La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Enid,» disse comare Anan alla donna rotonda «devo uscire per un po’. Devo portare queste due bambine da qualcuna che abbia il tempo di controllarle come si deve.»
Enid si pulì le grosse mani infarinate su un canovaccio bianco, studiando Elayne e Nynaeve con grande disapprovazione. In lei tutto era rotondo, il volto dalla pelle olivastra e sudata, gli occhi scuri, tutto; sembrava fatta di grosse palle di lana infilate in un vestito. Il pugnale nuziale pendeva sopra il grembiule bianco ed era ricoperto da una dozzina di pietre colorate. «Sono quelle due seccatrici di cui parlava Caira, comare? Dei bocconcini stravaganti per i gusti del giovane lord, direi. A lui piacciono con un po’ di carne sui fianchi.»
A giudicare dal tono di voce della donna, quell’idea la divertiva.
La locandiera scosse il capo, irritata. «Avevo detto a quella ragazza di tenere la bocca chiusa. Non permetterò che certe voci insozzino la reputazione de La donna errante. Ricordalo a Caira, Enid, e usa il tuo mestolo per ottenere la sua attenzione, se dovesse essere necessario.» Lo sguardo che rivolse a Nynaeve ed Elayne era talmente denigratorio che Nynaeve rimase quasi a bocca aperta. «Qualcuna con appena mezzo cervello potrebbe credere che queste due sono Aes Sedai? Hanno speso tutto il loro denaro in abiti per impressionare l’uomo e adesso morirebbero di fame a meno che non gli offrissero dei sorrisi. Aes Sedai!» Senza dare a Enid la possibilità di rispondere, prese Nynaeve per l’orecchio con la mano destra ed Elayne con la sinistra, quindi in tre passi furono fuori, nel cortile della stalla.
Poi Nynaeve si riebbe dalla sorpresa. Tentò di liberarsi, o meglio, ci provò, perché la donna la lasciò andare proprio in quel momento e lei barcollò per un tratto, guardandola torva e indignata. Essere trascinata per le orecchie non rientrava nei patti. Elayne sollevò il mento, gli occhi azzurri erano talmente freddi che Nynaeve non si sarebbe sorpresa se avesse visto del ghiaccio formarsi sui ricci dell’erede al trono.
Comare Anan, con le mani sui fianchi, non sembrò farci caso, o forse semplicemente non le importava. «Posso solo sperare che nessun’altra là dentro crederà a Caira dopo la lezione che riceverà quella ragazza» disse con calma. «Se fossi stata sicura che voi due non aveste aperto bocca, avrei detto e fatto di più e me ne sarei accertata di persona.» Era calma, ma non amichevole o gradevole. Loro due le avevano creato dei problemi quella mattina. «Adesso seguitemi e non perdetevi. E se vi perdete, non fatevi mai più vedere alla mia locanda, o manderò qualcuno a palazzo a dirlo a Merilille e Teslyn. Loro sono due vere Sorelle, e con ogni probabilità vi faranno piangere per giorni.»
Elayne spostò lo sguardo dalla locandiera a Nynaeve. Non uno sguardo malvagio o cattivo, ma molto intenso. Nynaeve si chiese se era in grado di tollerare tutta quella messa in scena. Il pensiero di Mat la convinse. Qualsiasi altra cosa era meglio di lui.
«Non ci perderemo, comare Anan» rispose Nynaeve cercando di sembrare remissiva e pensando di esserci riuscita abbastanza bene, considerando quanto la remissività non le appartenesse. «Grazie per l’aiuto che ci stai offrendo.» Sorrise alla locandiera e fece del suo meglio per ignorare Elayne, il cui sguardo diventava sempre più intenso, per quanto fosse difficile crederlo. In ogni caso, Nynaeve doveva assicurarsi che la locandiera continuasse a credere che valeva la pena prendersi quel disturbo per loro due. «Ti siamo davvero molto grate, comare Anan.»
La donna la guardò di sottecchi, quindi tirò su con il naso e scosse il capo. Nynaeve aveva deciso che, quando fosse tutto finito, avrebbe trascinato la locandiera a palazzo, se necessario, e avrebbe costretto le altre Sorelle a riconoscerla come tale davanti a comare Anan.
A quell’ora del mattino il cortile della stalla era vuoto, a eccezione di un ragazzino di dieci o dodici anni con un secchio e un setaccio che spargeva acqua sulla strada di terra battuta per evitare che si alzasse la polvere. Le porte della stalla intonacate di bianco erano spalancate, e davanti c’era una carriola con un forcone per il letame. Dall’interno provenivano dei versi che facevano pensare a una grossa rana schiacciata. Nynaeve decise che si trattava di uomo che cantava. Avrebbero forse dovuto cavalcare per raggiungere la loro destinazione? Anche un viaggio breve non sarebbe stato piacevole. Quella mattina avevano attraversato la piazza pensando di fare ritorno prima che il sole fosse alto, quindi non si erano portate il cappello, il parasole o un mantello con il cappuccio.
Comare Anan fece strada attraverso il cortile della stalla, quindi in un vicolo stretto fra la stalla e un muro alto da dietro il quale spuntavano alberi martoriati dalla siccità. Senza dubbio il muro cingeva il giardino di qualcuno. Un cancelletto le fece accedere in un vicolo polveroso, così stretto che la luce dell’alba non l’aveva ancora raggiunto.
«Adesso voi bambine dovete davvero starmi dietro» disse la locandiera, addentrandosi nel viottolo. «Se vi perdete, giuro che andrò al palazzo di persona.»
Nynaeve si strinse la treccia per evitare di strangolare quella Anan. Si chiese con ansia quanto ancora doveva aspettare per avere qualche capello grigio. Prima le altre Aes Sedai, poi il Popolo del Mare — Luce, davvero non voleva pensare a loro! — e adesso questa locandiera! Nessuno prendeva le persone sul serio fino a quando non avevano almeno un po’ di grigio fra i capelli; anche il volto senza età delle Aes Sedai non reggeva il confronto, secondo lei.
Elayne teneva la gonna sollevata per via della polvere, che però si alzava comunque a ogni loro passo e si depositava sull’orlo dei vestiti. «Fammi capire» disse Elayne sottovoce guardando dritto davanti a sé. Sottovoce, ma con freddezza. Con molta freddezza. Aveva una maniera di stroncare le persone senza lasciare che il tono di voce si alterasse che Nynaeve ammirava profondamente. Di solito. Adesso le fece solo venir voglia di tirarla per le orecchie. «Potremmo essere di nuovo a palazzo a bere tè ai mirtilli e goderci la brezza nell’attesa del trasloco del giovane Cauthon. Forse Aviendha e Birgitte sono tornate con qualche informazione utile. Potremmo finalmente decidere cosa fare con quell’uomo. Ci limiteremo a seguirlo per le strade del Rahad e vedere cosa succede, lo porteremo dentro un edificio che ci sembra quello giusto o lasceremo che sia lui a scegliere? Potremmo fare centinaia di altre cose, incluso decidere se è sicuro per noi fare ritorno da Egwene dopo l’accordo che ci ha estorto il Popolo del Mare. Prima o poi dovremo parlarne, ignorarlo non ci aiuterà. E invece ce ne stiamo andando chissà dove, con gli occhi serrati per via del sole, in visita a delle donne che danno da mangiare alle ragazze fuggite dalla Torre. Io personalmente non ho molto interesse a prendere delle fuggiasche, né oggi né mai. Sono sicura che saprai spiegarmi tutto in modo che io possa capire, Nynaeve. Odierei doverti prendere a calci per tutta la strada fino alla piazzadi Mol Hara.»
Nynaeve aggrottò le sopracciglia. Prenderla a calci? Elayne stava davvero diventando violenta, da quando trascorreva tutto quel tempo con Aviendha. Qualcuno avrebbe dovuto ficcare un po’ di buon senso nella zucca di quelle due. «Il sole non è abbastanza alto da dover serrare gli occhi» mormorò, ma purtroppo lo sarebbe stato presto. «Ragiona, Elayne. Cinquanta donne che possono incanalare, e aiutano le selvatiche e quelle che sono state cacciate dalla Torre.» Talvolta Nynaeve si sentiva colpevole a usare il termine selvatiche. In bocca a quasi tutte le Aes Sedai era un insulto, ma aveva deciso che un giorno quella parola sarebbe stata usata come una menzione d’onore. «E le ha chiamate ‘il Circolo’. A me non sembra un semplice gruppo di amiche. Mi sembra più un’organizzazione.» Il vicolo serpeggiava fra alte mura, il retro di alcuni edifici, molti dei quali mostravano i mattoni sotto l’intonaco scrostato, fra giardini di palazzi e negozi dove le porte aperte mostravano argentieri, sarti o intagliatori di legno al lavoro. Comare Anan si girava spesso a controllare che ancora la seguissero. Nynaeve sorrideva sempre e annuiva sperando di simulare bene l’impazienza.