Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Disegnò anco ragionevolmente Bartoluccio suo padre, come mostra un altro Vangelista di sua mano in sul detto libro, assai meno buono che quello di Lorenzo. I quali disegni con alcuni di Giotto e d'altri ebbi, essendo giovanetto, da Vettorio Ghiberti l'anno 1528, e gl'ho sempre tenuti e tengo in venerazione e perché sono belli e per memoria di tanti uomini. E se quando io aveva stretta amicizia e pratica con Vettorio io avessi quello conosciuto che ora conosco, mi sarebbe agevolmente venuto fatto d'avere avuto molte altre cose che furono di Lorenzo, veramente bellissime. Fra molti versi, che latini e volgari sono stati fatti in diversi tempi, in lode di Lorenzo, per meno essere noiosi a chi legge, ci basterà porre qui di sotto gl'infrascritti:
Dum cernit valvas aurato ex aere nitentes
in templo Michael Angelus obstupuit.
Attonitusque diu, sic alta silentia rupit:
"O divinum opus; o ianua digna polo!".
FINE DELLA VITA DI LORENZO GHIBERTI SCULTORE
VITA DI MASOLINO PITTORE
Grandissimo veramente credo che sia il contento di coloro che si avicinano al sommo grado della scienza in che si affaticano; e coloro parimente che oltre al diletto e piacere che sentono virtuosamente operando, godono qualche frutto delle loro fatiche, vivono vita senza dubbio quieta e felicissima. E se per caso avviene che uno nel corso felice della sua vita, caminando alla perfezzione d'una qualche scienza o arte, sia dalla morte sopravenuto, non rimane del tutto spenta la memoria di lui se si sarà, per conseguire il vero fine dell'arte sua, lodevolmente affaticato. Laonde dee ciascuno quanto può fatigare per conseguire la perfezzione, perché se ben è nel mezzo del corso impedito, si loda in lui, se non l'opere che non ha potuto finire, almeno l'ottima intenzione et il sollecito studio, che in quel poco che rimane è conosciuto.
Masolino da Panicale di Valdelsa, il quale fu discepolo di Lorenzo di Bartoluccio Ghiberti e nella sua fanciullezza bonissimo orefice e nel lavoro delle porte il miglior rinettatore che Lorenzo avesse, fu nel fare i panni delle figure molto destro e valente, e nel rinettare ebbe molto buona maniera et intelligenza. Onde nel cesellare fece con più destrezza alcune ammaccature morbidamente, così nelle membra umane come ne' panni. Diedesi costui alla pittura d'età d'anni XIX, et in quella si esercitò poi sempre, imparando il colorire da Gherardo dello Starnina. Et andatosene a Roma per studiare, mentre che vi dimorò, fece la sala di casa Orsina Vecchia in Monte Giordano; poi, per un male che l'aria gli faceva alla testa, tornatosi a Fiorenza, fece nel Carmine allato alla cappella del Crocifisso la figura del S. Pietro che vi si vede ancora. La quale essendo dagli artefici lodata, fu cagione che gli allogarono in detta chiesa la capella de' Brancacci con le storie di S. Pietro, della quale con gran studio condusse a fine una parte, come nella volta dove sono i quattro Vangelisti e dove Cristo toglie dalle reti Andrea e Piero; e dopo il suo piangere il peccato fatto, quando lo negò, et appresso la sua predicazione per convertire i popoli. Fecevi il tempestoso naufragio degli Apostoli, e quando San Piero libera dal male Petronilla sua figliuola. E nella medesima storia fece quando egli e Giovanni vanno al tempio, dove innanzi al portico è quel povero infermo che gli chiede la limosina, al quale non potendo dare né oro, né argento, col segno della croce lo libera. Son fatte le figure per tutta quell'opera con molta buona grazia, e dato loro grandezza nella maniera, morbidezza et unione nel colorire e rilievo e forza nel disegno. La quale opera fu stimata molto per la novità sua e per l'osservanza di molte parti che erono totalmente fuori della maniera di Giotto. Le quali storie, sopragiunto dalla morte, lasciò imperfette.
Fu persona Masolino di bonissimo ingegno, e molto unito e facile nelle sue pitture, le quali con diligenza e con grand'amore a fine si veggono condotte. Questo studio e questa volontà d'affaticarsi ch'era in lui del continovo, gli generò una cattiva complessione di corpo, la quale innanzi al tempo gli terminò la vita e troppo acerbo lo tolse al mondo. Morì Masolino giovane d'età d'anni 37, troncando l'aspettazione che i popoli avevano concetta di lui. Furono le pitture sue circa l'anno 1440. E Paulo Schiavo, che in Fiorenza in sul canto de' Gori fece la Nostra Donna con le figure che scortano i piedi in su la cornice, si ingegnò molto di seguir la maniera di Masolino, l'opere del quale avendo io molte volte considerato, truovo la maniera sua molto variata da quella di coloro che furono inanzi a lui, avendo egli aggiunto maestà alle figure e fatto il panneggiare morbido e con belle falde di pieghe. Sono anco le teste delle sue figure molto migliori che l'altre fatte inanzi, avendo egli trovato un poco meglio il girare degl'occhi, e nei corpi molte altre belle parti, e perché egli cominciò a intender bene l'ombre et i lumi; per ché lavorava di rilievo, fece benissimo molti scorti difficili, come si vede in quel povero che chiede la limosina a San Piero, il quale ha la gamba che manda indietro tanto accordata con le linee de' dintorni nel disegno e l'ombre nel colorito, che pare che ella veramente buchi quel muro. Cominciò similmente Masolino a fare ne' volti delle femine l'arie più dolci et ai giovani gl'abiti più leggiadri, che non avevano fatto gl'artefici vecchi; et anco tirò di prospettiva ragionevolmente. Ma quello in che valse più che in tutte l'altre cose fu nel colorire in fresco, perché egli ciò fece tanto bene, che le pitture sue sono sfumate et unite con tanta grazia, che le carni hanno quella maggiore morbidezza che si può imaginare. Onde se avesse avuto l'intera perfezzione del disegno, come arebbe forse avuto se fusse stato di più lunga vita, si sarebbe costui potuto annoverare fra i migliori, perché sono l'opere sue condotte con buona grazia, hanno grandezza nella maniera, morbidezza et unione nel colorito, et assai rilievo e forza nel disegno, se bene non è in tutte le parti perfetto.
FINE DELLA VITA DI MASOLINO
VITA DI PARRI SPINELLI ARETINO
Parri di Spinello Spinelli dipintore aretino, avendo imparato i primi principii dell'arte dallo stesso suo padre, per mezzo di Messer Lionardo Bruni aretino condotto in Firenze, fu ricevuto da Lorenzo Ghiberti nella scuola dove molti giovani sotto la sua disciplina imparavano; e perché allora si rinettavano le porte di S. Giovanni, fu messo a lavorare intorno a quelle figure, in compagnia di molti altri, come si è detto di sopra. Nel che fare, presa amicizia con Masolino da Panicale perché gli piaceva il suo modo di disegnare, l'andò in molte cose imitando, sì come fece ancora in parte la maniera di Don Lorenzo degl'Angeli. Fece Parri le sue figure molto più svelte e lunghe, che niun pittore che fusse stato inanzi a lui; e dove gl'altri le fanno il più di dieci teste, egli le fece d'undici e talvolta di dodici; né perciò avevano disgrazia, come che fossero sottili e facessero sempre arco o in sul lato destro o in sul manco, perciò che, sì come pareva a lui, avevano, e lo diceva egli stesso, più bravura. Il panneggiare de' panni fu sottilissimo e copioso ne' lembi, i quali alle sue figure cascavano di sopra le braccia insino attorno ai piedi. Colorì benissimo a tempera, et in fresco perfettamente. E fu egli il primo che nel lavorare in fresco lasciasse il fare di verdaccio sotto le carni, per poi con rossetti di color di carne e chiari scuri, a uso d'acquerelli velarle, sì come aveva fatto Giotto e gl'altri vecchi pittori. Anzi usò Parri i colori sodi nel far le mestiche e le tinte, mettendogli con molta discrezione, dove gli parea che meglio stessono, cioè i chiari nel più alto luogo, i mezzani nelle bande, e nella fine de' contorni gli scuri. Col qual modo di fare mostrò nell'opere più facilità e diede più lunga vita alle pitture in fresco; perché, messi i colori ai luoghi loro, con un pennello grossetto e molliccio li univa insieme e faceva l'opere con tanta pulitezza, che non si può disiderar meglio, et i coloriti suoi non hanno paragone. Essendo dunque stato Parri fuor della patria molti anni, poi che fu morto il padre fu dai suoi richiamato in Arezzo, là dove, oltre molte cose le quali troppo sarebbe lungo raccontare, ne fece alcune degne di non essere in niuna guisa taciute. Nel Duomo vecchio fece in fresco tre Nostre Donne variate; e dentro alla principal porta di quella chiesa, entrando a man manca, dipinse in fresco una storia del Beato Tommasuolo romito dal Sacco et uomo in quel tempo di santa vita. E perché costui usava di portare in mano uno specchio, dentro al quale vedeva, secondo che egli affermava, la passione di Gesù Cristo, Parri lo ritrasse in quella storia inginocchioni e con quello specchio nella destra mano, la quale egli teneva levata al cielo. E di sopra facendo in un trono di nuvole Gesù Cristo et intorno a lui tutti i misterii della Passione, fece con bellissima arte che tutti riverberavano in quello specchio sì fattamente, che non solo il beato Tommasolo, ma gli vedeva ciascuno che quella pittura mirava. La quale invenzione certo fu capricciosa, difficile e tanto bella che ha insegnato a chi è venuto poi a contraffare molte cose per via di specchi. Né tacerò, poiché sono in questo proposito venuto, quello che operò questo santo uomo una volta in Arezzo, et è questo: non restando egli di affaticarsi continuamente per ridurre gl'Aretini in concordia, ora predicando e talora predicendo molte disavventure, conobbe finalmente che perdeva il tempo. Onde, entrato un giorno nel palazzo dove i sessanta si ragunavano, il detto beato che ogni dì gli vedeva far consiglio e non mai deliberar cosa che fusse se non in danno della città, quando vide la sala esser piena, s'empié un gran lembo della vesta di carboni accesi, e con essi entrato dove erano i sessanta e tutti gl'altri magistrati della città, gli gettò loro fra i piedi arditamente, dicendo: "Signori, il fuoco è fra voi, abbiate cura alla rovina vostra", e ciò detto si partì. Tanto potette la simplicità e, come volle Dio, il buon ricordo di quel sant'uomo, che quello che non avevano mai potuto le predicazioni e le minacce, adoperò compiutamente la detta azzione, conciò fusse che, uniti indi a non molto insieme, governarono per molti anni poi quella città con molta pace e quiete d'ognuno.