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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Galad tacque.

«Non è l’unica volta» continuò Morgase «in cui sono certa di aver fatto impiccare qualcuno per errore. Perciò dimmi, Galad. Dovrei essere impiccata per il mio errore nel condannare un innocente?»

«Tu hai fatto del tuo meglio, madre.»

«Ed è comunque morto un uomo che non lo meritava.»

Galad parve turbato.

«Ai Figli piace parlare della Luce che li protegge,» disse Morgase «che guida il loro giudizio e consegna le persone alla giustizia. Non è così che funziona, Galad. Valda, affermando di essere benedetto dalla Luce, poteva fare cose terribili. E io, sperando nell’aiuto della Luce, ho ucciso ingiustamente.

«Non sto dicendo che Aybara è innocente. Non ho sentito abbastanza in un senso o nell’altro. Ma voglio che tu capisca. A volte un brav’uomo può commettere degli errori. A volte è appropriato punirlo. Altre volte, la punizione non serve a nessuno e la cosa migliore da fare è lasciare che continui e impari. Come io ho continuato e imparato, dopo aver preso decisioni tanto sbagliate.»

Galad si accigliò. Quello era un bene. Infine lui scosse il capo, il suo volto che si rischiarava. «Vedremo cosa porterà il processo. È...»

Qualcuno bussò sul palo di fuori. Galad si voltò, corrugando la fronte ancora di più. «Sì?»

«Mio lord Capitano Comandante» disse un Manto Bianco, sollevando il lembo ed entrando nella tenda. Era un uomo magro con occhi infossati e chiazze scure sotto di essi. «Abbiamo appena ricevuto notizie dall’accampamento della creatura Aybara.»

Galad si alzò in piedi. «A quale proposito?» domandò.

«Disordini nel loro campo, affermano» disse il Manto Bianco. «Qualcosa su feriti che hanno bisogno di cure. Mio lord Capitano Comandante... è evidente che si tratta di uno stratagemma. Qualche sorta di inganno. Dovremmo attaccarli o, quanto meno, negare questa inutile proroga.»

Galad esitò. Guardò Morgase.

«Non è un inganno, figlio» disse. «Posso prometterti questo. Se Aybara dice di aver bisogno di più tempo, è sincero con te.»

«Bah» disse Galad, congedando il messaggero con un gesto. «Ci penserò su. Assieme alle cose che hai detto, madre. Forse un po’ di tempo in più per riflettere sarà... gradito.»

«Gli incanalatori dicono che stanno lavorando più che possono» spiegò Gaul, camminando accanto a Perrin per il campo mentre controllavano le varie sezioni. «Ma dicono che potrebbero volerci giorni per occuparsi di tutti.»

Il sole stava calando verso l’orizzonte, ma probabilmente sarebbe stata una lunga notte per molti di loro, a curare i feriti. Ce n’erano stati a migliaia, anche se parecchie lesioni — per fortuna — non erano gravi. Avevano perso alcune persone. Troppe, forse tante quante quelle che erano morte per i morsi dei serpenti.

Perrin grugnì. Gaul stesso aveva un braccio al collo; si era difeso dalle sue lance solo per essere quasi ucciso da una delle sue frecce. L’aveva bloccata col suo avambraccio. Quando Perrin l’aveva chiesto, lui aveva riso e aveva detto che erano passati anni dall’ultima volta che si era trafitto con la sua stessa freccia. Umorismo aiel.

«Abbiamo avuto risposta dai Manti Bianchi?» chiese Perrin, voltandosi verso Aravine, che camminava dall’altro suo lato.

«Sì» disse lei. «Ma nulla di specifico. Il loro comandante ha detto che avrebbe "pensato" se darci più tempo.»

«Be’, non è lui quello che deve decidere» disse Perrin, entrando nella sezione mayenese del campo per controllare la gente di Berelain. «Non ho intenzione di rischiare una battaglia con un quarto dei miei uomini feriti e i miei Asha’man stremati dalla Guarigione. Ci presenteremo a questo processo quando lo dirò io, e se Damodred non è d’accordo, che ci attacchi pure.»

Gaul bofonchiò il suo assenso. Portava le sue lance, ma Perrin notò che erano fissate al loro posto più saldamente del solito. Aravine portava una lanterna, anche se non avevano ancora avuto bisogno di accenderla. Anche lei prevedeva che sarebbero stati svegli fino a tardi.

«Fammi sapere quando Tam ed Elyas tornano» disse Perrin a Gaul. Perrin aveva inviato ciascuno separatamente in visita a villaggi vicini ad accertarsi che la gente lì — quelli che non si erano uniti a un esercito di passaggio — non fosse stata colpita dalla bolla di male.

Berelain si era ricomposta, la sua mano bendata. Gli diede il rapporto di persona, dalla sua tenda, dicendo quanti dei suoi soldati erano rimasti feriti, dando i nomi degli uomini che avevano perso. Solo sei del suo campo.

Perrin sbadigliò nel lasciare la tenda, mandando Aravine a controllare le Aes Sedai. Gaul si era precipitato ad aiutare per trasportare alcuni dei feriti e Perrin si ritrovò solo nel percorrere il sentiero verso la parte dell’accampamento di Alliandre.

Il suo martello non aveva tentato di ucciderlo. A quanto ne sapeva, era l’unico la cui arma non aveva reagito alla bolla di male. Cosa voleva dire?

Scosse il capo, poi esitò, soffermandosi mentre sentiva qualcuno correre lungo il sentiero verso di lui. Colse l’odore di Tam e si voltò per incontrare l’uomo robusto mentre arrivava.

«Perrin, figliolo» disse Tam, senza fiato per la corsa. «È successo qualcosa di insolito.»

«La bolla di male ha colpito il villaggio?» chiese Perrin, allarmato. «La gente è rimasta ferita?»

«Oh, no» disse Tam. «Non quello. Il villaggio è a posto. Non hanno neanche notato nulla che non andasse. Si tratta di qualcos’altro.» Tam odorava strano. Pensieroso, preoccupato.

Perrin si accigliò. «Cosa? Che sta succedendo?»

«Io... be’, devo andare, figliolo» disse Tam. «Lasciare il campo. Non so quando tornerò.»

«Questo...»

«Non ha nulla a che fare con i Manti Bianchi» disse Tam. «Mi è stato detto che non posso rivelare molto. Ma riguarda Rand.»

I colori turbinarono. Rand camminava per i corridoi della Pietra di Tear. La sua espressione era cupa. Pericolosa.

«Perrin» disse Tam. «Penso che sia qualcosa che devo fare. Riguarda le Aes Sedai, e io devo lasciarti ora. Non posso dire altro. Me l’hanno fatto giurare.»

Perrin guardò negli occhi di Tam e vi vide la sincerità. Annuì. «D’accordo, allora. Hai bisogno di aiuto? Qualcuno che venga con te, ovunque tu stia andando?»

«Starò bene» disse Tam. Odorava d’imbarazzo. Cosa stava succedendo? «Cercherò di procurarti qualche aiuto, figliolo.» Posò una mano sulla spalla di Perrin. «Ti sei comportato bene qui. Sono fiero di te, e lo sarebbe anche tuo padre. Continua così. Ti rivedrò all’Ultima Battaglia, se non prima.»

Perrin annuì. Tam si affrettò verso la sua tenda, forse per fare i bagagli.

Era difficile sembrare regale mentre la portavano in cima alle mura di Caemlyn su una lettiga, ma Elayne fece del suo meglio. A volte ottenere quello che volevi era più importante che sembrare regale.

Riposo a letto! Per una regina! Be’, per fare in modo che Melfane la smettesse di girarle attorno, aveva pronunciato un giuramento che non sarebbe stata in piedi. Ma non aveva detto nulla sul rimanere nella sua camera da letto.

Quattro uomini della Guardia portavano la lettiga sopra le loro spalle. Elayne sedeva al sicuro tra i braccioli, indossando un abito cremisi, i capelli attentamente spazzolati, la Corona di Rose dell’Andor sopra la testa.

La giornata era afosa, il clima che stava volgendo al caldo, il cielo ancora scuro di nuvole. Riservò un momento al sentirsi in colpa per aver costretto quei poveretti a trasportarla attraverso quest’afa di inizio estate in uniforme completa. Ma questi uomini avrebbero cavalcato in battaglia in suo nome: potevano sopportare un po’ di calura. E comunque non accadeva spesso che degli uomini della Guardia avessero l’onore di trasportare la loro regina.

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