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Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]

Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:

Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.

Anche pubblicato come Stazioni delle maree.

Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
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Sul retro dell’albergo vi era una lunga baracca per gli attrezzi con una sola porticina, piuttosto stretta. Chu aveva forzato la serratura. — Mi serve luce — disse il burocrate. Prese una torcia dalla sua valigetta ed entrò.

In mezzo a una gran confusione di attrezzi, legname e legna di scarto vi erano una dozzina di casse imballate, intatte. — Erano già pronti a chiudere baracca — disse Chu. Spostando da un lato un cavalletto in legno, infilò una mano in una cassa che aveva già aperto e ne tirò fuori un coltello di conchiglia identico a quello che avevano visto poco prima al collo della ragazza.

— Quindi fanno contrabbando di manufatti, proprio come avevamo immaginato.

Chu estrasse un secondo coltello dalla cassa, poi un terzo e un quarto.

Erano tutti identici in ogni particolare.

— E c’è anche altra roba. Vasellame, utensili, pesi per la pesca, e tutti fatti in serie. — Scomparve fra le ombre. — E guardate cos’altro ho trovato.

Era una valigetta, esattamente identica a quella che teneva in mano il burocrate. Ne osservò i contrassegni e poté constatare che era stata emessa dal suo stesso dipartimento.

— Avete capito come funzionava, no? Si sono impossessati di una serie di manufatti di spettro genuini e se ne sono fatte fare diverse copie dalla valigetta. Poi devono aver riportato gli originali al loro posto. O magari hanno riportato le copie, non credo che farebbe una gran differenza.

— Solo per un archeologo. Magari nemmeno.

— Avete scoperto la provenienza del coltello?

— L’originale si trova a Cobbs Creek — disse il burocrate. — È esposto a Dryhaven.

— Cobbs Creek è a poca distanza da qui, lungo il fiume. Non lontano da Clay Bank.

— Più che dove hanno ottenuto gli originali, mi interesserebbe sapere dove si sono procurati la valigetta. L’avete interrogata?

— Inutile sprecare fiato. — Chu aprì la valigetta sotto la luce affinché il burocrate potesse vederne l’interno, che era annerito e pieno di macchie. — È morta.

— Idioti. — Il burocrate tirò fuori due cavi interfaccia dalla sua valigetta e la collegò a quella appena trovata. — Devono averla sovraccaricata. È un apparecchio piuttosto delicato; se gli si ordina di fare una serie di copie di qualcosa e non ci si preoccupa di rifornirlo con tutti gli elementi di cui ha bisogno, si fonde da solo cercando di ubbidire agli ordini impartitigli. Mi serve un rapporto completo sulla memoria di questo aggeggio.

La valigetta del burocrate rimase in silenzio per un secondo, quindi parlò. — Non c’è più nulla, a parte il numero di identificazione. È riuscita a disassemblare tutti i programmi di isolamento prima di morire, così la memoria protetta si è cancellata.

— Merda.

— Datemi una mano con questa cassa — disse Chu.

Fra sbuffi e grugniti, riuscirono a trasportare la cassa all’esterno, lasciandola poi cadere a terra con uno schianto. Il burocrate tornò dentro a prendere la sua valigia, ne estrasse un fazzoletto e si asciugò la fronte. — Non pensate che tutto questo fracasso richiamerà i falsali?

— Ci conto.

— Hah?

Chu estrasse un piccolo sigaro e se lo accese. — Pensate forse che i nazionali arresteranno qualcuno per questa storia? Con le maree del giubileo ormai prossime? Un piccolo giro di contrabbando che probabilmente non è nemmeno mirato a fregare i mirandiani? Di fatto, penso che questi oggetti venissero venduti ai turisti di fuori-mondo. E da queste parti una roba del genere non è nemmeno considerata un crimine. La valigetta avrebbe potuto creare un attimino più di scalpore, solo che è morta. In ogni caso, gira una voce sempre più insistente secondo la quale la Casa di Pietra sta per annunciare un’amnistia generale per tutti i reati commessi all’interno del Tidewater, e pare che la cosa verrà annunciata pochi giorni prima dell’arrivo delle maree. È per facilitare il compito delle autorità addette all’evacuazione. Insomma, credo che la polizia nazionale non sarà molto entusiasta di questa nostra scoperta. Alla fin fine, credo che ci restino solo due alternative possibili. La prima è di gettare tutta questa roba nel fiume, così non potranno guadagnarci più nulla.

— E la seconda?

— È di fare talmente tanto fracasso nel tirarla fuori che chiunque vi sia coinvolto sappia che li abbiamo scoperti. In fondo loro non sanno ancora dell’amnistia. Secondo me, il barista è già a qualche chilometro di distanza e sta ancora correndo come Un pazzo. Aspettatemi qui, vado a requisire una carriola.

Quando tornarono dal fiume, il bar era vuoto e il barista scomparso. Se ne era andato senza nemmeno spegnere il televisore. Chu si recò dietro il bancone, trovò una bottiglia di remscela e ne versò due bicchierini. — Al crimine!

— Mi spiace sempre quando se la cavano così a buon mercato.

— L’applicazione delle leggi è un mestiere sporco, figliolo — disse Chu con tono di scherno. — E quaggiù da queste parti c’è molto più sudiciume di quanto non ne abbiate voi lassù nel vostro mondo delle meraviglie fra le nubi. Fregatevene, e godetevi il vostro drink come un adulto.

Sullo schermo, un uomo stava discutendo con il vecchio Ahab, parlando del suo fratello gemello, disperso in mare anni prima. “Assassino!” gridò Ahab. “Era tuo fratello gemello, e ne eri responsabile!”

“Da quando in qua sono il tutore di mio fratello?”

Senza essere vista da nessuno dei due, una sirena li osservò da una finestra. Il suo volto esprimeva meraviglia e dolore.

5. Cani fra le rose

I fiori di cera erano tutti accesi, globi di luce rossa, blu, gialla e bianca che oscillavano sopra le vie sulle loro stringhe. La musica era forte e frenetica, come un campo magnetico in cui gli avventori vorticavano e mulinavano catturati dalle linee di forza invisibili per poi schizzarne fuori fra le risate. Fra le fantasie vi erano anche costumi meno pretenziosi, più rappresentativi che interpretativi; angeli con sorrisi carnali, pagliacci e diavoli con barbette e forconi. Un satiro incespicava goffamente su un paio di trampoli, agitando i suoi flauti di Pan per mantenersi in equilibrio.

Il burocrate trovò Chu dietro il palco che tampinava un giovane spaccone locale dal volto paonazzo. Gli si buttava addosso, appoggiandogli casualmente una mano sul sedere, e gli strappò di mano un bicchiere di carta. — Non hai più bisogno di quella roba — gli disse. — Possiamo occupare molto meglio il nostro… — Il burocrate si allontanò senza farsi notare.

Si lasciò trascinare dalla folla giù per la via principale di una Rose Hall completamente trasformata, passando accanto a palchi sovraccarichi di ballerini, giostre e spettacolini erotici. Facendosi strada attraverso un gruppo di surrogati, che non essendo fisicamente presenti erano stati emarginati da un lato, si piazzò per un certo tempo a guardare la sfilata delle fantasie. Era appiccicato a un palco assieme a un turbolento gruppo di soldati che fischiavano, ululavano e acclamavano i modelli da loro preferiti. L’evento però era un po’ troppo esoterico per i suoi gusti extraplanetari, così si lasciò nuovamente trascinare fra gli odori di cinghiale arrostito, di sidro fermentato e di un’altra dozzina di cibi incredibili.

I bimbi si materializzavano fra i suoi piedi e scomparivano nel nulla fra le risa.

Qualcuno lo chiamò per nome, e il burocrate si voltò per guardare in faccia la Morte. Attraverso le orbite vuote del teschio si intravedeva una lucina azzurra lampeggiante, e il burocrate notò subito le costole metalliche dietro il mantello. La Morte gli porse un bicchiere di birra.

— E voi chi siete? — domandò sorridendo.

La Morte lo prese per il gomito e lo allontanò dal rumoroso centro delle celebrazioni. — Oh, lasciatemi i miei misteri. In fondo siamo in pieno giubileo. — Il mantello nero e consunto indossato dalla Morte aveva un odore stantìo; evidentemente il venditore di costumi si era approfittato dei sensi limitati del suo cliente. — In ogni caso, mi puoi considerare un amico.

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