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La corona di spade

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La corona di spade
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«Nynaeve, se solo due donne in grado di incanalare si unissero tra loro, la Torre calerebbe come un branco di lupi. In ogni caso, come fa comare Anan a sapere che queste possono incanalare? Le donne che possono farlo e che non sono Aes Sedai non se ne vanno in giro a esibire le loro capacità, come ben sai. E quando lo fanno, non durano mai a lungo. In ogni caso, non vedo che importanza potrebbe avere questo Circolo. Forse Egwene ha in minte di portare alla Torre tutte le donne in grado di incanalare, ma non è il motivo per cui noi siamo qui.» La gelida pazienza nella voce di Elayne spinse Nynaeve ad aumentare la stretta sulla treccia. Come faceva quella donna a essere tanto dura di comprendonio? Nynaeve sorrise di nuovo per comare Anan e riuscì anche a non guardarla male alle spalle quando si voltò di nuovo.

«Cinquanta donne non sono due» sussurrò poi con livore. «Possono incanalare, di sicuro; tutto lo suggerisce. È irragionevole che questo Circolo si trovi nella stessa città di un magazzino pieno di angreal senza che i suoi membri ne siano al corrente. E se quelle donne lo sanno...» Nynaeve non riuscì a tenere la soddisfazione fuori dalla propria voce «...allora abbiamo trovato la Scodella senza l’aiuto di Matrim Cauthon. Potremo dimenticarci quelle promesse assurde.»

«Non erano un’esca per convincerlo, Nynaeve» rispose Elayne con fare assente. «Io le manterrò e tu farai lo stesso, se hai onore, e so che ne hai.» Elayne stava senza dubbio passando troppo tempo con Aviendha. A Nynaeve sarebbe piaciuto sapere da quando Elayne aveva iniziato a pensare che tutte dovevano seguire quel ridicolo ji... qualcosa degli Aiel.

Elayne si mordicchiò il labbro inferiore aggrottando le sopracciglia. Tutta la freddezza sembrava si fosse sciolta, ed era evidente che la ragazza era tornata sé stessa. Alla fine disse: «Non saremmo mai andate alla locanda se non fosse stato per il giovane Cauthon, per cui non avremmo mai incontrato questa notevole comare Anan e non avremmo mai saputo di questo Circolo. Cosicché se il Circolo ci dovesse guidare alla Scodella, dobbiamo dire che è stato grazie a lui.»

Mat Cauthon; il suo nome le faceva ribollire il sangue. Nynaeve inciampò e lasciò andare la treccia per sollevare la gonna. Il vicolo non era piano come una strada lastricata, quanto di più distante dal pavimento di un palazzo. Talvolta Elayne non pensava lucidamente nemmeno quando era sé stessa. «‘Notevole’» mormorò Nynaeve. «La farò sentire notevole fino a quando non storcerà gli occhi. Nessuno ci ha mai trattate a questo modo, Elayne, nemmeno il Popolo del Mare. La maggior parte delle persone arretrerebbe anche davanti a una bambina di dieci anni, se fosse un’Aes Sedai.»

«La maggior parte delle persone non sa come dovrebbe essere il volto di un’Aes Sedai, Nynaeve. Io credo che comare Anan sia stata alla Torre, conosce troppe cose che invece dovrebbe ignorare.»

Nynaeve sbuffò, guardando torva la schiena della donna che camminava avanti a loro. Setalle Anan poteva essere stata alla Torre dieci volte, cento, ma avrebbe ammesso che Nynaeve al’Meara era Aes Sedai. E avrebbe chiesto scusa. Avrebbe anche imparato cosa significava essere trascinate per un orecchio! Comare Anan si guardò indietro e Nynaeve le rivolse un sorriso teso, annuendo come se il collo fosse un cardine. «Elayne? Se queste donne sanno dove si trova la Scodella... Non dobbiamo mica dire a Mat che l’abbiamo trovata.» Non era una domanda.

«Forse hai ragione» rispose Elayne, quindi cancellò tutte le speranze di Nynaeve aggiungendo: «Ma dovrò chiedere ad Aviendha per esserne sicura.»

Se non avesse pensato che quella Anan potesse abbandonarle lì su due piedi, Nynaeve avrebbe urlato.

Il vicoletto lasciò il posto a una strada e adesso non potevano più parlare. Il sole spuntava dai bordi dei tetti; Elayne si protesse gli occhi con la mano, con un gesto teatrale. Nynaeve si rifiutò di farlo. Non era tanto male. Quasi non c’era bisogno di serrare gli occhi. Il cielo azzurro limpido prendeva in giro il suo senso del tempo, che le diceva ancora che sopra la città imperversava la bufera.

Anche alle prime ore del mattino, alcune carrozze laccate andavano avanti e indietro per le strade tortuose, insieme a diverse portantine dai colori brillanti, con due o talvolta quattro portatori scalzi con le vesti verdi a righe rosse che correvano con i loro passeggeri nascosti dietro le reti di legno lavorato. Carri e calessi rombavano sul lastricato e la gente stava cominciando a riempire la strada mentre le porte dei negozi si aprivano e i tendoni venivano alzati, gli apprendisti erano affaccendati nelle loro commissioni e alcuni uomini giravano con dei grossi tappeti arrotolati appoggiati in spalla, giocolieri, acrobati e musicisti che si preparavano a ogni angolo, venditori ambulanti con i vassoi pieni di spilli, nastri o frutta appassita. Il mercato all’aperto del pesce e della carne era in fermento; c’erano pescivendole e molte macellale, e solo i venditori di manzo erano uomini.

Aggirarono la folla, oltrepassarono i carri, le portantine e le carrozze che non parevano disposte a rallentare. Comare Anan procedeva a passo sostenuto per recuperare il tempo perso nelle tante soste. Sembrava molto conosciuta, adorata dai negozianti, artigiani e le altre locandiere, in piedi sulla soglia dei loro locali. I negozianti e gli artigiani ricevevano in risposta qualche parola, un cenno del capo compiaciuto, ma comare Anan si fermava sempre a parlare con le altre locandiere. Dopo la prima sosta, Nynaeve sperò ardentemente che non ne avrebbe fatta un’altra; dopo la seconda pregò affinché non ve ne fossero più. Dopo la terza guardava fissa avanti a sé e cercava invano di non ascoltare. Il volto di Elayne diventava sempre più teso e freddo; sollevò il mento fino a quando fu una meraviglia che riuscisse ancora a vedere dove metteva i piedi.

C’era un motivo preciso per quelle fermate, dovette ammettere Nynaeve a malincuore. A Ebou Dar chi indossava la seta poteva al massimo attraversare una piazza, ma niente di più. Tutti gli altri vestivano di lana o cotone poco ricamati, tranne qualche mendicante che aveva trovato il vecchio abito di un nobile, consumato ovunque e con più buchi che tessuto. Nynaeve avrebbe voluto che comare Anan avesse scelto una spiegazione diversa per il fatto che stava accompagnando quelle due per strada. Avrebbe voluto non dover sentire ancora una volta la storia di due ragazze in fuga che avevano speso tutto il loro denaro in bei vestiti per fare colpo su un uomo. Mat ne usciva sempre bene, che fosse folgorato. Un bravo giovane. Se comare Anan non fosse stata già sposata... Un ballerino fantastico, forse appena un po’ malizioso. Tutte le donne ridevano. Non lei o Elayne però. Non le due piccole, sciocche baciarmele — così le definiva comare Anan, e Nynaeve poteva indovinarne facilmente il significato — squattrinate che correvano dietro agli uomini e i loro borsellini, coperte di gioielli d’ottone e latta per imbrogliare i fessi, stupide e pigre che si sarebbero ridotte a chiedere l’elemosina o a rubare se comare Anan non avesse conosciuto qualcuna che forse poteva offrire loro un lavoro nelle cucine.

«Non deve fermarsi a ogni locanda della città» brontolò Nynaeve mentre usciva a grandi passi da L’oca arenata, tre ampi piani e una locandiera che portava grossi granati alle orecchie nonostante il nome umile. Comare Anan adesso non si girava più a controllare che la seguissero. «Ti rendi conto che non potremo mostrare mai più le nostre facce da queste parti!»

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