Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Spaziale fino all'ultimo si disse Saul. — Anche se la sgomitata dovesse cominciare tra un mese o giù di lì, Lani, dovrà procedere per anni, con un gran numero di propulsori ancora da costruire. Farai il tuo turno, non preoccuparti. Adesso, però, il tuo lavoro consiste nel riposare, aggiornarti.
Lani annuì, la piccola scimmia cappuccina si trasferì dalla spalla di Keoki alla sua, e lei la grattò.
— Cercherò di aver pazienza, Saul. Comunque devo ringraziarti per avermi assegnato al Clan della Roccia Azzurra per il mio recupero. Sono stata in qualcuno degli altri gruppi per visitare alcune persone… — Sbatté le palpebre al ricordo. — Saul, com'è possibile che della gente, dei professionisti, con lauree, si comportino in maniera così… così… — annaspò per trovare la parola giusta.
— Così meshuggenuh? — lui le suggerì.
Lani scoppiò a ridere, con la limpidezza d'una campana. — Già. Così meshuggenuh?
Anuenue le mise un braccio intorno alle spalle. — Siamo stati molto contenti di avere Lani con noi. Qualunque clan della fazione dei Sopravvissuti l'accoglierebbe con gioia come membro permanente.
Lani ammiccò più volte. — Io… immagino che dovrò sceglierne uno, non è vero? Non sono ancora abituata a pensare in questo modo.
Neanche a Saul la cosa piaceva. Aveva sperato che il fazionalismo degli ultimi trent'anni finisse per sbriciolarsi, a mano a mano che un numero sempre maggiore dei colombarizzati dei primissimi anni venivano curati con il suo siero e tirati fuori. A mano a mano che la popolazione della cometa cresceva, una maggioranza sarebbe stata costituita da coloro che ricordava la Terra da una minor distanza di tempo, con i ricordi ancora freschi del commovente discorso del capitano Cruz tenuto dall'impalcatura della Sekanina, e delle speranze che tutti avevano condiviso.
Ma non aveva affatto funzionato così. I nuovi rianimati, disorientati, deboli e spaventati, si trovavano in un mondo molto diverso dalla colonia di Halley che ricordavano… così simile a quel tranquillo insediamento alla Base Lunare 1. Finivano molto presto per gravitare intorno a quei gruppi in cui si sentivano maggiormente a proprio agio, ne adottavano l'ideologia, e diventavano membri del clan.
Saul non disse a Lani che pareva ci fossero tre persone immuni da quel modello, per differenti ragioni, lui, Virginia e Carl Osborn erano tutti e tre isolati, rispettati, forse, ma in nessun luogo a proprio agio.
Lani scrollò le spalle: — Be', io non andrò certamente a unirmi a Quiverian e ai suoi ortho estremisti…
— Archisti — la corresse Keoki, come un paziente insegnante di lingue che la stesse istruendo sul corretto uso d'un lessico.
— Già, archisti — ripeté lei. — E quando ho ottenuto un lasciapassare per muovermi nei corridoi e ho cercato di far visita ad alcuni dei miei amici percell nel territorio degli Uber, Sergeov mi ha detto di togliere di lì il mio piccolo culo di ortho! E i ragazzi di Marte non sono molto più simpatici, anche se un tempo Andy Carol ed io eravamo amici.
«Così, che razza di scelta mi rimane? Quelli dell'Altopiano Tre al livello B sono un misto di ortho e di percell, gli API, hanno quel luccichio negli occhi, tu sai cosa voglio dire, Saul? Non sono più spaziali ormai, ma missionari! Pare che non gliene importi più di vivere o morire, fintanto che il trilione o giù di lì di tonnellate di ghiaccio di Halley verrà consegnato al destinatario, secondo il progetto del capitano Cruz.
Saul sorrise. — Mi pare che tu abbia trovato una casa proprio qui, Lani.
— Proprio così — dichiarò Keoki. — Basterà che tu ce lo faccia sapere. Dipingeremo una nuova cotta per te, e terremo una cerimonia.
Lani annuì, ma si morse brevemente le labbra. — Io ve… ve lo farò sapere, non appena avrò avuto la possibilità di parlare con Carl.
Abbassò gli occhi, sapendo quanto doveva sembrare trasparente, ma per nulla vergognosa davanti ai suoi due amici. C'era ben poco d'altro da dire.
— Vedrò di farti avere presto un lavoro leggero su in cima — le assicurò Saul. Lani annuì, gli occhi pieni di gratitudine.
La scimmietta cappuccina pigolò, i gibboni neri, Max e Sylvie, si voltarono di scatto e guardarono dietro di sé lungo il corridoio, col pelo irto.
Keoki sbirciò nella stessa direzione, portando la mano al coltello che aveva alla cintura. — Sta arrivando qualcuno.
Uomini e donne cominciarono ad emergere dai laboratori e dalle caverne-dormitorio, stringendo nervosamente delle sbarre fatte di ferro meteorico. Un paio di loro afferrarono la pesante porta stagna e cominciarono a chiuderla. Poi si udì un fischio acuto: due sibili crescenti e un trillo, ripetuti due volte.
Keoki si rilassò, ma solo un po'. — Il richiamo, secondo il trattato — spiegò. — E wehe i ka puka — disse rivolto agli uomini, e questi smisero di spingere. La porta rimase semiaperta. Una luce comparve in fondo al corridoio, e due piccole figure brune si fermarono con una ruzzolata a soli sei metri dall'ingresso, con le lingue penzolanti da bocche sottili orlate di denti aguzzi come aghi.
Non avrei mai dovuto permettere a Quiverian di convincermi a concedergli delle lontre pensò Saul, guardando quelle agili creature. Sono, semplicemente, troppo pericolose.
Ma se avesse respinto la richiesta del capo degli archisti, Saul avrebbe potuto perdere la condizione di neutralità che aveva cercato di conservare con tanta cura. Era stato difficile fare aa intermediario, negoziare un trattato in modo da far sì che gli emigranti andati al polo Sud collaborassero ancora con le squadre di Carl Osborn. Le lontre erano state soltanto un altro prezzo da pagare.
Con sua viva sorpresa, però, la figura che emerse dietro i sogghignanti animali non era quella di Joao Quiverian, e neppure quella di uno dei principali assistenti del capo degli archisti. I capelli bianchi scarmigliati e la barba fluttuavano come un'aureola intorno ad un volto bruno scuro come le ricche vene carbonacee che rivestivano le pareti di ghiaccio.
— … Kela ao — alitò Anuenue, pieno di stupore. — È Ould-Harrad.
Quegli occhi intensi, castani, adesso erano circondati da profonde increspature. L'ex ufficiale degli spaziali indossava una veste marrone sbattente fatta di fibratessuto recuperato, che lo faceva sembrare ancora di più un antico patriarca. Fece un gesto con una mano.
— Saul Lintz.
Lani strinse il braccio di Saul, e Keoki Anuenue si mosse per fermarlo, ma Saul fece loro cenno di farsi da parte. — Tenete indietro Max e Sylvie — disse, e si spinse fuori nel corridoio.
Le lontre si erano aggrappate alla veste di Ould-Harrad, gratificando Saul di sguardi ferali. Saul non si sentiva particolarmente al sicuro, anche se era stato il loro «creatore», in un certo senso. In condizioni di quasi totale mancanza di gravità, quelle creature erano bestie temibili.
Se Joao Quiverian era il capo degli archisti estremisti, Ould-Harrad era la loro guida spirituale, il loro sacerdote. La fiamma del suo complesso di colpa pareva pungolarlo più di chiunque altro qui, su quell'antica particella di stella.
Mentre si avvicinava, Saul non si sentì molto garantito nella sua sicurezza, giacché, malgrado la fazione degli archisti sembrasse accettare la sua neutralità, quell'uomo rappresentava una forza a sé.
— Colonnello Ould-Harrad. — Saul annuì, fermandosi a tre metri da lui, lasciando che i suoi piedi si adagiassero lentamente sul pavimento, con le dita dei piedi che stringevano il morbido e ibrido rivestimento verde.
— Non chiamarmi così — intonò l'africano, sollevando una mano. — Non sono un ufficiale, né uno spaziale, né un terrestre, non più.