Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Avendo dunque Cosimo de' Medici avuto di Roma molte anticaglie, aveva dentro alla porta del suo giardino, o vero cortile, che riesce nella via de' Ginori fatto porre un bellissimo Marsia di marmo bianco, impiccato a un tronco per dovere essere scorticato; perché volendo Lorenzo suo nipote, al quale era venuto alle mani un torso con la testa d'un altro Marsia antichissimo e molto più bello che l'altro e di pietra rossa, accompagnarlo col primo, non poteva ciò fare essendo imperfettissimo; onde datolo a finire et acconciare ad Andrea, egli fece le gambe, le cosce e le braccia che mancavano a questa figura, di pezzi di marmo rosso, tanto bene che Lorenzo ne rimase soddisfattissimo e la fece porre dirimpetto all'altra, dall'altra banda della porta. Il quale torso antico, fatto per un Marsia scorticato, fu con tanta avvertezza e giudizio lavorato, che alcune vene bianche e sottili, che erano nella pietra rossa, vennero intagliate dall'artefice in luogo a punto che paiono alcuni piccoli nerbicini, che nelle figure naturali quando sono scorticate, si veggiono: il che doveva far parere quell'opera, quando aveva il suo primiero pulimento, cosa vivissima.
Volendo in tanto i Viniziani onorare la molta virtù di Bartolomeo da Bergamo, mediante il quale avevano avuto molte vittorie, per dare animo agli altri, udita la fama d'Andrea, lo condussero a Vinezia, dove gli fu dato ordine che facesse di bronzo la statua a cavallo di quel capitano, per porla in sulla piazza di S. Giovanni e Polo. Andrea dunque, fatto il modello del cavallo, aveva cominciato ad armarlo per gettarlo di bronzo, quando, mediante il favore d'alcuni gentiluomini, fu deliberato che Vellano da Padova facesse la figura, et Andrea il cavallo. La qual cosa avendo intesa Andrea, spezzato che ebbe al suo modello le gambe e la testa, tutto sdegnato se ne tornò senza far motto a Firenze. Ciò udendo, la Signoria gli fece intendere che non fusse mai più ardito di tornare in Vinezia, perché gli sarebbe tagliata la testa, alla qual cosa scrivendo rispose che se ne guarderebbe, perché spiccate che le avevano, non era in loro facultà rappiccare le teste agl'uomini, né una simile alla sua già mai, come arebbe saputo lui fare di quella che gli avea spiccata al suo cavallo, e più bella. Dopo la qual risposta che non dispiacque a que' Signori, fu fatto ritornare con doppia provisione a Vinezia, dove racconcio che ebbe il primo modello, lo gettò di bronzo ma non lo finì già del tutto, perché esendo riscaldato e raffreddato nel gettarlo, si morì in pochi giorni in quella città, lasciando imperfetta non solamente quell'opera, ancor che poco mancasse al rinettarla, che fu messa nel luogo dove era destinata, ma un'altra ancora che faceva in Pistoia, cioè la sepoltura del cardinale Forteguerra, con le tre virtù teologiche et un Dio Padre sopra, la quale opera fu finita poi da Lorenzetto scultore fiorentino. Aveva Andrea quando morì anni 56. Dolse la sua morte infinitamente agl'amici et a' suoi discepoli, che non furono pochi; e massimamente a Nanni Grosso scultore e persona molto astratta nell'arte e nel vivere. Dicesi che costui non averebbe lavorato fuor di bottega, e particolarmente né a' monaci né a' frati, se non avesse avuto per ponte l'uscio della volta, o vero cantina, per potere andare a bere a sua posta e senza avere a chiedere licenza. Si racconta anco di lui che essendo una volta tornato sano e guarito di non so che sua infirmità da S. Maria Nuova rispondeva agl'amici quando era visitato e dimandato da loro come stava: "Io sto male". "Tu sei pur guarito", rispondevano essi; et egli soggiungeva: "E però sto io male, per ciò che io arei bisogno d'un poco di febre per potermi intrattenere qui nello spedale, agiato e servito". A costui, venendo a morte pur nello spedale, fu posto inanzi un Crocifisso di legno assai mal fatto e goffo; onde pregò che gli fusse levato dinanzi e portatogliene uno di man di Donato, affermando che se non lo levavano si morrebbe disperato, cotanto gli dispiacevano l'opere mal fatte della sua arte.
Fu discepolo del medesimo Andrea, Piero Perugino e Lionardo da Vinci, de' quali si parlerà al suo luogo, e Francesco di Simone fiorentino, che lavorò in Bologna nella chiesa di San Domenico una sepoltura di marmo, con molte figure piccole, che alla maniera paiono di mano d'Andrea; la qual fu fatta per Messer Alessandro Tartaglia imolese, dottore. Et un'altra in San Brancazio di Firenze, che risponde in sagrestia, et in una capella di chiesa, per Messer Pier Minerbetti, cavaliere. Fu suo allievo ancora Agnol di Polo, che di terra lavorò molto praticamente, et ha pieno la città di cose di sua mano, e se avesse voluto attender all'arte da senno, arebbe fatte cose bellissime. Ma più di tutti fu amato da lui Lorenzo di Credi, il quale ricondusse l'ossa di lui da Vinezia, e le ripose nella chiesa di S. Ambruogio nella sepoltura di Ser Michele di Cione, dove sopra la lapida sono intagliate queste parole:
Sep. Michaelis de Cionis et suorum;
et appresso:
Hic ossa iacent Andreae Verrochii, qui obiit Venetiis