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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Devo distruggerli, pensò. Tutti i Reietti, e devo farlo per sempre stavolta. Devo essere implacabile.

Tranne che Min non voleva che fosse implacabile. E Rand non voleva spaventare proprio lei. Non c’erano giochi con Min; lei poteva chiamarlo sciocco, ma non mentiva, e questo gli metteva voglia di essere l’uomo che lei desiderava che fosse. Ma osava farlo? Poteva un uomo capace di ridere essere anche colui che poteva affrontare quello che andava fatto a Shayol Ghul?

‘Per vivere devi morire’ era stata la risposta a una delle sue tre domande. Se avesse avuto successo, la sua memoria — il suo retaggio — sarebbe vissuto dopo la sua morte. Non era molto confortante. Rand non voleva morire. E chi lo voleva? Gli Aiel affermavano di non cercare la morte, anche se la abbracciavano quando giungeva.

Entrò nel passaggio, Viaggiando di nuovo al maniero nell’Arad Doman, con gli anelli di pini che circondavano il bruno terreno calpestato e le lunghe file di tende. Sarebbe servito un uomo duro per affrontare la sua stessa morte, per combattere il Tenebroso mentre il suo stesso sangue colava sulle rocce. Chi poteva ridere davanti a tutto cio’?

Scosse il capo. Avere Lews Therin nella sua testa non aiutava. Lei ha ragione, disse Lews Therin all’improvviso.

Lei?, chiese Rand.

Quella graziosa. Con i capelli corti. Dice che dobbiamo rompere i sigilli Ha ragione.

Rand rimase immobile, arrestando di colpo Tai’daishar, ignorando lo stalliere che era venuto a prendere il cavallo. Sentire Lews Therin dar ragione…

Cosa dobbiamo fare dopo?, domandò Rand. Moriamo. Hai promesso che avremmo potuto morire!

Solo se sconfiggiamo il Tenebroso, replicò Rand. Sai che, se lui vincerà , non ci sarà nulla per noi. ‘Nemmeno la morte.

Sì… nulla, disse Lews Therin. Questo sì che sarebbe bello. Niente dolore, niente rimpianto. Nulla.

Rand fu percorso da un brivido. Se Lews Therin iniziava a pensarla a quel modo… No, disse Rand, non sarebbe nulla. Lui avrebbe la nostra anima. Il dolore sarebbe peggio, molto peggio. Lews Therin cominciò a piangere.

Lews Therin!, sbottò Rand nella sua mente. Cosa facciamo? Come sigillaste il Foro l’ultima volta?

Non funzionò, sussurrò Lews Therin. Usammo saidin, ma con esso toccammo il Tenebroso. Era l’unico modo! Qualcosa deve toccarlo, qualcosa per chiudere il varco, ma lui fu in grado di corromperlo, il sigillo era debole!

Sì, ma cosa facciamo di diverso?, pensò Rand.

Silenzio. Rand rimase seduto per un momento, poi scivolò giù da Tai’daishar e lasciò che lo stalliere innervosito lo conducesse via. Le Fanciulle rimanenti stavano giungendo attraverso il passaggio, con Bashere e Narishma che chiudevano la retroguardia. Rand non li aspettò, anche se notò Deira Bashere — la moglie di Davram Bashere — in piedi fuori dal terreno di Viaggio. La donna alta e statuaria aveva capelli scuri con striature bianche alle tempie. Rivolse a Rand un’occhiata di valutazione. Cosa avrebbe fatto se Bashere fosse morto al servizio di Rand? Avrebbe continuato a seguirlo oppure avrebbe condotto via le truppe e sarebbe tornata in Saldea? Aveva la stessa forza di volontà di suo marito. Forse ancora di piu’.

Rand la superò con un cenno del capo e un sorriso, poi camminò attraverso il campo serale verso il maniero. Dunque Lews Therin non sapeva come sigillare la prigione del Tenebroso. A che serviva la voce allora? Che fosse folgorato! Era stato una delle poche speranze di Rand! Molte persone furono abbastanza sagge da farsi da parte quando lo videro incedere per i terreni. Rand riusciva a ricordare quando non era preda di tali umori, quando era solo un semplice pastore. Rand il Drago Rinato era un uomo completamente diverso. Era un uomo dedito al dovere e alla responsabilità. Doveva esserlo.

Dovere. Il dovere era come una montagna. Be’, Rand si sentiva come se fosse intrappolato fra una dozzina buona di montagne diverse, che si spostavano tutte per distruggerlo. Fra quelle forze, le sue emozioni parevano ribollire sotto pressione. C’era da stupirsi che ogni tanto esplodessero?

Scosse il capo, avvicinandosi al maniero. A est si ergevano i Monti di Nebbia. Il sole era quasi prossimo al tramonto e le montagne erano immerse in una luce rossa. Al di là di esse e verso sud, così stranamente vicini, si trovavano Emond’s Field e i Fiumi Gemelli. Una casa che non avrebbe rivisto mai piu’, dato che una visita non avrebbe fatto altro che avvisare i suoi nemici che era un luogo per cui nutriva affetto. Aveva lavorato sodo affinche pensassero che ne era privo. A volte temeva che questa finzione fosse diventata realtà.

Montagne. Montagne come dovere. Il dovere della solitudine, in questo caso, poiche da qualche parte a sud lungo quelle montagne troppo vicine c’era suo padre. Tarn. Rand non lo vedeva da molto tempo. Tarn era suo padre. Rand lo aveva deciso. Non aveva mai conosciuto il suo padre naturale, il capoclan Aiel di nome Janduin, e per quanto fosse stato evidentemente un uomo d’onore, Rand non aveva alcun desiderio di chiamarlo padre.

A volte, Rand bramava la voce di Tarn, la sua saggezza. Quelli erano i casi in cui Rand sapeva di dover essere più duro, poiche un momento di debolezza — un momento in cui fosse corso a chiedere aiuto a suo padre — avrebbe distrutto quasi tutto quello per cui aveva lavorato. E molto probabilmente avrebbe significato anche la fine della vita di Tarn.

Rand entrò nel maniero attraverso il foro bruciato sul davanti, scostando lo spesso telone che ora fungeva da ingresso, e diede le spalle alle Montagne di Nebbia. Era solo. Gli occorreva essere solo. Affidarsi a qualcuno avrebbe rischiato di renderlo debole una volta raggiunto Shayol Ghul. All’Ultima Battaglia non sarebbe stato in grado di appoggiarsi a nessuno tranne se stesso.

Dovere. Quante montagne doveva portare un uomo?

Il maniero odorava ancora di fumo. Lord Tellaen si era lamentato dell’incendio in modo esitante — eppure persistente — finche Rand non aveva ordinato una compensazione per l’uomo, anche se la bolla di male non era stata colpa sua. O sì? Essere ta’veren aveva molti effetti strani, dal far rivelare alle persone cose che normalmente non avrebbero detto fino a portargli la fedeltà di quelli che erano stati indecisi. Era un fulcro per i guai, bolle di male incluse. Non aveva scelto di esserlo, ma aveva scelto di alloggiare in quel maniero.

A ogni modo, Tellaen era stato compensato. Era un’inezia a paragone dei soldi che Rand stava spendendo per finanziare il suo esercito, e perfino quello era poco a paragone dei fondi che aveva impegnato per portare cibo all’Arad Doman e alle altre zone a rischio. A questo ritmo, i suoi sovrintendenti temevano che presto avrebbe mandato in bancarotta le sue risorse a Illian, Tear e Cairhien. Rand non aveva detto loro che non gliene importava.

Si sarebbe occupato del mondo fino all’Ultima Battaglia.

E non lascerai nessuna eredità tranne quella?, sussurrò una voce in fondo alla sua mente. Non Lews Therin, ma i suoi stessi pensieri, una vocina, la parte di lui che lo aveva spronato a fondare scuole a Cairhien e nell’Andor. Vuoi vivere dopo essere morto? Lascerai tutti coloro che ti seguono in preda a guerra, carestia e caos? Sarà la distruzione ciò per cui verrai ricordato? Rand scosse il capo. Non poteva aggiustare tutto! Era solo un uomo. Guardare oltre l’Ultima Battaglia era stupido. Non poteva preoccuparsi del mondo, dopo di essa, non poteva proprio. Farlo avrebbe significato distogliere lo sguardo dall’obiettivo.

E qual è l’obiettivo?, parve dire la voce. Sopravvivere o prosperare? Getterai le basi per un’altra Frattura o per una nuova Epoca Leggendaria?

Non aveva risposte. Lews Therin si agitò un po’, farfugliando qualcosa di incoerente. Rand salì le scale fino al secondo piano del maniero. Luce, quanto era stanco.

Cosa aveva detto il folle? Quando aveva sigillato il Foro nella prigione del Tenebroso, aveva usato saidin. Era accaduto poiche gli Aes Sedai di allora si erano rivoltati contro di lui e gli erano rimasti accanto solo i Cento Compagni, i più potenti Aes Sedai del suo tempo. Nessuna donna. Le Aes Sedai donna avevano definito il suo piano troppo rischioso.

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