Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Probabilmente, la prossima volta comincerà a sforacchiare questo. — Carl batté la mano sul pezzo di metallo, in preda alla frustrazione. — Però, non basterà una scarica per perforare questo spessore.
— Non potrebbe tenere uno dei suoi due laser puntato in continuazione su di noi?
— Non per molto. Ma non può neppure permettere che scappiamo. Non riesco a vedere come…
Un pesante tonfo scosse il montante sotto le mani di Virginia. — Ehi, cosa… — Un altro colpo secco, seguito da un tremito del metallo. — Sta cercando di penetrare fino a noi!
Carl scosse la testa, sbirciando da sotto il suo visore insudiciato. — Un raggio laser non fa questo effetto. Questo è…
La piattaforma sobbalzò sul lato destro, inclinandosi e mordendo il ghiaccio. Carl premette il casco contro una grossa sbarra trasversale di acciaio grigioazzurro pressofuso. — Ascolta!
Virginia aveva appena toccato il metallo quando sentì un sonoro cramp seguito da un rimbombo sordo e persistente. — Cos'è? Io…
L'intera piattaforma tremò. Il secondo colpo arrivò soltanto pochi istanti più tardi, e questa volta Virginia stava guardando lateralmente, e poté vedere che non c'era stato nessun fugace lampo azzurro a illuminare il ghiaccio grigio circostante.
— Così, ci ha pensato — commentò Carl con rabbia.
Virginia indovinò: — I lanciatori.
— Già. Non può usare i laser a tempo pieno contro di noi, così ha puntato qualche lanciatore. Scagliando contenitori vuoti a bassa velocità, per impedire le esplosioni. Spara intorno a questo grumo di materiale, sperando di centrarci se mai dovessimo mostrarci…
Una nuova scossa fece sobbalzare la piattaforma e tutta la sua massa si sollevò dal ghiaccio. Virginia sentì un cramp, cramp, cramp attraverso le mani, tre rapidi colpi che spinsero la piattaforma a un metro di altezza sopra il ghiaccio. Virginia vi si tenne aggrappata, fissando Carl con gli occhi spiritati. — Ci sta spingendo via!
— Tienti salda — trasmise Carl.
— Ma perché non possiamo…
— Tienti stretta e basta. Dovremo muoverci in fretta quando…
Sergeov intervenne: — Non me l'aspettavo, ma è ottimo.
— Non puoi…
— Il lanciatore deve impedirvi di entrare. Ancora meglio che sbarazzarci di voi, eh?
La piattaforma risuonò e tremò di nuovo sottoposta a quel costante martellamento. Una volta stabilizzata la mira, il lanciatore era in grado di riversare su di loro una pioggia costante di pallottole vuote.
Carl disse: — Le pallottole si spiaccicano come le caramelle fondenti quando colpiscono. Non possono penetrare questa lega dura. Ma ci stanno spingendo via.
Virginia abbassò lo sguardo. Già erano alti sopra la pianura chiazzata di grigio, e stavano acquistando velocità. Gli impulsi del lanciatore li avevano spinti lungo una traiettoria tangente alla superficie, e adesso stavano passando sopra la scena della battaglia. Lampi casuali qua e là, sbuffi di gas. Virginia udì un clic e lo riconobbe come il segno d'un raggio a microonde che li aveva mancati di poco; le onde, in realtà, entravano in risonanza con gli ossicini dell'orecchio umano. Ma, chiunque fosse stato, non sparò più contro di loro.
Qualcuno stava correndo verso il riparo costituito da una bassa fila di fusti di carburante, e Virginia riconobbe la cotta di Joao Quiverian. La scarica di un laser centrò in pieno l'alto capo degli archisti, e un sole azzurro schizzò fuori dal suo petto. Una piccola nube si levò dal suo corpo, mentre proseguiva la sua strada, abbracciato al suolo, con le braccia che sbattevano all'infuori, roteando inutilmente mentre rasentava il ghiaccio.
Delle figure sollevarono gli sguardi verso di loro, ma nessuno cercò di venire in loro aiuto. Quelli là sotto potevano indubbiamente vedere i risultati quando una continua grandinata di pallottole colpì l'altro lato della piattaforma, e seppero che qualunque tentativo di avvicinarsi avrebbe significato trovarsi sotto tiro. Virginia chiamò: — Sergeov!
— Vi avevo dato un posto dove stare. Avete lasciato la cupola, vi siete tirati addosso questo.
— Senti, noi…
— Non arrenderti!
Non sto per farlo pensò Virginia. Anche se tutta questa faccenda mi sta… stordendo. Halley parve inclinarsi nel cielo, quelle superfici grigie, macchiate, rullavano e viravano mentre loro vi passavano sopra sfrecciando, sollevandosi…
— Proprio quello che temevo. Ci stiamo girando.
Naturalmente. Le pallottole non ci colpiscono uniformemente, così la piattaforma sta accelerando la rotazione. Sergeov sa che…
— Non possiamo strisciare intorno?
— Sarà difficile. Su, spostati a sinistra.
Carl si mosse con una disinvolta agilità che le fece provare un po' d'invidia, mentre lei lo seguiva, muovendosi goffa, non osando mollare la presa su un montante prima di stringere saldamente quello successivo.
Per lei la piattaforma era una montagna di fili metallici intrecciati, che stava scalando una mano dopo l'altra, con una leggera forza centrifuga che tendeva a spingerla verso l'esterno, lontano da essa. Se la piattaforma fosse stata sferica, la loro manovra sarebbe stata semplice, sarebbe bastato tenersi sul lato opposto rispetto ad Halley. Ma a mano a mano che la piattaforma girava, a causa appunto del suo profilo appiattito, per un breve intervallo, quando si fosse posta di taglio rispetto ad Halley, le pallottole sarebbero sfrecciate, invisibili, accanto a loro. Virginia e Carl si tennero schiacciati contro la superficie della piattaforma quando giunse quel momento, poi si arrampicarono sulla faccia opposta. Mentre lottava per trovare un appiglio più sicuro, Virginia vide i numerosi crateri scheggiati creati dagli impatti dei proiettili. E tutto questo è opera dei contenitori vuoti, lanciati a un milionesimo dell'energia normale!
La piattaforma parve ruotare più in fretta. — Stanno forse cercando di farci ruotare? — chiese Virginia, ansando.
— Non mi stupirebbe.
— Come faremo…
— Spingi!
Seguì Carl dietro l'angolo successivo, e attesero. Lo splendore metallico del gelido acciaio rifletteva il grigio, fioco bagliore di Halley a mano a mano che quella superficie piatta ruotava lentamente, con la curva della testa cometaria che s'innalzava sopra un groviglio contorto di sbarre e rivetti. Da quella distanza non si vedeva nessun segno della battaglia, nessuna indicazione degli esseri umani e delle loro vite meschine… soltanto il ghiaccio macchiato e butterato, con un'accidentale opera d'arte astratta che luccicava qua e là alla luce delle stelle. Poi Virginia vide la lunga linea tratteggiata dei pozzi dei lanciatori equatoriali e si rese conto che la macchina che li stava propellendo poteva anche «vederli». Si arrampicò dietro a Carl, intorno all'orlo.
Virginia percepì un colpo seguito da una forte vibrazione, e vide scomparire nel nulla una sbarra accanto alla sua gamba. Colpita da un proiettile, la sbarra era schizzata via nello spazio. Virginia tirò un profondo respiro, e balzò rapida oltre il labbro della piattaforma.
— È… troppo pericoloso far questo.
— Se non teniamo la piattaforma fra noi e le pallottole, siamo morti. — Carl aveva gli occhi sgranati, ma in qualche modo appariva calmo e imperturbato.
— Non possiamo saltare giù? Su un punto qualunque di Halley?
— Bene, e le pallottole che mancano la piattaforma? E se Sergeov si accorgerà che abbiamo lasciato la piattaforma, lascerà che il lanciatore colpisca a caso tutt'intorno al bersaglio, cercando di beccarci.
La voce di Carl suonò calma e realistica, nel valutare le possibilità. Virginia si teneva aggrappata a un tubo, le gambe tese verso l'esterno, il costante tamp tamp tamp le veniva trasmesso attraverso le mani. Era difficile pensare. — Ascolta, orientiamo i nostri getti di manovra nella stessa direzione della rotazione: questo ci permetterà di allontanarci in fretta.