Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
«Ma io non voglio lasciare la mia prozia» protestò Mandevwin. «Si è presa cura di me fin da quando ero un bambino! Non è onesto per un uomo abbandonare una donna anziana solo perché è diventata un po’ confusa.»
«Non esiste nessuna prozia» disse Mat esasperato. «È solo una leggenda, una storia da associare al tuo falso nome.»
«Non posso avere una storia che mi renda più onorevole?» chiese Mandevwin.
«Troppo tardi» disse Mat, rovistando in una pila sulla sua scrivania, tirando fuori un gruppo di cinque pagine ricoperte di una grafia frettolosa. «Non puoi cambiare ora. Ho passato metà della notte a lavorare sulla tua storia. E la migliore di tutte. Ecco, memorizza questo.» Porse i fogli a Mandevwin, poi prese un altro fascio di carte e si mise a passarle in rassegna.
«Sei sicuro che non ci stiamo spingendo un po’ troppo oltre, ragazzo?» chiese Thom.
«Non ho intenzione di farmi sorprendere di nuovo, Thom» disse Mat. «Che io sia folgorato se permetterò che accada di nuovo. Sono stanco di finire nelle trappole impreparato. Ho intenzione di prendere il comando del mio stesso destino, smettere di correre da un problema all’altro. È tempo di assumere il controllo.»
«E lo fai con…» disse Juilin.
«Elaborati pseudonimi con storie di contorno» disse Mat, porgendo a Thom e Noal i loro fogli.
«È così che faccio, dannazione.»
«E io?» chiese Talmanes. Lo scintillio nei suoi occhi era tornato, anche se parlava con voce grave. «Fammi indovinare, Mat. Sono un mercante in viaggio che una volta si è addestrato con gli Aiel e che è giunto al villaggio perché ha sentito che nel lago vive una trota che ha insultato suo padre.»
«Sciocchezze» disse Mat, consegnandogli i fogli. «Tu sei un Custode.»
«Questo è piuttosto sospetto» fece notare Talmanes.
«Si suppone che tu sia sospetto» disse Mat. «È sempre più facile battere un uomo a carte quando sta pensando a qualcos’altro. Ebbene, tu sarai il nostro ‘qualcos’altrò. Un Custode di passaggio per la città per affari misteriosi non sarà un evento così sensazionale da attirare troppa attenzione, ma per quelli che sanno cosa cercare, sarà un buon diversivo. Puoi usare il mantello di Fen. Mi ha detto che mi avrebbe permesso di prenderlo in prestito; si sente ancora in colpa per aver lasciato fuggire quelle servette.»
«Ovviamente tu non gli hai detto che erano semplicemente svanite» aggiunse Thom. «E che non c’era modo di impedire che accadesse.»
«Non vedevo il motivo di dirglielo» ribatte Mat. «Non è il caso di soffermarsi sul passato, dico io.»
«Un Custode, eh?» disse Talmanes, sfogliando il suo fascio di carte. «Dovrò esercitarmi nelle occhiatacce.»
Mat lo squadrò con un’espressione piatta. «Non stai prendendo sul serio questa faccenda.»
«Cosa pretendevi? C’è qualcuno qui che sta prendendo sul serio questa storia?» Maledizione a quello scintillio. Mat aveva davvero pensato che quest’uomo fosse privo di ironia? Era solo che rideva dentro. Quello era il modo che lo faceva infuriare di piu’.
«Per la Luce, Talmanes» disse Mat. «Una donna in quella città sta cercando Perrin e me. Conosce il nostro aspetto così bene da poter fornire un disegno più accurato di quanto avrebbe potuto fare la mia stessa madre. Questo mi da un brivido, come se il Tenebroso in persona mi incombesse alle spalle. E non posso andare io stesso in quel maledetto posto, dal momento che ogni dannato uomo, donna e bambino avrà un disegno con la mia faccia sopra e una promessa di oro per informazioni!
«Ora, forse ho un po’ esagerato con i preparativi, ma intendo trovare questa persona prima che possa ordinare a uno stuolo di Amici delle Tenebre — o peggio — di tagliarmi la gola durante la notte. Capito?»
Mat guardò ciascuno dei cinque uomini negli occhi, annuì, e si avviò verso il lembo della tenda, ma si soffermò accanto alla sedia di Talmanes. Mat si schiarì la gola, poi borbottò piano: «Tu nutrì in segreto un amore per la pittura e desidereresti poter sfuggire a questa vita di morte a cui ti sei impegnato. Stai passando da Trustair mentre sei diretto a sud, piuttosto che prendere un percorso più lineare, perché ami le montagne. Speri di sentire notizie del tuo fratello più giovane, che non vedi da anni, e che è scomparso durante una battuta di caccia nell’Andor meridionale. Hai un passato molto tormentato. Leggi pagina quattro.»
Mat si affrettò a uscire, facendosi strada fuori nel mezzogiorno ombreggiato, anche se colse un’occhiata di Talmanes che roteava gli occhi. Maledizione a quell’uomo! In quelle pagine c’era un vero talento teatrale!
Attraverso i pini, Mat poteva vedere che il ciclo era coperto. Di nuovo. Quando sarebbe terminato tutto questo? Mat scosse il capo mentre camminava attraverso il campo, annuendo ai gruppi di soldati che gli offrivano il saluto oppure lo salutavano gridando: «Lord Mat.» Erano quattro giorni che la Banda si trovava qui — accampata su un appartato pendio boscoso a mezza giornata di marcia dalla cittadina — mentre eseguivano i preparativi finali per l’assalto. I pini a tre aghi qui erano alti e i loro rami si estendevano larghi, con l’ombra che manteneva il sottobosco a un minimo. Le tende erano raccolte in capannelli attorno ai pini, e l’aria fresca e ombreggiata odorava di resina e terriccio.
Andò in giro per il campo, controllando l’operato dei suoi uomini e assicurandosi che tutto fosse gestito in modo efficiente. Quei vecchi ricordi, quelli che gli Eelfinn gli avevano dato, avevano iniziato a mischiarsi in modo così uniforme con i suoi che riusciva a stento a distinguere quali istinti provenivano da essi e quali erano suoi.
Era bello essere di nuovo con la Banda; non si era reso conto di quanto gli era mancata.
Sarebbe stato bello anche riunirsi col resto degli uomini, le truppe guidate da Estean e Daerid. C’era da sperare che avessero avuto meno vicissitudini dell’armata di Mat.
Nei suoi giri, le compagnie di cavalleria vennero per prime. Erano separate dal resto dell’accampamento: i cavalieri si consideravano sempre superiori ai fanti. Oggi, come fin troppo spesso, gli uomini erano preoccupati del foraggio per i loro cavalli. Per un buon cavaliere, il suo destriero veniva sempre prima. Il loro viaggio da Hinderstap era stato duro per gli animali, in particolare perché non c’era molto da brucare. Poco cresceva questa primavera, e i rimasugli dell’inverno erano stranamente radi. I cavalli rifiutavano chiazze di stoppie, quasi fossero andate a male come le altre scorte di cibo. Non avevano molto grano; speravano di vivere di quello che dava la terra, dato che si stavano muovendo troppo rapidamente per dei carri di grano.
Be’, Mat avrebbe dovuto trovare qualche rimedio al riguardo. Rassicurò i cavalieri che stava lavorando al problema e quelli accettarono la sua parola. Lord Mat non li aveva ancora mai delusi. Ovviamente, quelli che lui aveva deluso stavano marcendo nelle loro tombe. Negò una richiesta di mettere a sventolare lo stendardo. Forse dopo la scorreria a Trustair.
Non aveva nessuna vera fanteria con se al momento: erano tutti con Estean e Daerid. Saggiamente, Talmanes aveva compreso che avevano bisogno di mobilità , e aveva portato le tre compagnie di cavalleria e quasi quattromila balestrieri a cavallo. Quindi Mat controllò i balestrieri, soffermandosi a osservare un paio di squadre che si esercitavano a tirare su file sul fondo del campo.
Mat si fermò accanto a un alto pino, i cui rami più bassi erano a due piedi buoni sopra la sua testa, appoggiandosi contro il tronco. La linea di balestrieri non stava esercitando la mira quanto piuttosto la coordinazione. In parecchie battaglie non era davvero necessario mirare, motivo per cui le balestre funzionavano così bene. Richiedevano un decimo dell’addestramento rispetto a un arco lungo. Certo, quest’ultimo poteva tirare più lontano e più veloce, ma se non avevi una vita da dedicare a esercitarti, queste balestre erano un ottimo sostituto.