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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Era spaventoso come Rand riuscisse quasi a ricordare quegli eventi; non ciò che era accaduto, ma la rabbia, la disperazione, la decisione. L’errore era forse non aver usato la metà femminile del potere assieme a quella maschile? Era stato quello a consentire al Tenebroso di contrattaccare e corrompere saidin, facendo impazzire Lews Therin e quelli che rimanevano dei Cento Compagni?

Poteva essere così semplice? Quante Aes Sedai gli sarebbero servite? O forse non gliene sarebbe servita nessuna? C’erano parecchie Sapienti in grado di incanalare. Di sicuro la faccenda era più complessa.

C’era un gioco diffuso fra i bambini, Serpenti e Volpi. Si diceva che l’unico modo per vincere fosse infrangere le regole. E quest’altro suo piano, allora? Poteva infrangere le regole uccidendo il Tenebroso? Era qualcosa che perfino lui, il Drago Rinato, osava contemplare? Attraversò il cigolante pavimento in legno del corridoio e aprì la porta della sua stanza. Min era stesa sul letto appoggiata contro i cuscini, indossando i suoi pantaloni verdi ricamati e una camicia di lino, mentre sfogliava un altro libro ancora alla luce di una lampada. Nella stanza era affaccendata una donna anziana, che stava raccogliendo i piatti della cena di Min. Rand si tolse la giacca, sospirando fra se e flettendo la mano.

Si sedette sul lato del letto mentre Min metteva da parte il suo libro, un volume intitolato Esauriente trattato sulle reliquie pre-Frattura. Si mise a sedere e gli sfregò la nuca con una mano. Le scodelle tintinnarono mentre la servitrice le raccoglieva, e lei si inchinò in segno di scuse, muovendosi più veloce mentre le metteva nel canestro.

«Ti stai affaticando troppo, pastore» disse Min.

«Devo farlo.»

Lei gli diede un pizzicotto forte sul collo e lui sussultò con un grugnito. «No che non devi» disse, la sua voce vicina all’orecchio di Rand. «Non mi dai ascolto? A cosa servirà se ti logorerai prima di arrivare all’Ultima Battaglia? Luce, Rand, sono mesi che non ti sento ridere!»

«È davvero il momento di ridere?» chiese lui. «Vorresti che fossi felice mentre i bambini muoiono di fame e gli uomini si massacrano fra loro? Dovrei ridere nel sentire che i Trolloc stanno ancora uscendo dalle Vie? Dovrei essere felice che la maggior parte dei Reietti sia là fuori da qualche parte, ad architettare il modo migliore per uccidermi?»

«Be’, no» disse Min. «Certo che no. Ma non possiamo lasciare che i guai del mondo ci distruggano. Cadsuane dice che…»

«Aspetta» sbottò lui, ruotando in modo da guardarla in faccia. Lei si inginocchiò sul letto, i corti capelli scuri che si arricciavano sotto il suo mento. Pareva sconcertata dal suo tono.

«Cos’ha a che fare Cadsuane con questo?» chiese. Min si accigliò. «Nulla.»

«Ti ha imbeccato su cosa dire» replicò Rand. «Ti sta usando per arrivare a me!»

«Non essere idiota» ribatte Min.

«Cos’ha detto su di me?»

Min scrollò le spalle. «Si preoccupa di quanto sei diventato rigido. Rand, che succede?»

«Sta cercando di arrivare a me, di manipolarmi» disse lui. «Ti sta usando. Cosa le hai detto, Min?»

Min gli diede un altro brusco pizzicotto. «Non mi piace quel tono, babbeo. Pensavo che Cadsuane fosse la tua consigliera. Perche dovrei stare attenta a quello che dico con lei?»

La servitrice continuò a far cozzare i piatti. Perche non poteva andarsene e basta? Questo non era il genere di discussione che Rand voleva avere di fronte a degli estranei.

Non era possibile che Min stesse lavorando con Cadsuane, vero? Rand non si fidava affatto di Cadsuane. Se era arrivata a Min…

Rand provò un tuffo al cuore. Non sospettava di Min, vero? Lei era sempre stata la persona che aveva considerato più sincera nei suoi confronti, quella che non giocava con lui. Cosa avrebbe fatto se l’avesse perduta? Che io sia folgorato, penso. Ha ragione. Sto diventando troppo rigido. Che ne sarà di me se inizio a sospettare di quelli che so che mi amano? Non sarei meglio di quel folle di Lews Therin.

«Min» disse lui, abbassando la voce. «Forse hai ragione. Forse sono andato troppo oltre.» Lei si voltò a guardarlo, rilassandosi. Poi si irrigidì, gli occhi sgranati dallo stupore.

Qualcosa di freddo schioccò attorno al collo di Rand. Lui alzò immediatamente la mano al collo, ruotando su se stesso. La servitrice era in piedi dietro di lui, ma la sua forma stava scintillando. Svanì e fu rimpiazzata da una donna dalla carnagione scura e gli occhi neri, con il volto affilato e trionfante. Semirhage.

La mano di Rand toccò il metallo. Metallo troppo freddo che pareva ghiaccio, premuto contro la sua pelle. In preda alla rabbia, cercò di estrarre la spada dal suo fodero nero istoriato col drago, ma scoprì di non poterlo fare. Le sue gambe furono sottoposte a uno sforzo come se si stessero opponendo a un peso incredibile. Rand artigliò il collare — le sue dita potevano ancora muoversi —, ma il metallo pareva essere un unico pezzo solido. In quel momento, Rand provò terrore. Incontrò comunque gli occhi di Semirhage e lei esibì un largo sorriso. «Ho atteso a lungo di metterti addosso la Fascia del Dominio, Lews Therin. Strano come capitino le circostanze, non è…»

Qualcosa guizzò nell’aria e Semirhage ebbe a malapena il tempo di urlare prima che qualcosa deflettesse di pochissimo la lama: un flusso di Aria, poteva solo supporre Rand, anche se non poteva vedere i flussi intessuti con saidar. Tuttavia il coltello di Min aveva lasciato uno sfregio sul volto di Semirhage prima di proseguire e conficcarsi nel legno della porta.

«Guardie!» urlò Min. «Fanciulle, allarme! Il Car’a’carn è in pericolo!»

Semirhage imprecò agitando una mano e Min tacque. Rand si voltò con apprensione, cercando di afferrare saidin e fallendo. Qualcosa lo bloccava. Min venne gettata giù dal letto da flussi di Aria e con la bocca serrata. Rand cercò di correre da lei, ma di nuovo scoprì di non potere. Le sue gambe rifiutavano semplicemente di muoversi.

In quel momento, l’uscio della stanza si apri. Un’altra donna entrò con passo affrettato. Lanciò un’occhiata fuori dalla porta, come se stesse in guardia per qualcosa, poi la chiuse dietro di se. Rand provò un impeto di speranza, ma poi la donna minuta si unì a Semirhage, prendendo l’altro braccialetto che controllava l’a’dam attorno al collo di Rand. Alzò lo sguardo su di lui: aveva gli occhi arrossati e l’aria intontita, come se qualcosa l’avesse colpita forte sulla testa. Comunque, quando lo vide inginocchiato, sorrise. «E così hai finalmente incontrato il tuo destino, Rand al’Thor. Affronterai il Signore Supremo. E perderai.»

Elza. Elza era Nera, che fosse folgorata! Rand avvertì un pizzicore sulla pelle quando la percepì abbracciare saidar, in piedi accanto alla sua padrona. Erano entrambe faccia a faccia con lui, ciascuna con indosso un braccialetto, e Semirhage pareva estremamente sicura di se. Rand ringhiò, voltandosi verso Semirhage. Non si sarebbe lasciato intrappolare in questo modo!

La Reietta toccò il taglio sanguinante sulla sua guancia, poi emise un suono di stizza. Indossava un abito marrone smorto. Come era sfuggita alla sua prigionia? E dove aveva preso quel maledetto collare? Rand lo aveva dato a Cadsuane perché lo tenesse al sicuro. Lei aveva giurato che lo sarebbe stato!

«Non verrà nessuna guardia, Lews Therin» disse Semirhage con fare assente, sollevando la mano col braccialetto; quello era intonato con il collare attorno alla sua gola. «Ho protetto la stanza per non far uscire alcun suono. Scoprirai di non poterti neanche muovere a meno che io non te lo permetta. Hai già tentato e devi esserti reso conto di quanto sia futile.» Disperato, Rand si protese di nuovo verso saidin, ma non trovò nulla. Nella sua testa, Lews Therin iniziò a ringhiare e a piangere, e Rand si sentì sul punto di unirsi all’uomo. Min! Doveva raggiungerla. Doveva essere abbastanza forte!

Si costrinse a muoversi verso Semirhage ed Elza, ma era come se stesse cercando di spostare le gambe di qualcun altro. Era intrappolato nella sua stessa testa, come Lews Therin. Aprì la bocca per imprecare, ma non uscì nulla tranne un gracidio.

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