Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Usava dire il Pinturicchio che il maggior rilievo che possa dare un pittore alle figure, era l'avere da sé, senza saperne grado a principi o ad altri. Lavorò anco in Perugia ma poche cose. In Araceli dipinse la cappella di S. Bernardino; et in S. Maria del Popolo, dove abbiam detto che fece le due cappelle, fece nella volta della cappella maggiore i quattro Dottori della Chiesa. Essendo poi all'età di 59 anni pervenuto, gli fu dato a fare in S. Francesco di Siena, in una tavola, una Natività di Nostra Donna, alla qual avendo messo mano, gli consegnarono i frati una camera per suo abitare, e gliela diedero, sì come volle, vacua e spedita del tutto, salvo che d'un cassonaccio grande et antico, e perché pareva loro troppo sconcio a tramutarlo. Ma Pinturicchio, come strano e fantastico uomo che egli era, ne fece tanto rumore e tante volte, che i frati finalmente si misero per disperati a levarlo via. E fu tanta la loro ventura, che nel cavarlo fuori si ruppe un'asse nella quale erano cinquecento ducati d'oro di camera. Della qual cosa prese Pinturicchio tanto dispiacere e tanto ebbe a male il bene di que' poveri frati, che più non si potrebbe pensare e se n'accorò di maniera, non mai pensando ad altro, che di quello si morì.
Furono le sue pitture circa l'anno 1513. Fu suo compagno et amico, se bene era più vecchio di lui, Benedetto Buonfiglio pittore perugino il quale molte cose lavorò in Roma nel palazzo del papa con altri maestri. Et in Perugia sua patria fece nella cappella della Signoria istorie della vita di S. Ercolano vescovo e protettore di quella città, e nella medesima alcuni miracoli fatti da S. Lodovico. In S. Domenico dipinse in una tavola a tempera la storia de' Magi, et in un'altra molti Santi. Nella chiesa di S. Bernardino dipinse un Cristo in aria con esso S. Bernardino et un popolo da basso. Insomma fu costui assai stimato nella sua patria, inanzi che venisse in cognizione Pietro Perugino.
Fu similmente amico di Pinturicchio, e lavorò assai cose con esso lui, Gerino Pistolese, che fu tenuto diligente coloritore et assai imitatore della maniera di Pietro Perugino, con il quale lavorò in sin presso alla morte. Costui fece in Pistoia sua patria poche cose. Al borgo S. Sepolcro fece in una tavola a olio nella Compagnia del buon Gesù una Circoncisione che è ragionevole; nella pieve del medesimo luogo dipinse una cappella in fresco, et in sul Tevere, per la strada che va ad Anghiari, fece un'altra cappella pur a fresco per la comunità. Et in quel medesimo luogo in S. Lorenzo, Badia de' monaci di Camaldoli, fece un'altra cappella. Mediante le quali opere fece così lunga stanza al Borgo, che quasi se l'elesse per patria. Fu costui persona meschina nelle cose dell'arte, durava grandissima fatica nel lavorare, e penava tanto a condurre un'opera che era uno stento.
Fu ne' medesimi tempi eccellente pittore nella città di Fuligno, Niccolò Alunno, perché non si costumando molto di colorire ad olio inanzi a Pietro Perugino, molti furono tenuti valenti uomini, che poi non riuscirono. Niccolò dunque sodisfece assai nell'opere sue, per che se bene non lavorò se non a tempera, perché faceva alle sue figure teste ritratte dal naturale e che parevano vive, piacque assai la sua maniera. In S. Agostino di Fuligno è di sua mano in una tavola una Natività di Cristo et una predella di figure piccole. In Ascesi fece un gonfalone, che si porta a processione, nel Duomo la tavola dell'altar maggiore et in S. Francesco un'altra tavola. Ma la miglior pittura che mai lavorasse Niccolò fu una cappella nel Duomo, dove fra l'altre cose vi è una Pietà e due Angeli, che tenendo due torcie piangono tanto vivamente, che io giudico che ogni altro pittore, quanto si voglia eccellente, arebbe potuto far poco meglio. A S. Maria degl'Angeli in detto luogo dipinse la facciata e molte altre opere, delle quali non accade far menzione, bastando aver tocche le migliori.
E questo sia il fine della vita di Pinturicchio, il quale fra l'altre cose sodisfece assai a molti principi e signori, perché dava presto l'opere finite, sì come disiderano, se bene per avventura manco buone che chi le fa adagio e consideratamente.
VITA DI FRANCESCO FRANCIA BOLOGNESE OREFICE E PITTORE
Francesco Francia, il quale nacque in Bologna l'anno 1450 di persone artigiane ma assai costumate e da bene, fu posto nella sua prima fanciullezza all'orefice; nel quale esercizio adoperandosi con ingegno e spirito, si fece crescendo di persona e d'aspetto tanto ben proporzionato, e nella conversazione e nel parlare tanto dolce e piacevole, che ebbe forza di tenere allegro e senza pensieri col suo ragionamento qualunche fusse più malinconico, per lo che fu non solamente amato da tutti coloro che di lui ebbono cognizione, ma ora da molti principi italiani et altri signori. Attendendo dunque, mentre stava all'orefice, al disegno, in quello tanto si compiacque che svegliando l'ingegno a maggior cose, fece in quello grandissimo profitto, come per molte cose lavorate d'argento in Bologna sua patria si può vedere, e particolarmente in alcuni lavori di niello eccellentissimi. Nella qual maniera di fare mise molte volte nello spazio di due dita d'altezza e poco più lungo venti figurine proporzionatissime e belle. Lavorò di smalto ancora molte cose d'argento, che andarono male nella rovina e cacciata de' Bentivogli. E per dirlo in una parola lavorò egli qualunche cosa può far quell'arte, meglio che altri facesse già mai. Ma quello di che egli si dilettò sopra modo et in che fu eccellente, fu il fare conii per medaglie, nel che fu ne' tempi suoi singularissimo, come si può vedere in alcune che ne fece, dove è naturalissima la testa di papa Giulio Secondo che stettono a paragone di quelle di Caradosso. Oltra che fece le medaglie del signor Giovanni Bentivogli che par vivo, e d'infiniti principi, i quali nel passaggio di Bologna si fermavano, et egli faceva le medaglie ritratte in cera, e poi finite le madri de' conii, le mandava loro; di che, oltra la immortalità della fama, trasse ancora presenti grandissimi. Tenne continuamente mentre che e' visse la Zecca di Bologna; e fece le stampe di tutti i conii per quella, nel tempo che i Bentivogli reggevano; e poiché se n'andarono, ancora mentre che visse papa Iulio, come ne rendono chiarezza le monete che il papa gittò nella entrata sua, dove era da una banda la sua testa naturale, e da l'altra queste lettere: Bononia per Iulium a tyranno liberata. E fu talmente tenuto eccellente in questo mestiero, che durò a far le stampe delle monete fino al tempo di Papa Leone; e tanto sono in pregio le impronte de' conii suoi, che chi ne ha le stima tanto per danari non se ne può avere. Avenne che il Francia, desideroso di maggior gloria, avendo conosciuto Andrea Mantegna e molti altri pittori che avevano cavato da la loro arte e facultà et onori, deliberò provare se la pittura gli riuscisse nel colorito, avendo egli sì fatto disegno che e' poteva comparire largamente con quegli. Onde, dato ordine a farne pruova, fece alcuni ritratti et altre cose piccole, tenendo in casa molti mesi persone del mestiero, che gl'insegnassino i modi e l'ordine del colorire, di maniera che egli, che aveva giudizio molto buono, vi fé la pratica prestamente; e la prima opera che egli facesse fu una tavola non molto grande a Messer Bartolomeo Felisini che la pose nella Misericordia, chiesa fuor di Bologna, nella qual tavola è una Nostra Donna a seder sopra una sedia con molte altre figure e con il detto Messer Bartolomeo ritratto di naturale, et è lavorata a olio, con grandissima diligenza. La qual opera da lui fatta l'anno 1490, piacque talmente in Bologna che Messer Giovanni Bentivoglio desideroso di onorar con l'opere di questo nuovo pittore la cappella sua, in S. Iacopo di quella città, gli fece fare, in una tavola, una Nostra Donna in aria e due figure per lato, con due Angioli da basso che suonano. La qual opera fu tanto ben condotta dal Francia, che meritò da Messer Giovanni oltra le lode, un presente onoratissimo. Laonde, incitato da questa opera monsignore de' Bentivogli gli fece fare una tavola per l'altar maggior della Misericordia, che fu molto lodata, dentrovi la Natività di Cristo dove oltre al disegno non è, se non bella, l'invenzione, et il colorito non sono se non lodevoli. Et in questa opera fece monsignore ritratto di naturale molto simile per quanto dice chi lo conobbe, et in quello abito stesso che egli, vestito da pellegrino, tornò in Ierusalemme. Fece similmente in una tavola, nella chiesa della Nunziata fuor della porta di S. Mammolo, quando la Nostra Donna è annunziata dall'Angelo, insieme con due figure per lato, tenuta cosa molto ben lavorata.