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Segnali da Giove [Pressure Man - it]

Электронная книга - «Segnali da Giove [Pressure Man - it]». Краткое содержание книги:

Da osservazioni raccolte sulla Terra risulta che nella bassa atmosfera di Giove è entrato qualcosa da cui cominciano a pervenire dei segnali. Un Ufo? La deduzione sembrerebbe inevitabile dal momento che nessuna astronave terrestre è ancora mai penetrata laggiù. Ma Zach Hughes — autore dell’indimenticabile Il campo degli Ufo e specialista di fantascienza spaziale non può certamente accontentarsi di una spiegazione così semplice…
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— Nessuno l’ha mai meritata di più — disse Dom.

— Amen — disse Art.

— La sua vita valeva dunque tanto? — disse Doris, con amarezza. — Io la mia non la valuto così tanto.

Ad Art andò di traverso lo scotch. — Non intendevo assolutamente dire una cosa del genere.

— Oh, Art, scusa — disse lei. — È solo che mi pare tutto così dannatamente assurdo.

— Coraggio — disse Dom, posando una mano sulla sua.

— Certo Art non può sapere che Larry e io avevamo parlato proprio di questo argomento — disse Doris. — Larry diceva ironicamente che l’eroismo, specialmente quello che comporta il sacrificio della propria vita, è una delle nostre tradizioni più apprezzate, a cominciare da quel ragazzo spartano che per qualche ragione lasciò che una volpe o un ratto o qualcosa del genere gli rodesse le budella. Poi c’è il buon soldato che si getta in mezzo alle granate che esplodono per salvare la vita dei suoi amici a costo di perdere la propria. Non è strano, diceva Larry, che le medaglie più importanti, la Medaglia al Merito del Congresso e la Medaglia al Merito dello Spazio, siano spesso assegnate postume?

— Credo che se gli avessi chiesto cosa pensava realmente della cosa ti avrebbe detto che le medaglie più importanti vengono assegnate postume per far vedere quanto sia grande il rispetto che si ha per le singole vite — disse Dom. — Quando un uomo dà la vita per un amico o per il suo paese…

— Allora diamo la Medaglia al Merito del Congresso a tutti i terristi che commettono suicidio — disse Doris.

— Non è la stessa cosa — disse Art con voce fievole.

— No, infatti — disse Doris.

— Perché i terristi non muoiono per la fede che contraddistingue questa particolare epoca.

— Non sei sicura che Larry sia morto per quello in cui credeva? — disse Dom. Sapeva che Doris era molto tesa, e pensava che forse le avrebbe fatto bene sfogarsi. Si era immersa nel lavoro dopo l’attacco alMINESPOV.Prima aveva aiutato e diretto i lavori di riparazione al computer, poi aveva portato avanti il progetto.

— Ti parrà strano, ma è così — disse lei, aggrottando la fronte. — È così, capisci? — Inghiottì a vuoto, prima di poter continuare. — Se potessi credere che Larry l’ha fatto per il progetto, per il mondo…

— Aveva in mente anche il progetto e il mondo, quando l’ha fatto — disse Dom. — Tu sai quanto era veloce nelle sintesi. Ha pensato a tutto, e a quale effetto avrebbe potuto avere per il futuro dell’umanità la buona riuscita del progetto. Abituato a risolvere problemi, ha capito che per risolvere questo avrebbe dovuto premere il bottone di un detonatore. — Dom parlava così deliberatamente, per indurre Doris a sfogarsi. Lei non aveva pianto fino ad allora, e non aveva mostrato la minima emozione fino a che non le avevano messo in mano quella piccola medaglia d’oro.

Art, che non capiva cosa stesse cercando di fare Dom, appariva a disagio. Cercò di attrarre la sua attenzione e di dirgli che la smettesse.

— Ha messo insieme tutti i dati — continuò Dom. — Ha messo insieme la vita di Doris Gomulka e di Art Donald, la John F. Kennedy, e la nave aliena là nell’atmosfera di Giove. Ha soppesato questi dati, e ha calcolato se valessero il sacrificio della sua vita. Tu, Doris, vorresti convincerti che l’ha fatto solo per il mondo, ma non ci riesci. Non ci riesci perché in cuor tuo pensi che l’abbia fatto per te. Ma perché vuoi togliere questo elemento, la tua vita, dall’insieme di dati che Larry ha preso in considerazione? Perché vuoi togliergli la soddisfazione di avere risolto l’ultimo dei suoi problemi? Sì, è vero, l’ha fatto anche per te, molto per te, e non accettare questo fatto vorrebbe dire fare un torto a Larry, sminuire il suo sacrificio. Se tu credi che la tua vita non valga il prezzo che lui le ha dato, allora Larry ha fatto male i conti, perché ha dato troppo…

Dom stava ancora tenendo la mano di Doris. Doris tentò di respingerla. Respirava affannosamente.

— Larry è morto perché tu potessi vivere. Devi accettarlo consciamente, Doris. Devi concedergli questo, non cercare di sottrargli uno dei suoi meriti.

Doris non tentò di coprirsi la faccia. Piegò le labbra in giù, chiuse gli occhi pieni di lacrime, emise un lamento sommesso e angosciato. Il suo viso era una maschera di dolore, e i suoi singhiozzi erano così penosi che Art non resistette e se ne andò. Doris continuò a singhiozzare. Dom la condusse fino al divano e con delicatezza la fece sedere. Lei teneva le mani serrate a pugno lungo i fianchi e piangeva con grande violenza e rumore, in modo tutt’altro che femminile. I suoi singhiozzi erano rauchi, gutturali, quasi soffocati.

Quando il peggio fu passato, Dom fece sdraiare Doris sul divano e la coprì con una coperta. La lasciò che piangeva ancora, ma più dolcemente.

Mentre si cambiava, nel suo appartamento, e indossava la tuta pesante, si sentì lui stesso un po’ commosso, perché pensò che a Larry sarebbe senz’altro piaciuto vedere la John F. Kennedy sospesa là nello spazio.

Si chiese se sarebbe stato altrettanto rapido e deciso di Larry, trovandosi nella sua stessa situazione. Non seppe rispondersi. Ma non si sarebbe mai più chiesto, pensò, se il suo sacrificio sarebbe valso la pena.

Prese una navetta per andare sul luogo della costruzione. Stavano collocando le lamine sopra lo scheletro interno. Per la mono-saldatura occorreva il quasi-vuoto dello spazio. Dove le saldatrici erano al lavoro erano visibili le stelle, sullo sfondo. Tutto veniva fatto in un silenzio strano, nello spazio senz’aria. Le stelle erano un pubblico muto.

Un buono spaziale ha una sorta di orologio celeste in testa. Dom conosceva, guardando da breve distanza, la posizione relativa dei pianeti nelle loro orbite. Marte era là, chiaramente visibile. Giove, se Dom fosse stato al telescopio, sarebbe risultato nascosto dietro la massa della Luna.

Ma i segnali continuavano ad arrivare. Erano meno intensi, e non facilmente captabili dalla Terra. Erano registrati costantemente dalla Luna e dalle navi nello spazio.

L’insolita libertà di spendere soldi che era la novità del progetto non riguardava solo il luogo della costruzione, ma si estendeva ad altri campi dell’attività spaziale. Poiché era necessario registrare i segnali, venivano spedite nello spazio più navi del solito che, mentre ascoltavano i messaggi provenienti da Giove, svolgevano lavori utili che erano stati programmati tempo addietro ma che da decenni non venivano realizzati per mancanza di fondi. Si ricominciò a vedere lo spazio come un immenso terreno di ricerca, e la scienza come qualcosa dotata di un fascino indipendente dagli scopi pratici, qualcosa che nasceva dal naturale bisogno dell’uomo di scoprire cosa ci fosse oltre le colline.

Una nave che partiva per captare i segnali di Giove poteva nel contempo effettuare misurazioni magnetiche, puntare i telescopi di bordo oltre il sistema solare, prendere campioni di asteroidi, portare a termine uno qualsiasi degli innumerevoli piccoli progetti di ricerca capaci di accrescere il patrimonio di conoscenze scientifiche. Perfino quelli sempre pronti a criticare si convinsero che era giusto sfruttare al massimo per la ricerca il fatto di dover mandare navi nello spazio.

La presenza di Dom sulla Luna non era indispensabile. Il suo lavoro ormai era terminato. Ma per nessuna ragione al mondo Dom avrebbe accettato di andarsene, anche se non partecipava attivamente alla costruzione di quel giocattolo strambo che sarebbe diventato la John F. Kennedy. (Quando la chiamava Follia, Dom aveva preso l’abitudine di aggiungervi davanti un «Grande»). C’erano continuamente delle grane e quindi delle decisioni da prendere, ma Dom poteva lasciare che se ne occupassero ilMINESPOV oilMINESPEST. Se lui non era necessarissimo lì, Doris invece lo era, e c’era bisogno della squadra di Art Donald per condurre dei test sulla costruzione, mano a mano che questa procedeva.

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