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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Dacci poche ore» disse Yoeli. «Difendi la città con me e manda degli esploratori attraverso quei tuoi passaggi per vedere se un esercito sta davvero arrivando.»

«Poche ore?» disse Ituralde. «Con un buco nelle tue mura? Siamo sopraffatti, Yoeli.»

«Per favore» supplicò Yoeli. «Non sei uno di quelli che chiamano gran capitani? Mostrami cosa significa quel titolo, lord Rodel Ituralde.»

Ituralde si voltò, dando le spalle alle mura spezzate. Dietro di lui, nella stanza più alta del palazzo, poteva sentire i suoi ufficiali radunarsi. Il fronte alle mura si andava frammentando. Ormai mancava poco.

Mostrami cosa significa.

Forse...

«Tymoth, sei qui?» chiamò Ituralde.

Un uomo dai capelli rossi in una giubba nera uscì sul balcone. Sarebbe stato lui al comando degli Asha’man ora che Deepe era caduto. «Qui, lord Ituralde.»

«Raduna i tuoi uomini» disse Ituralde con urgenza. «Prendi il comando di quella breccia e fa’ ritirare i soldati che si trovano li. Voglio che siano gli Asha’man a tenere la breccia. Mi serve mezz’ora. Voglio tutte le vostre energie — tutto quello che avete — a colpire quei Trolloc. Mi hai sentito. Tutto quello che avete. Se riuscite a incanalare abbastanza da accendere una candela quando questo sarà finito, avrò la vostra pelle.»

«Signore» disse l’Asha’man. «La nostra ritirata?»

«Lascia Antail nella tenda di Guarigione» disse Ituralde. «Può creare un passaggio abbastanza grande per far fuggire gli Asha’man. Ma tutti gli altri tengano quella breccia!»

Tymoth schizzò via. «Yoeli,» disse Ituralde «il tuo compito è radunare le tue forze e fare in modo che la smettano di correre per la città come...» Fece una pausa. Era stato sul punto di dire "come se fosse Tarmon dannato Gai’don". Che io sia folgorato! «...Come se non ci fosse nessuno al comando. Se abbiamo intenzione di resistere, ci occorrerà essere organizzati e disciplinati. Ho bisogno di quattro compagnie di cavalleria in formazione nel cortile entro dieci minuti. Dà gli ordini.»

«Sì, mio signore» disse Yoeli, scattando a eseguire i suoi.

«Ah» disse Ituralde, voltandosi. «Mi serviranno un paio di carichi di legna da ardere, tutti i barili d’olio che riesci a procurare e tutti i feriti in ciascun esercito che possono ancora correre ma che hanno lesioni al volto o alle braccia. E poi portami tutti quelli che in città hanno impugnato un arco in vita loro. Vai!»

Quasi un’ora più tardi, Ituralde era in piedi con le mani serrate dietro la schiena, in attesa. Si era spostato dal balcone per guardare fuori da una finestra, in modo da non stare allo scoperto. Ma aveva comunque una buona visuale del combattimento.

Fuori dal palazzo, la linea degli Asha’man si stava infine indebolendo. Gli avevano dato quasi un’ora, ricacciando indietro un’ondata dopo l’altra di Trolloc in una strabiliante manifestazione di Potere. Per fortuna gli incanalatori nemici non erano apparsi. Dopo quello sfoggio di potenza, c’era da sperare che fossero prosciugati ed esausti.

Sembrava il crepuscolo, con quelle nubi opprimenti sopra di loro e le masse di figure che oscuravano le pendici delle colline oltre la città. I Trolloc, per fortuna, non portavano scale o torri d’assedio. Solo ondata dopo ondata su quella breccia, indotti ad attaccare dai Myrddraal.

Alcuni degli uomini in giubba nera stavano già cominciando a zoppicare via dalla breccia, con aria esausta. Gli ultimi rimasti scagliarono una vampata di Fuoco e fecero eruttare Terra per finire, poi seguirono i loro compagni. Lasciarono la breccia completamente aperta e indifesa, come ordinato.

Andiamo, pensò Ituralde mentre il fumo si diradava.

I Trolloc scrutarono attraverso il fumo, arrampicandosi sopra le carcasse di quelli che gli Asha’man avevano ucciso. La Progenie dell’Ombra procedeva a balzi su zoccoli o zampe spesse. Alcuni annusavano l’aria.

Le strade all’interno della breccia erano piene di uomini posizionati attentamente che erano feriti e coperti di sangue. Iniziarono a urlare quando i Trolloc entrarono, correndo come ordinato. Probabilmente nulla della loro paura era simulato. La scena sembrava più terribile ora che molti degli edifici circostanti bruciavano, come per l’esplosione, i tetti a fuoco, fumo che si riversava dalle finestre. I Trolloc non avrebbero saputo che i tetti di ardesia erano stati fatti per non bruciare, e le leggi impedivano che gli edifici contenessero troppo legno.

Ituralde trattenne il fiato. I Trolloc si divisero, correndo nella città ululando e ruggendo, i gruppi che si separavano nel vedere l’opportunità di saccheggiare e massacrare.

La porta dietro Ituralde si spalancò e Yoeli si precipitò dentro. «Le ultime file sono in posizione. Sta funzionando?»

Ituralde non rispose; la prova era lì sotto. I Trolloc ritenevano la loro battaglia vinta: il Potere dirompente degli Asha’man aveva l’aria di un’ultima resistenza e la città pareva nel caos. I Trolloc corsero tutti per le strade con evidente gioia. Perfino i Myrddraal che entrarono parvero a loro agio.

I Trolloc evitarono gli edifici in fiamme e il palazzo, che era cinto da mura. Si mossero più addentro alla città, inseguendo i soldati in fuga lungo un ampio viale sul lato orientale della città. Delle macerie attentamente impilate incoraggiarono il grosso di loro lungo questa strada.

«Aspiri a essere un generale, capitano Yoeli?» chiese Ituralde piano.

«Le mie aspirazioni non sono importanti» disse Yoeli. «Ma un uomo sarebbe uno sciocco a non sperare di imparare.»

«Allora sta’ attento a questa lezione, figliolo.» Sotto, delle imposte alle finestre vennero spalancate su edifici lungo il viale che i Trolloc avevano imboccato. Degli arcieri sbucarono sui balconi. «Se mai hai anche solo l’impressione di star facendo quello che il tuo nemico si aspetta che tu faccia, fa’ qualcos’altro.»

Le frecce caddero e Trolloc morirono. Grosse balestre che scagliavano quadrelli quasi delle dimensioni di lance mirarono ai Fade, e molti poterono essere visti sbandare per il selciato, non sapendo che erano già morti, mentre decine di Trolloc a esso collegati cadevano. Confuse, arrabbiate, le creature ancora vive iniziarono a mugghiare e colpire le porte degli edifici pieni di arcieri. Ma mentre lo facevano, il tuono cominciò. Rumore di zoccoli. La migliore cavalleria di Yoeli caricò lungo le strade, lance spianate. Travolsero i Trolloc, massacrandoli.

La città divenne un’enorme imboscata. Un uomo non poteva chiedere postazioni migliori di quegli edifici e le strade erano abbastanza ampie da consentire una carica da parte di coloro che conoscevano la disposizione. I Trolloc passarono dall’urlare di gioia all’urlare di dolore e si travolsero a vicenda nella loro fretta di fuggire. Entrarono nel cortile per il muro spezzato.

I cavalieri saldeani seguirono, i loro zoccoli e fianchi umidi per il sangue nocivo dei caduti. Uomini apparvero alle finestre di edifici "in fiamme" — i fuochi appiccati attentamente in stanze separate — e iniziarono a scagliare frecce nel vasto cortile. Altri gettarono nuove lance ai cavalieri, i quali, riequipaggiati, si allinearono e cavalcarono verso i Trolloc. Le frecce smisero di cadere e la cavalleria eseguì una carica spazzante per il cortile.

Morirono centinaia di Trolloc. Forse migliaia. Quelli che non morirono arrancarono fuori dalla breccia. Parecchi dei Myrddraal fuggirono. Quelli che non erano bersagli per gli arcieri. Uccidere uno di loro poteva uccidere dozzine di Trolloc a essi collegati. I Fade andarono giù, con dozzine di frecce che spuntavano da molti di essi.

«Darò l’ordine di unirsi e tenere di nuovo la breccia» disse Yoeli impaziente.

«No» disse Ituralde.

«Ma...»

«Combattere alla breccia non ci farà ottenere nulla» disse Ituralde. «Da’ ordine agli uomini di spostarsi a edifici diversi e fa’ prendere agli arcieri posizioni differenti. Ci sono magazzini o grossi edifici che possono nascondere dei cavalieri? Spostali lì, presto. E poi aspettiamo.»

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