Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Dipinse Parri nell'udienza vecchia della Fraternità di S. Maria della Misericordia una Nostra Donna che ha sotto il manto il popolo d'Arezzo, nel quale ritrasse di naturale quelli che allora governavano quel luogo pio, con abiti indosso secondo l'usanze di que' tempi. E fra essi uno chiamato Braccio, che oggi quando si parla di lui è chiamato Lazzaro ricco, il quale morì l'anno 1422, e lasciò tutte le sue ricchezze e facultà a quel luogo che le dispensa in servigio de' poveri di Dio, essercitando le sante opere della misericordia con molta carità. Da un lato mette in mezzo questa Madonna S. Gregorio papa, e dall'altro S. Donato vescovo e protettore del popolo aretino. E perché furono in questa opera benissimo serviti da Parri coloro che allora reggevano quella Fraternità, gli feciono fare in una tavola a tempera una Nostra Donna col Figliuolo in braccio, alcuni Angeli che gl'aprono il manto sotto il quale è il detto popolo, e da basso S. Laurentino e Pergentino martiri. La qual tavola si mette ogni anno fuori a dì due di giugno e vi si posa sopra poi che è stata portata dagli uomini di detta Compagnia solennemente a processione insino alla chiesa di detti Santi, una cassa d'argento lavorata da Forzore orefice, fratello di Parri, dentro la quale sono i corpi di detti Santi Laurentino e Pergentino; si mette fuori dico, e si fa il detto altare sotto una coperta di tende in sul canto della Croce dove è la detta chiesa, perché essendo ella piccola non potrebbe capire il popolo che a quella festa concorre. La predella sopra la quale posa la detta tavola, contiene di figure piccole il martirio di que' due Santi, tanto ben fatto che è certo per cosa piccola una maraviglia. È di mano di Parri nel Borgo a Piano sotto lo sporto d'una casa, un tabernacolo, dentro al quale è una Nunziata in fresco, che è molto lodata; e nella Compagnia de' Puraccioli a S. Agostino, fé in fresco una S. Caterina vergine e martire bellissima. Similmente nella chiesa di Muriello alla Fraternità de' Cherici, dipinse una Santa Maria Maddalena di tre braccia. Et in S. Domenico, dove all'entrare della porta sono le corde delle campane, dipinse la capella di S. Niccolò in fresco, dentrovi un Crucifisso grande con quattro figure, lavorato tanto bene che par fatto ora. Nell'arco fece due storie di S. Niccolò, cioè quando getta le palle d'oro alle pulzelle, e quando libera due dalla morte; dove si vede il carnefice apparecchiato a tagliare loro la testa, molto ben fatto. Mentre che Parri faceva quest'opera, fu assaltato da certi suoi parenti armati con i quali piativa non so che dote; ma perché vi sopragiunsono subito alcuni, fu soccorso di maniera che non gli feciono alcun male. Ma fu nondimeno, secondo che si dice, la paura che egli ebbe cagione che, oltre al fare le figure pendenti in sur un lato, le fece quasi sempre da indi in poi spaventaticce. E perché si trovò molte fiate lacero dalle male lingue e dai morsi dell'invidie, fece in questa capella una storia di lingue che abruciavano, et alcuni diavoli che intorno a quelle facevano fuoco; in aria era un Cristo che le malediceva e da un lato queste parole: "A lingua dolosa". Fu Parri molto studioso delle cose dell'arte e disegnò benissimo, come ne dimostrano molti disegni che ho veduti di sua mano; e particolarmente un fregio di venti storie della vita di S. Donato, fatto per una sua sorella che ricamava eccellentemente. E si stima lo facesse perché s'avesse a fare ornamento all'altar maggiore di Vescovado. E nel nostro libro sono alcune carte da lui disegnate di penna molto bene. Fu ritratto Parri da Marco da Monte Pulciano, discepolo di Spinello, nel chiostro di S. Bernardo d'Arezzo.
Visse anni LVI; e si abreviò la vita, per essere di natura malinconico, solitario e troppo assiduo negli studi dell'arte et al lavorare. Fu sotterrato in S. Agostino nel medesimo sepolcro dove era stato posto Spinello suo padre, e recò dispiacere la sua morte a tutti i virtuosi, che di lui ebbono cognizione, etc.
FINE DELLA VITA DI PARRI SPINELLI PITTORE
VITA DI MASACCIO DA S. GIOVANNI DI VALDARNO PITTORE
È costume della natura, quando ella fa una persona molto eccellente in alcuna professione, molte volte non la far sola, ma in quel tempo medesimo, e vicino a quella, farne un'altra a sua concorrenza, a cagione che elle possino giovare l'uno all'altra nella virtù e nella emulazione. La qual cosa, oltra il singular giovamento di quegli stessi che in ciò concorrono, accende ancora oltra modo gli animi di chi viene dopo quella età a sforzarsi con ogni studio e con ogni industria, di pervenire a quello onore et a quella gloriosa reputazione, che ne' passati tutto 'l giorno altamente sente lodare. E che questo sia il vero, lo aver Fiorenza prodotto in una medesima età Filippo, Donato, Lorenzo, Paulo Uccello e Masaccio, eccellentissimi ciascuno nel genere suo, non solamente levò via le rozze e goffe maniere, mantenutesi fino a quel tempo, ma per le belle opere di costoro incitò et accese tanto gli animi di chi venne poi, che l'operare in questi mestieri si è ridotto in quella grandezza et in quella perfezzione che si vede ne' tempi nostri. Di che abbiamo noi, nel vero, obligo grande a que' primi, che mediante le loro fatiche ci mostrarono la vera via da caminare al grado supremo; e quanto alla maniera buona delle pitture, a Masaccio massimamente, per avere egli, come disideroso d'acquistar fama, considerato, - non essendo la pittura altro che un contraffar tutte le cose della natura vive col disegno e co' colori semplicemente, come ci sono prodotte da lei, - che colui che ciò più perfettamente consegue si può dire eccellente. La qual cosa, dico, conosciuta da Masaccio, fu cagione che mediante un continuo studio imparò tanto, che si può anoverare fra i primi che per la maggior parte levassino le durezze, imperfezzioni e difficultà dell'arte, e che egli desse principio alle belle attitudini, movenze, fierezze e vivacità, et a un certo rilievo veramente proprio e naturale. Il che infino a lui non aveva mai fatto niun pittore. E perché fu di ottimo giudizio, considerò che tutte le figure, che non posavano né scortavano coi piedi in sul piano, ma stavano in punta di piedi, mancavano d'ogni bontà e maniera nelle cose essenziali; e coloro che le fanno mostrano di non intender lo scorto. E se bene Paulo Uccello vi si era messo et aveva fatto qualche cosa agevolando in parte questa difficultà, Masaccio nondimeno, variando in molti modi, fece molto meglio gli scorti, e per ogni sorte di veduta, che niun altro che insino allora fusse stato. E dipinse le cose sue con buona unione e morbidezza, accompagnando con le incarnazioni delle teste e dei nudi i colori de' panni, i quali si dilettò di fare con poche pieghe e facili, come fa il vivo e naturale. Il che è stato di grande utile a gl'artefici, e ne merita essere comendato, come se ne fusse stato inventore; perché invero le cose fatte inanzi a lui si possono chiamar dipinte, e le sue vive, veraci e naturali, allato a quelle state fatte dagli altri.