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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Sì,» disse Semirhage «non puoi nemmeno parlare senza permesso. E ti consiglio di non protenderti di nuovo verso saidin. Troveresti l’esperienza spiacevole. Quando ho collaudato la Fascia del Dominio in precedenza, ho scoperto che è uno strumento molto più elegante di quegli a’dam dei Seanchan. I loro a’dam permettono qualche piccola dose di libertà , affidandosi alla nausea come inibitore. La Fascia del Dominio esige un’obbedienza molto più stretta. Agirai esattamente come io desidero. Per esempio…»

Rand si alzò dal letto, con le gambe che si muovevano contro la sua volontà. Poi la sua stessa mano schizzò in alto e iniziò a stringergli la gola proprio sopra la banda metallica. Annaspò, incespicando, in preda alla frenesia, cercò di nuovo di afferrare saidin.

Trovò dolore. Era come se avesse affondato la mano in una tinozza d’olio bollente e poi avesse attirato il liquido infuocato nelle sue stesse vene. Urlò dallo shock e dal dolore, crollando sul pavimento di legno. Il dolore lo fece contorcere, mentre la vista gli si oscurava.

«Vedi.» La voce di Semirhage suonava distante. «Ah, avevo dimenticato quanto può essere appagante.»

Il dolore era come un milione di formiche che gli scavavano sotto la pelle, fino all’osso, Rand si dibatte, con i muscoli in preda agli spasmi.

Siamo di nuovo nella cassa!, urlò Lews Therin.

E all’improvviso fu lì. Poteva vederla, con i suoi confini neri che lo schiacciavano. Il suo corpo dolorante per le ripetute percosse, la sua mente che cercava frenetica di rimanere in se. Lews Therin era stato il suo unico compagno. Era una delle prime volte in cui Rand poteva ricordarsi di aver comunicato con il folle; Lews Therin aveva iniziato a rispondergli solo brevemente prima di quel giorno.

Rand non era stato disposto a considerare Lews Therin come parte di se stesso. La parte folle di se, quella che poteva sopportare la tortura, anche solo per il fatto che era già così torturata. Altro dolore e sofferenza erano insignificanti. Non potevi riempire una coppa che aveva già iniziato a traboccare.

Smise di gridare, il dolore era ancora lì, gli faceva lacrimare gli occhi, ma le urla non uscivano. Tutto pareva immobile.

Semirhage lo guardò dall’alto in basso, accigliandosi, con del sangue che le colava dal mento. Un’altra ondata di dolore lo assalì. Chiunque lui fosse. La fissò in silenzio.

«Cosa stai facendo?» chiese lei, obbligandolo. «Parla.»

«Non può essermi fatto più nulla» sussurrò lui.

Un’altra ondata di dolore. Lo squassò, e qualcosa dentro di lui piagnucolò, ma non lasciò trasparire alcuna reazione all’esterno. Non perché stava tenendo dentro le urla, ma perché non riusciva a provare nulla. La cassa, le due ferite al fianco che gli corrompevano il sangue, le percosse, l’umiliazione, le sofferenze e il suo stesso suicidio. Uccidere se stesso. All’improvviso pote vederlo e ricordarlo in modo chiaro. Dopo tutto questo, cosa mai poteva fargli Semirhage?

«Somma Padrona» disse Elza, voltandosi verso Semirhage con occhi che parevano ancora intontiti da qualcosa. «Forse ora dovremmo…»

«Silenzio, verme» la apostrofò Semirhage, pulendosi il sangue dal mento. Lo guardò.

«Con questa sono due volte che quei coltelli hanno assaggiato il mio sangue.» Scosse il capo, poi si voltò e sorrise a Rand. «Dici che non ti può essere fatto più nulla? Dimentichi con chi stai parlando, Lews Therin. Il dolore è la mia specialità e tu sei ancora poco più che un ragazzo. Ho spezzato uomini dieci volte più forti di te. in piedi.»

Lui si alzò. Il dolore non era scomparso. Era ovvio che lei intendeva usarlo contro di lui finche non avesse ottenuto una reazione.

Rand si voltò, obbedendo al suo comando inespresso, e trovò Min sospesa sopra il pavimento, legata da corde invisibili di Aria. Aveva gli occhi sgranati dalla paura, le braccia legate dietro la schiena, la bocca bloccata da un bavaglio intessuto d’Aria.

Semirhage ridacchiò. «Non c’è nient’altro che posso fare, dici?»

Rand afferrò saidin… non per propria scelta, ma per la sua. Il ruggito del potere eruppe dentro di lui, portando con se la strana nausea che lui non era mai stato in grado di spiegare. Crollò carponi, svuotando lo stomaco con un gemito mentre la stanza si muoveva e girava attorno a lui.

«Che strano» sentì dire a Semirhage, come in lontananza. Scosse il capo, ancora trattenendo l’Unico Potere, dibattendosi con esso come doveva sempre fare con saidin, costringendo quel poderoso, torcente flusso di energia alla sua volontà. Era come incatenare una tempesta di vento, e gli riusciva difficile perfino quando era forte e in salute. Ora era quasi impossibile.

Usalo, sussurrò Lews Therin. Uccidila mentre possiamo!

Non ucciderò una donna, pensò Rand con ostinazione, il frutto di un ricordo dai recessi della sua mente. È un confine che non superero’…

Lews Therin ruggì, cercando di prendere saidin da Rand, ma senza successo. In effetti, Rand scoprì di non riuscire a incanalare di proposito più di quanto non poteva fare un passo senza il permesso di Semirhage.

Si raddrizzò per un suo ordine mentre la stanza diventava più ferma, la nausea si ritirava. E poi iniziò a intessere flussi, complicati intrecci di Spirito e Fuoco.

«Sì» disse Semirhage, quasi fra se. «Ora, se riesco a ricordare… Il modo maschile di fare questo è così bizzarro, a volte.»

Rand creò i flussi, poi li spinse verso Min. «No!» urlò mentre lo faceva. «Non quello!»

«Ah, dunque capisci» disse Semirhage. «Non era così difficile spezzarti, dopotutto.»

I flussi toccarono Min e lei si contorse dal dolore. Rand continuò a incanalare, con le lacrime che gli sgorgavano dagli occhi mentre era costretto a mandare i flussi complessi nel corpo della ragazza. Trasmettevano solo dolore, ma lo facevano molto bene. Semirhage doveva aver rimosso il bavaglio di Min, poiche lei iniziò a urlare, piangente.

«Ti prego, Rand!» implorò. «Ti prego!»

Rand ruggì dalla rabbia, cercando di fermarsi ma incapace di farlo. Poteva sentire il dolore di Min attraverso il legame, provarlo mentre lo causava.

«Smettila!» gridò.

«Supplicami» disse Semirhage.

«Per favore» disse lui, piangendo. «Per favore, io ti supplico.»

Tutt’a un tratto si fermò e i flussi torturatori si dipanarono. Min era sospesa in aria, piagnucolante, gli occhi inebetiti dalla violenza del dolore. Rand si voltò, fronteggiando Semirhage e la figura più piccola di Elza accanto a lei. La Nera pareva terrorizzata, come se si fosse cacciata in qualcosa per cui non era stata preparata.

«Ora,» disse la Reietta «capisci che il tuo ruolo è sempre stato quello di servire il Signore Supremo. Lasceremo questa stanza e ci occuperemo di quelle cosiddette Aes Sedai che mi hanno imprigionato. Viaggeremo a Shayol Ghul e ti presenterò al Signore Supremo, e poi tutto questo potrà aver fine.»

Lui chinò il capo. Doveva esserci una via di scampo! La immaginò mentre lo usava per fare a pezzi le file dei suoi stessi uomini. Se li figurò timorosi di attaccare, per paura di fargli del male. Vide il sangue, la morte e la distruzione che avrebbe causato. E lo raggelò, facendolo diventare di ghiaccio dentro.

Hanno vinto.

Semirhage lanciò un’occhiata alla porta, poi si voltò di nuovo verso di lui e sorrise. «Ma temo che prima dobbiamo fare i conti con lei. Procediamo, dunque.»

Rand si girò e iniziò a camminare verso Min. «No!» esclamò. «Hai promesso che se avessi supplicato…»

«Io non ho promesso nulla» disse Semirhage con una risata. «Hai implorato davvero con grazia, Lews Therin, ma ho scelto di ignorare le tue suppliche. Puoi lasciar andare saidin, comunque. Questo dev’essere qualcosa di più personale.»

Saidin scomparve in un istante e Rand lo rimpianse quando si ritrasse. Il mondo attorno a lui pareva più smorto. Si accostò a Min e gli occhi imploranti di lei incontrarono i suoi. Poi lui le premette la mano alla gola, afferrandola, e iniziò a stringere.

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