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Электронная книга - «Scusa ma ti voglio sposare». Краткое содержание книги:

Scusa ma ti voglio sposare
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"È merito tuo! Sei così bravo!" e continua a ballargli davanti.

Dopo qualche minuto gli si avvicina all'orecchio. "Vuoi qualcosa da bere? Vado a prenderlo!"

Marco Giannotti la guarda. "Ma non prendere cose alcoliche…"

Erica sorride maliziosa. "Guarda, prof, che se beviamo un gin tonic va bene, no?" e si allontana senza lasciargli tempo di ribattere.

Olly da lontano osserva la scena. Scuote la testa e raggiunge Niki e Diletta che sono in un angolo a parlare.

"Ma lo sapete che Erica sta rimorchiando il professore?"

Diletta e Niki rimangono a bocca aperta. "Ma dove?"

Olly indica in mezzo alla sala. "Sta lì e balla con lui…"

"Ma che vuole fare?"

"Che ne so… ha detto che deve ringraziarlo per il voto d'esame, ma da come gli si muove davanti mi sa che andrà oltre…"

Intanto Erica si è fatta preparare dal baretto improvvisato due gin tonic e sta tornando in pista dal professore. Lo raggiunge. Gli porge uno dei due bicchieri. E lo invita con un gesto a brindare. Il professore la guarda stupito. Poi alza anche lui il bicchiere e ricambia il brindisi. Dopo alcuni minuti si allontanano dalla pista e si mettono a sedere su delle sedie di legno. Parlano. Scherzano. Giannotti è davvero divertente. Fa un sacco di battute ed Erica ride e lo ascolta ammirata.

"Comunque, signorina Erica, sei davvero forte… non me n'ero accorto…" e glielo dice avvicinandosi all'orecchio. Erica prova un leggero solletico. Si scosta un po'"e lo guarda. Gli sorride. Lui ricambia. E scatta qualcosa. Di nuovo. Indefinito. Diverso. Quello sguardo si prolunga. E poi poche parole. Lui che si alza, lei che lo segue. Olly da lontano la vede allontanarsi. Non è possibile. Ma se ne sta andando con lui… E avverte uno strano presentimento.

Centododici

Niki legge di nuovo il messaggio. "Non credi sia ora di pagare quella scommessa?"

E il cuore inizia a batterle veloce. No. Non è possibile. Guido. Proprio adesso, proprio stasera mi manda questo messaggio? Era destino. Niki risponde veloce.

"Sì. Hai ragione. Ci vediamo all'università tra mezz'ora."

E subito dopo si leva quel vestito blu da grande e torna ragazzina, improvvisamente giovane come non mai, e libera più di sempre. Si infila i jeans scuri e delle scarpe da ginnastica a stivaletto, un golf blu con la zip davanti e le tasche, il cappellino, la sciarpa e il giubbotto sopra.

"Ciao… io esco!" Correndo fuori saluta i suoi e si chiude la porta alle spalle. "Torno tardi…" E corre giù per le scale, fuggendo dalla pesantezza dei giorni passati, da quelle mille decisioni, da quegli invitati e quella festa e quel vestito e quelle sorelle e da lui… E da tutta quella responsabilità. Leggera come non mai.

Niki sale in macchina, accende lo stereo e parte a tutta velocità. Balla su Rihanna, Don't Stop the Music, libera, allegra, andando perfettamente a tempo, piegandosi di lato per seguire tutta la curva. Poi quando si raddrizza ha come un mancamento, le viene meno il respiro, si spaventa. Allora rallenta e accosta la macchina. Le ritorna in mente quel sogno interrotto a metà. Camminava tranquilla sull'Isola Blu quando d'improvviso qualcuno arrivava. Veniva verso di lei, sorridendo. E sì, ora se lo ricorda bene. Quel qualcuno era Guido. Con la sua Micra, Niki si ferma nel piazzale dell'università e spegne. Si guarda in giro. Non vede nessuno. Dovrebbe già essere arrivato. Forse anche questo è un segno del destino. Me ne vado. Ma proprio quando sta per riaccendere, una moto si ferma vicino a lei. La sua moto. Guido ha un bellissimo sorriso. E un secondo casco infilato nel braccio. Niki apre il finestrino.

"Ciao."

"Ciao, Niki… Ti va in moto o preferisci la macchina? Se vuoi ho la mia station, devo solo levare le tavole da sopra…"

Niki sorride. "In moto va benissimo." Scende dalla Micra e la chiude. C'è uno strano silenzio nella piazza, nessuno che passa, non un autobus, non una macchina, non un ragazzo. E più su Niki vede nel cielo una luna nascosta da nuvole leggere, come se non volessero mostrarle qualcosa, anche se è una bellissima notte. E per un attimo ha un piccolo ripensamento. Dove vai? Non andare, torna a casa, non è questa la soluzione. E quasi si risponde. Lo so, ma ho voglia. Voglia di che? Di tutto. Di libertà. E quasi si spaventa dei suoi pensieri. Di quello che non mi è permesso in questo momento. Poi guarda Guido che passandole il casco le sorride e allora le sembra tutto più tranquillo. Sì. Non è la soluzione ma questa uscita ci può stare benissimo. Sì, ho capito, Niki, ma cosa accadrà? Non lo so! Ma non ho neanche voglia di pensarci adesso. Per favore… Basta domande.

Ed eccone una semplice, da Guido. "Dove vuoi andare?" Niki sale dietro. "Ovunque. Voglio perdermi nel vento…" Guido rimane spiazzato. Poi incrocia il suo sguardo ed è un attimo. In quegli occhi vede la donna, la bambina, la voglia di libertà, la ribelle, la fragile, la forte, l'avventuriera. E ancora passione e vita e uno sguardo fermo, che quasi gli fa paura. Poi un sorriso più dolce e quella Niki che semplicemente gli chiede: "Andiamo?".

E in un secondo sono proprio come vuole lei, persi nel vento. Corre la moto, corre lungo il Tevere, veloce, senza nessun problema svicola facilmente tra il noioso traffico, tra autobus pesanti che lenti trasportano gente, incrociando solo semafori verdi, libera come il suo desiderio. E Niki si tiene a Guido che accelera così nella notte, si appoggia sulla sua schiena e rimane immobile a fissare tutto ciò che le sfila davanti, strano quadro cittadino, riflessi di luci, bar che stanno chiudendo, passanti alle fermate degli autobus. Poi si ricorda di qualcosa, si tira su… Fruga nella borsa, lo trova, lo guarda. Nessuna chiamata. E allora spegne il telefonino. Puff. E così è come se avesse staccato quell'ultimo sottile filo, come un semplice elastico che si accorcia di colpo dopo essersi rotto. Ora definitivamente libera si appoggia di nuovo a Guido e lo stringe più forte, lasciandosi portare da quella moto che sempre più veloce la allontana da tutto e tutti.

Centotredici

Poco più tardi. Viale Ippocrate 43. Sahara.

"Guarda, si fa così…" Guido infila le mani lavate da poco e comincia a portarsi del cibo alla bocca. "Questo è il modo di mangiare africano, questa è una vera splendida libertà… Mangiare con le mani!" E continua con la punta delle dita a raccogliere riso e a mischiarlo con ottima carne rossa, lavorata con pepe e spezie, e poi un po'"di fagioli scuri, un sorriso e quello strano cucchiaio umano fa il suo corso. "Prova… Prova anche tu!"

Niki non se lo fa ripetere due volte e, superato il primo sciocco e borghese imbarazzo, infila le dita e comincia a raccogliere quel riso caldo e lo intinge nella salsa lì vicino e poi lo porta alla bocca e le sembra ancora più buono di quello che immaginava. Forse è quel sapore di libertà, forse quella nuova stravaganza, quel rompere le abitudini, quell'infrangere costumi. Si lecca le dita, mangia l'ultimo chicco di riso rimasto su un dito e poi sorride, ingenua bambina sorpresa in quell'atteggiamento da affamata e sensuale, selvaggia. E arrossisce, abbassa lo sguardo e quando lo rialza ritrova lui che la guarda, incuriosito, attento a ogni passo di questa nuova Niki così diversa da sempre, così più grande, così libertina, così allegra e divertita.

"Troppo buono! È vero…" Si versa un po'"di birra e poi la versa anche a Guido e bevono e ridono, mentre Niki mangia. Poi Guido le prepara una ingera. Ci mette sopra un po'"di zighinì accompagnata da berbere.

Niki lo assaggia. "Aiuto! Ma pizzica da morire."

"Ma no, dai, che esagerata che sei!" E lo assaggia anche lui. "Ah! È vero! Brucia!" E continuano così, dopo aver bevuto tantissima acqua ed essere rimasti per un po'"con la lingua di fuori. Poi provano del pollo saka- saka e del pollo alle arachidi e infine un pezzetto con del dongo- dongo.

"Uhm, buono questo…" A Niki piace moltissimo. "Se non altro è delicato… E poi non brucia!" E proseguono a lungo, con Sahmed il cuoco che ogni tanto compare e gli spiega ogni piatto, il tipo di sapori, da cosa proviene e con che cosa è fatto. "E poi non potete perdere queste, eh… È il piatto più famoso!" E finiscono per mangiare delle banane fritte con patate dolci e un po'"di manioca bollita, il tutto accompagnato da una vaschetta di crema dolce di origine francese, proprio come Camille, la donna che Sah- med ha conosciuto in viaggio e che adesso sorride dalla finestra della cucina. E poi con un buon bicchiere di Chablis e un piccolo dolce cotto con l'olio di palma si conclude il loro viaggio attraverso l'Etiopia, la Somalia e l'Eritrea e sfrecciano di nuovo per le strade romane.

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