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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«A molti di loro non piacerà questo.»

«Ma tu sai che è per il meglio» disse Ituralde. «Non è così?»

Deepe esitò. «Sì. Hai ragione, come spesso accade. Li porterò via.» Parlò a voce più bassa. «Questa è una resistenza inutile, mio signore. Qualunque cosa stia succedendo là fuori, sarà mortale. Mi duole proporlo... ma quello che hai detto a proposito dei miei Asha’man si applica anche ai tuoi soldati. Fuggiamo.» Disse la parola 'fuggiamo’ con amarezza.

«I Saldeani non se ne andranno con noi.»

«Lo so.»

Ituralde ci pensò su. Alla fine scosse il capo. «Ogni giorno che li ritardiamo quassù tiene questi mostri lontani dalla mia patria un giorno di più. No, non posso andare, Deepe. Questo è comunque il miglior posto dove combattere. Hai visto come sono fortificati questi edifici; possiamo resistere all’interno per alcuni giorni, separarci, tenere l’esercito occupato.»

«Allora i miei Asha’man potrebbero rimanere ad aiutare.»

«Hai i tuoi ordini, figliolo. Eseguili. Capito?»

Deepe chiuse la mascella con uno schiocco, poi annuì bruscamente. «Porterò...»

Ituralde non udì il resto. Un’esplosione colpì.

Non la sentì arrivare. Un momento era lì in piedi con Deepe, quello dopo si ritrovò a terra sul camminamento, il mondo stranamente silenzioso attorno a lui. La sua testa urlava di dolore e lui tossì, sollevando una mano tremante per scoprire che la sua faccia sanguinava. C’era qualcosa nel suo occhio destro; bruciò di dolore quando sbatté le palpebre. Perché tutto era così silenzioso?

Rotolò, tossendo di nuovo, l’occhio destro chiuso, l’altro che gli lacrimava. Il muro terminava a pochi pollici da lui.

Annaspò. Un pezzo enorme delle mura settentrionali semplicemente non c’era più. Gemette, guardandosi indietro nell’altra direzione. Deepe si era trovato accanto a lui...

Trovò l’Asha’man steso sul camminamento lì vicino, la testa sanguinante. La sua gamba destra terminava in uno squarcio lacero di carne e osso rotto sopra il punto dove si sarebbe dovuto trovare il ginocchio. Ituralde imprecò e barcollò avanti, mettendosi in ginocchio accanto all’uomo. Del sangue si stava addensando sotto Deepe, ma lui si muoveva ancora. Vivo.

Devo suonare l’allarme...

Allarme? Quell’esplosione sarebbe stato un allarme sufficiente. Dentro le mura, gli edifici erano stati demoliti, schiacciati da pietre che volavano a ventaglio dal foro. Fuori, i Trolloc stavano avanzando a balzi, portando zattere per attraversare il fossato.

Ituralde tolse all’Asha’man la sua cintura e la usò per legargli la coscia. Era tutto quello che riusciva a pensare di fare. La testa gli pulsava ancora per l’esplosione.

La città è perduta... Luce! Perduta così, in un attimo.

Delle mani lo stavano aiutando a rialzarsi. Intontito, si guardò attorno. Conneclass="underline" era sopravvissuto all’esplosione, anche se la sua giacca era ridotta a brandelli. Tirò via Ituralde mentre un paio di soldati prendevano Deepe.

I minuti successivi furono indistinti. Ituralde barcollò giù dalle scale delle mura, quasi crollando a terra di testa per quindici piedi sul selciato. Solo le mani di Connel gli impedirono di cadere. E poi... una tenda? Una grossa tenda dai lati aperti? Ituralde sbatté le palpebre. Un campo di battaglia non sarebbe dovuto essere così silenzioso.

Ondate di calore lo investirono. Lui urlò. Suoni assalirono le sue orecchie e la sua mente. Urla, roccia spezzata, trombe che suonavano, un martellare di tamburi. Uomini che morivano. Lo colpì tutto quanto assieme, come se gli avessero strappato via dei tappi dalle orecchie.

Si riscosse, annaspando. Era nella tenda dei malati. Antail — l’Asha’man silenzioso dai capelli radi — era in piedi sopra di lui. Luce, quanto si sentiva esausto! Troppo poco sonno misto allo sforzo di essere Guarito. Mentre i suoni di battaglia lo consumavano, si ritrovò le palpebre pericolosamente pesanti.

«Lord Ituralde,» disse Antail «ho un flusso che non ti farà star bene, ma ti farà pensare di sì. Potrebbe essere nocivo per te. Vuoi che proceda?»

«Io...» disse Ituralde. Quella parola gli uscì come un borbottio. «È...»

«Sangue e dannate ceneri» bofonchiò Antail. Protese una mano. Un’altra ondata di Potere si riversò attraverso Ituralde. Fu come una scopa che spazzava dentro di lui, spingendo via tutta la fatica e la confusione, ripristinando i suoi sensi e facendolo sentire come se avesse avuto una perfetta notte di sonno. Il suo occhio destro non gli faceva più male.

C’era qualcosa di residuo, in profondità, una spossatezza nelle sue ossa. Poteva ignorarla. Si mise a sedere, inspirò ed espirò, poi guardò verso Antail. «Questo sì che è un flusso utile, figliolo. Avresti dovuto dirmi che potevi fare questo!»

«È pericoloso» ripeté Antail. «Più pericoloso della versione femminile, mi è stato detto. Per certi versi più efficace. Stai scambiando lucidità per una spossatezza più profonda più tardi.»

«Più tardi non saremo nel mezzo di una città che viene conquistata dai Trolloc. Se lo vuole la Luce, perlomeno. Deepe?»

«Mi sono occupato di lui per primo» disse Antail, facendo un gesto verso l’Asha’man steso su un vicino giaciglio, i suoi abiti bruciacchiati e il suo volto coperto di sangue. La sua gamba destra terminava in un moncherino guarito e pareva che stesse respirando, anche se era privo di sensi.

«Connel!» disse Ituralde.

«Mio signore» disse il soldato, avvicinandosi. Aveva trovato una squadra di soldati per fungere da scorta personale.

«Investighiamo questo caos» disse Ituralde. Uscì dalla tenda dei malati, diretto al palazzo Cordamora. La città era nel caos, con gruppi di Saldeani e Domanesi che correvano di qua e di là. Connel, mostrando lungimiranza, mandò un messaggero a trovare Yoeli.

Il palazzo si trovava vicino, appena davanti al cancello principale. Il suo muro era stato danneggiato nell’esplosione, ma l’edificio pareva ancora saldo. Ituralde lo aveva usato come centro di comando. Gli uomini si sarebbero aspettati di trovarlo lì. Corsero dentro, con Connel che portava la spada di Ituralde: la cintura si era staccata a un certo punto. Salirono fino al terzo piano, poi corsero fuori su una balconata che dominava la zona colpita dall’esplosione.

Come lui aveva temuto fin dall’inizio, la città era perduta. Il tratto di mura spezzate veniva difeso da un miscuglio di uomini radunati in tutta fretta. Una marea sempre più numerosa di Trolloc stava gettando zattere sul fossato, alcuni che iniziavano a slanciarsi avanti, seguiti dai Fade. Uomini correvano per le strade, disorientati.

Se avesse avuto più tempo per prepararsi, avrebbe potuto resistere, come aveva detto a Deepe. Non ora. Luce, questa difesa è stata un disastro dopo l’altro.

«Radunate gli Asha’man» ordinò Ituralde. «E tutti i miei ufficiali che riuscite a trovare. Organizzeremo gli uomini in una ritirata attraverso i passaggi.»

«Sì, mio signore» disse Connel.

«Ituralde, no!» Yoeli irruppe sulla balconata, l’uniforme sporca e strappata.

«Sei sopravvissuto» disse Ituralde, sollevato. «Eccellente. Amico, la tua città è perduta. Mi dispiace. Porta i tuoi uomini con noi e possiamo...»

«Guarda» disse Yoeli, tirando Ituralde dal lato del balcone, indicando a est. Una densa colonna di fumo si levava in lontananza. Un villaggio che i Trolloc avevano bruciato?

«Il fuoco di segnalazione» continuò Yoeli. «Mia sorella ha visto aiuto in arrivo! Dobbiamo resistere finché non ci raggiungono.»

Ituralde esitò. «Yoeli,» disse piano «se anche venisse un esercito, non potrebbe essere abbastanza numeroso da fermare quest’orda di Trolloc. E questo sempre che non sia un trucco. La Progenie dell’Ombra si è dimostrata scaltra in passato.»

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