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Электронная книга - «Scusa ma ti voglio sposare». Краткое содержание книги:

Scusa ma ti voglio sposare
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può. E nota che quella stanza è l'unica a essere arredata in modo moderno, con molti specchi alle pareti e pochi mobili tutti bianchi. Nota anche un'altra cosa, che Mattia ogni tanto girandosi si guarda riflesso in uno di quegli specchi. Compiaciuto. Forse dei suoi muscoli, di se stesso protagonista di quella scena. Cristina non l'ha mai fatto con tanti specchi intorno e un po'"si sente imbarazzata. Ma Mattia è dolce e alla fine la coinvolge e lei non ci pensa. E ancora baci, e lui sopra di lei. Poi Cristina nota qualcos'altro. Su una mensola vicina alla finestra c'è una piccola sfera di vetro, di quelle con la neve. Dentro c'è un pupazzetto che porta un cartello con su scritto "Ti amo". Cristina di colpo si rattrista. E simile a quella che avevo regalato a Flavio per fargli una piccola sorpresa… e lui aveva riso. E mi aveva abbracciata. E poi aveva girato quella palla di vetro con dentro il pupazzetto una volta e poi di nuovo e aveva guardato la neve cadere. Quella che ora è in camera sul suo comodino. Mi è sempre piaciuta tanto. Magari anche a lui l'ha regalata qualcuno di speciale. E ci tiene, E allora gli sta un po'"più simpatico. E si lascia toccare. Ma mille ricordi riaffiorano mentre Mattia continua a baciarla senza sapere a cosa sta pensando.

Più tardi. I rumori della città si sono affievoliti. È circa l'una. Cristina si riveste con calma. Guarda ancora quel pupazzetto. Mattia è sdraiato sul letto e la luce della luna che sta filtrando dalla finestra lo illumina e crea un gioco strano sugli specchi. Ha gli occhi chiusi. Li apre.

"Te ne vai, tesoro?"

"Sì, è tardi…"

Mattia si mette seduto sul letto. "Allora, ti accompagno…"

"No, non importa, poco fa ho chiamato un taxi…"

"Quando? Non me ne sono accorto…"

"Prima, forse dormivi… e poi mi dispiacerebbe farti uscire adesso. Col taxi ci metto un attimo…"

"Mi piaci, sei una donna indipendente…"

A sentire quella parola Cristina prova una strana sensazione. Poi si alza. Anche Mattia. Cristina prende la borsa e il cappottino che aveva appoggiato in cucina. Mattia l'accompagna alla porta. Uscendo Cristina si gira.

"Chi te l'ha regalato quel pupazzetto che hai in camera, quello nella sfera con la neve?"

Mattia fa la faccia stranita. Ci pensa un po'"su. "Boh… una… ma non mi ricordo il nome… Perché?"

Curioso come un piccolo oggetto, un souvenir così insignificante, possa avere un valore tanto diverso per due persone. Troppo diverso. Non ricorda nemmeno chi era lei. Una lei che magari gliel'ha regalato con amore come avevo fatto io con Flavio. Una lei presa, magari carina, magari paziente, magari convinta che anche lui la ritenesse speciale. E ora lui non ricorda nemmeno il nome. Cristina lo guarda per qualche istante. Mattia sorride.

"Allora, splendida donna, posso chiamarti domani?".

"No…"

Mattia è stupito.

"Forse hai da fare… allora dopodomani."

"No…"

"Tra qualche giorno?"

"Nemmeno…"

Cristina lo saluta, sorride e poi sparisce in corridoio. Mattia resta a guardarla. Non capisce quel cambio di umore. Mah. Donne. È sempre difficile capire. E comunque mai dire mai.

Centoquindici

Erica si volta di scatto. Lì per lì non capisce. Sente il materasso un po'"troppo duro. Ma che succede? Apre gli occhi. Cerca di mettere a fuoco. Ma non riconosce gli oggetti, la stanza. Allora si siede sul letto e si guarda intorno. E lo vede. Di fianco a lei. Ha il respiro pesante e dormendo è rimasto scoperto. Il lenzuolo è quasi tutto per terra. E sdraiato a pancia in su. Il suo corpo nudo è un po'"flaccido. Strano. Non sembrava vedendolo vestito. Erica guarda sul comodino. Un orologio digitale segna le tre di notte. Si accorge che anche lei è nuda sotto il lenzuolo. Nota i suoi abiti sparsi per terra. Si gira di nuovo verso di lui. E ricorda. Hanno lasciato la facoltà. Lui le ha offerto un passaggio per fare un giretto nei dintorni, in macchina hanno scherzato, riso. Lui le ha fatto capire che gli piaceva. E lei era felice. Poi sono arrivati sotto una casa. Lui le ha proposto di salire per un caffè, dicendo che poi l'avrebbe riaccompagnata a casa. E poi dopo qualche chiacchiera l'ha baciata. Sempre di più. Erica si è lasciata andare. E ora guardandolo prova fastidio. Sta lì, steso, addormentato, un po'"bianchiccio. Non gli sembra più bello come prima. Ma che c'avevo visto? Mi pareva un fico. Volevo a tutti i costi che si accorgesse di me e ora che ci sono andata a letto mi sento così. Erica si alza. E cammina un po'"scalza per la stanza, illuminata di riflesso dalla luce di un lampione che filtra tra le persiane. Alcuni libri. Un settimino. Lo specchio. E su un mobile una cornice. Erica la prende. Una foto mostra una bella donna mora dai capelli lunghi e due bambini di sì e no otto, dieci anni. E accanto, accucciato per terra e sorridente, c'è proprio lui. Marco Giannotti. Un'altra foto più grande, con una cornice d'argento, mostra Marco e quella donna nel giorno del loro matrimonio. Allora è sposato. Erica si volta a guardarlo. Ora dorme più profondamente. Sta russando. Erica scuote la testa. Che tristezza. Non è possibile. Chissà che ci fa da solo qui. Magari la moglie e i figli sono via. Oppure questo è solo uno dei tanti appartamenti dove porta quelle come me. E

nel dirsi questa frase si blocca. Quelle come me? Quelli come lui. Io non ho fatto nulla di male. Ho seguito solo il mio istinto. Lui mi piaceva. E basta. È lui che è un bugiardo. Che tradisce la moglie. E prende in giro le studentesse. E quelle parole suonano tanto come una bugia raccontata a se stessa.

Centosedici

La macchina con l'autista posteggia sotto casa di Alex, che scende veloce e prende dal baule il suo trolley. Leonardo abbassa il finestrino. "Prenditi una giornata libera, se vuoi."

Alex sorride. "Ok, grazie. Comunque mi sembra che sia andato tutto a gonfie vele, no?"

"Sì, perfettamente." Leonardo sorride entusiasta. "Gli americani hanno già anticipato una gran fetta del budget del prossimo anno alla loro società e sono rimasti impressionati dalla bellezza dei filmati. Devo dire che tu e Raffaella siete veramente delle macchine da guerra. Mi dispiace che lei non sia venuta."

"Già…" ammette Alex. "Il lavoro che ha fatto è stato molto apprezzato. Se passi per l'ufficio diglielo. Noi ci vediamo dopodomani…"

La macchina con l'autista e Leonardo riparte, mentre Alex entra nel palazzo e chiama l'ascensore. Controlla il telefonino. Che strano. Niki non mi ha chiamato. Nemmeno un messaggio. E ieri ho provato una volta e non prendeva, poi alla cena con gli americani non ho più potuto. Bè, è normale. Comunque adesso si allenterà tutto. È stato il momento decisivo per la scelta della linea della campagna, ora comincia la discesa. Apre la porta di casa. Da adesso in poi sarà tutto più facile. Molto più facile, così potrò anche occuparmi un po'"di questo matrimonio. Entra in casa e posa le chiavi sulla mensola dell'ingresso. In effetti finora non ho fatto molto.

"Niki… Ci sei?" Forse è già uscita. "Niki?"

Magari non è venuta, forse ha preferito restare a casa sua, anche perché mi sa che oggi doveva uscire con la madre per fare la richiesta della chiesa… Ma improvvisamente vede l'armadio aperto. Anche alcuni cassetti della scrivania. La porta della camera identica a quella di Niki è aperta e l'armadio vuoto.

"No, ma che è successo? Sono passati i ladri?" E lo dice titubante, quasi speranzoso, preoccupato che invece possa essere

qualcos'altro, temendo che dietro questo inspiegabile disordine ci possa essere una ragione diversa. No. Ditemi che non è così. Alex poggia la borsa da viaggio per terra e corre per la casa, sempre più agitato fino a quando non arriva in camera da letto e la trova. Alex. Una lettera. Un'altra.

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