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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Io non voglio comandarli, pensò Perrin. Ma se non lo faccio io, chi lo farà? Se li abbandono e loro muoiono, allora sarà colpa mia.

Perrin ora vide quello che stava facendo, quello che aveva cercato di fare fin dall’inizio. Modellò il pezzo più grosso a forma di mattone. Il pezzo lungo divenne una bacchetta, spessa quanto tre dita. Il pezzo piatto divenne una staffa bloccante, un pezzo di metallo da avvolgere attorno alla testa per unirla al manico.

Un martello. Stava facendo un martello. Queste erano le parti.

Ora comprendeva.

Si impegnò nel suo compito. Colpo dopo colpo. Quei battiti erano così forti. Ogni colpo pareva far tremare il terreno attorno a lui, scuotendo le tende. Perrin esultò. Sapeva cosa stava facendo. Finalmente sapeva cosa stava facendo.

Non aveva chiesto di diventare un capo, ma questo lo assolveva dalle responsabilità? La gente aveva bisogno di lui. Il mondo aveva bisogno di lui. E, con una comprensione che si raffreddava in lui come roccia fusa che assumeva una forma, si rese conto che lui voleva comandare.

Se qualcuno doveva essere lord di questa gente, lui voleva farlo in prima persona. Perché farlo in prima persona era l’unico modo per assicurarsi che fosse fatto nel modo giusto.

Usò il suo scalpello e la bacchetta, modellando un buco attraverso il centro della testa del martello, poi prese il manico e — sollevandolo alto sopra la testa — lo conficcò al suo posto. Prese la staffa e la posò sul martello, poi la modellò. Appena pochi momenti prima, questo procedimento si era nutrito della sua rabbia. Ma ora sembrava tirar fuori la sua fermezza, la sua determinazione.

Il metallo era qualcosa di vivo. Ogni fabbro lo sapeva. Una volta riscaldatolo, mentre lo lavoravi, esso viveva. Prese il martello e lo scalpello e iniziò a forgiare motivi, striature, modifiche. Usò lo scalpello su un pezzetto d’acciaio per dare una forma, poi lo mise in cima al martello.

Con un ruggito, sollevò il proprio un’ultima volta sopra la testa e lo abbatté su quello nuovo, imprimendo l’ornamento sul lato del martello. Un lupo che balzava.

Perrin abbassò i suoi attrezzi. Sull’incudine — che ancora riluceva di un calore interno — c’era un martello stupendo. Un’opera che oltrepassava qualunque cosa lui avesse mai creato o pensato di poter creare. Aveva una testa spessa e poderosa, come un maglio o una mazza, ma la parte posteriore era formata a croce e appiattita. Come un attrezzo da fabbro. Era quattro piedi da cima a fondo, forse di più, dimensioni enormi per un martello di questo tipo.

Il manico era d’acciaio, qualcosa che Perrin non aveva mai visto in un martello prima. Lo raccolse; fu in grado di sollevarlo con una mano, ma a malapena. Era pesante. Solido.

La decorazione era uno schema a reticolo con il lupo che saltava stampigliato su un lato. Assomigliava a Hopper. Perrin lo toccò con un pollice calloso e il metallo si placò. Lo sentiva ancora caldo al tocco, ma non lo bruciò.

Si voltò per guardare e rimase meravigliato dalla folla degli astanti. Gli uomini dei Fiumi Gemelli si trovavano sul davanti, Jori Congar, Azi al’Thone, Wil al’Seen e centinaia d’altri. Ghealdani, Cairhienesi, Andorani, Mayenesi. Tutti osservavano in silenzio. Il terreno attorno a Perrin era annerito per le scintille cadute; gocce di metallo argenteo si erano diffuse attorno a lui come raggi di sole.

Neald crollò in ginocchio annaspando, la sua faccia madida di sudore. Grady e le donne del circolo si misero a sedere, con aria esausta. Tutte e sei le Sapienti si erano unite. Cosa avevano fatto?

Perrin si sentiva esausto, come se tutta la sua forza e le sue emozioni fossero state forgiate nel metallo. Ma non poteva riposare. «Wil. Settimane fa ti ho dato un ordine. Bruciare gli stendardi con raffigurata la testa di lupo. Hai obbedito? Li hai bruciati tutti quanti?»

Wil al’Seen incontrò i suoi occhi, poi abbassò lo sguardo, imbarazzato. «Lord Perrin, ho tentato. Ma... Luce, non ho potuto farlo. Ne ho tenuto uno. Quello che avevo aiutato a cucire.»

«Vallo a prendere, Wil» disse Perrin. La sua stessa voce suonava come acciaio.

Wil corse, odorando di paura. Tornò poco dopo, portando un tessuto piegato, bianco con un bordo rosso. Perrin lo prese, poi lo tenne in una mano riverente, il martello nell’altra. Guardò la folla. Faile era lì, le mani serrate davanti a lei. Odorava di speranza. Lei poteva vedere dentro di lui. Lei sapeva.

«Ho cercato di mandarvi via» annunciò Perrin alla folla. «Voi non volevate andare. Dovete sapere questo. Io ho delle manchevolezze. Se marciamo in guerra, non sarò in grado di proteggervi tutti. Commetterò errori.»

Passò in rassegna la folla, incontrando gli occhi di quelli che si trovavano lì. Ciascun uomo o donna che lui guardava annuiva in silenzio. Niente rimpianti, niente esitazioni. Annuivano.

Perrin prese un respiro profondo. «Se è questo che desiderate, io accetterò i vostri giuramenti. Io vi guiderò.»

Quelli lo acclamarono. Un enorme boato di eccitazione. «Occhidoro! Occhidoro il lupo! All’Ultima Battaglia! Tai’shar Manetheren

«Wil!» tuonò Perrin, tenendo sollevato lo stendardo. «Innalza questo stendardo. Non ammainatelo di nuovo finché l’Ultima battaglia non sarà vinta. Io marcio sotto il segno del lupo. Voialtri, svegliate il campo. Fate preparare ogni soldato a combattere. Abbiamo un altro compito stanotte!»

Il giovane prese lo stendardo e lo spiegò, con Jori e Azi che si univano a lui e lo reggevano in modo che non toccasse terra. Lo sollevarono alto, correndo a prendere un’asta. Il gruppo si separò, con uomini che correvano di qua e di là a chiamare gli altri.

Perrin prese Faile per mano mentre lei gli si avvicinava. Odorava di soddisfazione. «Ci siamo, allora?»

«Basta lamentele» promise lui. «Non mi piace. Ma non mi piace nemmeno uccidere. Farò quello che va fatto.» Abbassò lo sguardo verso l’incudine, annerita dal suo lavoro. Il suo vecchio martello, ora logoro e ammaccato, giaceva sopra di essa. Lasciarlo lo rattristava, ma aveva preso la sua decisione.

«Cos’hai fatto, Neald?» chiese quando l’Asha’man — ancora con l’aspetto pallido — si rialzò barcollando. Perrin sollevò il nuovo martello, mostrando quell’opera magnifica.

«Non lo so, mio signore» disse Neald. «È solo... be’, come ho detto. Sentivo che era la cosa giusta. Ho visto cosa fare, come mettere i flussi nel metallo stesso. Pareva attirarli dentro, come un oceano che inghiotte l’acqua di un torrente.» Arrossì, come se pensasse che fosse una metafora stupida.

«Suona bene» disse Perrin. «Occorre un nome, a questo martello. Conosci molto della Lingua Antica?»

«No, mio signore.»

Perrin guardò il lupo impresso sul lato. «Qualcuno sa come si dice 'colui che si libra’?»

«Io... io non...»

«Mah’alleinir» disse Berelain, avvicinandosi dal punto dove era stata a guardare.

«Mah’alleinir» ripete Perrin. «Suona bene. Sulin? Che notizie sui Manti Bianchi?»

«Hanno montato il campo, Perrin Aybara» rispose la Fanciulla.

«Mostrami» disse, facendo un gesto verso la mappa di Arganda.

Lei indicò l’ubicazione: un pezzo di terra sul lato di una collina, con alture che correvano a nord di esso, la strada che arrivava da nordest, curvando a sud delle alture — seguendo l’antico letto del fiume — e poi piegava a sud dove raggiungeva il campo presso la collina. Da lì, la strada si dirigeva verso Lugard, ma l’accampamento era protetto dal vento su due lati. Era un luogo perfetto per accamparsi, ma anche per un’imboscata. Quello che Arganda e Gallenne avevano evidenziato.

Perrin guardò quel passaggio e il luogo dell’accampamento, pensando a quello che era successo nelle ultime settimane. Abbiamo incontrato dei viaggiatori... hanno detto che a nord il fango aveva reso il terreno quasi completamente impraticabile per i carri...

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