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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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«No, ma potrebbe darsi. Non si saprà mai.»

«Ci penso io» rispose Mauberley, e uscì.

Kloofman si concesse un po’ di riposo. Poi si fece tirare fuori dal bagno nutritivo e condurre nel suo ufficio. Da sedici anni non risaliva in superficie. Il mondo esterno era diventato quasi irreale per lui; ma non vedeva alcun pericolo in questo, perché sapeva che quasi tutti dubitavano perfino della sua esistenza. Reciprocità! pensò. Ecco il segreto del vero governo. Kloofman viveva in un complesso di gallerie comunicanti che s’intersecavano sottoterra per centinaia e centinaia di miglia. Di tanto in tanto macchine fornite di lucenti mandibole aprivano nuove gallerie per centinaia e centinaia di chilometri, estendendo sempre più il suo dominio. Entro i prossimi dieci anni contava di far percorrere tutto il mondo da una rete ininterrotta di gallerie. Per la verità non sarebbe stato necessario, in quanto lui poteva governare con altrettanta efficienza stando in un’unica stanza, in qualunque punto della rete di gallerie. Ma anche Kloofman aveva i suoi capricci. A cosa serviva essere il capo supremo del mondo intero, si domandava, se poi non poteva indulgere ogni tanto a qualche capriccio?

Si avviò sulle ruote ben lubrificate verso la sala di comando principale e lasciò che i suoi assistenti gli inserissero i cavi di contatto. Gli seccava di dover dipendere dalle parole, nei suoi rapporti con il mondo esterno. Uno dei numerosi riadattamenti chirurgici sulla sua persona nel corso degli anni permetteva al suo sistema nervoso di penetrare direttamente nel flusso dei dati e di diventare una parte integrante della rete dei calcolatori. E in quelle occasioni lui andava in estasi.

Fece un cenno e i dati cominciarono a entrare nel suo cervello. Fatti: nascite e morti, statistiche di malattie; rapporti sui mezzi di trasporto, sulla politica, sulla criminalità. Kloofman assorbiva tutto con avidità. Lontano, sulla superficie della terra, miliardi di persone vivevano la loro vita quotidiana, e lui in un certo senso penetrava nella loro esistenza, mentre loro entravano nella sua. Naturalmente le sue percezioni erano limitate. Non poteva scoprire nei dati le fluttuazioni individuali, se non sotto forma di variazioni momentanee. Tuttavia poteva estrapolare i dati. In quel preciso momento, per esempio, sapeva che un uomo stava andando nel passato. Una vita era sottratta al presente. E la massa? Si manteneva allo stesso livello? I dati relativi alla massa planetaria non tenevano conto della possibilità di una sottrazione improvvisa e totale. Ottanta chilogrammi di carne strappati dall’oggi e gettati nell’ieri… Com’era possibile? Eppure, accadeva. C’erano le documentazioni a dimostrarlo. Migliaia di saltati passavano dal presente all’epoca dei loro antenati. Ma come? Come?

Peter Kloofman ricacciò questi pensieri dalla sua mente eccitata: erano irrilevanti. Ciò che contava, invece, era l’improvvisa, oscura possibilità che si potesse alterare il passato, che tutto quello che aveva gli fosse sottratto per effetto di un cambiamento casuale, contro cui non aveva mezzi di difesa. Questo pensiero lo riempì di orrore e lo spinse ad aumentare il flusso dei dati nel cervello, per soffocare l’angoscia. Una delizia ineffabile lo pervase.

Cesare, il mondo intero ti è mai sfilato attraverso il cervello?

Napoleone, sapresti immaginare cosa vuol dise essere collegato direttamente con i calcolatori?

Sardanapalo, esistevano gioie come questa, a Ninive?

Il corpo massiccio di Kloofman fu scosso da un brivido, mentre la rete dei capillari inseriti sotto la sua epidermide diventava incandescente. Kloofman cessò di essere Peter Kloofman, capo del mondo, unico essere umano di Prima Classe, despota benevolo, sublime pianificatore, erede dei secoli passati. Ora lui era l’umanità intera. Un flusso di potere cosmico lo invase tutto. Questo era il vero Nirvana. Questa l’Unione suprema! Questo l’attimo di totale rapimento.

In un momento simile, non era più possibile tormentarsi per la facilità con cui tutto questo avrebbe potuto essergli tolto.

7

Helaine Pomrath chiese: «Norm, chi è Lanoy?»

«Chi?»

«Lanoy. L-A-N-…»

«Dove l’hai sentito nominare?»

Lei gli mostrò la scheda, guardandolo fisso. Norm distolse lo sguardo, imbarazzato.

«L’ho trovato ieri sera nella tua tunica» riprese sua moglie. «Disoccupato? Parlane a Lanoy. Cosa significa? Chi è e che cosa può fare per te?»

«Uhm… credo che diriga un’agenzia di collocamento. Ma non sono sicuro. Qualcuno mi ha dato quella scheda, ieri sera, mentre uscivo dalla casa dei sogni» disse Pomrath, con crescente imbarazzo.

«Ma a che serve, se non c’è l’indirizzo?»

«Si vede che bisognerà chiedere, cercare… Non so. Sinceramente, me n’ero dimenticato. Da’ qui.»

Lei ubbidì, e Pomrath afferrò rapidamente la scheda e se la mise in tasca. Helaine s’insospettì per la fretta con cui aveva fatto sparire il foglio. Sebbene non sapesse affatto a cosa si riferiva, conosceva abbastanza suo marito per accorgersi che aveva l’aria imbarazzata di chi si sente colpevole.

Forse, vuole farmi una sorpresa, pensò. Forse è già andato da quel Lanoy e ha in vista un lavoro, ma aspetta a dirmelo la settimana prossima per il nostro anniversario. E io invece sono andata a seccarlo con le mie domande. Dovevo fare finta di niente.

Suo figlio Joseph, completamente nudo, scese dalla pedana del bagno molecolare. Sua sorella, anche lei nuda, ne prese il posto.

Helaine stava programmando la colazione. Joseph disse: «Oggi a scuola, faremo geografia.»

«Bello» disse distrattamente Helaine.

«Dov’è l’Africa?» chiese il bambino.

«Lontano. Al di là dell’Oceano.»

«Potrò andarci, quando sarò grande?» insisté il bambino.

Dalla doccia venne uno strillo. Marina si voltò e disse: «L’Africa è il posto dove vivono quelli di Seconda Classe, Jo-jo?»

«Forse» rispose il bambino, fulminandola cogli occhi. «Forse anche di Prima. Come fai a saperlo? Tu non sai niente!»

Marina gli fece una boccaccia e contemporaneamente si voltò per nascondere il suo corpo infantile agli occhi del fratello. Pomrath, che sedeva in un angolo, alzò gli occhi dal giornale e brontolò: «Piantatela, bambini. Jo-jo, vestiti. Marina, finisci la doccia.»

«Ho detto solo che andrò in Africa» mormorò Joseph.

«Non rispondere a tuo padre!» lo ammonì Helaine. «La colazione è pronta. Vestitevi.»

Sospirò. Aveva mal di testa. I bambini non facevano che litigare, Norm se ne stava seduto in un angolo come un ospite in attesa, schede misteriose comparivano nel bucato; quattro pareti senza finestre le si stringevano addosso… No, era troppo. Non capiva come riuscisse a sopportarlo. Mangiare, dormire, fare il bagno, fare all’amore, tutto in un’unica stanzetta. Migliaia di vicini sudici affondavano nello stesso pantano. Picnic una volta all’anno, via stat, in qualche posto lontano ancora allo stato naturale… Panem e circenses per rendere felice il popolo. Ma era doloroso vedere un albero e poi dover tornare in Appalachia. Era proprio un vero dolore, pensava Helaine in preda allo sconforto. Non era questo che si aspettava quando aveva sposato Norman Pomrath. Lui, allora era pieno di progetti.

I bambini mangiarono e poi uscirono per andare a scuola. Norm rimase seduto nell’angolo a sfogliare il giornale, tormentando le pagine con dita nervose. Di tanto in tanto, leggeva a voce alta qualche notizia. «Martedì prossimo Danton inaugurerà a Pacifica un nuovo ospedale completamente automatizzato: un unico enorme omeostatico, senza neppure un tecnico. Bello no? Abolendo gli impiegati, il governo riduce le spese. Eccone un’altra buona… Dal primo maggio, verrà diminuita del dieci per cento la razione di ossigeno negli ambienti commerciali. Dicono che lo fanno per poterne fornire di più alle abitazioni. Ma ti ricordi, Helaine, che anche in agosto hanno ridotto la razione? La riducono sempre. Quando si è arrivati al punto di razionare l’aria…»

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