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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Finita questa opera, parve a' Consoli dell'Arte de' Mercatanti esser serviti molto bene, e per le lode dateli da ognuno deliberarono che facesse Lorenzo, in un pilastro fuor d'Or San Michele, in una di quelle nicchie, ch'è quella che volta fra i Cimatori, una statua di bronzo di quatro braccia e mezzo in memoria di S. Giovanni Battista, la quale egli principiò né la staccò mai che egli la rese finita; che fu et è opera molto lodata, et in quella nel manto fece un fregio di lettere scrivendovi il suo nome. In questa opera, la quale fu posta su l'anno 1414, si vide cominciata la buona maniera moderna, nella testa, in un braccio che par di carne, e nelle mani, et in tutte l'attitudini della figura. Onde fu il primo che cominciasse a imitare le cose degli antichi Romani; delle quali fu molto studioso come esser dee chiunche disidera di bene operare. E nel frontespizio di quel tabernacolo si provò a far di musaico, faccendovi dentro un mezzo profeta. Era già cresciuta la fama di Lorenzo per tutta Italia e fuori, dell'artifiziosissimo magistero nel getto, di maniera che avendo Iacopo della Fonte et il Vecchietto sanese e Donato fatto per la Signoria di Siena, nel loro San Giovanni, alcune storie e figure di bronzo, che dovevano ornare il battesimo di quel tempio, et avendo visto i Sanesi l'opere di Lorenzo in Fiorenza, si convennono con seco e li feciono fare due storie della vita di S. Giovanni Battista. In una fece quando egli battezzò Cristo, accompagnandola con molte figure et ignude e vestite molto riccamente; e nell'altra quando San Giovanni è preso e menato a Erode; nelle quali storie superò e vinse gl'altri che avevano fatto l'altre, onde ne fu sommamente lodato da' Sanesi e dagl'altri che le veggono. Avevano in Fiorenza a far una statua i maestri della Zecca in una di quelle nicchie che sono intorno a Or San Michele dirimpetto a l'Arte della Lana, et aveva a esser un San Matteo d'altezza del S. Giovanni sopra detto. Onde l'allogorono a Lorenzo che la condusse a perfezzione, e fu lodata molto più che il San Giovanni, avendola fatta più alla moderna. La quale statua fu cagione che i Consoli dell'Arte della Lana deliberorono che e' facesse nel medesimo luogo, nell'altra nicchia allato a quella, una statua di metallo medesimamente, che fusse alta alla medesima proporzione dell'altre due, in persona di S. Stefano loro avvocato. Et egli la condusse a fine e diede una vernice al bronzo molto bella. La quale statua non manco satisfece che avesse[ro] fatto l'altre opere già lavorate da lui. Essendo generale de' frati predicatori in quel tempo Messer Lionardo Dati, per lassare di sé memoria in S. Maria Novella, dove egli aveva fatto professione, et alla patria, fece fabbricare a Lorenzo una sepoltura di bronzo e sopra quella sé a ghiacere morto, ritratto di naturale; e da questa, che piacque e fu lodata, ne nacque una che fu fatta fare in S. Croce da Lodovico degli Albizi e da Niccolò Valori. Dopo queste cose, volendo Cosimo e Lorenzo de' Medici onorare i corpi e reliquie de' tre martiri Proto, Iacinto e Nemesio, fattigli venire di Casentino, dove erano stati in poca venerazione molti anni, fecero fare a Lorenzo una cassa di metallo, dove nel mezzo sono due Angeli di basso rilievo che tengono una ghirlanda d'ulivo, dentro la quale sono i nomi de' detti martiri; et in detta cassa fecero porre le dette reliquie e la collocarono nella chiesa del monasterio degl'Angeli di Firenze, con queste parole da basso dalla banda della chiesa de' monaci, intagliate in marmo: "Clarissimi viri Cosmas et Laurentius fratres, neglectas diu sanctorum reliquias martirum, religioso studio ac fidelissima pietate suis sumptibus aereis loculis condendas, colendasque curarunt". E dalla banda di fuori, che riesce nella chiesetta verso la strada, sotto un'arme di palle, sono nel marmo intagliate queste altre parole: "Hic condita sunt corpora sanctorum Christi martirum Prothi et Hyacinthi et Nemesii, Anno Domini 1428". E da questa, che riuscì molto onorevole, venne volontà agli Operai di S. Maria del Fiore di far fare la cassa e sepoltura di metallo per mettervi il corpo di S. Zanobi, vescovo di Firenze, la quale fu di grandezza di braccia tre e mezzo et alta due. Nella quale fece oltra il garbo della cassa, con diversi e varii ornamenti, nel corpo di essa cassa dinanzi una storia quando esso San Zanobi risuscita il fanciullo lasciatoli in custodia dalla madre, morendo egli, mentre che ella era in peregrinaggio. In un'altra v'è quando un altro è morto dal carro e quando e' risuscita l'uno de' due famigli mandatoli da Santo Ambruogio, che rimase morto uno in su le Alpi, l'altro v'è che se ne duole alla presenza di San Zanobi che, venutoli compassione, disse: "Va', che e' dorme, tu lo troverrai vivo". E nella parte di dietro sono sei Angioletti che tengono una ghirlanda di foglie d'olmo, nella quale son lettere intagliate in memoria e lode di quel Santo. Questa opera condusse egli e finì con ogni ingegnosa fatica et arte, sì che ella fu lodata straordinariamente come cosa bella.

Mentre che l'opere di Lorenzo ogni giorno accrescevon fama al nome suo, lavorando e servendo infinite persone così in lavori di metallo come d'argento e d'oro, capitò nelle mani a Giovanni figliuolo di Cosimo de' Medici una corniuola assai grande, dentrovi lavorato d'intaglio in cavo quando Apollo fa scorticare Marsia; la quale, secondo che si dice, serviva già a Nerone imperatore per suggello; et essendo per il pezzo della pietra, ch'era pur grande, e per la maraviglia dello intaglio in cavo, cosa rara, Giovanni la diede a Lorenzo, che gli facesse intorno d'oro un ornamento intagliato, et esso, penatovi molti mesi, lo finì del tutto, facendo un'opera non men bella d'intaglio attorno a quella, che si fussi la bontà e perfezione del cavo in quella pietra. La quale opera fu cagione ch'egli d'oro e d'argento lavorasse molte altre cose, che oggi non si ritruovano. Fece d'oro medesimamente a papa Martino un bottone ch'egli teneva nel piviale con figure tonde di rilievo e fra esse gioie di grandissimo prezzo, cosa molto eccellente; e così una mitera maravigliosissima di fogliami d'oro straforati, e fra essi molte figure piccole tutte tonde che furon tenute bellissime. E ne acquistò, oltra al nome, utilità grande da la liberalità di quel Pontefice.

Venne in Fiorenza l'anno 1439 papa Eugenio, per unire la chiesa Greca colla Romana, dove si fece il Concilio. E visto l'opere di Lorenzo, e piaciutogli non manco la presenza sua, che si facessino quelle, gli fece fare una mitera d'oro di peso di libre quindici e le perle di libre cinque e mezzo, le quali erano stimate con le gioie in essa ligate trentamila ducati d'oro. Dicono che in detta opera erano sei perle come nocciuole avellane, e non si può imaginare, secondo che s'è visto poi in un disegno di quella, le più belle bizzarrie di legami nelle gioie e nella varietà di molti putti et altre figure, che servivano a molti varii e graziati ornamenti. Della quale ricevette infinite grazie e per sé e per gli amici da quel Pontefice oltra il primo pagamento. Aveva Fiorenza ricevute tante lode per l'opere eccellenti di questo ingegnosissimo artefice, che e' fu deliberato da' Consoli dell'Arte de' Mercatanti di farli allogazione della terza porta di San Giovanni di metallo medesimamente. E quantunque quella che prima aveva fatta, l'avesse d'ordine loro seguitata e condotta con l'ornamento, che segue intorno alle figure e che fascia il telaio di tutte le porte, simile a quello d'Andrea Pisano, visto quanto Lorenzo l'aveva avanzato, risolverono i consoli a mutare la porta di mezzo, dove era quella d'Andrea, e metterla a l'altra porta, ch'è dirimpetto alla Misericordia, e che Lorenzo facesse quella di nuovo, per porsi nel mezzo giudicando ch'egli avesse a fare tutto quello sforzo che egli poteva maggiore in quell'arte. E se gli rimessono nelle braccia, dicendo che gli davon licenza, che e' facesse in quel modo ch'e' voleva o che pensasse che ella tornasse più ornata, più ricca, più perfetta e più bella ch'e' potesse o sapesse imaginarsi; né guardasse a tempo, né a spesa, acciò che così come egli aveva superato gl'altri statuarii per insino allora, superasse e vincesse tutte l'altre opere sue.

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