L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Un ter’angreal. Amys stava descrivendo un ter’angreal. Che tipo di posto era questo Rhuidean? Egwene voleva andarci di persona e scoprilo. Era un’idea sciocca. Non si trovava lì per correre rischi inutili con un ter’angreal di cui non sapeva nulla.
Melaine mise le mani a coppa sotto al mento della ragazza e la fece voltare per guardarla negli occhi. «Hai la forza» le rammentò con calma convinzione. «Adesso le tue armi sono una mente e un cuore forti, tienili forte come hai fatto con le lance. Ricordati di loro, usali e ti proteggeranno attraverso tutto.»
Egwene era sorpresa. Delle quattro, avrebbe detto che la donna dai capelli rosso oro era quella con meno compassione.
Aviendha annuì, e riuscì anche a fare un sorriso. «Batterò quegli uomini nel Rhuidean. Non possono correre.»
Ogni Sapiente la baciò sulla guancia a turno, mormorando: «Torna da noi.»
Prendendo la mano di Aviendha Egwene la strinse e la donna ricambiò il gesto. Quindi la donna aiel cominciò a correre a balzi lungo la fiancata della montagna. Sembrava che avrebbe potuto raggiungere Rand e Mat. Egwene la guardò andare via preoccupata. Era quasi come essere promosse Ammesse, così le sembrava, ma senza precedente addestramento da novizia, senza nessuno che alla fine portasse un po’ di conforto. Come sarebbe stato essere promossa Aes Sedai nella Torre? Pensò di stare impazzendo. Nynaeve era stata promossa a quel modo per via della sua forza; suppose che parte del disgusto che aveva per le Aes Sedai derivasse da quanto si era aspettata allora. Torna da noi, pensò. Sii risoluta.
Quando Aviendha scomparve dalla visuale, Egwene sospirò e si voltò verso le Sapienti. La sua presenza aveva uno scopo e tenersene alla larga non avrebbe aiutato nessuno. «Amys, in Tel’aran’rhiod mi avevi detto di venire da te per imparare. L’ho fatto.»
«Fretta» rispose la donna con i capelli bianchi. «Siamo state frettolose perché Aviendha ha combattuto a lungo contro il suo toh, perché temevamo che gli Shaido potessero indossare il velo, anche qui, se non avessimo spedito Rand al’Thor nel Rhuidean prima che riuscissero a pensare.»
«Credete che avrebbero provato a ucciderlo?» chiese Egwene. «Ma lui è quello che avete mandato a cercare inviando la vostra gente oltre il Muro del Drago. È Colui che viene con l’Alba.»
Bair spostò lo scialle. «Forse lo è. Vedremo. Se sopravviverà.»
«Ha gli occhi di sua madre» osservò Amys «e molto di lei nel viso quanto qualcosa del padre, ma Couladin vedeva solo i suoi indumenti e il cavallo. Anche gli altri Shaido avrebbero fatto lo stesso, forse anche i Taardad. I forestieri non vengono ammessi su questo suolo e adesso siete in cinque. No, quattro; Rand al’Thor non è uno straniero, ovunque sia stato cresciuto. Ma abbiamo già permesso a uno di entrare nel Rhuidean, che è altrettanto proibito. Il Cambiamento giunge come una valanga, che lo vogliamo o no.»
«Deve giungere» rispose Bair, anche se non ne sembrava contenta. «Il Disegno ci semina dove vuole.»
«Conoscevate i genitori di Rand?» chiese Egwene con cautela. Qualunque cosa avessero detto, ancora pensava che Tam e Kari al’Thor fossero i suoi genitori.
«Quella è la sua storia» rispose Amys «se vuole ascoltarla.» A giudicare dalla fermezza nella sua voce, non avrebbe aggiunto un’altra parola in merito.
«Venite» la invitò Bair. «Non c’è fretta adesso. Venite, vi offriremo acqua e ombra.»
Le ginocchia di Egwene tremarono quasi alla menzione dell’ombra. Il fazzoletto semigrondante attorno al capo era quasi asciutto; si sentiva cuocere la testa, il resto poco meno. Moiraine sembrò altrettanto grata di seguire le Sapienti verso uno dei piccoli gruppi di basse tende aperte da un lato.
Un uomo alto che indossava sandali e indumenti bianchi con il cappuccio prese le redini dei loro cavalli. Quel volto aiel sembrava strano sotto a quel morbido cappuccio, con gli occhi abbassati.
«Fai bere gli animali» ordinò Bair prima di inchinarsi per entrare nella bassa tenda priva di pareti e l’uomo le rivolse un inchino, toccandosi la fronte.
Egwene esitò nel lasciare che l’uomo portasse via Nebbia. Sembrava sicuro, ma cosa poteva saperne un Aiel di cavalli? Eppure non pensava che gli avrebbe fatto del male, e poi sembrava splendidamente scuro all’interno della tenda. Lo era, e deliziosamente fresco in confronto all’esterno.
Il tetto della tenda culminava in una punta attorno a un buco, ma anche là sotto si riusciva appena a stare in piedi. Come per fare ammenda per i colori monotoni che indossavano gli Aiel, c’erano grandi cuscini rossi con tasselli dorati sparsi su tappeti dai colori brillanti, abbastanza spessi e sovrapposti da ammorbidire il suolo. Egwene e Moiraine imitarono le Sapienti, sdraiandosi sui tappeti e appoggiandosi con un gomito sopra un cuscino. Si erano disposte in circolo, quasi abbastanza vicine da toccare la donna che avevano di fianco.
Bair colpì un piccolo gong di ottone, e due giovani donne fecero il loro ingresso con vassoi d’argento, inchinandosi graziosamente, vestite di bianco con cappucci profondi e gli occhi rivolti a terra, come l’uomo che aveva preso i cavalli. Inginocchiandosi nel centro della tenda, una riempì di vino una piccola coppa d’argento per ogni donna e l’altra coppe più grandi d’acqua. Senza una parola, uscirono arretrando e inchinandosi, lasciando gli splendenti vassoi e caraffe imperlate di condensa.
«Qui trovate acqua e ombra» iniziò Bair sollevando l’acqua «offerte liberamente. Lasciamo che non ci siano obblighi fra noi. Tutte qui sono le benvenute, come sorelle prime.»
«Lasciamo che non ci siano obblighi» mormorano Amys e le altre due. Dopo un sorso d’acqua, le donne aiel si presentarono formalmente. Bair, della setta Haido degli Aiel Shaarad. Amys, della setta delle Nove Valli degli Aiel Taardad. Melaine, della setta Jhirad degli Aiel Goshien. Seana, della setta della Rupe Nera, degli Aiel Nakai.
Egwene e Moiraine seguirono il rituale, anche se Moiraine serrò le labbra quando dichiarò di essere Aes Sedai dell’Ajah Verde.
Come se lo scambio di acqua, nomi e ombra avesse abbattuto un muro, l’umore nella tenda cambiò visibilmente. Alcuni sorrisi delle donne aiel, un lieve rilassamento e le formalità erano concluse.
Egwene era più riconoscente per l’acqua che per il vino. Nella tenda era più fresco che fuori, ma solo respirare le seccava la gola. In seguito a un cenno di Amys si versò impaziente un’altra coppa.
La gente vestita di bianco era stata una sorpresa. Era sciocco, ma si accorse di aver creduto che, tranne le Sapienti, gli Aiel fossero tutti come Rhuarc o Aviendha, guerrieri. Era naturale che anche loro avessero fabbri, tessitori e altri artigiani; dovevano. Perché non servitori? Solo che Aviendha era stata sdegnosa con i servitori nella Pietra, non lasciando loro fare nulla per lei quando poteva evitarlo. E questa gente con il loro umile comportamento non agiva affatto da Aiel. Non ricordava di aver visto nessuno in bianco nei due campi grandi. «Solo le Sapienti hanno dei servitori?» chiese Egwene.
Melaine quasi si strozzò con il vino.«Servitori?» esclamò. «Sono gai’shain, non servi.» Sembrava che quell’osservazione avrebbe dovuto spiegare tutto.
Moiraine aggrottò leggermente le sopracciglia mentre sorseggiava il vino. «Gai’shain? Come lo traducete? Quelli votati alla pace in battaglia?»
«Sono semplicemente gai’shain» rispose Amys. Sembrò rendersi conto che non capivano. «Perdonatemi, ma conoscete il ji’e’toh?»