Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
VITA DI BERNARDINO PINTURICCHIO PITTORE PERUGINO
Sì come sono molti aiutati dalla fortuna senza essere di molta virtù dotati, così per lo contrario sono infiniti quei virtuosi che da contraria e nimica fortuna sono perseguitati; onde si conosce apertamente che ell'ha per figliuoli coloro che senza l'aiuto d'alcuna virtù dependono da lei; poiché le piace che dal suo favore sieno alcuni inalzati, che per via di meriti non sarebbono mai conosciuti; il che si vide nel Pinturicchio da Perugia, il quale ancor che facesse molti lavori e fusse aiutato da diversi, ebbe nondimeno molto maggior nome che le sue opere non meritarono. Tuttavia egli fu persona che ne' lavori grandi ebbe molta pratica, e che tenne di continovo molti lavoranti nelle sue opere. Avendo dunque costui nella sua prima giovanezza lavorato molte cose con Pietro da Perugia suo maestro, tirando il terzo di tutto il guadagno che si faceva, fu da Francesco Piccolomini cardinale chiamato a Siena a dipignere la libreria stata fatta da Papa Pio II nel Duomo di quella città. Ma è ben vero che gli schizzi et i cartoni di tutte le storie che egli vi fece, furono di mano di Raffaello da Urbino allora giovinetto, il quale era stato suo compagno e condiscepolo appresso al detto Pietro; la maniera del quale aveva benissimo appresa il detto Raffaello; e di questi cartoni se ne vede ancor oggi uno in Siena et alcuni schizzi ne sono di man di Raffaello nel nostro libro. Le storie dunque di questo lavoro, nel quale fu aiutato Pinturicchio da molti garzoni e lavoranti, tutti della scola di Pietro, furono divise in dieci quadri. Nel primo è dipinto quando detto papa Pio Secondo nacque, di Silvio Piccolomini e di Vittoria, e fu chiamato Enea, l'anno 1405 in Valdorcia, nel castello di Corsignano, che oggi si chiama Pienza dal nome suo, per essere stata poi da lui edificata e fatta città. Et in questo quadro sono ritratti di naturale il detto Silvio e Vettoria. Nel medesimo è quando con Domenico cardinale di Capranica passa l'Alpe piena di ghiacci e di neve, per andare al concilio in Basilea. Nel secondo è quando il Concilio manda esso Enea in molte legazioni, cioè in Argentina tre volte, a Trento, a Gostanza, a Francscordia et in Savoia. Nella terza è quando il medesimo Enea è mandato oratore, da Felice Antipapa, a Federigo Terzo imperatore, appresso al quale fu di tanto merito la destrezza dell'ingegno, l'eloquenza e la grazia d'Enea, che da esso Federigo fu coronato, come poeta, di lauro, fatto protonotario, ricevuto fra gl'amici suoi e fatto primo Segretario. Nel quarto è quando fu mandato da esso Federigo ad Eugenio Quarto, dal quale fu fatto vescovo di Trieste, e poi arcivescovo di Siena sua patria. Nella quinta storia è quando il medesimo imperatore, volendo venire in Italia a pigliare la corona dell'imperio, manda Enea a Telamone, porto de' Sanesi, a rincontrare Leonora sua moglie che veniva di Portogallo. Nella sesta va Enea, mandato dal detto imperatore a Calisto Quarto, per indurlo a far guerra ai Turchi, et in questa parte si vede che il detto pontefice, essendo travagliata Siena dal conte di Pittigliano e da altri, per colpa del re Alfonso di Napoli, lo manda a trattare la pace. La quale ottenuta si disegna la guerra contra gl'Orientali; et egli tornato a Roma, è dal detto Pontefice fatto cardinale. Nella settima, morto Calisto, si vede Enea esser creato sommo pontefice e chiamato Pio Secondo. Nell'ottava va il Papa a Mantoa al concilio per la spedizione contra i Turchi, dove Lodovico marchese lo riceve con apparato splendidissimo e magnificenza incredibile. Nella nona il medesimo mette nel catalogo de' Santi, e, come si dice, canonezza Caterina sanese monaca e Santa donna dell'Ordine de' frati predicatori. Nella decima et ultima, preparando papa Pio un'armata grossissima, con l'aiuto e favore di tutti i principi cristiani, contra i Turchi, si muore in Ancona; et un romito dell'eremo di Camaldoli, santo uomo, vede l'anima d'esso Pontefice in quel punto stesso che muore, come anco si legge, essere d'Angeli portata in cielo. Dopo si vede, nella medesima storia, il corpo del medesimo essere da Ancona portato a Roma, con orrevole compagnia d'infiniti signori e prelati, che piangono la morte di tanto uomo e di sì raro e santo Pontefice. La quale opera è tutta piena di ritratti di naturale, che di tutti sarebbe longa storia i nomi raccontare, ed è tutta colorita di fini e vivacissimi colori, e fatta con varii ornamenti d'oro e molto ben considerati spartimenti nel cielo. E sotto ciascuna storia è uno epitaffio latino che narra quello che in essa si contenga. In questa libreria fu condotto dal detto Francesco Piccolomini cardinale e suo nipote, e messe in mezzo della stanza, le tre Grazie che vi sono di marmo, antiche e bellissime; le quali furono in que' tempi le prime anticaglie che fussono tenute in pregio. Non essendo anco a fatica finita questa libreria, nella quale sono tutti i libri che lasciò il detto Pio II, fu creato papa il detto Francesco cardinale, nipote del detto pontefice Pio Secondo, che per memoria del zio volle esser chiamato Pio III. Il medesimo Pinturicchio dipinse in una grandissima storia, sopra la porta della detta libreria che risponde in Duomo, grande dico quanto tiene tutta la facciata, la coronazione di detto papa Pio Terzo, con molti ritratti di naturale, e sotto vi si leggono queste parole:
Pius III senensis Pii Secundi nepos M.DIII. septembris XXI.
apertis electus suffragiis; octavo octobris coronatus est.
Avendo il Pinturicchio lavorato in Roma al tempo di Papa Sisto, quando stava con Pietro Perugino, aveva fatto servitù con Domenico della Rovere cardinale di S. Clemente, onde avendo il detto cardinale fatto in Borgo Vecchio un molto bel palazzo, volle che tutto lo dipignesse esso Pinturicchio e che facesse nella facciata l'arme di papa Sisto, tenuta da due putti. Fece il medesimo nel palazzo di S. Apostolo alcune cose per Sciarra Colonna. E non molto dopo, cioè l'anno 1484, Innocenzio Ottavo genovese gli fece dipignere alcune sale e loggie nel palazzo di Belvedere, dove fra l'altre cose, sì come volle esso Papa, dipinse una loggia tutta di paesi, e vi ritrasse Roma, Milano, Genova, Fiorenza, Vinezia e Napoli alla maniera de' Fiamminghi, che, come cosa insino allora non più usata, piacquero assai. E nel medesimo luogo dipinse una Nostra Donna a fresco all'entrata della porta principale. In S. Piero alla cappella dove è la lancia che passò il costato a Gesù Cristo, dipinse in una tavola a tempera, per il detto Innocenzio Ottavo, la Nostra Donna maggior che il vivo; e nella chiesa di S. Maria del Popolo dipinse due cappelle, una per il detto Domenico della Rovere cardinale di S. Clemente, nella quale fu poi sepolto, e l'altra a Innocenzio Cibo cardinale, nella quale anch'egli fu poi sotterrato, et in ciascuna di dette cappelle ritrasse i detti cardinali che le fecero fare. E nel palazzo del papa dipinse alcune stanze, che rispondono sopra il cortile di S. Piero, alle quali sono state pochi anni sono, da Papa Pio Quarto, rinnovati i palchi e le pitture. Nel medesimo palazzo gli fece dipignere Alessandro Sesto tutte le stanze dove abitava, e tutta la Torre Borgia, nella quale fece istorie dell'arti liberali in una stanza, e lavorò tutte le volte di stucchi e d'oro; ma perché non avevano il modo di fare gli stucchi in quella maniera che si fanno oggi, sono i detti ornamenti per la maggior parte guasti. In detto palazzo ritrasse, sopra la porta d'una camera, la signora Giulia Farnese nel volto d'una Nostra Donna; e nel medesimo quadro la testa di esso papa Alessandro che l'adora. Usò molto Bernardino di fare alle sue pitture ornamenti di rilievo messi d'oro, per sodisfare alle persone che poco di quell'arte intendevano, acciò avessono maggior lustro e veduta, il che è cosa goffissima nella pittura. Avendo dunque fatto in dette stanze una storia di S. Caterina, figurò gl'archi di Roma di rilievo, e le figure dipinte di modo che essendo inanzi le figure e dietro i casamenti, vengono più inanzi le cose che diminuiscono, che quelle che secondo l'occhio crescono: eresia grandissima nella nostra arte. In Castello Sant'Angelo dipinse infinite stanze a grottesche, ma nel torrione da basso nel giardino, fece istorie di papa Alessandro, e vi ritrasse Isabella regina catolica, Niccolò Orsino conte di Pitigliano, Gianiacomo Triulzi con molti altri parenti et amici di detto Papa, et in particolare Cesare Borgia, il fratello e le sorelle, e molti virtuosi di que' tempi. A Monte Oliveto di Napoli, alla cappella di Paulo Tolosa, è di mano del Pinturicchio una tavola d'una Assunta. Fece costui infinite altre opere per tutta Italia, che per non essere molto eccellenti, ma di pratica, le porrò in silenzio.