La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]
- Автор: Пенгборн Эдгар
- Год: 1977
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Franco Storchi
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]». Краткое содержание книги:
— Venti?
— Venti.
— Signore, è una rovina. Come portinaio della più rispettata Casa del Sesso di Redcurtain Street, guadagno quattro dollari la settimana: una paga generosa, ma non principesca. E come narratore, con il berretto sul marciapiedi, oh, posso raccogliere magari altri due dollari, se il tempo è bello ed esco cinque o sei giorni. Le mie spese sono poco inferiori al reddito. Non ho neppure risparmi di qualche conto.
— È un vero peccato, — disse il tenente. — Se fosse per me, terrei conto di queste difficoltà. — La sua faccia assunse all’improvviso l’espressione assorta di chi si sente dotato di un’intuizione originale, uno splendore per il quale trovò le parole adeguate: — Vedi, la legge non l’ho fatta io. — La natura luminosa di quell’affermazione lo portò ad altezza ancora più elevata: — Non si può fare un’utopia senza rompere le uova… Naturalmente in certi casi le difficoltà, uhm, inevitabili, possono venire, diciamo, ridotte al minimo in cambio di… non so come esprimermi…
— Quanto e di che cosa?
— Cosa?
— Che cos’ho io, che ti interessa avere per lasciarmi continuare così, a fare il mio lavoro, a raccontare le mie storie ed a farmi gli affari miei?
— Andiamo subito al sodo stamattina, no? — disse il tenente Brome e ridacchiò, tamburellando con le dita sulla scrivania.
— È ancora mattina?
Il tenente Brome si alzò e si stiracchiò. Aprì e chiuse le due porte dell’ufficio, sbirciando nell’anticamera e in un corridoio laterale, probabilmente per controllare se qualcuno origliava. — Non è colpa mia se ho tanto da fare, — disse in tono mite. — Sono quasi le undici. — Tornò alla scrivania, si buttò in bocca un’altra caramella. — Così, per caso… — Non c’era niente che Brome faceva per caso. — Quanti altri narratori di Nuber appartengono alla Società dei Discepoli?
La torre campanaria ronzò e rombò e tremò di una musica che scendeva fino alla roccia, undici battiti di un cuore titanico. Quando poté farsi sentire, Demetrios disse: — Non ne ho la minima idea.
— Andiamo, Demetrios. Più continui con queste schermaglie e più tempo prezioso dovrò farti perdere. Mi hai chiesto che cos’hai, che potrebbe interessarmi. Non molto; ma per certe informazioni potremmo, diciamo, lasciarti in pace. Volevo dire, in tutta franchezza, Demetrios, che una certa importanza ce l’ho, nella Città Interna.
— Ma non ho in pratica nessun rapporto con gli altri narratori. — Demetrios lottava con l’incredulità, l’incredulità stordita di chi aveva pensato che una tigre assonnata fosse dolce perché aveva l’aria di esserlo. — In generale, siamo tutti degli isolati. Gli artisti non sanno organizzarsi, non è nella nostra natura.
Le dita tamburellavano; gli occhi spietati guardavano dappertutto, ma non la faccia di Demetrios. — Il nuovo statuto mi dà autorità di indagare sulle attività di, cito: «Narratori pubblici e altre persone prive d’occupazione…» Da quanto tempo conosci Jon Seberling?
— Non ho mai sentito parlare di lui.
— Strano. Lui ti conosce. — Le dita smisero di tamburellare e scrissero su un libro nero, il tipo più caro, rilegato di carta pesante, che la fabbrica di Maplestock, quell’anno, aveva cominciato a produrre in discreta quantità. — Mark Walton… Edna McEloi?
— So chi è Walton, benché non l’abbia mai incontrato. Ho sentito cantare Edna McEloi, e l’ho sentita raccontare una favola molto apolitica a un pubblico composto quasi completamente di bambini… Tenente, posso dire che quella del narratore è un’occupazione?
— Davvero. Ma tu attualmente sei impiegato, — disse la voce al di sopra delle dita in movimento, — come portinaio presso il Locale di Pubblico Svago registrato sotto il nome di Madam Estelle?
— Certo.
— E dei clienti di quel locale, in che percentuale sono residenti della Città Interna?
— Non ne ho un’idea.
— Davvero. E dei dipendenti di quel locale, quanti sono membri della Società dei Discepoli?
— Nessuno, che io sappia. — Ma Fran lo era; e Babette era andata a un paio dei segreti Festini d’Amore dei Discepoli. Uscirò di qui in tempo per avvertirle? Le dita continuavano a tamburellare.
— La Casa di Madam Estelle impiega prostituti maschi?
— Io ricordo che il termine «prostituta» fu bandito dalla stessa legge che istituì le Case di Redcurtain Street. La Casa non ha prestatori d’opera maschi da quando questo venne proibito, quattro anni fa.
— In tutto il corso della storia, — recitò il tenente al di sopra delle dita in movimento, — il Crimine Contro Natura è sempre stato illegale, e riconosciuto come il metodo del Diavolo per distruggere l’Umanità per mezzo del Suicidio Razziale; questa è una Verità Scientifica. Perciò, naturalmente, a Nuber non è mai stato legittimo. — Demetrios restò in silenzio. I Locali di Pubblico Svago risalivano al tempo di Simon Bridgeman, che aveva amato apertamente donne e ragazzi. Brian I non aveva voluto dare fastidi ai Locali, e fino ad ora Brian II aveva modificato le leggi solo contro coloro che erano meno degli altri in grado di difendersi. Ma a Demetrios veniva ricordato che non si discute con coloro che riscrivono la storia. — A proposito, Demetrios, la Società dei Discepoli continua ancora ad affittare la sua illegittima stampatrice a mano?
— Gesù, ne hanno una?
Il tenente sospirò e posò la penna d’oca. La giovialità simulata era svanita. — Nel tuo strano discorsetto di ieri su Harrow Street, che mi è stato riferito nell’interesse pubblico, tu hai parlato d’una stampatrice a mano. A proposito, qual è il tuo cognome? Non lo trovo nel mio archivio, e questo non è simpatico per nessuno.
— Mi sorprende. Il mio cognome è Freeman. — Il tenente lo scrisse. — Ieri, tenente, credo di aver accennato all’esistenza della stampatrice a mano della Città Interna, conosciuta da tutti, che stampa il giornale Hermes e altro materiale permesso. Se ho accennato alla possibilità di un’altra stampatrice da qualche parte, non l’ho fatto per conoscenza diretta… ho solo riferito una diceria.
— Il che può essere pericoloso e irresponsabile. Bene, tra gli anni 33 e 43, correggimi se sbaglio, avevi l’abitudine di raccontare pubblicamente presunte versioni fedeli della morte di Abraham Brown, d’origine forestiera, avvenuta sulla Piazza della Forca di questa città nell’Anno 30. È esatto?
— Io ero in Piazza della Forca e lo vidi morire. L’ho raccontato qualche volta, durante quei dieci anni, sì, su richiesta di coloro che ci tenevano a sentirlo.