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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Perdonami, Sylvase» disse Elayne. «Mi sono appena ricordata di qualcosa che devo assolutamente fare.»

«Ma certo, maestà» disse la ragazza con voce piatta e quasi inumana.

Elayne si allontanò da lei, poi salutò e augurò rapidamente buona notte agli altri. Conail pareva annoiato. Era venuto perché era quello che ci si aspettava da lui. Dyelin era piacevole eppure accorta come suo solito. Elayne evitò Ellorien. Salutò ogni altra persona degna di nota nella stanza. Una volta terminato, iniziò ad avviarsi verso l’uscita.

«Elayne Trakand» la chiamò Ellorien.

Elayne si fermò, sorridendo tra sé. Si voltò, togliendo dal proprio volto qualunque altra cosa tranne calcolata curiosità. «Sì, lady Ellorien?»

«Mi hai invitato qui solo per ignorarmi?» domandò la donna dall’altra parte della stanza. Le altre conversazioni si smorzarono.

«Niente affatto» disse Elayne. «Avevo semplicemente l’impressione che avresti passato il tempo in modo più piacevole se non ti avessi costretto a interagire con me. La serata non era intesa per scopi politici.»

Ellorien si accigliò. «Be’, per cos’era intesa allora?»

«Per godersi una buona ballata, lady Ellorien» disse Elayne. «E forse per ricordarti giorni in cui spesso godevi dell’intrattenimento in compagnia della Casata Trakand.» Sorrise e annuì lievemente, poi se ne andò.

Che rifletta su questo, pensò Elayne con soddisfazione. Senza dubbio Ellorien aveva udito che Gaebril era uno dei Reietti. La donna poteva non crederci, ma forse si sarebbe ricordata degli anni di rispetto che lei e Morgase si erano mostrate a vicenda. Dei brevi mesi avrebbero dovuto farle dimenticare anni di amicizia?

In fondo alle scale fuori dal salotto, Elayne trovò Kaila Bent, uno dei capitani delle donne della Guardia di Birgitte. L’allampanata donna dai capelli color fuoco stava chiacchierando amabilmente con un paio di uomini della Guardia, entrambi i quali parevano piuttosto desiderosi di ottenere il suo favore. Tutti e tre scattarono sull’attenti quando notarono Elayne.

«Dov’è andata Birgitte?» chiese Elayne.

«È andata a indagare un problema ai cancelli, maestà» disse Kaila. «Ho ricevuto notizie che non era nulla. Il capitano mercenario che è venuto a farti visita prima ha cercato di intrufolarsi nei terreni del palazzo. Il capitano Birgitte lo sta interrogando.»

Elayne inarcò un sopracciglio. «Intendi Matrim Cauthon?»

La donna annuì.

«Lei lo sta "interrogando"?»

«È quello che ho sentito, maestà» replicò Kaila.

«Questo significa che quei due se ne sono andati fuori a bere» disse Elayne con un sospiro. Luce, era un momento pessimo per quello.

Oppure era un momento buono? Birgitte non poteva obiettare ai piani di Elayne per l’Ajah Nera se era fuori con Mat. Elayne si ritrovò a sorridere. «Capitano Bent, vieni con me.» Lasciò le stanze del teatro ed entrò nel palazzo vero e proprio. La donna la seguì, facendo cenno alla squadra di donne della Guardia in piedi nel corridoio di seguire.

Sorridendo fra sé, Elayne iniziò a dare ordini. Una delle donne della Guardia corse via per recapitarli, anche se parve confusa per quello strano elenco di comandi. Elayne si diresse verso le proprie stanze, poi si sedette a pensare. Avrebbe dovuto muoversi rapidamente. Birgitte era di umore imbronciato: Elayne poteva percepirlo attraverso il legame.

Presto arrivò un servitore, portando un mantello nero avvolgente. Elayne balzò su e se lo mise addosso, poi abbracciò la Fonte. Le occorsero tre tentativi! Dannate ceneri, essere incinta era frustrante, a volte.

Tessé flussi di Fuoco e Aria attorno a sé, usando lo specchio delle nebbie per apparire più alta, più imponente. Andò a prendere il suo portagioie e tirò fuori un piccolo intaglio d’avorio di una donna seduta avvolta nei suoi stessi capelli. Usò l’angreal per attirare dentro di sé quanto più Unico Potere osava. A qualunque persona in grado di incanalare che l’avesse guardata, sarebbe sembrata davvero imponente.

Lanciò di nuovo un’occhiata alle donne della Guardia. Erano confuse, ovviamente, e se ne stavano con le mani inconsciamente sulle loro spade. «Maestà?» chiese Kaila.

«Come appaio?» disse Elayne, modificando i suoi flussi per rendere la propria voce più profonda.

Gli occhi di Kaila si sgranarono. «Come una nube temporalesca che abbia preso vita, maestà.»

«Imponente, allora?» chiese Elayne, sobbalzando leggermente al suono pericoloso, quasi inumano della propria voce. Perfetto!

«Direi così» affermò l’allampanata donna della Guardia, sfregandosi il mento con una mano. «Anche se le pianelle guastano l’effetto.»

Elayne abbassò lo sguardo, imprecando per la seta rosa. Intessé un po’ di più, facendo svanire i suoi piedi. Il flusso avrebbe fatto sembrare come se stesse levitando in aria, avvolta in un pulsante sudario di tenebre, con mantello e strisce di stoffa nera che svolazzavano attorno a lei. Il suo volto era nascosto completamente nel buio. Come tocco aggiunto, creò due punticini rossi fiocamente luccicanti dove si sarebbero dovuti trovare gli occhi. Come tizzoni che irradiavano un’intensa luce cremisi.

«Che la Luce ci preservi» sussurrò una delle Guardie.

Elayne annuì fra sé, il suo cuore che accelerava dall’eccitazione. Non era preoccupata. Sarebbe stata al sicuro. La visione di Min lo prometteva. Ripassò di nuovo i suoi piani. Erano validi. Ma ci sarebbe stato un solo modo per metterli alla prova per certo.

Elayne invertì i suoi flussi e li legò. Poi si voltò verso le Guardie. «Spegnete le luci» disse loro «e restate perfettamente immobili. Tornerò fra poco.»

«Ma...» disse Kaila.

«Questo è un ordine» disse Elayne con fermezza. «Farai meglio a obbedire.»

La donna esitò. Probabilmente sapeva che Birgitte non avrebbe mai lasciato che questo accadesse. Ma Kaila non era Birgitte, per fortuna. Con riluttanza diede l’ordine e le luci nella stanza vennero estinte.

Elayne si mise una mano in tasca e tirò fuori il medaglione a testa di volpe, quello vero, e lo tenne nascosto e riposto nella mano. Trasse un profondo respiro, poi creò un passaggio. Il nastro di luce fu vivido nella stanza buia, splendente e tale da riversare su di loro una luce pallida, come quella della luna. Si aprì su una stanza che era similmente buia.

Elayne lo attraversò e si ritrovò nei sotterranei del palazzo, in una delle celle. Una donna era inginocchiata sul lato opposto della cella, accanto alla robusta porta con una finestrella provvista di sbarre in cima, che lasciava entrare l’unica luce in quell’ambiente umido. C’era un piccolo giaciglio alla destra di Elayne e un secchio che fungeva da pitale alla sua sinistra. La stanzetta minuscola puzzava di muffa ed escrementi umani, e lei poteva udire chiaramente il grattare di ratti nelle vicinanze. Sembravano comunque degli alloggi troppo sontuosi per la donna di fronte a lei.

Elayne non aveva scelto Chesmal a caso. Quella donna era sembrata avere una certa autorità fra le Nere ed era abbastanza potente che parecchie delle altre si inchinavano a lei. Era anche parsa più passionale che logica l’ultima volta che Elayne l’aveva incontrata. Quello sarebbe stato importante.

L’alta donna avvenente si girò non appena Elayne entrò nella cella. Elayne trattenne il fiato. Fortunatamente la recita funzionò. Chesmal si gettò sul pavimento ricoperto di paglia della cella.

«O Supremo» sibilò la donna. «Ho...»

«Silenzio!» gridò Elayne, la sua voce che rimbombava.

Chesmal si fece piccola, poi guardò da una parte, come aspettandosi che le guardie all’esterno sbirciassero dentro. Ci sarebbero state delle donne della Famiglia lì, a mantenere lo schermo su Chesmal; Elayne poteva percepirle. Non venne nessuno, malgrado il suono. La Famiglia stava seguendo gli ordini di Elayne, per strani che fossero.

«Tu sei meno di un ratto» disse Elayne con la sua voce camuffata. «Sei stata mandata per provvedere alla gloria del Signore Supremo, ma cos’hai fatto? Ti sei lasciata catturare da questi sciocchi, questi bambini?»

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