Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Cominciò Lorenzo detta opera mettendovi tutto quel sapere maggiore ch'egli poteva; e così compartì detta porta in dieci quadri, cinque per parte, che rimaseno i vani delle storie un braccio et un terzo, et a torno per ornamento del telaio che ricigne le storie, sono nicchie in quella parte ritte, e piene di figure quasi tonde, il numero delle quali è venti e tutte bellissime; come uno Sansone ignudo, che abbracciato una colonna, con una mascella in mano, mostra quella perfezzione che maggior può mostrare cosa fatta nel tempo degli antichi ne' loro Ercoli, o di bronzi o di marmi; e come fa testimonio un Iosuè, il quale in atto di locuzione par che parli allo esercito, oltra molti profeti e Sibille adorni l'uno e l'altro in varie maniere di panni per il dosso, e di acconciature di capo, di capegli et altri ornamenti, oltra dodici figure, che sono a ghiacere nelle nicchie, che ricingono l'ornamento delle storie per il traverso, faccendo in sulle crociere delle cantonate in certi tondi, teste di femmine e di giovani e di vecchi in numero trentaquattro. Fra le quali nel mezzo di detta porta vicino al nome suo intagliato in essa, è ritratto Bartoluccio suo padre, ch'è quel più vecchio, et il più giovane è esso Lorenzo suo figliuolo, maestro di tutta l'opera; oltra a infiniti fogliami e cornici et altri ornamenti fatti con grandissima maestria. Le storie, che sono in detta porta, sono del Testamento Vecchio; e nella prima è la creazione di Adamo e di Eva sua donna, quali sono perfettissimamente condotti; vedendosi che Lorenzo ha fatto, che sieno di membra più begli che egli ha possuto; volendo mostrare che, come quelli di mano di Dio furono le più belle figure che mai fussero fatte, così questi di suo avessino a passare tutte l'altre ch'erano state fatte da lui ne l'altre opere sue: avertenza certo grandissima. E così fece nella medesma quando e' mangiano il pomo et insieme quando e' son cacciati di Paradiso, le qual figure in quegli atti rispondono a l'effetto, prima del peccato conoscendo la loro vergogna, coprendola con le mani, e poi nella penitenza quando sono dall'Angelo fatti uscir fuori di Paradiso. Nel secondo quadro è fatto Adamo et Eva che hanno Caim et Abel piccoli fanciulli creati da loro; e così vi sono quando de le primizie Abel fa sacrifizio, e Caim de le men buone, dove si scorge negli atti di Caim l'invidia contro il prossimo, et in Abel l'amore in verso Iddio. E quello che è di singular bellezza è il veder Caim arare la terra con un par di buoi, i quali nella fatica del tirare al giogo l'aratro, paiono veri e naturali; così come è il medesimo Abel, che guardando il bestiame Caim li dà la morte; dove si vede quello con attitudine impietosissima e crudele, con un bastone ammazzare il fratello, in sì fatto modo che il bronzo medesimo mostra la languidezza delle membra morte nella bellissima persona d'Abel; e così di basso rilievo da lontano è Iddio, che domanda a Caim quel che ha fatto d'Abel; contenendosi in ogni quadro gli effetti di quattro storie. Figurò Lorenzo nel terzo quadro come Noè esce dall'Arca la moglie co' suoi figliuoli e figliuole e nuore et insieme tutti gli animali, così volatili come terrestri; i quali, ciascuno nel suo genere, sono intagliati con quella maggior perfezzione che può l'arte imitar la natura; vedendosi l'Arca aperta, e le stagge in prospettiva di bassissimo rilievo, che non si può esprimere la grazia loro. Oltre che le figure di Noè e degli altri suoi, non possono esser più vive, né più pronte mentre faccendo egli sagrifizio, si vede l'arcobaleno, segno di pace fra Iddio e Noè; ma molto più eccellenti di tutte l'altre sono dove egli pianta la vigna, et inebriato del vino mostra le vergogne, e Cam suo figliuolo lo schernisce, e nel vero uno che dorma non può imitarsi meglio, vedendosi lo abandonamento delle membra ebbre, e la considerazione et amore degli altri due figliuoli, che lo ricuoprono con bellissime attitudini. Oltre che v'è e la botte et i pampani e gli altri ordigni della vendemmia, fatti con avvertenza et accomodati in certi luoghi, che non impediscono la storia, ma le fanno un ornamento bellissimo.
Piacque a Lorenzo fare nella quarta storia l'apparire de' tre Angeli nella valle Mambre, e faccendo quegli simili l'uno all'altro, si vede quel santissimo vecchio adorarli, con una attitudine di mani e di volto molto propria e vivace; oltre che egli con affetto molto bello intagliò i suoi servi, che a' piè del monte con uno asino aspettano Abraam, che era andato a sacrificare il figliuolo. Il quale stando ignudo in su l'altare, il padre con il braccio in alto cerca far l'obbedienza; ma è impedito dall'Angelo, che con una mano lo ritiene e con l'altra accenna dove è il montone da far sacrifizio, e libera Isac da la morte. Questa storia è veramente bellissima, perché fra l'altre cose si vede differenza grandissima fra le delicate membra d'Isac e quelle de' servi e più robusti, in tanto che non pare che vi sia colpo che non sia con arte grandissima tirato. Mostrò anco avanzar se medesmo Lorenzo in quest'opera; nelle difficultà de' casamenti e quando nasce Isaac, Iacob et Esaù, o quando Esaù caccia, per far la volontà del padre; et Iacob, ammaestrato da Rebecca, porge il cavretto cotto, avendo la pelle intorno al collo, mentre è cercato da Isac, in qual gli dà la benedizzione. Nella quale storia sono cani bellissimi e naturali, oltre le figure che fanno quello effetto istesso, che Iacob et Isac e Rebecca nelli lor fatti, quando eron vivi, facevano. Inanimito Lorenzo per lo studio dell'arte, che di continuo la rendeva più facile, tentò l'ingegno suo in cose più artifiziose e difficili; onde fece in questo sesto quadro Iosef messo da' suoi fratelli nella cisterna, e quando lo vendono a que' mercanti; e da loro è donato a Faraone, al quale interpreta il sogno della fame; e la provisione per rimedio, e gli onori fatti a Iosef da Faraone. Similmente vi è quando Iacob manda i suoi figliuoli per il grano in Egitto, e che riconosciuti da lui, gli fa ritornare per il padre. Nella quale storia, Lorenzo fece un tempio tondo girato in prospettiva con una difficultà grande, nel quale è dentro figure in diversi modi che caricano grano e farine, et asini straordinarii. Parimente vi è il convito ch'e' fa loro et il nascondere la coppa d'oro nel sacco a Beniamin, e l'essergli trovata, e come egli abbraccia e riconosce i fratelli; la quale istoria per tanti affetti e varietà di cose è tenuta fra tutte l'opere la più degna e la più difficile e la più bella.
E veramente Lorenzo non poteva, avendo sì bello ingegno e sì buona grazia in questa maniera di statue, fare che, quando gli venivano in mente i componimenti delle storie belle, e' non facessi bellissime le figure; come appare in questo settimo quadro, dove egli figura il monte Sinai, e nella sommità Moisè che da Idio riceve le leggi, riverente e ingenocchioni. A mezzo il monte è Iosuè che l'aspetta e tutto il popolo a' piedi impaurito per i tuoni, saette e tremuoti, in attitudini diverse fatte con una prontezza grandissima. Mostrò appresso diligenza e grande amore nello ottavo quadro, dove egli fece quando Iosuè andò a Ierico, e volse il Giordano, e pose i dodici padiglioni pieni delle dodici tribù; figure molto pronte; ma più belle sono alcune di basso rilievo, quando girando con l'arca intorno alle mura della città predetta con suono di trombe rovinano le mura e gli Ebrei pigliano Ierico; nella quale è diminuito il paese, et abbassato sempre con osservanza da le prime figure ai monti e dai monti a la città, e da la città al lontano del paese di bassissimo rilievo, condotta tutta con una gran perfezzione. E perché Lorenzo di giorno in giorno si fece più pratico in quell'arte, si vide poi nel nono quadro la occisione di Golia gigante al quale Davit taglia la testa con fanciullesca e fiera attitudine; e rompe lo esercito dei Filistei quello di Dio; dove Lorenzo fece cavalli, carri et altre cose da guerra. Dopo fece Davit che tornando con la testa di Golia in mano, il popolo lo incontra sonando e cantando; i quali affetti sono tutti proprii e vivaci. Restò a far tutto quel che poteva Lorenzo nella decima et ultima storia, dove la regina Sabba visita Salamone, con grandissima corte; nella qual parte fece un casamento tirato in prospettiva, molto bello; e tutte l'altre figure simili alle predette storie, oltra gl'ornamenti degli architravi che vanno intorno a dette porte, dove son frutti e festoni, fatti con la solita bontà. Nella quale opera, da per sé e tutta insieme, si conosce quanto il valore e lo sforzo d'uno artefice statuario possa nelle figure quasi tonde, in quelle mezze, nelle basse e nelle bassissime, oprare con invenzione ne' componimenti delle figure, e stravaganza dell'attitudini, nelle femmine e ne' maschi e nella varietà di casamenti, nelle prospettive e nell'avere nelle graziose arie di ciascun sesso, parimente osservato il decoro in tutta l'opera: ne' vecchi la gravità, e ne' giovani la leggiadria e la grazia. Et invero si può dire che questa opera abbia la sua perfezione in tutte le cose, e che ella sia la più bella opera del mondo e che si sia vista mai fra gli antichi e moderni. E ben debbe essere veramente lodato Lorenzo, da che un giorno Michelagnolo Buonarroti, fermatosi a veder questo lavoro, e dimandato quel che gliene paresse e se queste porte eron belle, rispose: "Elle son tanto belle, che elle starebbon bene alle porte del Paradiso": lode veramente propria e detta da chi poteva giudicarla. E ben le poté Lorenzo condurre, avendovi, dall'età sua di venti anni che le cominciò, lavorato su quaranta anni con fatiche via più che estreme.