Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Ora ti riceverà» affermò Elza in tono brusco.
Cadsuane quasi digrignò i denti. Alivia avrebbe dovuto attendere. Come Algarin.
Il ragazzo era in piedi quando Cadsuane entrò, alto e largo di spalle quasi quanto Lan, nella sua giubba nera lavorata con oro sulle maniche e sull’alto colletto. Per i gusti di Cadsuane, era simile alla giubba di un Asha’man con l’aggiunta di un po’ di ricamo, ma lei non disse nulla. Lui le rivolse un cortese inchino, facendole strada verso una sedia con un cuscino guarnito di nappe di fronte al caminetto e chiedendole se gradisse del vino. Quello nella caraffa poggiata su un tavolino con due coppe si era raffreddato, ma poteva farne portare altro. Lei aveva lavorato sodo per indurlo a usare modi cortesi; poteva indossare qualunque giubba volesse. C’erano questioni più importanti su cui doveva essere guidato. O pungolato, o strattonato, a seconda delle esigenze. Cadsuane non avrebbe perso tempo a parlare del suo abbigliamento.
Inclinando educatamente la testa, bevve il vino. Una coppa di vino offriva molte opportunità – bere un sorso quando ti serviva un momento per pensare; guardarci dentro quando desideravi nascondere i tuoi occhi – tuttavia questo giovane uomo doveva essere controllato in ogni momento. Il suo volto lasciava trasparire poco, quasi come quello di una Sorella. Con quei capelli rosso scuro e quegli occhi azzurro-grigi avrebbe potuto passare per un Aiel, ma pochi Aiel avevano occhi tanto freddi. Facevano sembrare caldo il cielo mattutino che lei aveva osservato poco prima. Più freddi di quanto erano stati prima di Shadar Logoth. Anche più duri, purtroppo. Parevano anche stanchi.
«Algarin aveva un fratello in grado di incanalare» disse, voltandosi verso una sedia di fronte. A metà movimento, barcollò. Si aggrappò a un bracciolo con una risata soffocata, fingendo di essere inciampato nei suoi stessi stivali, ma non era accaduto nulla del genere. E non aveva afferrato saidin – lei lo aveva visto barcollare, nel tentativo – oppure i suoi ornamenti l’avrebbero avvertita. Corele aveva detto che gli serviva solo un altro po’ di sonno per riprendersi da Shadar Logoth. Per la Luce, aveva bisogno di tenere il ragazzo in vita, o sarebbe stato tutto inutile!
«Lo so» replicò lei. E dal momento che sembrava che Algarin potesse avergli detto tutto, aggiunse: «Fui io a catturare Emarin e a portarlo a Tar Valon.» Era strano che Algarin potesse essere grato per una cosa del genere, agli occhi di qualcuno, ma il suo fratello più giovane era sopravvissuto per più di dieci anni dopo essere stato domato, dopo che lei lo aveva aiutato a riconciliarsi con l’accaduto. I fratelli erano stati molto vicini.
Le sopracciglia del ragazzo si contrassero mentre si sistemava nella sedia. Non l’aveva saputo. «Algarin vuole essere messo alla prova» disse.
Lei incontrò il suo sguardo, impassibile e serena, e trattenne la lingua. I figli di Algarin, quelli ancora in vita, erano sposati. Forse era pronto ad affidare questo appezzamento di terra ai suoi discendenti. In ogni caso, un uomo in grado di incanalare in più o in meno a questo punto faceva poca differenza. A meno che non fosse il ragazzo che ora la stava fissando.
Dopo un istante, il mento del ragazzo si mosse, la traccia di un cenno d’assenso. Stava forse mettendo lei alla prova? «Non temere che io non ti dica quando ti stai comportando da sciocco, ragazzo.» A molte persone bastava incontrarla una volta per ricordarsi che lei aveva una lingua affilata. A questo giovane uomo bisognava rammentarlo, ogni tanto. Lui grugnì. Poteva essere stata una risata. Poteva essere stata mesta. Cadsuane ricordò a sé stessa che era stato lui a volere che gli insegnasse qualcosa, anche se non pareva sapere cosa. Non aveva importanza. Lei aveva un elenco da cui scegliere, e aveva solo cominciato.
Il volto del ragazzo poteva essere stato intagliato nella pietra, per quanta espressività mostrava, ma lui balzò di nuovo in piedi e iniziò a camminare avanti e indietro fra il caminetto e la porta. I suoi pugni erano serrati dietro la schiena. «Ho parlato con Alivia dei Seanchan» disse. «Chiamano la loro armata l’Esercito Sempre Vittorioso per un motivo. Non ha mai perso una guerra. Battaglie sì, ma una guerra mai. Quando perdono una battaglia, si fermano ad analizzare cos’hanno sbagliato, o cosa ha fatto di giusto il nemico. Poi cambiano quello che occorre per poter vincere.»
«Un modo saggio» asserì lei quando il flusso di parole si interruppe. Era chiaro che lui si aspettava qualche commento. «Conosco uomini che fanno lo stesso. Davram Bashere, per dirne uno. Gareth Bryne, Rodel Ituralde, Agelmar Jagad. Perfino Pedron Niall, quando era vivo. Tutti reputati grandi capitani.»
«Sì» replicò lui, ancora camminando su e giù. Non la guardava, forse non la vedeva, ma stava sentendo. C’era da sperare che ascoltasse anche. «Cinque uomini, tutti grandi capitani. Tutti i Seanchan lo fanno. E per loro è così da mille anni. Cambiano quello che occorre, ma non desistono.»
«Stai considerando la possibilità che non possano essere sconfitti?» chiese lei in tono calmo. La calma era l’atteggiamento migliore finché non conoscevi i fatti, e di solito anche dopo.
Il ragazzo le girò attorno, il collo rigido e gli occhi di ghiaccio.
«Posso sconfiggerli alla fine» disse, sforzandosi di mantenere un tono civile. Questa almeno era una buona cosa. Meno spesso Cadsuane doveva dimostrargli che poteva e voleva punire trasgressioni alle sue regole, meglio sarebbe stato. «Ma...» Si interruppe con un grugnito quando i suoni di una discussione in corridoio giunsero attraverso la porta.
Un attimo più tardi l’uscio si spalancò ed Elza entrò indietreggiando nella stanza, ancora discutendo ad alta voce e cercando di trattenere altre due Sorelle con le braccia distese. Erian, il suo volto pallido accalorato, stava spingendo a forza l’altra Verde davanti a lei. Sarene – una donna così bella da far sembrare Erian quasi ordinaria – aveva un’espressione più controllata, come ci si poteva aspettare da una Bianca, ma stava scuotendo la testa dall’esasperazione e tanto forte da far schioccare le perle colorate nelle sue treccine. Sarene era una persona dotata di un certo temperamento, anche se di norma lo teneva sotto controllo.
«Bartol e Rashan stanno venendo» annunciò a gran voce Erian, l’agitazione che accentuava l’inflessione di fllian nelle sue parole. Quelli erano i suoi due Custodi, che aveva lasciato a Cairhien. «Non li ho mandati a chiamare, ma qualcuno ha Viaggiato con loro. Un’ora fa all’improvviso li ho sentiti vicini, e proprio adesso ancora più vicini. Stanno arrivando verso di noi ora.»
«Anche il mio Vitalien si sta avvicinando» disse Sarene. «Sarà qui entro poche ore, ritengo.»
Elza lasciò ricadere le braccia anche se, a giudicare dalla schiena ancora rigida, continuava a scrutare le due Sorelle. «Anche il mio Fearil sarà qui a breve» borbottò. Era il suo unico Custode; si diceva che fossero sposati, e le Verdi maritate di rado prendevano un altro Custode. Cadsuane si domandò se doveva parlare, nel caso le altre non l’avessero fatto.
«Non mi aspettavo che accadesse così presto» disse in tono sommesso il ragazzo. Sommesso, ma c’era acciaio nella sua voce. «Ma non mi sarei dovuto aspettare che gli eventi attendessero me, non è così, Cadsuane?»
«Gli eventi non attendono nessuno» rispose, alzandosi in piedi. Erian trasalì come se l’avesse appena notata, anche se Cadsuane era certa che il proprio volto era liscio quanto quello del ragazzo. E forse altrettanto impassibile, se era per quello. Cosa avesse indotto questi Custodi a venire da Cairhien e chi avesse Viaggiato con loro potevano essere già problemi sufficienti per cominciare, ma pensava di aver ottenuto un’altra risposta dal ragazzo, e avrebbe dovuto meditare molto attentamente su come consigliarlo al riguardo. A volte, le risposte erano più spinose delle domande.
24
Una tempesta in aumento
La luce di metà pomeriggio si sarebbe dovuta riversare attraverso le finestre della camera da letto di Rand, ma fuori stava cadendo una pioggia battente, e tutte le lampade erano accese per tenere a bada un’oscurità crepuscolare. Il tuono scuoteva i telai delle finestre e i vetri al loro interno. Era una tempesta feroce, che era scesa dal Muro del Drago più velocemente di un cavallo al galoppo e aveva portato con sé un freddo più intenso, quasi tale da consentire una nevicata. I goccioloni che scrosciavano sulla casa erano poltiglia semicongelata, e malgrado i ceppi ardenti nel focolare, un gelo aleggiava nella stanza. Disteso sul letto con gli stivali ai piedi, li teneva uno sopra l’altro sul copriletto e fissava il baldacchino cercando di mettere ordine fra i suoi pensieri. Poteva ignorare la tempesta all’esterno, ma Min accoccolata sotto il suo braccio era un’altra questione. Non cercava di distrarlo; semplicemente ci riusciva senza provarci. Cosa doveva fare con lei? E con Elayne, e con Aviendha. Quelle due erano solo vaghe presenze nella sua testa, così lontano da Caemlyn. Perlomeno supponeva che fossero ancora a Caemlyn. Le supposizioni erano pericolose quando si trattava di quelle due. Tutto quello che sapeva di loro al momento era una generica direzione e la consapevolezza che erano vive. Il corpo di Min era premuto forte contro il suo fianco, e il legarne la rendeva tanto vibrante nella sua testa quanto lo era fisicamente. Era troppo tardi per tenere al sicuro Min, per tenere al sicuro Elayne e Aviendha?