Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Le Torri di Mezzanotte
Le Torri di Mezzanotte - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
1 ... 139 140 141 142 143 144 145 146 147 ... 267
Перейти на страницу:

«Non si faranno ingannare di nuovo.»

«No» disse Ituralde. «Ma saranno lenti e cauti. Se li combattiamo a testa bassa, perderemo. Se resistiamo, guadagniamo tempo, vinceremo. Questo è l’unico modo per uscire da questa situazione, Yoeli. Sopravvivere fino all’arrivo degli aiuti. Se arriveranno.»

Yoeli annuì.

«La nostra prossima trappola non ne ucciderà altrettanti,» disse Ituralde «ma dentro di sé i Trolloc sono dei codardi. La consapevolezza che qualunque strada potrebbe trasformarsi all’improvviso in una trappola mortale li farà esitare e ci farà guadagnare più tempo che non perdere metà dei nostri uomini a difendere quel muro.»

«D’accordo» disse Yoeli. Esitò. «Ma... questo non significa che staranno prevedendo le nostre mosse? Questa fase del piano funzionerà solo perché loro si aspettano le nostre imboscate.»

«Suppongo che sia vero.»

«Dunque non dovremmo fare qualcosa di diverso? Hai detto che se abbiamo sentore che il nemico sa cosa stiamo per fare, dovremmo cambiare piani.»

«Ci stai pensando troppo, figliolo. Va’ a fare come ho ordinato.»

«Ehm, sì, mio signore.» Si precipitò via.

Questo, pensò Ituralde, è il motivo per cui non dovrei mai insegnare tattica.

Era difficile spiegare a degli studenti che esisteva una regola che prevaleva su tutte le altre: fidati sempre dei tuoi istinti. I Trolloc sarebbero stati spaventati. Lui poteva sfruttarlo. Avrebbe usato qualunque cosa gli avessero dato.

Non gli piaceva riflettere troppo a lungo su quella regola, per paura di soffermarsi sul fatto che l’aveva già violata. Poiché ogni suo istinto urlava che avrebbe dovuto abbandonare questa città ore prima.

29

Una sensazione terribile

«Cosa pensi stia complottando Perrin?» chiese Berelain mentre passeggiava accanto a Faile e Alliandre.

Faile non rispose. Il tardo pomeriggio era fiocamente illuminato da un sole distante ammantato. Presto avrebbe fatto ardere l’orizzonte mentre tramontava per la notte. Entro due giorni, Perrin sarebbe andato sotto processo. Aveva ritardato appositamente per ottenere più tempo in modo che gli Asha’man potessero dipanare lo strano problema con i passaggi, lei lo sapeva.

Il loro esercito stava crescendo, con sempre più persone che affluivano da loro. I rapporti degli esploratori indicavano anche che la forza dei Manti Bianchi stava aumentando. Più lentamente, ma stava aumentando comunque. In giorni come questi, un esercito era un simbolo di forza e — come minimo — cibo.

Una macchia di alberi di ditoradice saturava l’acqua del torrente vicino all’accampamento militare di Perrin. Erano piante talmente strane, con quelle radici intinte nell’acqua. Tronchi come vetro fluido che si fosse accumulato nell’indurirsi. Non c’era nulla del genere nella Saldea. Pareva che due passi falsi qui potessero condurti in una palude.

«Nessuna risposta per me?» chiese Berelain. Pareva distratta in questi giorni. «Ho riflettuto. Forse sarebbe bene mandare un inviato all’esercito dei Manti Bianchi. Pensi che Perrin mi permetterebbe di andare a parlare con loro? Forse potrei fare un appello personale per suo conto.»

Continuava a tirar fuori quell’argomento. «No» disse Faile. «Sai che ha preso una decisione su questo processo, Berelain.»

La Prima increspò le labbra, ma non insistette ulteriormente. Le tre continuarono la loro passeggiata, accompagnate da dieci Fanciulle. Una volta Faile avrebbe potuto lamentarsi per quell’attenzione. Questo era prima che fosse stata rapita in modo così inatteso e facile.

In lontananza, vide un gruppetto di profughi lasciare il campo, allontanandosi verso sudest, tagliando per la campagna. Prima che le cose fossero andate storte con i passaggi, circa diecimila erano stati mandati in zone rurali a Cairhien. Tutti avevano istruzioni di non dire nulla. Perrin non voleva che si sapesse ancora la sua ubicazione. Le donne avrebbero mantenuto il riserbo, ma gli uomini avrebbero chiacchierato; lo facevano sempre.

Pochi sapevano che i passaggi non funzionavano; Perrin aveva detto alla gente che aveva bisogno che gli Asha’man fossero in forze, nel caso in cui dovessero scontrarsi con i Manti Bianchi. Era abbastanza vero. Tuttavia, alcuni profughi avevano chiesto di andarsene a piedi. A questi, Faile aveva dato un po’ d’oro e un gioiello dalla riserva di Sevanna e aveva augurato loro il meglio. Era sorpresa di quanti di loro volessero tornare a case che si trovavano in terre controllate dai Seanchan.

Malgrado le partenze, le dimensioni dell’armata di Perrin crescevano giorno dopo giorno. Faile e le altre superarono un grosso gruppo che si esercitava con le spade. I profughi che avevano deciso di addestrarsi ora ammontavano a circa venticinquemila. Si esercitavano fino a tardi e Faile poteva ancora sentire ordini sbraitati da Tam.

«Ebbene.» Berelain continuò con le sue riflessioni. «Cosa farà Perrin? Perché organizzare questo processo? Vuole qualcosa da quei Manti Bianchi.» Aggirò una ditoradice contorta. La Prima, come molti altri, leggeva nelle azioni di Perrin più di quanto c’era da trovare. Lui sarebbe stato divertito se avesse saputo i complotti che gli ascrivevano.

E lei afferma di comprendere gli uomini, pensò Faile.

Perrin non era affatto stupido, né era il sempliciotto che affermavano alcuni. Pianificava, pensava ed era attento. Ma era anche diretto. Deliberato. Quando diceva qualcosa, intendeva proprio quello.

«Sono d’accordo con Berelain» disse Alliandre. «Dovremmo semplicemente andarcene, marciare via. Oppure attaccare quei Manti Bianchi.»

Faile scosse il capo. «Perrin è turbato quando la gente pensa che lui abbia fatto qualcosa di sbagliato. Finché i Manti Bianchi continuano a insistere che lui è un assassino, il suo nome non sarà pulito.» Lui si stava comportando in modo sciocco, ostinato, ma c’era della nobiltà in questo.

Finché ciò non l’avesse fatto ammazzare. Comunque, lei lo amava proprio per quel senso dell’onore. Cambiarlo sarebbe stato imprudente, perciò lei doveva assicurarsi che altri non approfittassero di lui.

Come faceva sempre quando discutevano dei Manti Bianchi, Berelain aveva uno strano sguardo nei suoi occhi, e lanciò un’occhiata — forse inconsciamente — nella direzione in cui era accampato il loro esercito. Luce. Aveva intenzione di chiedere ancora se poteva andare a parlare con loro? Aveva tirato fuori una dozzina di ragioni diverse per cui voleva farlo.

Faile notò un numeroso gruppo di soldati che cercava di non farsi notare mentre girava per l’interno del campo, tenendo il passo con Faile e la sua scorta nella loro passeggiata. Perrin voleva che fosse ben protetta.

«Questo giovane lord Capitano Comandante» disse Alliandre distrattamente. «Sembra piuttosto avvenente in quell’uniforme bianca, non direste? Sempre di riuscire a ignorare quel sole raggiato sul suo mantello. Un uomo davvero stupendo.»

«Eh?» disse Berelain. Cosa sorprendente, un colore caldo si diffuse sulle sue gote.

«Avevo sempre sentito dire che il figliastro di Morgase era un uomo attraente» continuò Alliandre. «Ma non avevo mai immaginato che fosse così puro.»

«Come una statua intagliata dal marmo,» sussurrò Berelain «un vestigio dall’Epoca Leggendaria. Una cosa perfetta lasciata indietro. Affinché noi la adoriamo.»

«È passabile» disse Faile tirando su col naso. «Per quanto mi riguarda, preferisco una faccia barbuta.»

Non era una menzogna: lei amava una faccia barbuta, e Perrin era bello. Aveva in sé una forza imponente che era piuttosto attraente. Ma questo Galad Damodred era... be’, non era giusto paragonarlo a Perrin. Quello sarebbe stato come paragonare una finestra a vetri colorati a un armadietto realizzato da un maestro carpentiere. Entrambi erano esempi eccellenti della loro arte ed era difficile compararli fra loro. Ma di sicuro la finestra scintillava.

1 ... 139 140 141 142 143 144 145 146 147 ... 267
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)