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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Dunque, una volta combattuto per il Car’a’carn, noi avremo assolto quel toh. E pertanto non ci sarà ragione di essere puniti ulteriormente. Se è questo il caso, perché mai tornare a questa terra? Non sarebbe come cercare altra punizione, una volta assolto il toh

Aviendha rimase di sasso. Ma no, quello era sciocco. Non voleva discutere con Nakomi su quel punto, ma gli Aiel appartenevano alla Terra delle Tre Piegature.

«Il popolo del Drago» disse Nakomi, sorseggiando il suo tè. «È questo che siamo. Servire il Drago era lo scopo dietro tutto quello che abbiamo fatto. Le nostre usanze, le nostre scorrerie contro chiunque altro, il nostro addestramento rigoroso... il nostro stesso stile di vita

«Sì» disse Aviendha.

«E così,» proseguì piano Nakomi «una volta sconfitto l’Accecatore, cosa resta per noi? Forse è questo il motivo per cui così tanti si sono rifiutati di seguire il Car’a’carn. Perché si preoccupavano di quello che significava. Perché continuare le vecchie usanze? Come troviamo onore nelle scorrerie, nell’ucciderci a vicenda, se non ci stiamo più preparando per un compito tanto importante? Perché diventare più duri? Per essere più duri e basta?»

«Io...»

«Sono spiacente» disse Nakomi. «Mi sono lasciata di nuovo trasportare nelle farneticazioni. Ho la tendenza a farlo, temo. Ecco, mangiamo.»

Aviendha trasalì. Di certo le radici non erano ancora cotte. Però Nakomi le tirò fuori e avevano un odore delizioso. Tagliò il dorsoguscio, tirando fuori un paio di piatti dal suo zaino. Aromatizzò carne e radici, poi passò un piatto ad Aviendha.

Lei assaggiò esitante. Il cibo era delizioso. Succulento, perfino. Meglio di molti banchetti a cui aveva partecipato in eleganti palazzi nelle terre bagnate. Fissò il piatto, meravigliata.

«Se vuoi scusarmi» disse Nakomi. «Devo provvedere alla natura.» Sorrise, alzandosi e poi allontanandosi nell’oscurità.

Aviendha mangiò in silenzio, turbata da quello che era stato detto. Un pasto meraviglioso come questo, cucinato sopra un fuoco e fatto di ingredienti umili, non era forse la prova che il lusso delle terre bagnate non era necessario?

Ma qual era lo scopo degli Aiel ora? Se non avessero atteso il Car’a’carn, cosa avrebbero fatto? Combattere, sì. E poi? Continuare a uccidersi a vicenda nelle scorrerie? A che scopo?

Terminò il suo pasto, poi meditò per molto tempo. Troppo tempo. Nakomi non tornava. Preoccupata, Aviendha andò a cercarla, ma non trovò traccia della donna.

Una volta tornata al fuoco, Aviendha vide che lo zaino e il piatto di Nakomi erano spariti. Attese per un po’ di tempo, ma la donna non tornò.

Alla fine Aviendha andò a dormire, sentendosi turbata.

40

Una creazione

Perrin sedeva da solo sul ceppo di un albero, gli occhi chiusi e la faccia rivolta verso il cielo scuro. L’accampamento era stato montato, il passaggio chiuso e i rapporti ricevuti. Finalmente aveva tempo per riposare.

Quello era pericoloso. Riposare lo faceva pensare. Pensare riportava a galla ricordi. Ricordi portavano dolore.

Poteva fiutare il mondo nel vento. Strati di odori, che mulinavano assieme. Il campo attorno a lui: persone sudate, spezie per cucinare, saponi per pulire, escrementi di cavallo, emozioni. Le colline attorno a loro: aghi di pino secchi, fango da un torrente, la carcassa di un animale morto. Il mondo al di là: tracce di polvere dalla strada distante, una macchia di lavanda che in qualche modo era sopravvissuta nel mondo morente.

Non c’era polline. Non c’erano lupi. Entrambe le cose a lui sembravano segni terribili.

Provò nausea. Un male fisico, come se il suo stomaco fosse pieno di limacciosa acqua di palude, muschio marcio e pezzi di scarafaggi morti. Voleva urlare. Voleva trovare l’Assassino e ucciderlo, tempestargli la faccia di pugni finché non fosse stata inghiottita nel sangue.

Dei passi si avvicinarono. Faile. «Perrin? Vuoi parlare?»

Lui aprì gli occhi. Avrebbe dovuto piangere, urlare. Ma si sentiva così freddo. Freddo e furibondo. Quelle due cose non andavano bene assieme per lui.

La sua tenda era stata montata lì vicino; i suoi lembi svolazzavano al vento. Nei paraggi, Gaul si reclinò contro un alberello di ericacea. In lontananza, uno dei maniscalchi lavorava fin tardi. Bassi rintocchi nella notte.

«Ho fallito, Faile» mormorò Perrin.

«Hai preso il ter’angreal» disse lei, inginocchiandoglisi accanto. «Hai salvato la gente.»

«Eppure l’Assassino ci ha sconfitto» disse lui con amarezza. «Un branco di cinque di noi assieme non è stato sufficiente per affrontarlo.»

Perrin si era sentito a quel modo quando aveva trovato la sua famiglia morta, uccisa dai Trolloc. Quanti cari gli avrebbe portato via l’Ombra prima che giungesse la fine di tutto questo? Hopper sarebbe dovuto essere al sicuro nel sogno del lupo.

Sciocco cucciolo, sciocco cucciolo.

C’era davvero mai stata una trappola per l’esercito di Perrin? L’onirichiodo dell’Assassino poteva essere stato inteso per uno scopo completamente diverso. Solo una coincidenza.

Non esistono coincidenze per i ta’veren...

Gli occorreva trovare qualcosa da fare per la sua rabbia e il suo dolore. Si alzò, voltandosi, e fu sorpreso di vedere come molte luci brillassero ancora nell’accampamento. Un gruppo di persone attendeva lì vicino, abbastanza distanti da lui che non aveva distinto i loro odori specifici. Alliandre in un abito dorato. Berelain in blu. Entrambe sedevano su delle sedie accanto a un tavolino di legno da viaggio, su cui era posata una lanterna. Elyas sedeva su una roccia accanto a loro, affilando il suo coltello. Una dozzina degli uomini dei Fiumi Gemelli — Wil al’Seen, Jon Ayellin e Grayor Fenn tra loro — erano rannicchiati attorno a una buca per il fuoco, e lo guardavano. Anche Arganda e Gallenne erano lì, parlavano piano.

«Dovrebbero dormire» disse Perrin.

«Sono preoccupati per te» disse Faile. Anche lei odorava di preoccupazione. «E sono preoccupati che li manderai via, ora che i passaggi funzionano di nuovo.»

«Sciocchi» mormorò Perrin. «Sono degli sciocchi a seguirmi. Sciocchi a non nascondersi.»

«Vorresti davvero che lo facessero?» disse Faile, arrabbiata. «Rintanarsi da qualche parte mentre ha luogo l’Ultima Battaglia? Non hai detto tu stesso che ogni uomo sarebbe stato necessario?»

Aveva ragione. Ogni uomo sarebbe stato necessario. Perrin si rese conto che parte della sua frustrazione era dovuta al fatto che non sapeva a cosa fosse sfuggito. Era riuscito a cavarsela, ma da cosa? Per cosa era morto Hopper? Non conoscere il piano del nemico lo faceva sentire cieco.

Si allontanò dal ceppo, diretto verso il punto dove Arganda e Gallenne stavano parlando. «Portatemi la nostra mappa» disse. «Della strada di Jehannah.»

Arganda chiamò Hirshanin e gli disse dove trovarne una. Hirshanin corse via e Perrin iniziò a camminare per l’accampamento. Verso il suono di metallo che colpiva metallo, il maniscalco che lavorava. Perrin sembrava attirato verso di esso. Gli odori del campo turbinavano attorno a lui, il cielo rombava sopra di lui.

Gli altri lo seguirono. Faile, Berelain e Alliandre, gli uomini dei Fiumi Gemelli, Elyas, Gaul. Il gruppo crebbe, con altri uomini dei Fiumi Gemelli che si aggregarono. Nessuno parlò e Perrin li ignorò, finché non arrivò da Aemin che stava lavorando a un’incudine, una delle forge trainate da cavalli del campo, montata accanto a lui e che ardeva di una luce rossa.

Hirshanin raggiunse Perrin mentre arrivava lì, portando la mappa. Perrin la srotolò, tenendola davanti a sé mentre Aemin interrompeva il suo lavoro, odorando di curiosità. «Arganda, Gallenne» disse Perrin. «Ditemi. Se doveste organizzare la migliore imboscata per un gruppo numeroso che si muove lungo questa strada verso Lugard, dove la mettereste?»

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