Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ma tornando a Parri, dopo la detta opera, dipinse nella chiesa e spedale di S. Cristofano, a canto alla Compagnia della Nunziata, per Monna Mattea de' Testi, moglie di Carcascion Florinaldi che lasciò a quella chiesetta bonissima entrata, in una capella, a fresco, Cristo crucifisso, et intorno e da capo molti Angeli che, in una certa aria oscura volando, piangono amaramente. A' pie' della croce sono, da una banda la Madalena e l'altre Marie, che tengono in braccio la Nostra Donna tramortita, e dall'altra S. Iacopo e S. Cristofano. Nelle faccie dipinse S. Caterina, S. Niccolò, la Nunziata e Gesù Cristo alla colonna. E sopra la porta di detta chiesa in un arco, una Pietà, S. Giovanni e la Nostra Donna. Ma quelle di dentro sono state (dalla capella in fuori) guaste. E l'arco per mettere una porta di macigno moderno fu rovinato, e per fare ancora, con l'entrate di quella Compagnia, un monasterio per cento monache. Del quale monasterio aveva fatto un modello Giorgio Vasari, molto considerato, ma è stato poi alterato, anzi ridotto in malissima forma da chi ha di tanta fabrica avuto indegnamente il governo; essendo che bene spesso si percuote in certi uomini, come si dice, saccenti, (che per lo più sono ignoranti), i quali, per parere d'intendere, si mettono arrogantemente molte volte a voler far l'architetto, e sopra 'ntendere; e guastando il più delle volte gl'ordini et i modelli fatti da coloro che, consumati negli studi e nella pratica del fare, architettano giudiziosamente; e ciò con danno de' posteri, che perciò vengono privi dell'utile, commodo, bellezza, ornamento e grandezza, che nelle fabriche, e massimamente che hanno a servire al publico, sono richiesti.
Lavorò ancora Parri nella chiesa di S. Bernardo, monasterio de' monaci di Monte Uliveto, dentro alla porta principale, due capelle che la mettono in mezzo: in quella che è a man ritta intitolata alla Trinità, fece un Dio Padre che sostiene con le braccia Cristo crucifisso, e sopra è la colomba dello Spirito Santo in un coro d'Angeli; et in una faccia della medesima dipinse a fresco alcuni Santi perfettamente; nell'altra, dedicata alla Nostra Donna, è la Natività di Cristo, et alcune femine, che in una tinelletta di legno lo lavano con una grazia donnesca troppo bene espressa. Vi sono anco alcuni pastori nel lontano, che guardano le pecorelle, con abiti rusticali di que' tempi, molto pronti, et attentissimi alle parole dell'Angelo, che dice loro che vadano in Nazarette. Nell'altra faccia è l'adorazione de' Magi, con cariaggi, camelli, giraffe e con tutta la corte di que' tre re; i quali offerendo reverentemente i loro tesori, adorano Cristo in grembo alla Madre. Fece oltre ciò, nella volta et in alcuni frontespizii di fuori, alcune storie a fresco bellissime. Dicesi che predicando, mentre Parri faceva quest'opera, fra' Bernardino da Siena, frate di S. Francesco et uomo di santa vita, in Arezzo, che avendo ridotto molti de' suoi frati al vero vivere religioso e convertite molte altre persone, che nel far loro la chiesa di Sargiano, fece fare il modello a Parri; e che dopo, avendo inteso che lontano dalla città un miglio si facevano molte cose brutte in un bosco vicino a una fontana, se n'andò là, seguitato da tutto il popolo d'Arezzo, una mattina con una gran croce di legno in mano, sì come costumava di portare; e che, fatta una solenne predica, fece disfar la fonte e tagliar il bosco, e dar principio poco dopo a una capelletta che vi si fabricò a onore di Nostra Donna, con titolo di S. Maria delle Grazie; dentro la quale volle poi che Parri dipignesse di sua mano, come fece, la Vergine Gloriosa che aprendo le braccia cuopre col suo manto tutto il popolo d'Arezzo. La quale Santissima Vergine ha poi fatto, e fa di continuo in quel luogo, molti miracoli. In questo luogo ha fatto poi la comunità d'Arezzo fare una bellissima chiesa, et in mezzo di quella, accomodata la Nostra Donna fatta da Parri; alla quale sono stati fatti molti ornamenti di marmo e di figure, attorno e sopra l'altare, come si è detto nella vita di Luca della Robbia e di Andrea suo nipote, e come si dirà di mano in mano nelle vite di coloro, l'opere dei quali adornano quel santo luogo.
Parri, non molto dopo, per la divozione che aveva in quel Santo uomo, ritrasse il detto S. Bernardino a fresco in un pilastro grande del Duomo vecchio. Nel qual luogo dipinse ancor in una capella dedicata al medesimo, quel Santo glorificato in cielo, e circondato da una legione d'Angeli, con tre mezze figure: due dalle bande, che erano la Pacienza e la Povertà, et una sopra che era la Castità; le quali tre virtù ebbe in sua compagnia quel Santo insino alla morte. Sotto i piedi aveva alcune mitrie da vescovi e cappelli da cardinali, per dimostrare che, facendosi beffe del mondo, aveva cotali dignità dispregiate. E sotto a queste pitture era ritratta la città d'Arezzo nel modo che ella in que' tempi si trovava. Fece similmente Parri fuor del Duomo, per la Compagnia della Nunziata, in una capelletta o vero maestà, in fresco la Nostra Donna, che annunziata dall'Angelo, per lo spavento tutta si torce. E nel cielo della volta, che è a crociere, fece in ogni angolo due Angeli, che volando in aria e facendo musica con varii strumenti, pare che s'accordino, e che quasi si senta dolcissima armonia; e nelle facce sono quattro Santi, cioè due per lato. Ma quello in che mostrò di avere, variando, espresso il suo concetto, si vede ne' due pilastri che reggono l'arco dinanzi, dove è l'entrata; perciò che in uno è una Carità bellissima, che affettuosamente allatta un figliuolo, a un altro fa festa et il terzo tien per la mano; nell'altro è una Fede con un nuovo modo dipinta, avendo in una mano il calice e la croce, e nell'altra una tazza d'acqua, la quale versa sopra il capo d'un putto, faccendolo cristiano. Le quali tutte figure sono le migliori senza dubbio che mai facesse Parri in tutta la sua vita, e sono eziandio appresso i moderni maravigliose. Dipinse il medesimo dentro la città, nella chiesa di S. Agostino dentro al coro de' frati, molte figure in fresco, che si conoscono alla maniera de' panni et all'essere lunghe, svelte e torte, come si è detto di sopra. Nella chiesa di San Giustino dipinse in fresco nel tramezzo un S. Martino a cavallo, che si taglia un lembo della vesta per darlo a un povero, e due altri Santi. Nel Vescovado ancora, cioè nella facciata d'un muro, dipinse una Nunziata, che oggi è mezzo guasta per essere stata molti anni scoperta. Nella Pieve della medesima città dipinse la capella che è oggi vicina alla stanza dell'Opera, la quale dall'umidità è stata quasi del tutto rovinata. È stata grande veramente la disgrazia di questo povero pittore nelle sue opere, poiché quasi la maggior parte di quelle, o dall'umido o dalle rovine sono state consumate. In una colonna tonda di detta Pieve dipinse a fresco un S. Vincenzio, et in S. Francesco fece, per la famiglia de' Viviani, intorno a una Madonna di mezzo rilievo, alcuni Santi, e sopra nell'arco, gli Apostoli che ricevono lo Spirito Santo, nella volta alcuni altri Santi, e da un lato Cristo con la croce in spalla, che versa dal costato sangue nel calice, et intorno a esso Cristo alcuni Angeli molto ben fatti. Dirimpetto a questa fece per la Compagnia degli Scarpellini, Muratori e Legnaiuoli nella loro capella de' quattro Santi incoronati, una Nostra Donna, i detti Santi con gli strumenti di quelle arti in mano, e di sotto, pure in fresco, due storie de' fatti loro e quando sono decapitati e gettati in mare. Nella quale opera sono attitudini e forze bellissime in coloro che si levano que' corpi insaccati sopra le spalle per portargli al mare, vedendosi in loro prontezza e vivacità. Dipinse ancora in S. Domenico, vicino all'altar maggiore nella facciata destra, una Nostra Donna, S. Antonio e S. Niccolò a fresco, per la famiglia degl'Alberti da Catenaia, del qual luogo erano signori, prima che rovinato quello venissero ad abitare Arezzo e Firenze. E che siano una medesima cosa lo dimostra l'arme degl'uni e degl'altri, che è la medesima. Ben è vero che oggi quelli d'Arezzo, non degl'Alberti ma da Catenaia sono chiamati, e quelli di Firenze non da Catenaia ma degl'Alberti. E mi ricorda aver veduto, et anco letto, che la Badia del Sasso, la quale era nell'Alpe di Catenaia, e che oggi è rovinata e ridotta più a basso verso Arno, fu dagli stessi Alberti edificata alla Congregazione di Camaldoli, et oggi la possiede il monasterio degl'Angeli di Firenze, e la riconosce dalla detta famiglia che in Firenze è nobilissima.