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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«No…» mormorò dall’orrore mentre la sua mano, contro la sua volontà , la privava dell’aria. Min barcollò e lui la costrinse involontariamente a terra, ignorando facilmente i suoi sforzi di dibattersi. Incombette sopra di lei, premendole la mano contro la gola, serrandola, e soffocandola. Lei lo guardò, iniziando a strabuzzare gli occhi.

Non è possibile. Questo non sta succedendo. Semirhage rise.

Ilyena!, gemette Lews Therin. Oh, Luce! L’ho uccisa!

Rand strinse più forte, appoggiandosi a terra per maggiore potenza. Le sue dita premevano contro la pelle di Min affondandole nella gola. Era come se stringesse il suo stesso cuore, e il mondo attorno a lui divenne nero, tutto oscurato tranne Min. Poteva sentire le sue pulsazioni palpitare sotto le sue dita.

Quei suoi stupendi occhi scuri lo fissavano, amandolo perfino mentre la uccideva. Questo non può accadere!

L’ho uccisa! Sono pazzo! Ilyena!

Doveva esserci una via di scampo! Doveva! Rand voleva chiudere gli occhi, ma non poteva. Lei non glielo avrebbe permesso… non Semirhage, ma Min. Teneva gli occhi fissi nei suoi, con le lacrime che le striavano le gote, gli scuri capelli ricci scarmigliati. Così bella.

Si affannò per prendere saidin, ma non ci riuscì. Cercò con ogni briciolo di volontà di rilassare le dita, ma quelle non facevano altro che continuare a stringere. Provò orrore, avvertì il suo dolore. Il volto di Min divenne violaceo, mentre le palpebre tremolavano.

Rand urlò. Questo non può accadere! Non lo farò di nuovo!

Qualcosa schioccò dentro di lui. Divenne freddo; poi quella freddezza scomparve e lui non riuscì a provare nulla. Nessuna emozione. Nessuna rabbia.

In quel momento divenne consapevole di una strana forza. Era come un serbatoio d’acqua, che ribolliva e si rimestava appena al di là della sua visuale. Vi si protese con la mente.

Un volto annebbiato guizzò davanti a quello di Rand, uno di cui non riusciva bene a distinguere le fattezze. In un istante scomparve.

E Rand si ritrovò pieno di un potere sconosciuto. Non saidin, non saidar, ma qualcos’altro. Qualcosa che non aveva mai sperimentato prima.

Oh, Luce, urlò all’improvviso Lews Therin. Questo è impossibile! Non possiamo usarlo! Gettalo via! è morte ciò che stai trattenendo, morte e tradimento. a lui!

Rand chiuse gli occhi mentre si inginocchiava sopra Min, poi incanalò quella strana forza ignota. Energia e vita eruppero attraverso di lui, un torrente di potere come saidin, solo dieci volte più dolce e cento volte più potente. Lo rese vivo, lo rese consapevole di non essere mai stato vivo prima. Gli diede una forza che non aveva mai immaginato. Rivaleggiava perfino col potere che aveva trattenuto quando aveva attinto dai Choedan Kal.

Urlò, sia dall’estasi che dalla rabbia, e intesse enormi lance di Fuoco e Aria. Mandò quei flussi a sbattere contro il collare attorno alla sua gola e la stanza esplose di fiamme e pezzi di metallo fuso, ciascuno distinto agli occhi di Rand. Pote percepire ogni singolo frammento di metallo volar via dal suo collo, deformando l’aria col suo calore, lasciando una scia di fumo mentre colpiva il pavimento o una parete. Apri gli occhi e lasciò andare Min. Lei annaspò e singhiozzò.

Rand si alzò e si voltò, sentendo nelle vene magma incandescente… Come quando Semirhage lo aveva torturato, eppure in qualche modo l’opposto. Per quanto fosse doloroso, era anche pura estasi.

Semirhage pareva del tutto sbigottita. «Ma… questo è impossibile» disse. «Non ho percepito nulla. Tu non puoi…» Alzò lo sguardo, fissandolo con occhi sgranati. «Il Vero Potere. Perche mi hai tradito, Signore Supremo? Perche?»

Rand sollevò una mano e, colmo di quel potere che non comprendeva, intesse un singolo flusso. Un fascio di pura luce bianca, un fuoco purificatore, eruttò dalla sua mano e colpì Semirhage al petto. Lei svanì in un lampo, lasciando una debole immagine residua nella visuale di Rand. Il suo braccialetto cadde a terra.

Elza corse verso la porta. Anche lei scomparve davanti a un altro fascio luminoso, e la sua stessa figura divenne luce per un istante. Anche il suo braccialetto cadde al suolo: le donne che li avevano indossati erano state bruciate via del tutto dal Disegno.

Cos’hai fatto?, chiese Lews Therin. Oh, Luce. Meglio aver ucciso di nuovo che questo… Oh, Luce. Siamo condannati.

Rand assaporò quel Potere ancora per un momento, poi, con rammarico, lo lasciò defluire. Avrebbe voluto trattenerlo, ma era semplicemente troppo esausto. La sua scomparsa lo lasciò intontito.

O… no. Quell’intontimento non aveva nulla a che fare col potere che aveva trattenuto. Si voltò, abbassando lo sguardo verso Min, che tossiva piano e si massaggiava il collo. La ragazza alzò gli occhi su di lui e parve spaventata. Rand dubitava che l’avrebbe guardato mai più allo stesso modo.

Si era sbagliato: c’era stato davvero qualcos’altro che Semirhage poteva fargli. Aveva sentito se stesso uccidere una persona che amava profondamente. Prima, quando l’aveva fatto come Lews Therin, era stato pazzo e incapace di controllarsi. Riusciva a malapena a ricordare di aver ucciso Ilyena, come attraverso un sogno annebbiato. Si era reso conto di ciò che aveva fatto solo dopo che Ishamael lo aveva svegliato.

Infine, ora, seppe con precisione cosa voleva dire guardare mentre uccideva coloro che amava.

«È fatta» sussurrò Rand.

«Cosa?» domandò Min, ancora tossendo.

«L’ultima cosa che mi poteva essere fatta» disse lui, sorpreso per la sua stessa calma. «Mi hanno tolto tutto, ora.»

«Cosa stai dicendo, Rand?» chiese Min. Si sfregò di nuovo il collo. Iniziavano ad apparire dei lividi.

Lui scosse il capo quando — finalmente — delle voci risuonarono nel corridoio di fuori. Forse gli Asha’man lo avevano percepito incanalare quando aveva torturato Min.

«Ho fatto la mia scelta, Min» disse, voltandosi verso la porta. «Mi hai chiesto di ridere ed essere flessibile, ma sono cose che non posso piu’ dare. Mi dispiace.»

Una volta, settimane fa, aveva deciso che doveva essere più forte: dove era stato ferro, aveva stabilito di diventare acciaio. Pareva che l’acciaio fosse troppo debole.

Ora sarebbe stato più duro. Comprendeva come. Dove una volta era stato acciaio, divenne qualcos’altro. D’ora in poi, era cuendillar. Era entrato in un posto come il vuoto che Tarn lo aveva addestrato a cerca re, così tanto tempo fa. Ma dentro questo vuoto lui non aveva nessuna emozione. Nessunissima emozione.

Non potevano piegarlo o spezzarlo. Era fatta.

23

Una distorsione nell’aria

«Che ne è stato delle Sorelle di guardia alla sua cella?» chiese Cadsuane, salendo i gradini di legno accanto a Merise.

«Corele e Nesune sono vive, per fortuna, anche se sono rimaste estremamente indebolite» rispose Mense, tenendo sollevata la gonna mentre si affrettava a tenere il passo. Narishma le seguiva, con i campanelli alle estremità delle trecce che tintinnavano piano. «Daigian è morta. Non siamo certe del perché le altre due siano state lasciate in vita.»

«Custodi» disse Cadsuane. «Uccidi una Aes Sedai e il suo Custode lo saprebbe immediatamente… e noi avremmo scoperto che qualcosa non andava.» I Custodi avrebbero dovuto notare comunque che qualcosa non andava: avrebbero dovuto interrogarli per vedere cosa avevano provato. Ma probabilmente c’era una correlazione.

Daigian non aveva nessun Custode in vita. Cadsuane provò una punta di rimpianto per quella Sorella affabile, ma lo mise da parte. Non c’era tempo, adesso.

«Le altre due sono state messe in una sorta di trance» disse Mense. «Non sono riuscita a vedere nessun residuo di flussi, e nemmeno Narishma. Abbiamo scoperto le Sorelle appena prima che venisse suonato l’allarme, poi siamo venuti a cercarti subito dopo esserci assicurati che al’Thor fosse vivo e i nostri nemici fossero stati sistemati.»

Cadsuane annuì irritata. Di tutte le notti in cui poteva andare a far visita alle Sapienti nelle loro tende! Sorilea e un gruppetto di loro venivano dietro Narishma, e Cadsuane non osava rallentare il passo, affinche le Aiel non la travolgessero nella loro fretta di vedere al’Thor. Raggiunsero la sommità delle scale, poi si avviarono rapidamente lungo il corridoio verso la stanza di al’Thor. Come aveva fatto a cacciarsi in così tanti guai, di nuovo? E come aveva fatto quella dannata Reietta a liberarsi dalla sua cella? Qualcuno doveva averla aiutata, ma questo voleva dire che un Amico delle Tenebre si trovava nel loro accampamento. Non era improbabile: se gli Amici delle Tenebre esistevano nella Torre Bianca, senza dubbio si potevano trovare anche qui. Ma quale Amico delle Tenebre era in grado di mettere fuori gioco tre Aes Sedai? Di sicuro, incanalare tanto Potere avrebbe dovuto essere avvertito da ogni Sorella o Asha’man nel campo.

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