Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«A Shadar Logoth credevo di immaginarlo. Tre o quattro giorni fa ero quasi convinta di essere in errore. Ora sono certa di avere ragione. Se gli uomini guadagnano forza a sprazzi, non si può dire quanto crescerà.»
Non espresse la sua evidente preoccupazione, naturalmente: che potesse diventare più forte di lei. Dire una cosa del genere sarebbe stato impensabile da molti punti di vista, e mentre Merise si era in qualche modo abituata a fare l’impensabile – molte delle Sorelle sarebbero svenute alla sola idea di legare un uomo in grado di incanalare – non era mai a suo agio nell’esprimerlo a chiare lettere. Cadsuane sì, ma mantenne la voce neutra. Per la Luce, quanto odiava essere delicata. Ne odiava la necessità, perlomeno.
«Pare soddisfatto, Merise.» I Custodi di Merise sembravano sempre soddisfatti: lei li gestiva bene.
«È in preda a...» L’altra donna toccò un lato della propria testa come per tastare il groviglio di sensazioni che percepiva tramite il legame. Era davvero sconvolta! «Non rabbia. Frustrazione.»
Allungando una mano nel suo borsello di cuoio lavorato alla cintura, estrasse una spilletta smaltata, una figura sinuosa in rosso e oro, come un serpente con zampe e criniera leonina. «Non so dove il ragazzo al’Thor abbia preso questo, ma l’ha dato a Jahar. A quanto pare, per gli Asha’man è come ottenere lo scialle. Gliel’ho dovuto portar via, ovviamente: Jahar, lui è ancora allo stadio in cui deve imparare ad accettare solo ciò che io dico che gli è permesso. Ma è così agitato per questo oggetto... Dovrei restituirglielo? In un certo senso, lo riceverebbe dalla mia mano, in quel caso.»
Le sopracciglia di Cadsuane iniziarono a sollevarsi prima che potesse controllarle. Merise le stava chiedendo consiglio su uno dei suoi Custodi? Certo, era stata Cadsuane a suggerirle di interrogare l’uomo, ma questo grado di intimità era... Impensabile? «Sono sicura che qualsiasi cosa deciderai sarà corretta.»
Con un’ultima occhiata a Nynaeve, lasciò la donna più alta ad accarezzare la spilla smaltata col pollice e a scrutare giù nel cortile. Lan aveva appena sconfitto Jahar ancora una volta, ma il giovane si stava rimettendo in sesto, esigendo un altro scontro. Qualunque cosa Merise avesse deciso, lei aveva già imparato una cosa che non le piaceva. I confini fra Aes Sedai e Custodi erano sempre stati chiari come le loro relazioni: le Aes Sedai comandavano e i Custodi obbedivano. Ma se fra tutte proprio Merise stava esitando per una spilletta – Merise, che gestiva i suoi Custodi con mano ferma – allora era il momento di stabilire nuovi confini, perlomeno con i Custodi in grado di incanalare. Pareva improbabile che ora le Sorelle smettessero di legarli: Beldeine ne era la prova. Le persone non cambiavano mai davvero, ma il mondo sì, con inquietante regolarità. Non restava che conviverci, o perlomeno sopravviverci. Ogni tanto, con un po’ di fortuna, potevi influenzare la direzione dei cambiamenti, ma perfino se riuscivi a fermarne uno, non facevi altro che metterne in movimento un altro.
Come previsto, non trovò la porta per le stanze del ragazzo al’Thor priva di sorveglianza. Alivia era lì, naturalmente, seduta su una panca a un lato della porta con le mani pazientemente piegate in grembo. La Seanchan dalla chioma pallida si era autonominata protettrice del ragazzo, in un certo senso. Alivia gli attribuiva il merito di averla liberata dal collare da damane, ma c’era di più. Min la disprezzava, per esempio, e non era il solito tipo di gelosia. Alivia quasi pareva non sapere quello che uomini e donne facevano assieme. Ma c’era una connessione fra lei e il ragazzo, rivelata da occhiate che da parte di Alivia trasmettevano determinazione, e speranza, per quanto difficile da credere, da parte del giovane al’Thor. Finché Cadsuane non avesse capito quello che c’era dietro, non intendeva fare nulla per separarli. I penetranti occhi azzurri di Alivia scrutarono Cadsuane con rispettosa cautela, ma lei non vedeva un nemico. Alivia andava per le spicce con coloro che considerava nemici del ragazzo al’Thor.
L’altra donna di guardia era della stessa corporatura di Alivia, ma le due non avrebbero potuto essere più diverse, e non solo perché gli occhi di Elza erano castani e lei possedeva il liscio aspetto senza età da Aes Sedai, mentre Alivia aveva delle sottili rughe agli angoli degli occhi e fili bianchi quasi nascosti fra i capelli. Elza balzò in piedi non appena vide Cadsuane, ergendosi di fronte alla porta e avvolgendosi stretta nello scialle. «Non è da solo» disse, la sua voce che trasudava gelo.
«Hai intenzione di metterti sulla mia strada?» chiese Cadsuane con altrettanta freddezza. La Verde andorana si avrebbe dovuto farsi da parte. Elza era talmente inferiore a lei nel Potere che Cadsuane non avrebbe dovuto esitare, tantomeno attendere a impartirle un ordine, ma la donna piantò i piedi e il suo sguardo si fece addirittura più acceso. Era un dilemma. Altre cinque Sorelle nel maniero avevano giurato fedeltà al ragazzo, e quelle che erano state leali a Elaida fissavano tutte Cadsuane come se sospettassero le sue intenzioni verso di lui. Il che sollevava la questione del perché Verin non lo facesse, ovviamente. Ma solo Elza tentava di tenerla lontano da lui. L’atteggiamento di quella donna puzzava di gelosia, il che non aveva senso. Non poteva certo ritenersi più adatta a consigliarlo, e se c’era stato qualche cenno che Elza bramasse il ragazzo, come uomo o come Custode, Min le avrebbe ringhiato contro. La ragazza aveva un istinto particolarmente affinato, in quel campo. Cadsuane avrebbe digrignato i denti, se fosse stata il genere di donna che digrignava i denti.
Arrivata al punto in cui pensava che avrebbe ordinato a Elza di farsi da parte, Alivia si sporse in avanti. «L’ha mandata a chiamare lui, Elza» disse biascicando. «Se ne avrà a male se la teniamo fuori. Con noi, non con lei. Lasciala entrare.»
Elza guatò la donna Seanchan con la coda dell’occhio e il suo labbro si arricciò in segno di sprezzo. Alivia era di gran lunga superiore a lei nel Potere – se era per quello, era superiore anche a Cadsuane – ma era una selvatica, e agli occhi di Elza una bugiarda. La donna dai capelli scuri non sembrava accettare che Alivia fosse stata una damane, tanto meno il resto della sua storia. Nondimeno, Elza scoccò un’occhiata a Cadsuane, poi alla porta dietro di sé, e spostò il suo scialle. Era chiaro che non voleva che il ragazzo se la prendesse. Non con lei.
«Vedrò se è pronto a riceverti» disse, molto prossima a un broncio.
«Tienila qui» aggiunse rivolta ad Alivia, in tono più netto, prima di voltarsi per bussare lievemente alla porta. Una voce maschile chiamò dall’altra parte, e lei aprì l’uscio quanto bastava per scivolare dentro, chiudendoselo alle spalle.
«Devi perdonarla» disse Alivia in quell’accento seanchan tanto lento e molle da essere irritante. «Penso sia solo che prende il suo giuramento molto seriamente. Non è abituata a servire nessuno.»
«Le Aes Sedai mantengono la loro parola» replicò Cadsuane in tono asciutto. Quella donna la faceva sentire come se il suo modo di parlare fosse rapido e incisivo quanto quello cairhienese. «Dobbiamo.»
«So che è così. E perché tu lo sappia, anch’io mantengo la mia parola. Sono in debito con lui, qualunque cosa desideri da me.»
Un commento affascinante, e un’apertura, ma prima che lei potesse approfittarne, Elza uscì. Dietro di lei veniva Algarin, la barba bianca rifinita in una punta precisa. Offri un inchino a Cadsuane, con un sorriso che accentuò le rughe sul suo volto. La sua semplice giacca di lana scura, che risaliva a quando era più giovane, ora gli calzava larga, e i capelli gli fornivano una debole copertura. Non c’era modo di scoprire perché avesse fatto visita al ragazzo al’Thor.