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Электронная книга - «Scusa ma ti voglio sposare». Краткое содержание книги:

Scusa ma ti voglio sposare
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"Oh no…" Apre la busta quasi freneticamente e tira fuori la lettera, la spiega con forza, con rabbia, scuotendola nell'aria, veloce, avido di sapere cosa c'è scritto.

"Caro Alex, forse non è il modo giusto per dirtelo, ma in questo momento sono molto vigliacca."

Alex non crede ai suoi occhi, quasi si sente svenire, gli viene da vomitare la buona colazione della mattina e divora frenetico ogni parola. La scorre veloce, saltando concetti, frasi, righe, cercando, frugando, con il timore di trovare quella frase: mi sono innamorata di un altro. E alla fine rallenta, un po'"più tranquillo, in ripresa, leggermente più sereno.

"Mi dispiace, è un passo troppo grande per me. Mi sono accorta di avere paura, di non essere pronta."

Ecco. Respira più lentamente. È solo questo, nulla di più, cioè, è comunque molto, è importante, ma non è definitivo. Continua a leggere fino all'ultima riga.

"Quindi è meglio se per un po'"non ci vediamo, ho bisogno di riflettere su tutto."

Ma come? Io per te avevo lasciato il lavoro, sono andato su un'isola, su un faro ad aspettarti, e poi siamo tornati insieme perché avevamo deciso di tornare. Ho cambiato casa perché tu non avessi ricordi del mio tempo passato con Elena, ho ricreato la tua stessa camera, in modo che tu potessi venire lì a studiare e sentirti lo stesso a casa tua, libera o comunque indipendente, sono andato fino a New York, ho contattato Mouse e tutto quello che mi sono inventato per poterti chiedere in sposa proprio nel modo che tu sognavi, con la favola che ami, perché la vita può essere una favola se tu lo vuoi, se tu decidi di vivere sognando… E ora tu rinunci al sogno? Non sei pronta? Hai paura? Rinunci a tutto questo? Perché, Niki? Per colpa mia? Perché sono stato troppo impegnato? Perché hai dovuto sopportare le mie sorelle? La preparazione di un matrimonio? Il peso di una scelta? Ti prego, dimmelo, Niki. E rimane così, nel silenzio di una casa vuota, tra quelle mura che ancora sanno di risate e amore, di corse e divertimento, di finte fughe e morbide cadute tra le lenzuola, di baci dati in ogni stanza, di sospiri che ancora echeggiano nell'aria

come lievi sorrisi che lentamente vanno sbiadendo. E di colpo quella casa ad Alex sembra triste, come se avesse perso tutto il suo smalto, come se i colori di quei divani, di quei tappeti, di quelle sedie, di quei quadri, di tutte quelle cose scelte insieme si fossero improvvisamente sbiaditi, come sfuocati, appannati, sciolti nell'acqua. O almeno è esattamente così che adesso li vede attraverso le sue lacrime.

Centodiciassette

Olly sistema la casa al volo, nascondendo un po'"di cose nell'armadio, spolverando qua e là senza molta attenzione. Mette a bollire l'acqua. Prende da un mobiletto vicino al lavello un sacchettino. Con un cucchiaio inserisce un po'"di karkadè dentro il filtro che metterà poi nel bollitore. Da una mensola prende quattro tazze grandi e le poggia sulla tavola, dove ha già messo alcuni biscotti, il limone e lo zucchero di canna.

Continua a sistemare per un po'. Poi suonano al citofono. Tre volte, velocemente. Bene. Deve essere una di loro. Olly va ad aprire e aspetta che arrivi sul pianerottolo.

"Ehi, sei tu." È Erica. "Ciao, entra."

Olly torna in cucina e abbassa la fiamma del fornello. "Vieni di qua, almeno controllo l'acqua."

Erica la segue. Proprio in quel momento risuonano il campanello. Olly corre di nuovo verso la porta.

"Oh, eccoti…"

Diletta abbraccia Olly. "Ma come sei seriosa… Ma che c'ha preso a tutte quante?"

"Hai ragione, scusa… È un periodo un po'"così. E poi quando Niki ci convoca in questo modo mi fa sempre strano… È per colpa sua che sono nervosa!"

Entrano in salotto.

"Ciao, Erica!" Diletta si avvicina e le dà un bacio. "Allora?"

"Eccoci qui."

Diletta si siede su uno sgabello alto vicino al bancone. "Ehi, certo che è proprio bella questa mansarda, l'hai arredata proprio con gusto."

Olly sorride. "Grazie. Sì, mi piace molto e poi ci si dorme bene, è silenziosa. Credo che ogni casa abbia una sua atmosfera, una particolare energia, non credete?"

"Sì, e questa com'è?"

Olly sorride. "Molto positiva. Ma secondo voi cosa ci vorrà dire Niki?"

"Mah… Per me vuole proporre a due di noi di farle da testimoni."

Erica spalanca gli occhi. "Due? Solo due? E perché non tutte e tre? Allora sono sicura che sono io l'esclusa!"

Olly è sorpresa. "E perché? Casomai sono io che resto fuori. L'ho cercata un sacco di volte e non mi ha mai richiamata."

"Anche a me. Ieri sera poi ho provato ed era staccata."

Diletta prende un biscotto. "Posso? Ho una fame."

"Sì sì, certo, anzi scusate. Volete qualcosa?"

Erica scuote la testa. "No no, io no, devo dimagrire, sono ingrassata di brutto."

"Ma che dici, stai benissimo!" Olly guarda Diletta. "Casomai è lei che ha messo su qualche chilo."

Diletta fa finta di niente, sorride e si nasconde invano dietro il biscotto che sta mangiando. "Io? Può essere. Ho sempre fame in questo periodo." Poi si mette a ridere. "Vorrà dire che devo fare un po'"di moto e cercare di recuperare!"

"Sì, ecco." Erica annuisce. "Con Filippo magari."

Diletta le fa una smorfia. "Rosicona. Che, è un periodo che non rimorchi?"

"Io? Ma se non so a chi dare i resti!"

Poi Diletta si rivolge a Olly. "Oh, comunque siamo d'accordo, vero?" mentre sistema sul tavolo i biscottini al burro e alle mandorle che ha portato.

"Boh…" fa Olly. "Mi fa ancora un po'"di rabbia."

"Sì, anche a me" dice Erica spegnendo l'acqua.

"Lo so, ragazze, ma siamo sempre le sue amiche. Ne abbiamo già parlato al telefono, dai, Niki quella volta all'atelier era stanca e stressata, come anche i giorni prima quando non ci rispondeva… Non ce l'ha con noi e non è che ci vuole meno bene… è solo che le è capitato qualcosa che non sa gestire."

"Sì, ma noi che c'entriamo? Volevamo solo aiutarla…" dice Olly mettendo il filtro con la tisana dentro il bollitore.

"Ma lo sa anche lei… solo che per un po'"ha perso lucidità. Ma non hai visto com'era stranita quel giorno. Ragazze, noi siamo le Onde. Nel bene e nel male. Non siamo perfette. Non possiamo sempre essere al meglio. E a ognuna di noi potrà capitare qualcosa di inaspettato… che ci spaventa e che sconvolge i nostri piani" e si sfiora la pancia, in un gesto che può capire solo lei. "Ma noi siamo le Onde. Ricordate? Sempre e comunque. Siamo quattro. E dobbiamo stare vicine anche quando una di noi si allontana un po'"o è

in difficoltà e magari lì per lì ci respinge e noi non capiamo. Tra amici si litiga anche, mica si va sempre e solo d'accordo. Sennò che amicizia è? Una recita. L'importante poi è chiarirsi, trovare il coraggio di buttare giù il muro di silenzio che a volte si crea. Qualcuno doveva fare il primo passo. Bene. Siamo state noi. E vedrete che tutto si sistemerà. Però dobbiamo ritrovare l'armonia… Dai, me lo promettete? Tanto poi dopo stiamo male se lasciamo le cose così…"

Erica e Olly si scambiano un'occhiata. "Guarda, Diletta, che noi vogliamo bene a Niki. La adoriamo e lo sai. Come adoriamo te. Ma la cosa che mi fa rabbia è proprio che Niki, sentendosi in difficoltà, si sia chiusa, non c'abbia più cercato… È lei che ci mette da parte. Va a New York, torna, decide di sposarsi, si isola, si fa aiutare dalle sorelle di Alex, a noi non ci fila neppure… E lei che non riesce a stare con noi… "

"Dai, Olly, non fare la dura… tanto non lo sei… anche a te dispiace che si sia isolata. E proprio questo ci deve far capire che forse sta male. Attaccarla non serve a nulla, ti pare? E poi, ripeto, noi siamo amiche. Punto e basta. E non lo siamo solo a parole. Tanto arriva, no? Sono quasi le quattro. E vedremo."

Dopo qualche minuto suona il citofono. Olly va ad aprire. Poi si gira verso le altre. "È lei."

E si sentono di colpo tese, emozionate, impaurite. Il cuore di Olly batte forte, come prima di una sfida o di una prova difficile. Diletta cammina nervosamente nella stanza. Erica continua a rigirare tra le mani un cucchiaino da tè. Parlarsi. Chiarirsi. Ricominciare. Come non era mai successo prima tra loro. Una piccola frattura che se non risanata in tempo rischia di diventare troppo grande. Un'amica a cui stare vicino, da proteggere, aiutare anche oltre quello che lei stessa può capire. E poi le frasi, tutte quelle frasi che negli anni hanno scritto nei loro diari, si sono dedicate a vicenda, per rinsaldare ogni volta di più il legame. Quel proverbio arabo… "Un amico è colui al quale puoi rivelare i contenuti del tuo cuore, ogni grano e granello, sapendo che le mani più gentili li passeranno al setaccio e che solo le cose di valore verranno conservate, tutto il resto verrà scartato con un soffio gentile." Quella frase di Gibran… "Amico mio, tu e io rimarremo estranei alla vita, e l'uno all'altro, e ognuno a se stesso, fino al giorno in cui tu parlerai e io ascolterò, ritenendo che la tua voce sia la mia voce; e quando starò zitto dinanzi a te pensando di star ritto dinanzi a uno specchio." E ancora Antoine de Saint- Exupéry… "Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi,

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