel tale che continuò a sogghignare quando gli tagliarono la testa, per non dimenticare la barzelletta. Spirito di granturco, Pad, ho bisogno di un po’ di spirito di granturco.
Paddy prese la fiasca. — Sei triste, oggi. Come l’ho sentita io, l’uomo non ha potuto raccontare la barzelletta, perché era a corto di fiato. Tutto sembra più bello, dopo la pioggia.
— La piscia di Zeus. Le inondazioni del Tempo Antico ad Aberedo.
— Già. — Paddy riprese a lustrare il banco. — Aberedo?
— Una città nella Penn, dove mi sono fermato una volta. — Demetrios bevve, spingendo la moneta in una piccola pozza lasciata dal fondo del bicchiere. — Forse non ci sei mai stato.
— Non l’ho neanche sentita nominare.
— Riempi ancora, cara anima. Berrò lentamente, non disturbarti più.
— Nessun disturbo, signore.
— Mi dai del signore, mostro irlandese? Oh, l’armatura del vecchio Chisciotte perde la ruggine come forfora rossa. Il tempo, bada bene, non è la sola causa: quell’uomo era nato vecchio. — L’altro vecchio bevitore era sprofondato nei sogni della birra. Più vecchio di Demetrios, poteva essere nato nell’era della plastica e della corruzione sovvenzionata; forse i draghi, i maghi, le belle in pericolo della sua fantasia avevano motori a combustione interna, indossavano camici bianchi da laboratorio e abiti di Saks, Quinta Strada. I viaggiatori che avevano finito di parlottare, se ne stavano seduti, appesantiti dalla digestione e si pulivano i denti… al cader della notte, se avevano dei buoni cavalli, potevano essere a venti o trenta miglia da Nuber…
Dunque, Demetrios? Avresti potuto abbandonare Nuber in qualunque momento, negli ultimi quaranta e passa anni, ma hai sempre trovato una ragione per non andartene… magari una, ragione nata dall’illusione che in realtà non esiste il mondo, oltre Nuber. Lasciarla è entrare in una nebbia. Ma c’erano ragioni concrete. C’era Elizabeth di Hartford, la dolce, non troppo intelligente Elizabeth di Hartford, che era come una moglie e meglio, e lo è stata per otto anni, dopo che George e Laura se ne sono andati, fino a quando era morta dando alla luce il mu dal grosso cranio che, per una delle rare grazie della natura, non era sopravvissuto. C’era il Decennio dell’Orgia, gli Anni Venti, i miei trenta, dopo la Peste Rossa, quando a Nuber credevano tutti che fosse imminente la fine della razza umana… ma questa volta davvero, come avviene sempre, naturalmente, e cosi tanto valeva che uno cercasse qualche modo nuovo per provocare un’esplosione dei genitali, chiamandola Vita, come se tutto il resto che accadeva fosse qualcosa di meno della Vita. Ma il sistema nervoso non può rabbrividire più che tanto, perciò, che altro c’è? Oh, nell’Anno 30 venne a noi il profeta Abraham da un altro paese, Abraham, che come altri sant’uomini dei tempi andati, credeva che quello che lui chiamava amore per qualcosa che lui chiamava Dio fosse più grande del dollaro e dell’orgasmo. Non so. Non si può spendere un’astrazione per comprarti un pezzo di pane. Non puoi amare un’astrazione, ma solo altre singole persone… l’amore orientato altrove non merita più quel nome, e può diventare veleno o assurdità, o forse una specie di masturbazione mentale che non serve a venire. Comunque, lo massacrarono.
Perché non puoi essere qui, Angus? La tua vicinanza, da sola, quasi basterebbe a rendermi contento, anche se tu non desiderassi mai toccarmi. Ma la tua assenza è una spina nel cuore, e mi insegna che ti amo.
Il profeta Abraham venne da un altro paese…
Demetrios spinse via la moneta e il bicchiere vuoto, e batté sulla segatura il bastone di noce mentre si avviava alla porta. Salutò con un cenno del capo i due forestieri, che alzarono amichevolmente i boccali, forse intuendo che Demetrios capiva le strade di campagna ed i cieli aperti. — Buona giornata a tutti, — disse, e uscì in un’ondata di sole, che trasformava il Tempio e la sua trabeazione di tegole, facendoli apparire come una visione fantastica del Partenone all’ombra di Mount Everlasting.
Si avviò in quella direzione, valutando la folla con occhio professionale, anche se un po’ ebbro. Quasi tutti giovani: nessun bambino pronto a strillare proprio durante gli episodi più drammatici. Un altro uomo biancovestito stava scendendo il viale che partiva, incurvandosi, dalla porta sudorientale della Città Interna, la strada che probabilmente avrebbe percorso Angus. Ma non era Angus. Era solo uno sconosciuto il quale, mentre Demetrios si fermava ad osservare, parlò con discrezione ad altri, tra la folla, biancovestiti come lui. E poi, a piccoli gruppi, con troppa disinvoltura, risalirono il viale verso la porta sudorientale; il prudente messaggero fu l’ultimo ad andarsene. Sta succedendo qualcosa nella Città Interna, dove vive Angus. Ne avremo notizia a suo tempo, quel po’ che ci verrà concesso di sapere.
Il dolore bruciante per l’assenza del ragazzo, la rabbia cocente contro il tenente Brome; contro la legge idiota, si mescolarono allo spirito di granturco e all’afa ottusa di luglio. Nella folla placida, certi occhi già si chiedevano: Chissà se il vecchio ci racconterà una storia?
Demetrios si appoggiò con la schiena a una colonna del Tempio; le sue ossa conoscevano ogni irregolarità dei mattoni. Due settimane prima s’era fermato lì a raccontare la Sirenetta di Hans Andersen, così come veniva attraverso la lente della sua memoria. — Demetrios, se per caso torni a raccontare la storia di Abraham Brown a modo tuo… — (Gettò il berretto rovesciato ai suoi piedi) — con o senza la licenza di cui abbiamo parlato…
— Ascoltate me che vi parlo: vi dirò come il profeta Abraham venne da un altro paese.
«Era nato, care anime, in una città chiamata Bethel, nello stato del Maryland, nel 1988, cinque anni prima della Distruzione. Di Bethel egli ricordava soltanto il nome e qualche vaga immagine dell’infanzia perché la sua famiglia si trasferì nell’Ohio e lui era lì, e aveva cinque anni, quando una bomba cancellò dalla storia la città di Washington. Queste cose me le disse egli stesso, in una tranquilla conversazione, il giorno prima che venisse tradito.
«Non era difficile parlare con Abraham. Chiacchierammo placidamente, come potrebbero fare due uomini che abbiano qualche interesse in comune. Non condannava il mio agnosticismo, sebbene la sua mentalità non gli permettesse di capirlo. Era di media statura, con la barba rossiccia e i capelli color sabbia che gli arrivavano sulle spalle. Aveva occhi celesti, un modo di parlare molto semplice, e a me pareva che quasi tutti i suoi seguaci avesse acquistato qualcosa della sua semplicità. C’era un piccolo esercito di cinquanta santi, in maggioranza bambini. Dipinto sulle tuniche bianche avevano il segno d’una ruota cancellata da due tratti incrociati, per esprimere la convinzione che Dio avesse dichiarato guerra a tutti i macchinari. Niente più macchine, diceva Abraham, convinto che Dio parlasse per sua bocca. Niente più uso di carne, cuoio, latte, uova, non più uccisioni o sfruttamento di altri esseri viventi. L’idea è più antica del Buddha e più nuova del domani. Se qualcuno deve viaggiare, diceva Abraham, vada a piedi, come quei bambini avevano viaggiato a piedi con lui, nelle desolazioni del nord, e poi a sud, fino a Nuber. Inoltre, si riproponeva di trasformare Nuber nella Nuova Gerusalemme.