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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Egwene si svegliò con un sospiro. Con gli occhi ancora chiusi, inspirò. La battaglia con Mesaana l’aveva lasciata con un senso di spossatezza mentale... in effetti, aveva un’emicrania che le spaccava la testa. Era stata quasi sconfitta lì. I suoi piani avevano funzionato, ma il peso di quello che le era successo le aveva lasciato una sensazione meditabonda, perfino un po’ confusa.

Tuttavia era stata una grande vittoria. Avrebbe dovuto effettuare una ricerca nella Torre Bianca per trovare la donna che, una volta sveglia, ora aveva la mente di una bambina. In qualche modo sapeva che questo era qualcosa da cui Mesaana non si sarebbe ripresa. L’aveva saputo perfino prima che Bair avesse pronunciato le sue parole.

Egwene aprì gli occhi in una stanza piacevolmente buia, elaborando piani per radunare il Consiglio e spiegare perché Shevan e Carlinya non si sarebbero mai più svegliate. Riservò un momento per piangerle mentre si metteva a sedere. Aveva spiegato loro i pericoli, ma si sentiva ancora come se fosse stata lei ad abbandonarle. E Nicola, che cercava sempre di andare più veloce di quanto avrebbe dovuto, non si sarebbe dovuta trovare lì. Era...

Egwene esitò. Cos’era quell’odore? Non aveva lasciato una lampada accesa? Doveva essersi estinta. Egwene abbracciò la Fonte e intessé una palla di luce sospesa sulla sua mano. Rimase sbigottita dalla scena che rivelò.

Le cortine trasparenti del suo letto erano macchiate da rossi schizzi di sangue e cinque corpi erano sparpagliati sul pavimento. Tre erano in nero. Uno era un giovane uomo sconosciuto col tabarro della Guardia della Torre. L’ultimo indossava pantaloni e un’elegante giacca color bianco e rosso.

Gawyn!

Egwene si gettò giù dal letto e si inginocchiò accanto a lui, ignorando il dolore del suo mal di testa. Lui stava respirando appena e aveva una ferita aperta nel fianco. Intessé Acqua, Spirito e Aria in una Guarigione, ma lei aveva poca dimestichezza in questo campo. Continuò a lavorare, in preda al panico. Un po’ del colorito di Gawyn tornò e le ferite iniziarono a chiudersi, ma lei non poteva fare abbastanza.

«Aiuto!» urlò. «L’Amyrlin ha bisogno d’aiuto!»

Gawyn si mosse. «Egwene» sussurrò, i suoi occhi che si aprivano lentamente.

«Zitto, Gawyn. Starai bene. Aiuto! Dall’Amyrlin!»

«Tu... non hai lasciato abbastanza luci accese» sussurrò lui.

«Cosa?»

«Il messaggio che ho mandato...»

«Non abbiamo ricevuto alcun messaggio» disse lei. «Resta immobile. Aiuto!»

«Non c’è nessuno nei paraggi. Ho urlato. Le lampade... è bene... che tu non abbia...» Sorrise intontito. «Ti amo.»

«Resta immobile» disse lei. Luce! Stava piangendo.

«Gli assassini non erano i tuoi Reietti, però» disse lui, le parole biascicate. «Avevo ragione.»

Ed era proprio così; cos’erano quelle sconosciute uniformi nere? Seanchan?

Dovrei essere morta, si rese conto lei. Se Gawyn non avesse fermato questi assassini, lei sarebbe stata uccisa nel sonno e sarebbe scomparsa dal Tel’aran’rhiod. Non avrebbe mai sconfitto Mesaana.

All’improvviso si sentì una sciocca, qualunque senso di vittoria che evaporava completamente.

«Mi dispiace» disse Gawyn chiudendo gli occhi «di averti disobbedito.» Stava perdendo i sensi.

«È tutto a posto, Gawyn» disse lei, scacciando le lacrime. «Ora ti vincolerò. È l’unico modo.»

La stretta di Gawyn sul suo braccio divenne lievemente più salda. «No. Non se tu... non vuoi...»

«Sciocco» disse lei, preparando i flussi. «Certo che ti voglio come mio Custode. Ti ho sempre voluto.»

«Giuralo.»

«Lo giuro. Giuro che voglio te come mio Custode, e come mio marito.» Posò la mano sulla sua fronte e appoggiò il flusso su di lui. «Ti amo.»

Gawyn annaspò. all’improvviso lei poté percepire le sue emozioni e il suo dolore come se fossero i i propri. E, in cambio, Egwene seppe che lui poteva sentire la verità delle sue parole.

Perrin aprì gli occhi e trasse un respiro profondo. Stava piangendo. Le persone piangevano nel sonno quando facevano sogni normali?

«Sia lode alla Luce» disse Faile. Perrin aprì gli occhi e la trovò inginocchiata accanto a sé, così come qualcun altro. Masuri?

La Aes Sedai afferrò la testa di Perrin fra le mani e lui avvertì il freddo gelido di una Guarigione riversarsi su di lui. Le ferite nella sua gamba e sul suo petto si chiusero.

«Abbiamo cercato di Guarirti mentre dormivi» disse Faile, cullando la testa di Perrin in grembo. «Ma Edarra ci ha fermato.»

«Non dev’essere fatto. Non funzionerebbe comunque.» Quella era la voce della Sapiente. Perrin poteva udirla nella tenda da qualche parte. sbatté le palpebre. Era steso sul suo giaciglio. Fuori era scuro.

«È passata più di un’ora» disse. «Sareste dovuti partire ormai.»

«Sssh» disse Faile. «I passaggi funzionano di nuovo e quasi tutti li hanno attraversati. Rimane solo qualche migliaio di soldati: Aiel e uomini dei Fiumi Gemelli, perlopiù. Pensi che se ne sarebbero andati, pensi che io me ne sarei andata, senza di te?»

Perrin si mise a sedere, asciugandosi la fronte. Era madida di sudore. Cercò di farlo svanire, come aveva fatto nel sogno del lupo. Fallì, naturalmente. Edarra era in piedi presso la parete opposta, dietro di lui. Lo osservava come se lo stesse valutando.

Lui si voltò verso Faile. «Dobbiamo andar via» disse, la voce roca. «L’Assassino di certo non stava lavorando da solo. Ci sarà una trappola, probabilmente un esercito. Qualcuno con un esercito. Potrebbero cercare di colpire in ogni momento.»

«Riesci a reggerti in piedi?» chiese Faile.

«Sì.» Si sentiva debole, ma ci riuscì, con l’aiuto di Faile. Il lembo della tenda frusciò e Chiad entrò con un otre. Perrin lo prese con gratitudine e bevve. Placò la sua sete, ma il dolore bruciava ancora dentro di lui.

Hopper... Perrin abbassò l’otre. Nel sogno del lupo, la morte era definitiva. Dove sarebbe andata l’anima di Hopper?

Devo andare avanti, pensò Perrin. Provvedere alla salvezza della mia gente. Si diresse verso i lembi della tenda. Le sue gambe erano già più salde.

«Vedo la tua tristezza, marito mio» disse Faile, camminando accanto a lui, la mano sul suo braccio. «Cos’è successo?»

«Ho perso un amico» disse Perrin piano. «Per la seconda volta.»

«Hopper?» Odorava di timore.

«Sì.»

«Oh, Perrin. Mi dispiace.» La sua voce era tenera mentre uscivano dalla tenda. Era situata, da sola, sul prato che una volta aveva ospitato le sue forze. L’erba gialla e bruna portava ancora i segni delle tende, e dei sentieri solcavano il fango in un grosso schema incrociato. Pareva la configurazione per una cittadina, con le varie sezioni impresse per gli edifici, linee tagliate per diventare strade. Ma era quasi vuota di persone ora.

Il cielo rombante era scuro. Chiad sollevò una lanterna per illuminare l’erba di fronte a loro. Diversi gruppi di soldati attendevano. Fanciulle sollevarono alte le loro lance quando lo videro, poi le usarono per percuotere i loro scudi. Un segno di approvazione.

Anche gli uomini dei Fiumi Gemelli erano lì, e si radunarono attorno mentre si spargeva la voce. Quanto potevano indovinare di ciò che lui aveva fatto quella notte? Gli uomini dei Fiumi Gemelli esultarono e Perrin annuì loro, anche se si sentiva nervoso. Quella sensazione sbagliata era ancora lì, nell’aria. Aveva presunto che fosse l’onirichiodo a causarla, ma a quanto pare aveva avuto torto. L’aria odorava come la Macchia.

Gli Asha’man si trovavano dove un tempo era stato situato il centro del campo. Si voltarono quando Perrin si avvicinò, rivolgendogli il saluto con le mani sul petto. Sembravano essere in buona forma, nonostante avessero trasferito quasi l’intero campo.

«Portateci via di qui, uomini» disse loro Perrin. «Non voglio trascorrere un minuto di più in questo posto.»

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