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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Eppure i vantaggi sono così ovvi che non possono essere ignorati.»

«E questo Manto Bianco?» chiese Faile.

«Fratellastro della regina dell’Andor» disse Berelain, arrossendo un poco. «Se il lord Drago intende sposare Elayne Trakand, questo mi darà un collegamento a lui.»

Era molto più di quello; Faile poteva vederlo in come Berelain si comportava, nell’espressione che aveva quando parlava di Galad Damodred. Ma se voleva razionalizzare una motivazione politica per questo, Faile non aveva motivo di dissuaderla, fintantoché avesse aiutato a distrarla da Perrin.

«Ho fatto come hai chiesto» disse Berelain. «E così ora domando il tuo aiuto. Se pare che stia per attaccarli, ti prego di unirti a me nel cercare di dissuaderlo. Assieme forse possiamo farcela.»

«Molto bene» disse Faile.

Perrin cavalcava alla testa di un esercito che si sentiva unificato per la prima volta. La bandiera di Mayene, la bandiera di Ghealdan, gli stendardi delle Casate nobiliari tra i profughi. Perfino alcuni stendardi che i ragazzi avevano fatto per rappresentare le parti dei Fiumi Gemelli. Sopra tutti questi sventolava la testa di lupo.

Lord Perrin. Non ci si sarebbe mai abituato, ma forse era una buona cosa.

Fece trottare Stepper oltre il lato del passaggio aperto mentre le sue truppe gli marciavano davanti, rivolgendogli il saluto. Erano illuminati da torce per ora. C’era da sperare che più tardi gli incanalatori riuscissero a illuminare il campo di battaglia.

Un uomo si accostò a Stepper e Perrin fiutò pelli animali, terriccio e sangue di coniglio. Elyas era andato a caccia mentre attendeva che l’esercito si radunasse. Ci voleva un cacciatore dalla vista acuta per catturare conigli di notte. Elyas diceva che era una sfida migliore.

«Una volta mi dicesti qualcosa, Elyas» disse Perrin. «Mi dicesti che se mai fosse arrivata a piacermi l’ascia, avrei dovuto gettarla via.»

«Proprio così.»

«Penso che questo si applichi anche al comando. Gli uomini che non vogliono titoli dovrebbero essere quelli che li hanno, pare. Finché tengo a mente questo, penso di potermi comportare bene.»

Elyas ridacchiò. «Lo stendardo fa una bella figura, appeso lassù.»

«È adatto a me. Lo è sempre stato. Ero io a non essere sempre adatto a esso.»

«Pensieri profondi per un fabbro.»

«Forse.» Perrin tirò fuori dalla sua tasca il rompicapo del fabbro, quello che aveva trovato a Malden. Ancora non era riuscito a separare i pezzi. «Non ti è mai sembrato strano che i fabbri sembrino gente tanto semplice, eppure siano quelli che costruiscono tutti questi maledetti rompicapi che sono così difficili da risolvere?»

«Non ci ho mai pensato a questo modo. Allora sei uno di noi, finalmente?»

«No» disse Perrin, mettendo via il rompicapo. «Io sono quello che sono. Finalmente.» Non era certo di cosa fosse cambiato in lui. Ma forse cercare di rifletterci su troppo era stato il problema fin dall’inizio.

Sapeva di aver trovato il suo equilibrio. Non sarebbe mai diventato come Noam, l’uomo che si era perduto per il lupo. E quello era sufficiente.

Perrin ed Elyas attesero per un po’, osservando l’esercito passare. Questi passaggi più grandi rendevano molto più facile Viaggiare; tutti gli uomini e le donne in grado di combattere li avrebbero attraversati in meno di un’ora. Gli uomini sollevarono le mani verso Perrin, odorando di fierezza. Il suo legame con i lupi non li spaventava; in effetti, sembravano meno preoccupati ora che ne conoscevano i dettagli. Prima c’erano state congetture. Domande. Ora potevano cominciare a sentirsi a proprio agio con la verità. E andarne orgogliosi. Il loro lord non era un uomo comune. Era qualcosa di speciale.

«Mi occorre andar via, Perrin» disse Elyas. «Stanotte, se posso.»

«Lo so. L’Ultima Caccia è cominciata. Va’ con loro, Elyas. Ci incontreremo nel Nord.»

L’attempato Custode posò una mano sulla spalla di Perrin. «Se non ci vediamo lì, forse ci incontreremo nel sogno, amico mio.»

«Questo è il sogno» disse Perrin con un sorriso. «E noi ci incontreremo di nuovo. Ti troverò, se sarai con i lupi. Caccia bene, Lungo Dente.»

«Caccia bene, Giovane Toro.»

Elyas scomparve nell’oscurità a malapena con un fruscio.

Perrin abbassò la mano verso il martello caldo al suo fianco. Aveva pensato che quella responsabilità sarebbe stata un altro peso su di lui. Eppure, ora che la accettava, si sentiva effettivamente più leggero.

Perrin Aybara era solo un uomo, ma Perrin Occhidoro era un simbolo creato dalla gente che lo seguiva. Perrin non aveva una scelta su quello; tutto quello che poteva fare era comandare al meglio delle sue possibilità. Se non l’avesse fatto, il simbolo non sarebbe svanito. Semplicemente le persone avrebbero perso Perrin stesso. Com’era successo al povero Aram.

Mi dispiace, amico mio, pensò Perrin. Ho deluso te più di tutti.

Non c’era scopo nel guardarsi indietro a quel modo. Doveva semplicemente andare avanti e fare meglio. «Io sono Perrin Occhidoro,» disse «l’uomo che sa parlare ai lupi. E mi piace essere questa persona.»

Diede di sprone a Stepper e attraversò il passaggio. Purtroppo Perrin Occhidoro aveva qualcuno da uccidere quella notte.

Galad si svegliò non appena sentì frusciare il lembo della sua tenda. Scacciò via i rimasugli del suo sogno — una cosa sciocca, di lui che cenava con una bella donna dai capelli scuri, con labbra perfette e occhi intelligenti — e allungò la mano verso la sua spada.

«Galad!» sibilò una voce. Era Trom.

«Cosa c’è che non va?» chiese Galad, la mano ancora sulla spada.

«Avevi ragione» disse Trom.

«Su cosa?»

«L’esercito di Aybara è tornato. Galad, sono sulle alture proprio sopra di noi! Li abbiamo scorti solo per caso: i nostri uomini stavano sorvegliando lungo la strada, come ci hai detto.»

Galad imprecò, si mise a sedere e allungò la mano verso i suoi indumenti intimi. «Come sono arrivati lassù senza che li vedessimo?»

«Poteri oscuri, Galad. Byar aveva ragione. Ho visto quanto rapidamente si è svuotato il loro campo.»

Gli esploratori erano tornati un’ora prima. Avevano trovato l’accampamento di Aybara misteriosamente vuoto, come se fosse stato popolato di fantasmi. Nessuno li aveva visti allontanarsi lungo la strada.

Ora questo. Galad si vestì in fretta. «Sveglia gli uomini. Vedi se riesci a farlo in silenzio. Sei stato saggio a non portare nessuna luce: quello avrebbe potuto allertare il nemico. Fai indossare agli uomini l’armatura dentro le loro tende.»

«Sì, mio lord Capitano Comandante» disse Trom. La sua usata fu accompagnata da un fruscio.

Galad si sbrigò a vestirsi. Cos’ho fatto? A ogni passo del cammino era stato fiducioso nelle sue scelte, eppure ecco dove lo avevano condotto. Aybara posizionato per attaccare e gli uomini di Galad addormentati. Fin da quando Morgase era tornata, Galad aveva avvertito il proprio mondo crollare. Non gli era più chiaro quello che era giusto, non come era stato una volta. La strada davanti a lui pareva annebbiata.

Dovremmo arrenderci, pensò, mettendo il mantello al suo posto sopra la cotta di maglia. Ma no. I Figli della Luce non cedono mai agli Amici delle Tenebre. Come ho potuto pensarlo?

Dovevano morire combattendo. Ma cosa avrebbero ottenuto? La fine dei Figli, morti prima dell’inizio dell’Ultima Battaglia?

I lembi della sua tenda frusciarono di nuovo e lui sguainò la spada, pronto a colpire.

«Galad» disse Byar. «Ci hai ucciso.» Tutto il rispetto era scomparso dalla sua voce.

Quell’accusa irritò Galad. «Quelli che camminano nella Luce non devono prendere responsabilità per le azioni di coloro che seguono l’Ombra.» Una citazione da Lothair Mantelar. «Io ho agito con onore.»

«Avresti dovuto attaccare invece di dedicarti a quel ridicolo 'processo’.»

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