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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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A quelle parole Aludra ridacchiò, anche se Leilwin parve di nuovo offesa. Era difficile rum offendere un Seanchan. Loro e i dannati Aiel. Strano come fossero opposti in molti modi eppure simili sotto tanti altri aspetti.

«Puoi prendere i progetti, Mat» disse Aludra. «Sempre che tu li tenga in quel forziere assieme al tuo oro. Si tratta di un oggetto in questo accampamento che riceverà sempre la tua massima attenzione.»

«Grazie davvero» disse, piegandosi per raccogliere le pagine, ignorando l’insulto velato. Non avevano appena fatto pace? Dannata donna. «A proposito, quasi dimenticavo. Sai qualcosa sulle balestre, Aludra?»

«Balestre?» chiese lei.

«Sì» rispose Mat, ammucchiando i fogli. «Suppongo che ci dovrebbe essere un modo per ricaricarle più in fretta. Sai, come quelle nuove manovelle, solo forse con qualche tipo di molla o cose del genere. Forse una manovella che potresti girare senza dover prima abbassare l’arma.»

«Questo non è decisamente il mio campo, Mat» disse Aludra.

«Lo so. Ma sei brillante su cose come questa, e forse…»

«Dovrai trovare qualcun altro» disse Aludra, voltandosi per prendere un altro fiore notturno ancora a metà. «Sono fin troppo occupata.»

Mat sollevò una mano sotto il suo cappello, grattandosi la testa. «Questo…»

«Mat!» chiamò una voce. «Mat, devi venire con me!» Mat si voltò e vide Olver correre nel campo di Aludra. Bayle protese una mano ammonitrice, ma ovviamente Olver ci corse proprio sotto.

Mat si raddrizzò. «Cosa c’è?» chiese.

«È arrivato qualcuno al campo» disse Olver, con l’eccitazione dipinta sul volto. E quel volto era un vero spettacolo. Orecchie troppo grandi per la sua testa, naso spiaccicato, bocca troppo larga. Su un ragazzino della sua età , la bruttezza faceva tenerezza. Una volta cresciuto, non avrebbe avuto tale fortuna. Forse gli uomini nell’accampamento avevano ragione a insegnargli a usare le armi. Con una faccia del genere, avrebbe fatto bene a sapere come difendersi.

«Aspetta, rallenta» disse Mat, infilandosi i progetti di Aludra nella cintura. «È arrivato qualcuno? Chi? Perche hai bisogno di me?»

«Talmanes mi ha mandato a prenderti» disse Olver. «Pensa che lei sia qualcuno di importante. Ha detto di dirti che ha delle pagine con la tua immagine sopra, e che ha un ‘volto particolare’, qualsiasi cosa significhi. Che…»

Olver continuò, ma Mat aveva smesso di ascoltare. Rivolse un cenno col capo ad Aludra e agli altri, poi si avviò fuori, oltre i teli, fin nel bosco vero e proprio. Olver lo seguì da presso mentre Mat si affrettava verso la parte anteriore dell’accampamento.

Lì, in sella a una giumenta dalla zampe corte, c’era una donna grassoccia con l’aspetto di una nonna, un abito marrone e strie di grigio fra i capelli, che erano tirati indietro in una crocchia. Era circondata da un gruppo di soldati, con Talmanes e Mandevwin che si trovavano proprio di fronte a lui, come due pilastri di pietra che impedivano l’accesso a un porto.

La donna aveva un volto da Aes Sedai, e un attempato Custode era in piedi accanto al suo cavallo. Anche se aveva capelli brizzolati, l’uomo robusto emanava quella sensazione di pericolo comune a tutti i Custodi. Studiava i soldati della Banda con occhi inflessibili, le braccia conserte.

La Aes Sedai sorrise a Mat mentre lui si avvicinava al trotto. «Ah, molto bene» disse in tono compassato. «Sei diventato sollecito dall’ultima volta che ci siamo divisi, Matrim Cauthon.»

«Verin» disse Mat, ansimando un po’ per la corsa. Lanciò un’occhiata a Talmanes, il quale teneva in mano un foglio di carta, uno di quelli con impresso il volto di Mat. «Hai scoperto che qualcuno sta distribuendo immagini di me a Trustair?»

Lei rise. «Puoi dirlo forte.»

Mat la guardò, incontrando quegli occhi marrone scuro da Aes Sedai. «Sangue e maledette ceneri» borbottò. «Eri tu, non è vero? Sei tu quella che mi sta cercando!»

«Da qualche tempo, potrei aggiungere» disse Verin con leggerezza. «E piuttosto contro la mia volontà.»

Mat chiuse gli occhi. E tanti saluti al suo complesso piano per la scorribanda. Maledizione! Ed era anche un buon piano. «Come hai scoperto che mi trovavo qui?» chiese, aprendo gli occhi.

«Un mercante gentile e venuto da me a Trustair un’ora fa e mi ha spiegato che aveva appena avuto un piacevole incontro con te, e che lo avevi pagato profumatamente per uno schizzo di Trustair. Ho pensato che avrei risparmiato alla povera cittadina un assalto da parte dei tuoi… soci se fossi semplicemente venuta io da te.»

«Un’ora fa?» disse Mat accigliandosi. «Ma Trustair è ancora a mezza giornata di marcia!»

«Proprio così.» Verin sorrise.

«Che io sia folgorato» esclamò lui. «Hai il Viaggiare, vero?»

Il sorriso di Verin divenne più intenso. «Suppongo che tu stia cercando di arrivare nell’Andor con questo esercito, mastro Cauthon.»

«Dipende» replicò Mat. «Puoi portarci là ?»

«In pochissimo tempo» rispose Verin. «Potrei far arrivare i tuoi uomini a Caemlyn per sera.»

Luce! Avrebbe risparmiato venti giorni di marcia? Forse avrebbe davvero potuto mettere presto in produzione i draghi di Aludra! Esitò, squadrando Verin, costringendosi a contenere la propria eccitazione. Quando si trattava di Aes Sedai, c’era sempre un prezzo da pagare.

«Cosa vuoi?» chiese.

«Francamente,» ribatte lei con un lieve sospiro «quello che voglio, Mat Cauthon, è essere libera dalla tua tela di ta’veren! Sai per quanto tempo mi hai costretto ad aspettare su queste montagne?»

«Costretto?»

«Sì» disse lei. «Vieni, abbiamo molto di cui discutere.» Con uno schiocco delle redini, Verin avviò il suo cavallo verso l’accampamento, e Talmanes e Mandevwin si fecero da parte con riluttanza, lasciandola entrare. Mat si unì a loro due, osservandola mentre si dirigeva dritta verso i fuochi da campo.

«Immagino che non ci sarà una scorreria» disse Talmanes. Non suonava triste. Mandevwin si tastò la benda sull’occhio. «Questo significa che posso tornare dalla mia povera vecchia prozia?»

«Tu non hai una povera vecchia prozia» bofonchiò Mat. «Andiamo, sentiamo cos’ha da dire questa donna.»

«Bene» disse Mandevwin. «Ma la prossima volta il Custode lo faccio io, d’accordo, Mat?» Mat si limitò a sospirare, affrettandosi dietro Verin.

35

Un alone di oscurità

La fresca brezza marina si riversò su Rand nel momento in cui attraversò a cavallo il passaggio. Quel vento lieve e gentile portava con se gli odori di un migliaio di fuochi da campo disseminati per la città di Falme, a riscaldare lo stufato del mattino.

Rand arrestò Tai’daishar, impreparato ai ricordi che quegli odori avrebbero portato con se. Ricordi di un tempo in cui era ancora incerto sul suo ruolo nel mondo. Ricordi di un tempo in cui Mat non faceva altro che burlarsi di lui perché indossava giacche eleganti, malgrado il fatto che Rand cercasse di evitarle. Ricordi di un tempo in cui si era vergognato degli stendardi che ora garrivano dietro di lui. Una volta aveva insistito per tenerli nascosti, come so nel fare questo avrebbe potuto nascondere se stesso dal proprio destino.

La processione lo attese, con le fibbie che cigolavano, i cavalli che sbuffavano. Rand aveva visitato Falme una volta, brevemente. Allora non era stato in grado di rimanere a lungo in nessun posto. Aveva passato quei mesi a inseguire o a essere inseguito. Fain l’aveva condotto a Falme, portando il Corno di Valere e il pugnale col rubino a cui Mat era stato vincolato. I colori guizzarono di nuovo quando pensò a Mat, ma Rand li ignorò. Per questi pochi istanti non si trovava nel presente.

Falme aveva segnato nella vita di Rand un punto di svolta profondo quanto quello che gli era successo in seguito nelle brulle terre degli Aiel, quando aveva dato prova di essere il Car’a’carn. Dopo Falme, non aveva più celato chi era, non vi si era più opposto. Questo era il luogo in cui aveva riconosciuto per la prima volta se stesso come un assassino, il luogo dove si era reso conto di quale pericolo costituiva per quelli attorno a lui. Aveva cercato di lasciarseli tutti indietro. Erano venuti a cercarlo.

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