Lo scarabeo nel formicaio
- Автор: Стругацкий Аркадий Натанович, Стругацкий Борис Натанович
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Editori Riuniti
- Переводчик: Claudia Scandura
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Lo scarabeo nel formicaio». Краткое содержание книги:
Quest’ultimo punto sembrò un po’ oscuro al turista Kammerer che viaggiava in calzoncini, e il dottor Goannek non si fece pregare per dargli adeguate spiegazioni. Allo strano giovane non serviva proprio il dottor Goannek personalmente. Aveva solo bisogno di un dottore, e al più presto possibile, perché soffriva di esaurimento nervoso, e di un esaurimento talmente forte da essere immediatamente riconoscibile per un medico esperto come il dottor Goannek. Il quale dottore ritenne indispensabile procedere a un esame medico accurato che, per fortuna, non aveva rilevato nessuna patologia. E straordinario quale effetto benefico ebbe sul giovane questa diagnosi positiva. Rifiorì letteralmente davanti agli occhi del dottore e già dopo due-tre ore riceveva ospiti, come se nulla fosse avvenuto.
No-no, gli ospiti arrivarono nel modo più comune, con un normale bioplano, per la verità non gli ospiti, ma l’ospite. E faceva proprio bene: per un giovanotto non c’è psicoterapia migliore di una giovane e bella donna. Nella ricca esperienza del dottor Goannek c’erano stati abbastanza spesso casi analoghi. Ecco, per esempio… il dottor Goannek citò l’esempio numero uno. Oppure… il dottor Goannek citò l’esempio numero due. Allo stesso modo, anche per le giovani donne la migliore psicoterapia è… E il dottor Goannek citò gli esempi numero tre, quattro e cinque.
Per non esser da meno il turista Kammerer si affrettò a rispondere con un esempio tratto dalla sua esperienza personale quando, nella sua qualità di Progressore, si era trovato una volta sull’orlo dell’esaurimento nervoso, ma questo esempio pietoso e poco felice fu respinto dal dottor Goannek con indignazione. Con i Progressori, a quanto pare, le cose stavano in tutt’altro modo, molto più complesso ma, in un certo senso, molto più semplice. In ogni caso, il dottor Goannek non si sarebbe mai permesso di adottare un qualsiasi metodo psicoterapeutico senza aver consultato uno specialista, se io strano giovane fosse stato un Progressore…
Ma, ovviamente, lo strano giovane non era un Progressore. Fra parentesi, non sarebbe potuto diventare Progressore: non aveva il tipo di organizzazione nervosa adatta. No, non era un Progressore, ma un artista, un pittore che aveva subìto un grosso insuccesso creativo. E non era il primo e nemmeno il decimo caso nell’ampia casistica del dottor Goannek. Si ricordava… E il dottor Goannek cominciò ad enumerare un caso più bello dell’altro, ovviamente sostituendo i nomi originali con tutti i possibili X, Beta ed addirittura Alfa…
Il turista Kammerer, ex Progressore e uomo di natura piuttosto rozza, interruppe alquanto scortesemente questo istruttivo racconto, dichiarando che lui personalmente non sarebbe stato d’accordo a vivere nello stesso posto di un artista matto. Era un’osservazione avventata, e il turista Kammerer venne rimesso subito al suo posto. Innanzi tutto, fu analizzata la parola “matto”, fu esaminata fin nei minimi particolari e fu rilevato che si trattava di un termine scorretto in senso medico e per di più approssimativo. E solo dopo il dottor Goannek, con tono insolitamente sarcastico, comunicò che il summenzionato artista “matto”, presentendo, evidentemente, l’arrivo del Progressore Kammerer e tutti i problemi legati a questo arrivo, si era anche lui rifiutato di convivere nello stesso posto, e la mattina presto se ne era andato coi primo bioplano che era capitato. Inoltre, aveva avuto tanta fretta di non incontrare il turista Kammerer che non aveva fatto neppure in tempo a salutare il dottor Goannek.
L’ex Progressore Kammerer non mostrò però alcun segno di astio, accettò per buono quello che gli si diceva ed espresse la sua piena soddisfazione per la circostanza che il luogo era adesso privo di artisti dai nervi esauriti e che perciò ora poteva senza problemi scegliersi il posto più adatto per il soggiorno.
— Dov’è che abitava questo nevrastenico? — chiese, e subito si affrettò a spiegare: — Lo chiedo, per non andare là pure io.
La conversazione ormai avveniva sul terrazzino con la balaustra. Il dottore, un po’ scioccato, indicò in silenzio un pittoresco cottage con un grande numero sei blu, leggermente discosto dalle altre costruzioni, proprio vicino alla scarpata.
— Magnifico, — annunciò il turista Kammerer. — Allora, non andremo là. Invece andiamo tutti e due da questa parte… Mi piace perché il sorbo selvatico per di qua è più folto…
Era chiarissimo fin dall’inizio che il cordiale dottor Goannek aveva intenzione di proporre e, in caso di rifiuto, anche di imporre la sua persona in qualità di accompagnatore e guida dei «Pioppi». Il turista ed ex Progressore Kammerer si era però rivelato una persona poco cortese e grossolana.
— Certo, — rispose freddamente. — Le consiglio di andare per questo sentiero. Da li si arriva al cottage numero dodici…
— Come? E lei?
— Mi scusi, ma di solito dopo il tè ho l’abitudine di fare un riposino sull’amaca…
Indubbiamente sarebbe bastato un unico sguardo avvilito perché il dottor Goannek si ammorbidisse subito e cambiasse le sue abitudini in nome delle leggi dell’ospitalità. Perciò il grossolano e coriaceo Kammerer si affrettò a dare l’ultima pennellata.
— Maledetti anni, — esclamò pieno di comprensione. Era il tocco finale.
Ribollendo di muta indignazione, il dottor Goannek si diresse verso la sua amaca, e io mi tuffai in mezzo ai cespugli di sorbo, aggirai il padiglione medico e, tagliando obliquamente il pendio, mi diressi al cottage del nevrastenico.
2 giugno dell’anno 78. Nell’isba numero sei
Era abbastanza chiaro che, con ogni probabilità, «I Pioppi» non avrebbero più rivisto Lev Abalkin e che, nella sua temporanea residenza, non avrei trovato niente di utile. Ma due cose non mi erano del tutto chiare. Come aveva fatto Lev Abalkin a finire proprio ai «Pioppi», e perché? Dal suo punto di vista, se si stava nascondendo sarebbe stato molto più logico e meno pericoloso rivolgersi ad un medico in una grande città. Per esempio, a Mosca, che distava dieci minuti di volo, oppure a Valdai, che distava appena due minuti di volo. Probabilmente era finito lì per puro caso: o non aveva fatto caso alla previsione della tempesta di neutrini, oppure per lui un posto valeva l’altro. Aveva bisogno di un medico, con urgenza, a ogni costo. Perché?
E un’altra cosa era strana. Possibile che un medico centenario e dalla lunga esperienza si fosse sbagliato al punto di giudicare un esperto Progressore come non adatto a questa professione? È difficile. Tanto più che la questione dell’orientamento professionale di Abalkin non è la prima volta che me la trovo davanti… Sembra una cosa senza precedenti. Una cosa è inviare alla scuola dei Progressori una persona nonostante le sue inclinazioni professionali, tutt’altra è far diventare Progressore una persona che non ha il sistema nervoso adatto. In un caso del genere bisognerebbe allontanarlo dal lavoro, e non temporaneamente, ma per sempre, perché puzza non di inutile spreco dell’energia umana, ma di morte… A proposito, Tristan è già morto… E pensai che, trovato Lev Abalkin, dopo avrei dovuto assolutamente trovare le persone per colpa delle quali è successo questo pasticcio.
Come mi aspettavo, la porta del temporaneo rifugio di Lev Abalkin non era chiusa. Il piccolo ingresso era vuoto, su un basso tavolino tondo, sotto la lampada a gas, troneggiava un giocattolo: un orsetto panda che chinava con solennità la testa, facendo lampeggiare gli occhietti color rubino.
Diedi un’occhiata a destra, nella camera da letto. Evidentemente, qui da almeno due o tre anni non entrava nessuno; persino l’impianto automatico di illuminazione non era stato messo in funzione, e sopra il letto rifatto pendevano, scure nell’angolo, le ragnatele intessute da ragni ormai stecchiti.